Su patriotu sardu a sos feudatarios

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Su patriotu sardu a sos feudatarios
CompositoreFrancesco Ignazio Mannu (testo)
Tipo di composizioneInno antifeudale
Epoca di composizione1794

Su patriotu sardu a sos feudatarios (letteralmente Il patriota sardo ai feudatari), conosciuto anche dal suo incipit come Procurade 'e moderare, è un componimento rivoluzionario ed antifeudale della Sardegna scritto, in epoca sabauda, da Francesco Ignazio Mannu nel 1794 durante i moti rivoluzionari sardi.

A seguito di due proposte di legge, durante una seduta del Consiglio regionale della Sardegna tenutasi il 28 aprile 2018 in occasione delle celebrazioni annuali per Sa die de sa Sardigna, il canto è stato proclamato inno ufficiale della Sardegna.[1]

Il testo[modifica | modifica wikitesto]

È una poesia scritta in ottave. Nell'intero testo si contano 47 strofe per 376 versi complessivi. Scritto durante i moti antifeudali del 1794, il canto rappresenta una sorta di denuncia contro lo stato impietoso della Sardegna alla fine del XVIII secolo.

L'inno fu stampato clandestinamente in Corsica e diffuso in Sardegna, e divenne il canto di guerra degli oppositori sardi, passando alla storia come la Marsigliese sarda. È composto da 376 ottonari fortemente ritmati, in lingua sarda logudorese, e ricalca contenutisticamente gli schemi della letteratura civile illuministica. L'incipit è costituito da un perentorio attacco alla prepotenza dei feudatari, principali responsabili del degrado dell'isola: Procurad'e moderare, Barones, sa tirannia… ("Cercate di moderare, o Baroni, la vostra tirannia…").

Durante tutto il componimento viene descritta nei minimi dettagli la disastrosa situazione economica che attanaglia l'isola in quel periodo. Non mancano però invettive contro gli oppressori piemontesi che, a detta del poeta, se ne infischiano della Sardegna preoccupandosi delle proprie ricchezze e di sfruttare l'isola e le sue risorse, in maniera non dissimile dall'atteggiamento della Spagna nei confronti delle Indie (Fit pro sos piemontesos sa Sardigna una cucagna, che in sas Indias s'Ispagna).

Il canto si conclude con un vigoroso grido d'incitamento alla rivolta, suggellato da un detto popolare di lapidaria efficacia: Cando si tenet su bentu est prezisu bentulare ("quando si leva il vento, bisogna trebbiare").

Di seguito l'incipit. La versione in italiano riportata è quella di Sebastiano Satta del 1896.

(SC)

« Procurade’ ‘e moderare,
Barones, sa tirannia,
Chi si no, pro vida mia,
Torrades a pe' in terra!
Declarada est già sa gherra
Contra de sa prepotenzia,
E cominzat sa passienzia
In su pobulu a mancare

Mirade ch'est azzendende
Contra de ois su fogu;
Mirade chi non est giogu
Chi sa cosa andat a veras;
Mirade chi sas aeras
Minettana temporale;
Zente cunsizzada male,
Iscultade sa 'oghe mia. »

(IT)

« Cercate di frenare,
Baroni, la tirannia,
Se no, per vita mia,
Ruzzolerete a terra!
Dichiarata è la guerra
Contro la prepotenza
E sta la pazienza
Nel popolo per mancare

Badate! contro voi
Sta divampando il foco;
Tutto ciò non è gioco
Ma gli è fatto ben vero;
Pensate che il ciel nero
Minaccia temporale;
Gente spinta a far male,
Senti la voce mia. »

Edizioni, traduzioni e critica letteraria[modifica | modifica wikitesto]

L'opuscolo di Procurade 'e moderare fu pubblicato clandestinamente a Sassari nei primi mesi del 1796, e non in Corsica, come era convinzione diffusa fino a qualche tempo fa[2]. Del resto Sassari, espugnata dai rivoltosi il 28 dicembre del 1795, era governata da esponenti della lotta antifeudale e dalla fine di febbraio del 1796 dall'alternos Giovanni Maria Angioy.

La prima traduzione in altra lingua fu quella in inglese di John Warre Tyndale del 1849 (Endeavor to moderate...) inserita nel suo The Island of Sardinia[3]. Nel giugno 1864 Auguste Boullier nei suoi saggi Essai sur le dialecte et les chants populaires de la Sardaigne, pubblicò una traduzione dell'inno in francese (Songez à modérer...).

