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Stato sabaudo

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Stato sabaudo
Motto: FERT
Stato sabaudo - Localizzazione
Stato sabaudo - Localizzazione
I domini di Casa Savoia nel 1815
Dati amministrativi
Nome ufficialeStati del Duca di Savoia (fino al 1713), Stati di S.M. il Re di Sardegna o Stati sardi (dal 1720), Regii Stati, Stati sabaudi[1][2][3]
Lingue ufficialilatino (fino al 1561[4])
francese
(dal 1561 in Savoia ed Aosta)
italiano
(dal 1561 in Piemonte e a Nizza[5]; dal 1760 in Sardegna[6][7][8])
Lingue parlateitaliano, francoprovenzale, occitano, piemontese, ligure, lombardo, sardo, corso gallurese, catalano algherese, sassarese, francese
InnoMarcia reale e
Marche de Savoye di Lully (per la terraferma)
Hymnu sardu nationale (in Sardegna)
Capitale Torino[9]
Altre capitaliMontmélian (1006-1295), Chambéry (1295-1563), Cagliari (1796-1815)
Dipendente da Capo di Casa Savoia
Dipendenze Regno di Sardegna (dal 1720)
Regno di Sicilia (1713-1720)
Principato di Monaco (dal 1815)[10]
Stati di terraferma:
Politica
Forma di governoMonarchia assoluta composita
Capo di Casa SavoiaUmberto I Biancamano (primo)
Carlo Alberto (ultimo)
Nascita1003 con Umberto I Biancamano di Savoia
Causanomina di Umberto I Biancamano, conte di Moriana a feudatario di Savoia e creazione della Contea di Savoia da parte di Rodolfo III di Borgogna
Fine29 novembre 1847 con Carlo Alberto di Savoia-Carignano
CausaFusione perfetta del 1847
Territorio e popolazione
Bacino geograficoSardegna, Piemonte, Valle d'Aosta, Savoia, Nizza, Liguria, Lomellina, Oltrepò Pavese, Bobbiese e alta Val Trebbia e Capraia
Territorio originaleSavoia
Massima estensione73810 km² nel 1859
Popolazione7 287 000 ab. nel 1859
SuddivisioneProvince
Economia
ValutaScudo sardo (1755-1816)
Scudo piemontese (1755-1816)
Lira sabauda (dal 1816)
Religione e società
Religioni preminentiCattolicesimo
Religione di StatoCattolicesimo[11]
Religioni minoritarie0,47% Valdesi
0,14% Ebrei (1848)[12]
Evoluzione storica
Preceduto da Regno delle Due Borgogne
Sacro Romano Impero/Regno d'Italia
Sardegna spagnola (nel 1720)
Sicilia Spagnola (nel 1713)
Succeduto daRegno di Sardegna (bandiera) Regno di Sardegna
Sicilia austriaca (nel 1720)
Ora parte diFrancia (bandiera) Francia
Italia (bandiera) Italia
Lo Stato sabaudo nel XVIII secolo, con i Ducati di Savoia e Aosta, il Principato di Piemonte, la Contea di Nizza, il Principato di Oneglia e gli altri territori

Le espressioni Stato sabaudo (o anche più propriamente Stati sabaudi o Monarchia sabauda) e, per sineddoche, Ducato di Savoia, Piemonte sabaudo[13][14] e, dal 1720, Regno di Sardegna[15], sono usate dagli storici per indicare collettivamente tutti gli stati governati dai capi di Casa Savoia dal Medioevo alla fusione perfetta del 1847.

Prima della fusione questi territori non facevano parte di uno stato unitario ma erano retti dalla dinastia dei Savoia in unione personale.[16][17] I principali Stati sabaudi furono il Regno di Sardegna, il Ducato di Savoia (inizialmente Contea), il Principato di Piemonte, la Contea di Aosta (poi Ducato) e dal 1815 il Ducato di Genova. Il sovrano sabaudo si autoproclamava anche re titolare di Cipro, di Gerusalemme e d'Armenia (Cilicia armena), stati che tuttavia non furono mai governati. Lo Stato sabaudo, trasformato nel Regno di Sardegna unitario nel 1847, fu la base giuridica del futuro stato nazionale italiano nato con il Risorgimento.

Sia nel passato e sia oggi si usava spesso, per sineddoche, riferirsi all'insieme dei possedimenti dei Savoia come Ducato di Savoia. In realtà, i Savoia non regnarono su uno stato unitario con un unico nome ufficiale, bensì su un insieme complesso di entità politiche, con titoli diversi, con diverse origini istituzionali, culturali e giuridiche, tenute assieme in unione personale dalla persona del Capo di Casa Savoia. Questi includevano, ad esempio, il Ducato di Aosta, il Principato di Piemonte e la Contea di Nizza, che erano distinti e non giuridicamente parte del Ducato di Savoia, da cui derivava il titolo da loro posseduto. Gli stessi Savoia si riferivano ai loro possedimenti nel loro insieme con l'espressione Stati del Duca di Savoia o Stati di Savoia.[18][19][20][21]