L'inno, a parte le edizioni clandestine, era stato pubblicato per la prima volta in Sardegna nel 1865 da Giovanni Spano[4] e successivamente da Enrico Costa che, per primo, lo aveva anche tradotto in italiano[5], in occasione del centenario per l'entrata di Giovanni Maria Angioy a Sassari, fu ristampato in foglio volante con a fianco la traduzione in versi di Sebastiano Satta[6]. Infine fu tradotta in tedesco da B. Granzer e B. Schütze nel 1979 con il titolo Die Tyrannei.

Raffa Garzia propose un confronto fra la composizione del Mannu ed Il Giorno di Giuseppe Parini[7]. Lo studioso segnala inoltre altre due composizioni, su tematiche simili, una di Maria Baule, poetessa di Ploaghe, sul tentativo di invasione francese della Sardegna nel 1793, col titolo Ancòra semus in gherra che fu pubblicato da Giovanni Spano[8] ed un altro componimento, sempre riferito ai fatti del 1793, del poeta di Gavoi Michele Carboni (1764-1814) Animu, patriottas, a sa gherra![9].

Interpreti[modifica | modifica wikitesto]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tenores di Neoneli, Barones, 2000. Nel CD sono eseguite tutte le quarantasette strofe del componimento.
  • Kenze Neke, Su patriotu sardu a sos feudatarios, in Boghes de pedra, 1994. Nel brano sono presenti, in ordine di apparizione, la 46esima, la la prima strofa, parte della 12esima e, di nuovo, la seconda parte della 46esima strofa.

Innu nou contra sos feudatàrios di Francesco Masala[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1981 il poeta Francesco Masala pubblica una raccolta di poesie (in sardo e in italiano) con il titolo Poesias in duas limbas / Poesie bilingui: fra queste compare Innu nou contra sos feudatàrios (a sa manera de Frantziscu Innàssiu Mannu) / Nuovo inno contro i feudatari (alla maniera di Francesco Ignazio Mannu)[10]. Il poeta logudorese riporta alcuni versi del Mannu e, con l'aggiunta di alcuni suoi versi, ripropone tematiche di rivolta contro le nuove oppressioni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ “PROCURADE ‘E MODERARE” È L’INNO UFFICIALE DELLA SARDEGNA
  2. ^ L. Carta (a cura di), Francesco Ignazio Mannu, Su patriota sardu a sos feudatarios, Cagliari, 2002, p. LII
  3. ^ W. Tyndale, The Island of Sardinia: Including Pictures of the Manners and Customs of the Sardinians, and Notes on the Antiquities..., Bentley, London, 1849
  4. ^ Giovanni Spano, Canzoni popolari inedite in dialetto sardo centrale ossia logudorese., Cagliari, 1865 vedi P. A. Bianco - F. Cheratzu, Su patriottu sardu a sos feudatarios, Sassari, 1991, p. 70
  5. ^ P. A. Bianco - F. Cheratzu, cit, p. 70. Ora F. I. Mannu, Su patriottu sardu a sos feudatarios, (a cura di Tullio Masala), con versione a fronte in italiano di Enrico Costa, Ozieri, 1995
  6. ^ P. A. Bianco - F. Cheratzu, cit, p. 70. La Nuova Sardegna, n. 59 del 1º marzo 1896
  7. ^ R. Garzia, Il canto d'una rivoluzione , Cagliari, 1899
  8. ^ G. Spano, Canzoni popolari della Sardegna, 1863-1872, ora edizioni Ilisso, Nuoro, 1999 pp. 124-127
  9. ^ L. Carta, cit., pp. XIV-XV
  10. ^ Franziscu Masala, Poesias in duas limbas/Poesie bilingui, editore Vanni Scheiwiller, Milano, 1981 - 2ª edizione 1993 ISBN 88-7644-191-3 - EAN: 9788876441912

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (FR) A. Bouiller, Essai sur le dialecte et les chants populaires de la Sardaigne, Paris 1864.
  • A. Bouiller, L'île de Sardaigne. Dialecte et chants populaires, Paris 1865 (in italiano: I canti popolari della Sardegna. a cura di Raffa Garzia, Bologna 1916).
  • Raffa Garzia, Il canto d'una rivoluzione , Cagliari, 1899.
  • Pier Ausonio Bianco - Francesco Cheratzu, Su patriottu sardu a sos feudatarios, Sassari, Condaghes, 1998, ISBN 978-88-86229-33-3.
  • Luciano Carta (a cura di), Francesco Ignazio Mannu, Su patriota sardu a sos feudatarios, Cagliari, Centro di studi filologici sardi / Cuec, 2002 (seconda edizione: 2006).
  • Adriano Bomboi, L'indipendentismo sardo. Le ragioni, la storia, i protagonisti, Cagliari, Condaghes, 2014.

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