Similmente, con l'acquisizione del Regno di Sardegna nel 1720, si cominciò a riferirsi all'insieme dei possedimenti sabaudi come Stati sardi o Regno di Sardegna, benché tale denominazione si riferiva ufficialmente solo al reame che si estendeva sull'isola omonima e non anche gli altri territori, che erano detti Stati sardi di terraferma. Il termine in voga per riferirsi all'insieme era infatti Stati del Re di Sardegna, Stati sabaudi oppure Regii Stati.[22][18]

A volte, nella storiografia tradizionale, si fa riferimento a questa entità statuale composita, nonché al Regno sabaudo (o sardo-piemontese) nato dalla fusione perfetta, come al Piemonte sabaudo.[14][13]

Oggi gli storici usano il termine più neutro di Stato sabaudo per indicare l'entità formata dall'insieme dei territori governati dai Savoia, un esempio di monarchia composita dove molti territori diversi e distinti sono uniti in un'unione personale avendo lo stesso sovrano. Solamente con la fusione perfetta del 1847 effettuata da Carlo Alberto di Savoia tutti i territori sabaudi divennero parte di uno Stato unitario nazionale.

Lo stesso argomento in dettaglio: Contea di Savoia.

Il primo conte di casa Savoia a governare effettivamente fu Umberto I Biancamano, conte di Moriana (o di Savoia), di cui non si conoscono gli ascendenti, identificati da una tradizione storiografica di corte nel leggendario Beroldo di Sassonia, nipote dell'imperatore Ottone II di Sassonia, di stirpe carolingia, o del nobile sassone Vitichindo; per altre genealogie, sempre volte a nobilitare casa Savoia, Umberto Biancamano era invece di discendenza franco-italica (da Berengario d'Ivrea, re d'Italia degli Anscarici e antenato di Arduino d'Ivrea) o all'aristocrazia gallo-romana. Probabilmente fu l'imperatore Ottone III a nominare Umberto conte (oppure succedette al padre), mentre furono Enrico II e il re di Borgogna Rodolfo III a infeudargli la Savoia tra il 1000 e il 1003. Secondo alcuni Umberto sarebbe stato cognato di Rodolfo e quindi fratello di sua moglie Ermengarda di Moriana.

Altri possedimenti furono donati a Umberto Biancamano dal vescovo Oddone di Belley (primo a riconoscere in un documento scritto superstite la sovranità di Casa Savoia nel 1003), e dall'imperatore Corrado II il Salico. Altri documenti identificano Umberto Biancamano come signore delle contee di Savoia (1003), di Belley, di Sion (temporaneamente tramite il vescovo Aimone di Savoia, figlio cadetto del Biancamano) e Aosta, che al disgregarsi del regno di Borgogna (1032) si schierò dalla parte di Corrado II ottenendone in premio la contea di Moriana in Val d'Isère e il Chiablese (ca. 1034).

Il successore Oddone, conte di Savoia dal 1051 al 1057, ampliò i propri possedimenti sul Piemonte, grazie al matrimonio con Adelaide, marchesa di Torino e di Susa, titolo che aveva ereditato dal padre Olderico Manfredi II. Questo matrimonio con Adelaide fu molto importante per i Savoia. Fino a quel momento essi si erano impegnati ad espandersi soprattutto al di là delle Alpi ma ora iniziarono la loro opera di espansione in Italia. Oddone aggiunse ai possedimenti ereditati dal fratello la vasta marca di Torino, che comprendeva, oltre alla contea di Torino, anche le contee di Alba, di Albenga (che nel 1098 si sarebbe proclamata libero comune per poi finire in seguito sotto Genova), di Asti e di Ventimiglia. Così l'unione tra Oddone e Adelaide fu particolarmente proficua: l'estensione dei loro domini, avendo stretto insieme le forze, era davvero ragguardevole controllando, nel complesso, territori aventi la dimensione di un regno anche se vari piccoli domini vi s'interponevano, e qui si incontrava un marchesato, qua un ducato, là una contea appartenenti a feudatari minori dipendenti formalmente dell'Impero. Il territorio sabaudo era anch'esso parte integrante della divisione del Sacro Romano Impero denominata Regnum Italiae.

L'elevazione a ducato

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Lo stesso argomento in dettaglio: Ducato di Savoia.

Nel 1416 l'imperatore, Sigismondo eleva la Contea sabauda a Ducato, e Amedeo VIII da Conte diviene primo Duca di Savoia. È un periodo di consolidamento politico e geopolitico della dinastia sabauda e dei propri stati: la decisione dell'imperatore è motivata dal ruolo prezioso che Amedeo e i suoi eredi svolgono nell'ambito della guerra dei cent'anni quali mediatori e pacificatori nella zona alpina di un'Europa piena di conflitto. I Savoia consolidano così il proprio prestigio e la propria strategia volta a giostrarsi tra le grandi potenze d'Europa, ora avvicinandosi diplomaticamente all'una ora all'altra, onde evitare il fagocitamento del loro piccolo stato.

Grazie alla loro abilità diplomatica i Savoia saranno particolarmente vicini a Carlo V, e solidali con lui nella sua contesa con Francesco I di Valois; è in questo periodo che Emanuele Filiberto, vincitore della battaglia di San Quintino, decide di spostare la capitale dinastica da Chambery a Torino.

Il titolo regio

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Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sicilia sabauda.

I Duchi di Savoia avevano perseguito con costanza e tenacia attraverso i secoli l'ottenimento del titolo regio. Nel 1459 Casa Savoia ottenne il titolo di Re di Gerusalemme e di Re di Cipro tramite il matrimonio di Carlotta di Lusignano e Luigi di Savoia, conte di Ginevra, deposti nel 1464; nel 1482 il titolo nominale (senza territori) e contestato venne lasciato in eredità a Carlo I di Savoia. Papa Innocenzo VIII ratificò l'accordo.

L'Europa dopo il trattato di Utrecht

I titoli di Re di Gerusalemme, di Cipro e d'Armenia furono ufficialmente reclamati dai Savoia nel 1632 con Vittorio Amedeo I, ma erano solo de jure, pur avendo fruttato il trattamento di Altezza reale nel 1689 riconosciuto da Spagna e impero, ed erano contesi dalla Repubblica di Venezia e dalla Repubblica di Genova e da altri (Angioini e Aragonesi, in seguito dagli Asburgo-Lorena).

L'obiettivo di divenire un re riconosciuto fu raggiunto da Vittorio Amedeo II partecipando alla guerra di successione spagnola. Nel XVIII secolo gli Stati sabaudi intanto affrontarono ripetutamente il Regno di Francia di Luigi XIV e Luigi XV, ambizioso di annetterli nell'ambito della conflittualità delle guerre di successione, e riuscirono in due importanti occasioni (assedio di Torino del 1706 nella suddetta guerra e battaglia dell'Assietta del 1747) a respingerne l'assalto. Già nel 1696 i Savoia erano riusciti a espellere i francesi da Pinerolo, roccaforte strategica. Nel 1703, l'imperatore Leopoldo I d'Asburgo promise il Monferrato a Vittorio Amedeo II, in cambio della sua entrata in guerra contro la Francia, con cui finora era stata alleata. Il ducato, occupato dall'esercito imperiale nel 1707, venne tolto ai Gonzaga con un decreto di Giuseppe I d'Asburgo nell'anno successivo. Il trattato di Utrecht mise fine alla guerra nel 1713, Vittorio Amedeo II ottenne in definitiva il Monferrato ed in aggiunta anche Alessandria, la Lomellina, Pragelato e l'alta Val di Susa, la Valsesia e i feudi delle Langhe. Infine, grazie alla pressione inglese, il duca ottenne la corona del Regno di Sicilia e quindi la potestà feudale su Malta.

Fu incoronato Re di Sicilia, assieme alla moglie Anna Maria di Borbone-Orléans nella Cattedrale di Palermo, il 24 dicembre 1713.[23] La dinastia sabauda ottenne così dopo secoli il titolo regio, affrancandosi definitivamente dal Sacro Romano Impero, a cui tuttavia restò formalmente sottoposta fino al 1793. Nel 1807 i Savoia entrarono anche nella linea di successione della Casa degli Stuart al trono del Regno Unito, ma il titolo non venne mai rivendicato. Nel 1720 il titolo siciliano fu scambiato con quello di Re di Sardegna. I Savoia ottennero anche il diritto a succedere al trono di Spagna, in caso di estinzione della locale Casa di Borbone, diritto che fu esercitato a causa della controversia dinastica sulla successione femminile spagnola che portò il secolo seguente al breve regno di Amedeo I di Savoia-Aosta in Spagna.

Lo scambio con la Sardegna

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Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sardegna sabauda.
Vittorio Amedeo II

Pochi anni dopo, il 20 febbraio 1720 Vittorio Amedeo II, secondo quanto stabilito dal trattato di Londra e dal trattato dell'Aia al termine della guerra della Quadruplice Alleanza, lasciò il trono del Regno di Sicilia in cambio di quello del Regno di Sardegna. Il re non si recò stavolta a Cagliari per l'incoronazione, e da allora l'isola fu governata da un viceré.

I Savoia mal digerirono la perdita della ricca Sicilia con la povera Sardegna: nei primi anni non fecero molto per cambiare la situazione isolana, questo perché avevano giurato di mantenere intatti tutti gli ordinamenti giuridici e politici dell'isola ma soprattutto perché speravano di poter scambiare l'isola con territori più ricchi, ma si dovettero rassegnare definitivamente al possesso dell’isola nel 1748 con la pace di Aquisgrana alla fine della guerra di successione austriaca.

Consci dei gravi problema che affliggevano la Sardegna, i sovrani piemontesi cercarono con varie riforme di migliorare come meglio credevano la sua condizione, ma queste riforme portarono solo a un peggioramento della già traumatica situazione isolana. I Savoia ridussero anche i poteri dei vari organi del Regno Sardo, perché essi vedevano in questi solo un ostacolo al loro governo assolutistico.[24]

Carlo Emanuele III

In generale, anche in periodi di pace, i sudditi degli Stati sabaudi vivevano in uno stato di precarietà e di arretratezza economica. Una certa vivacità per i commerci arrivò però intorno alla metà del XVIII secolo quando le vallate alpine divennero la destinazione preferita degli aristocratici inglesi a seguito, nel 1741, della scoperta dei ghiacciai di Chamonix fatta dagli inglesi William Windham e Richard Pococke.

Il successivo Re di Sardegna fu Carlo Emanuele III; lo Stato sabaudo fu coinvolto nelle due sanguinose guerre che sconvolsero nuovamente l'Europa: la guerra di successione polacca e la guerra di successione austriaca.

Ottenuti alcuni vantaggi nel primo conflitto, che lo vide alleato alla Francia, fu decisamente più fortunato nella seconda guerra, quando si schierò con l'Austria contro la Francia e vide ancora una volta i suoi Stati invasi dai francesi. Anche in questo caso i Savoia effettuarono un cambio di alleanza abbandonando la Francia. Persa la battaglia di Madonna dell'Olmo, Carlo Emanuele III riuscì però a infliggere una pesantissima sconfitta ai francesi sulle alture dell'Assietta nel 1747, ottenendo nuovamente la piena sovranità sul Piemonte e l'accrescimento dei suoi Stati fino al raggiungimento del confine naturale del Ticino, perdendo invece il territorio ottenuto due anni prima del Marchesato di Finale. Il 19 settembre 1772 Carlo Emanuele introdusse nei suoi Stati il servizio postale, ammodernò in seguito i porti di Nizza e di Villafranca; combatté il banditismo in Sardegna, creò i Monti frumentari, cioè dei magazzini comunali nei quali i contadini potevano comprare le sementi a un prezzo calmierato.

I moti antifeudali angioiani

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Lo stesso argomento in dettaglio: Giovanni Maria Angioy e Moti rivoluzionari sardi.

Tra il 1792 e il 1793 la Francia rivoluzionaria, intenzionata a contrastare l'Inghilterra nel Mediterraneo occidentale, provò ad attaccare la Sardegna, nel tentativo di occuparla militarmente e di sollevare una ribellione generalizzata contro i piemontesi. A tale scopo, da tempo, infiltrati rivoluzionari e simpatizzanti locali diffondevano notizie, idee e scritti politici nelle città e nelle campagne.

Al momento dell'attacco decisivo, benché il governo piemontese fosse stato colto di sorpresa e non predisponesse alcuna misura difensiva, gli aristocratici e il clero sardi, timorosi delle conseguenze politiche di una vittoria francese in Sardegna, finanziarono e organizzarono la resistenza, arruolando in poco tempo una milizia.
Fu questo esercito popolare a respingere il tentativo francese di sbarcare sul lido di Quartu Sant'Elena, nel febbraio 1793. Contemporaneamente, a nord, veniva fermato il tentativo di occupazione all'isola della Maddalena (tentativo al cui comando c'era un giovanissimo ufficiale corso di nome Napoleone Bonaparte).

Il successo della mobilitazione dei sardi da parte degli stamenti (i bracci del parlamento, riunitisi d'urgenza per affrontare la crisi, nell'inerzia del governo piemontese), benché sembrasse frustrare l'opera di propaganda rivoluzionaria dei mesi precedenti, fece emergere la questione dell'inadeguatezza e della mediocrità del personale di governo forestiero.
I rappresentanti della nobiltà, del clero e delle città inviarono dunque al re Vittorio Amedeo III una petizione con cinque richieste: 1) convocazione delle Corti Generali (ossia appunto del parlamento, che le autorità piemontesi non avevano mai convocato); 2) conferma di tutte le leggi, consuetudini e privilegi, anche di quelli caduti in disuso; 3) assegnazione al nativi dell'isola di tutti gli impieghi e le cariche; 4) creazione di un Consiglio di Stato da consultare su tutte le questioni relative al regno; 5) un ministero distinto per gli affari della Sardegna. Non erano richieste rivoluzionarie, tuttavia il re non le accolse, contestandole in parte[25].

Vittorio Amedeo III

Il malcontento accumulato fino a quel momento esplose dunque con un moto di ribellione fra notabili e popolo cagliaritano che, il 28 aprile 1794, catturarono ed espulsero da Cagliari il Viceré e tutti i funzionari piemontesi; la giornata è oggi commemorata oggi come Sa die de sa Sardigna e festa del popolo sardo.[26] La situazione venne presa in mano dagli stamenti e dalla Reale Udienza, la suprema corte del regno. Si confrontavano il partito dei "novatori" e quello dei "moderati". I primi, per lo più esponenti della borghesia, intendevano approfittare del momento per ottenere riforme decisive di tipo economico, politico e sociale; i secondi desideravano semplicemente l'accettazione delle cinque richieste e per il resto il sostanziale mantenimento dello status quo. La situazione intanto tendeva a sfuggire al controllo. A Cagliari vennero linciati due esponenti dell'aristocrazia.

A Sassari la nobiltà e l'alto clero si schierarono contro gli stamenti e invocarono la protezione del re, allo scopo di ottenere un'emancipazione con l'autonomia dal governo di Cagliari e ulteriori privilegi. Nelle campagne, le popolazioni, incitate da agitatori e dal basso clero, si ribellavano, attaccavano le sedi governative, gli istituti di credito agrario, le residenze di aristocratici e di alti prelati, rifiutando di versare le imposte e le decime. A Sassari, infine, sotto l'influsso cagliaritano e le proteste dei vassalli, si raccolsero genti da tutto il Logudoro per manifestare il 28 dicembre 1795 cantando il famoso inno Su patriotu sardu a sos feudatarios.[26] La situazione era diventata così grave che a Cagliari si decise di inviare nel settentrione dell'Isola uno dei personaggi più in vista della politica sarda del periodo, il nobile e magistrato della Reale Udienza Giovanni Maria Angioy. Questi, investito della carica di alter nos, ossia facente funzioni viceregie, attraversò la Sardegna e giunse a Sassari accolto da un bagno di folla come liberatore.

Angioy cercò per tre mesi di riconciliare feudatari e vassalli attraverso atti legali, ma quando s'avvide del diminuito interesse e sostegno governativo e cagliaritano, lavorò a un piano eversivo con emissari francesi, mentre Napoleone Bonaparte invadeva la penisola italiana.[27] Tuttavia con l'armistizio di Cherasco e la successiva Pace di Parigi del 1796 venne meno ogni possibile sostegno esterno, e l'Angioy decise di effettuare una marcia antifeudale e rivendicativa su Cagliari[27], con l'intenzione di rovesciare il governo, abolire gli istituti feudali e proclamare la repubblica[senza fonte].

Il tentativo rivoluzionario coalizzò le forze moderate e reazionarie, mettendo contro l'Angioy nobiltà, clero e buona parte della borghesia cittadina e rurale, che aveva timore di perdere, insieme agli istituti feudali, privilegi e vantaggi acquisiti. A questo punto dal Viceré gli vennero revocati i poteri di alter nos, e Angioy dovette arrestare la sua marcia a Oristano l'8 giugno, in quanto venne abbandonato dai suoi sostenitori dopo che il Re ebbe accettato lo stesso giorno le citate cinque richieste degli Stamenti Sardi.[27] Angioy dovette abbandonare la Sardegna e si rifugiò a Parigi. Qui morì esule e in povertà nel 1808. Sull'isola l'ordine veniva ripristinato con le armi. Furono assediati e presi d'assalto i villaggi che resistevano e furono condannati a morte tutti i capi e i maggiori esponenti del moto rivoluzionario che si riuscì a catturare[28].

Guerre napoleoniche e occupazione francese

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Lo stesso argomento in dettaglio: Spedizione francese in Sardegna e Napoleone Bonaparte.

Entrando nella prima coalizione a fianco di Austria, Spagna e Prussia, Vittorio Amedeo III si espose alle vendette dei rivoluzionari francesi che occuparono il Ducato di Savoia e la Contea di Nizza e come detto tentarono di invadere la Sardegna. Il 21 dicembre 1792 la flotta francese comandata dall'ammiraglio La Touche-Tréville si presentò nel golfo di Cagliari. L'8 gennaio i francesi sbarcarono nell'isola di San Pietro e presero Carloforte; il 14 gennaio occuparono Sant'Antioco e il 27 dello stesso mese iniziarono i cannoneggiamenti contro la città di Cagliari.
Nel mese successivo, il 14 febbraio iniziò lo sbarco nel litorale di Quartu di 4 000 soldati. La spontanea mobilitazione dei miliziani sardi e la paura di essere rigettati in mare, spinsero i francesi a reimbarcarsi e ad abbandonare l'Isola il 28 febbraio, lasciando nelle isole sulcitane una guarnigione di 700 soldati.
Mentre a sud Cagliari subiva il bombardamento, a nord, attraverso le Bocche di Bonifacio, Napoleone Bonaparte, allora tenente di artiglieria, attaccava e bombardava La Maddalena con l'intento di occupare la parte settentrionale della Sardegna. Il 25 e il 26 febbraio l'energica reazione dei maddalenini guidati da Domenico Millelire fece fallire l'attacco.

Intanto le armate rivoluzionarie francesi attaccavano la Savoia, che veniva occupata dalle truppe del generale Montesquiou, entrate in Chambéry il 24 settembre 1792, mentre le truppe del generale d'Anselme attaccavano la città di Nizza, occupata e saccheggiata il 29 settembre, spingendosi poi fino a Oneglia, che fu semidistrutta dalla flotta dell'ammiraglio Truguet e saccheggiata dalle truppe di d'Anselme. Il 27 novembre 1792 la Convenzione decretò l'annessione della Savoia alla Francia repubblicana.[29] Il 31 gennaio 1793 la Convenzione decretò l'annessione alla Francia anche della Contea di Nizza.[30] Tuttavia, nella primavera di quello stesso anno, Vittorio Amedeo III tentò la riconquista militare di Nizza, affidando il comando delle truppe all'anziano generale austriaco De Wins, ma questi venne respinto dai francesi del generale Dugommier a Saint-Martin-du-Var.

Il Direttorio fece invadere il Piemonte dal generale Barthélemy Joubert e il 10 dicembre 1798 il re fu costretto a lasciare spazio a un governo repubblicano. I Savoia, con tutta la corte, lasciarono Torino e si trasferirono nel palazzo regio di Cagliari. La corte resterà nell'isola fino alla definitiva restituzione delle province del continente. Mentre il generale Bonaparte era in Egitto, gli austro-russi sconfissero ripetutamente i francesi e il 20 giugno 1799 le truppe alleate riconquistarono Torino, ponendo fine all'esperienza repubblicana piemontese e restaurando la monarchia.

Rientrato in Francia, nel 1800, il generale Bonaparte scese nuovamente nella Pianura Padana valicando le Alpi. A Marengo, nello scontro decisivo, le truppe francesi prevalsero e occuparono nuovamente Torino, destituendo il re e instaurando la Repubblica Subalpina.

L'11 settembre 1802 il Piemonte fu annesso e integrato direttamente alla Francia ponendo fine alla Repubblica Subalpina. Il territorio continentale dello Stato sabaudo fu riorganizzato in 6 département: Dora, Sesia, Po, Marengo, Stura, Tanaro[31]; cui si aggiungevano le precedenti annessioni del 1792-93: Savoia (dipartimento del Monte Bianco e parte del dipartimento del Lemano) e Nizza (Alpi Marittime).

Novara (dipartimento dell'Agogna) passò invece alla Repubblica napoleonica d'Italia, cui successe il Regno napoleonico d'Italia. Dopo le folgoranti vittorie in Europa e dopo la disastrosa ritirata dalla Russia, Napoleone fu sconfitto dalla sesta coalizione nel 1813 e relegato nell'isola d'Elba il 6 aprile 1814. Un mese dopo, il 2 maggio 1814, Vittorio Emanuele I lasciava Cagliari per Torino, dove il 19 entrò trionfalmente accolto dalla popolazione.

Dal Congresso di Vienna alla Fusione perfetta

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Lo stesso argomento in dettaglio: Congresso di Vienna e Restaurazione.

Con il trattato di Parigi del 30 maggio 1814, fu ripristinato il potere dei Savoia e il 4 gennaio 1815 con il Congresso di Vienna, furono annesse al Regno di Sardegna (senza alcun plebiscito) Genova e la Liguria insieme con i feudi imperiali[32], assumendo la funzione di Stato cuscinetto nei confronti della Francia.

Dal 1815 al 1821 Vittorio Emanuele I governò con il pugno di ferro, restaurando i privilegi feudali (suscitando in Liguria tumulti) e instaurò una politica di controllo dell'istruzione da parte della chiesa. Il 16 agosto la regina Maria Teresa raggiungeva Torino e a Cagliari la carica viceregia veniva assunta da Carlo Felice. Vittorio Emanuele I e il suo successore Carlo Felice di Savoia erano fratelli dell'abdicatario Carlo Emanuele IV. Vittorio Emanuele I ebbe un solo figlio maschio, Carlo Emanuele, morto di vaiolo all'età di due anni, oltre ad alcune figlie femmine escluse dalla successione al trono così come prevedeva la legge salica. Carlo Felice, invece, non ebbe figli. La successione in Casa Savoia, dunque, divenne un affare in cui l'Austria vedeva la possibilità di imporre il proprio potere anche su queste terre se mai Vittorio Emanuele I avesse scelto come suo successore il genero Francesco IV di Modena, imparentato con gli Asburgo. Non fu così, dato che Vittorio Emanuele I scelse invece Carlo Alberto, del ramo Savoia-Carignano, che divenne re nel 1831, detenendo la corona per diciassette anni.

I moti rivoluzionari del 1821

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Lo stesso argomento in dettaglio: Moti del 1820-1821.
Carlo Felice di Savoia

Il Regno in quegli anni era sconvolto da moti rivoluzionari che segnarono l'inizio della stagione risorgimentale italiana. Nel 1821 scoppiarono i primi subbugli, difficili da controllare, anche perché le rivolte erano segretamente appoggiate dal principe Carlo Alberto. Santorre di Santa Rosa, il capo dei ribelli, si era incontrato con il principe di nascosto, ottenendo il suo appoggio. Ma l'aiuto promesso da Carlo Alberto venne meno proprio quando la rivolta stava per scoppiare. Vittorio Emanuele I, in seguito alle sommosse, preferì abdicare nei confronti di Carlo Felice. Questi però si trovava a Modena e Carlo Alberto assunse la reggenza del regno proclamando la costituzione, subito sconfessata dallo zio che lo destituì. Invocò poi l'aiuto della Santa Alleanza, fondata nel 1815 da quasi tutte le potenze europee per garantire gli assetti politici espressi nel congresso di Vienna. Le forze rivoluzionarie cercarono egualmente di tenere testa a quelle austriache, ma vennero sconfitte a Novara. Carlo Felice fece incarcerare molti patrioti e la rivolta sembrò placata. Nei successivi dieci anni di regno innalzò lo Stato al grado di potenza marittima, e con la battaglia navale di Tripoli, avvenuta il 26-27 settembre 1825 mise definitivamente fine alla volontà del Bey di Tripoli di effettuare azioni di pirateria nei confronti della marina mercantile sarda.

Carlo Felice effettuò la riforma della gerarchia giudiziaria, stabilì consolati sulle coste d'Africa e del Levante, adornò Genova e Torino di sontuosi palazzi. Nel 1821 in Sardegna vennero istituite due vice-intendenze a Cagliari e Sassari e il numero delle Province viene ridotto a dieci (Sassari, Alghero, Ozieri, Nuoro, Cuglieri, Busachi, Lanusei, Isili, Iglesias e Cagliari), cui si sarebbe aggiunta nel 1833 quella di Tempio. Morì il 27 aprile 1831 e con lui si estingueva la dinastia degli Amedei e iniziava quella dei Savoia-Carignano.

Le riforme di Carlo Alberto

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Lo stesso argomento in dettaglio: Carlo Alberto di Savoia e Fusione perfetta del 1847.

Carlo Alberto fu un cattolico devoto e anti-rivoluzionario, sebbene liberale da giovane: non appena salito al trono, forte di una solida tradizione di alleanze dinastiche, firmò un patto militare con gli Asburgo, chiedendo l'appoggio dell'Impero austriaco per difendere il trono dalla rivoluzione. Fu anche un lavoratore instancabile e cercò di attuare un piano di rinnovamento del regno. Nel 1837 riformò l'organizzazione della giustizia in Sardegna e vennero istituiti sette «Tribunali di Prefettura» (Sassari, Tempio, Nuoro, Lanusei, Oristano, Isili e Cagliari).

Carlo Alberto di Savoia negli anni 1840

Nel 1838, il 12 maggio, fece terminare il feudalesimo, introdotto in Sardegna dai catalano-aragonesi nel 1323; era fra le strutture del regno che con il trattato di Londra i Savoia, con Vittorio Amedeo II, avevano giurato di rispettare. La proprietà feudale terminerà ufficialmente solo l'11 dicembre. Gli ex duchi, conti e marchesi furono compensati con un singolare indennizzo, cioè con rendite garantite da obbligazioni di Stato (quindi debito pubblico), ma furono i rispettivi comuni locali a doversi accollare l'indennizzo con imposte aggiuntive ai cittadini.

Con un regio editto l'11 settembre 1845 venne deciso che dal primo gennaio 1850 sarebbero satti esclusivamente utilizzati nel regno "i pesi e le misure del sistema metrico decimale", i cinque anni di tempo dalla emissione del decreto alla sua applicazione sono decisi per dare tempo alla popolazione di prepararsi al cambio[33].

Il 29 novembre 1847, con la "fusione perfetta" e la rinuncia dei sardi alla loro autonomia statuale, la Sardegna si fuse con gli Stati di terraferma posseduti dai Savoia, comprendenti il Principato di Piemonte, il Ducato di Savoia, la Contea di Nizza, gli ex feudi imperiali dell'Appennino Ligure e l'ex Repubblica di Genova con l'isola di Capraia.

Si costituì così uno Stato unitario, passato alla storia come "Regno di Sardegna", con capitale Torino, che già da secoli era sede della corte e del governo. Divenuto una monarchia costituzionale nel 1848, il nuovo Stato sabaudo avrebbe guidato l'ultima fase del Risorgimento trasformandosi in Regno d'Italia sotto Vittorio Emanuele II di Savoia.

Ritratto postumo di Umberto I Biancamano, fondatore della dinastia

I principali Stati sabaudi furono:

Lo Stato sabaudo nel 1839, col Regno di Sardegna a destra e gli Stati di terraferma a sinistra

Province che hanno fatto parte degli Stati sabaudi dal XIII al XVII secolo (tre province dal XIII secolo fino al Trattato di Lione del 1601):

Territori che hanno temporaneamente fatto parte degli Stati sabaudi:

Lo Stato sabaudo, inoltre, ottenne nel 1815 il Principato di Monaco appena ristabilito come protettorato, garantendogli supporto diplomatico e militare.[35]

Bandiere e stemmi

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Lo stesso argomento in dettaglio: Simboli degli Stati sabaudi.

Di seguito le bandiere che rappresentavano collettivamente gli Stati:[36]

Di seguito gli stemmi usati dal governo e dal Sovrano degli Stati Sabaudi:

  1. biblio.toscana.it, https://biblio.toscana.it/argomento/Regno%20di%20Sardegna%20%281720-1861%29?.
  2. archive.org, https://archive.org/details/bub_gb_hKmGCUmY5EEC/page/n6/mode/1up.
  3. books.google.it, https://books.google.it/books?id=rUA9AAAAYAAJ&pg=PA1&source=gb_mobile_entity&hl=it&newbks=1&newbks_redir=0&gboemv=1&ovdme=1&gl=IT&redir_esc=y#v=snippet&q=Regi%20Stati&f=false.
  4. Data dell'editto di Rivoli
  5. Carlo Moriondo, Testa di ferro. Vita di Emanuele Filiberto di Savoia, Milano, Bompiani, 1981.
  6. Nel 1760 avviene, per regio biglietto su iniziativa di Giovanni Battista Lorenzo Bogino, l'estensione all'isola dell'italiano come lingua ufficiale in luogo dei precedenti latino, spagnolo, catalano e sardo
  7. (EN) Roberto Bolognesi, The Phonology of Campidanian Sardinian : a unitary account of a self-organizing structure, The Hague, Holland Academic Graphics, 1998.
  8. Amos Cardia, S'italianu in Sardìnnia, Iskra Edizioni, 2006.
  9. Ufficialmente gli Stati sabaudi erano entità distinte, ognuno con la sua capitale, uniti solamente dal dominio personale del Capo di Casa Savoia. Il governo effettivo degli Stati è stato esercitato per la maggior parte del tempo a Torino, da quando divenne capitale del Ducato di Savoia nel 1563, tranne tra il 1796 e il 1815 quando il sovrano, a causa dell'occupazione francese degli Stati di terraferma, trasferì la corte a Cagliari.
  10. Ristabilito nel 1815 dopo essere stato annesso alla Francia nel 1793, il Congresso di Vienna e il Trattato di Stupinigi del 1817 lo designarono come protettorato del governo sabaudo. Il Principato era dipendente dai Savoia in politica estera e in materia di difesa, conservava però la sua sovranità interna.
    <https://monacodc.org/monhistory.html>
  11. Ex art. 1 dello Statuto Albertino.
  12. Castiglioni, p. 286.
  13. 1 2 Silvio Bertoldi, Il re che tentò di fare l'Italia. Vita di Carlo Alberto di Savoia, Milano, Rizzoli, 2000, p. 233
  14. 1 2 Alice Raviola Blythe, Il Piemonte sabaudo. Dal ducato transalpino all'Unità. Gli antichi stati italiani, Il Mulino, 2025
  15. Francesco Cesare Casula, Breve Storia di Sardegna, pag. 187;
  16. Vester.
  17. (EN) Toby Osborne, Stato sabaudo e Sacro Romano Impero, ed. Marco Bellabarba and Andrea Merlotti, in The English Historical Review, vol. 133, n. 564, ottobre 2018, pp. 1299-1300. URL consultato il 24 maggio 2023. Ospitato su academic.oup.com.
  18. 1 2 (EN) Anna Kalinowska e Jonathan Spangler, Power and Ceremony in European History: Rituals, Practices and Representative Bodies since the Late Middle Ages, Bloomsbury Publishing, 9 settembre 2021, p. 158, ISBN 978-1-350-15219-9. URL consultato il 10 maggio 2023.
  19. Vester, p. 261.
  20. (EN) Christopher Storrs, War, Diplomacy and the Rise of Savoy, 1690–1720, Cambridge University Press, 13 gennaio 2000, ISBN 978-1-139-42519-3. URL consultato il 10 maggio 2023.
  21. (EN) Paola Bianchi e Karin Wolfe, Turin and the British in the Age of the Grand Tour, Cambridge University Press, 21 settembre 2017, p. 142, ISBN 978-1-107-14770-6. URL consultato il 10 maggio 2023.
  22. La Redazione, Gli Stati Sabaudi D’Antico Regime non furono uno stato nazionale, su Il Giardino della Cultura, 1º novembre 2023. URL consultato il 20 ottobre 2025.
  23. VITTORIO AMEDEO II di Savoia in "Dizionario Biografico", su treccani.it. URL consultato il 27 aprile 2022.
  24. Alessandro Frau, La Perfetta Fusione del 1847: la fine del Regno Sardo
  25. Francesco Manconi, La Sardegna al tempo degli Asburgo. Secoli XVI-XVII, Il maestrale, Nuoro, 2010.
  26. 1 2 Francesco Cesare Casula, La Storia di Sardegna, Sassari, Carlo Delfino Editore, marzo 1998, p. 468, ISBN 88-7741-760-9.
  27. 1 2 3 Francesco Cesare Casula, La Storia di Sardegna, Sassari, Carlo Delfino Editore, marzo 1998, p. 470, ISBN 88-7741-760-9.
  28. La rivolta antifeudale, su usini.virtuale.org. URL consultato il 27 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 16 dicembre 2012).
  29. J. Tulard - J. F. Fayard - A. Fierro, Histoire e Dictionaire de la Revolution française, p. 349
  30. J. Tulard - J. F. Fayard - A. Fierro, Histoire e Dictionaire de la Revolution française, p. 352
  31. Il dipartimento del Tanaro, con capitale Asti, fu soppresso nel 1805, quando la Francia annesse direttamente anche la Repubblica ligure. Il suo territorio fu spartito tra i dipartimenti di Marengo, Stura, e Montenotte.
  32. I feudi imperiali costituivano una fascia territoriale che occupava l'immediato Oltregiogo Ligure. Erano stati annessi alla Repubblica Ligure nel 1797 a seguito del Trattato di Campoformio
  33. pag. 192, in Raccolta delle leggi, regolamenti, istruzioni, circolari ed altri provvedimenti emanati in materia di contribuzioni dirette multe, e spese di giustizia non che di pesi e misure dal 14 dicembre 1818 a tutto il 30 marzo 1851, Volume 1, Tipografia e libreria Speirani e Tortone, Torino, 1854
  34. Insieme al Regno di Sicilia i Savoia ebbero formalmente anche potestà sullo Stato di Malta, feudo del Re di Sicilia sin dal 1530. I Cavalieri, però, avevano raggiunto un'indipendenza statuale di fatto.
  35. History of Monaco, su monacodc.org. URL consultato il 21 ottobre 2025.
  36. Bandiere degli Stati Sabaudi

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