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Kerkouane

Coordinate: 36°56′47″N 11°05′57″E
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Kerkouane
CiviltàPunica
Utilizzocittà
EpocaIV-III secolo a.C.
Localizzazione
StatoTunisia (bandiera) Tunisia
MunicipalitàHammam Ghezèze
Dimensioni
Superficie1 022 
Scavi
Data scoperta1952
Mappa di localizzazione
Map
 Bene protetto dall'UNESCO
Città punica di Kerkouane e la sua necropoli
 Patrimonio dell'umanità
TipoCulturali
Criterio(iii)
PericoloNon in pericolo
Riconosciuto dal1985
Scheda UNESCO(EN) Punic Town of Kerkuane and its Necropolis
(FR) Scheda

Kerkouane è il sito archeologico di una antica città punica, che si trova sulla penisola di Capo Bon, nel nord-est della Tunisia[1][2].

Simbolo di Tanit

La città fu abitata tra il VI e il III secolo a.C., e fu abbandonata probabilmente a seguito della distruzione causata dai romani condotti da Attilio Regolo nel 256 a.C. durante la prima guerra punica[2].

Il nome è quello che gli fu dato dagli scopritori nel 1952, e in effetti non è noto quello originale; si ipotizza che potesse essere Tamezrat, un toponimo di origine berbera[3].

L'antica città punica di Kerkouane, che si stima sia arrivata a contare circa 1.200 abitanti, si sviluppò grazie alla produzione e commercio di risorse marine, come il garum, sale e la porpora ricavata dal murex[4].

L'UNESCO ha inserito la città di Kerkouane e le sue necropoli tra i Patrimoni dell'umanità nel 1985, citando tra le motivazioni il fatto che costituisce l'unico esempio di città fenicio-punica ad essere sopravvissuta alla conquista romana[5].

Gli scavi, iniziati a seguito della scoperta del sito nel 1952, hanno portato alla luce le rovine cittadine risalenti ad un periodo compreso tra il IV e il III secolo a.C. Dell'insediamento rimangono i muri di alcune case e l'argilla intonacata sulle facciate. Le case vennero costruite seguendo una sorta di piano regolatore, con un sofisticato sistema di pianificazione territoriale[6].

La città era circondata da una doppia cinta muraria, separata da un corridoio interno di servizio largo tra 7,5–13 m, usato per la circolazione interna e funzioni difensive. Oggi si riconoscono due porte, Porta dell'Ovest e Porta sud, che si aprivano lungo le mura[3].

Sono ancora presenti alcune colonne di un antico santuario dove sono stati rinvenuti anche frammenti di un mosaico. Sono poi visibili marciapiedi, soglie delle porte d'ingresso e pavimenti decorati con mosaici[6].

La campagna scavi del 2022-23 condotta dall'Istituto nazionale tunisino e dall'Università degli Studi di Sassari ha rinvenuto, tra gli altri, un edificio con funzione pubblica e sacrale, per il quale sono stati utilizzati blocchi in arenaria con gola egizia e stucchi decorativi interni[7]. L'uso della cornice a collo, come di altri elementi architettonici, testimoniano l'influenza egiziana[8].

L’architettura punica usa materiali modesti ma variati: pietrame, mattoni crudi o cotti, pisé (terra battuta). Muri in pietre e mattoni crudi, spesso intonacati con spessi strati di stucchi colorati in bianco, blu, rosso e grigio[3].

Intorno alla città sono state scoperte 4 necropoli, due con tombe a camera classiche (scala, dromos, camera sepolcrale) e due con inumazioni in anfore, che hanno restituito un notevole patrimonio artigianale, che testimonia l'importanza economica che la città aveva raggiunto in antichità[2], come un sarcofago di legno, in un eccezionale stato di conservazione, ad oggi un unicum nella produzione punica finora ritrovata[3][9].

Reperti ritrovati nel sito sono esposti nel museo di Kerkouane[10].

Archeogenetica

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Uno studio del 2023 ha analizzato il DNA antico di 12 individui da Kerkouane vissuti durante un periodo compreso tra il 650 e il 250 a.C. Sono stati individuati due insiemi genetici ancestrali; il più antico è in continuità con i cosiddetti agricoltori neolitici del Maghreb, rappresentativi di popolazioni nordafricane risalenti all'epoca protostorica, mentre il secondo gruppo risulta geneticamente simile a campioni genetici rappresentativi di popolazioni dell'età del bronzo dell’Italia centrale e della Sicilia[4].

Ricostruzione esposto nel museo di Kerkouane

Infine un unico individuo presenta una componente genetica modellizzata per 2/3 neolitico del Marocco e per 1/3 neolitico dell'Anatolia, utilizzato per indicare il clado antico delle Canarie, che si ipotizza rappresenti popolazioni fondatrici neolitiche nel nordafrica[4].

Affresco di una camera mortuaria
  1. Kerkouane | ArcheoMed Sites, su www.archeomedsites.beniculturali.it. URL consultato il 1º gennaio 2026.
  2. 1 2 3 Kerkouane - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 1º gennaio 2026.
  3. 1 2 3 4 (FR) M.-H. Fantar, Kerkouane, in Encyclopédie berbère, n. 27, 1º agosto 2005, pp. 4166–4175, DOI:10.4000/encyclopedieberbere.1340. URL consultato il 2 gennaio 2026.
  4. 1 2 3 (EN) Hannah M. Moots, Margaret Antonio e Susanna Sawyer, A genetic history of continuity and mobility in the Iron Age central Mediterranean, in Nature Ecology & Evolution, vol. 7, n. 9, 2023-09, pp. 1515–1524, DOI:10.1038/s41559-023-02143-4. URL consultato il 1º gennaio 2026.
  5. (EN) UNESCO World Heritage Centre, Punic Town of Kerkuane and its Necropolis, su UNESCO World Heritage Centre. URL consultato il 1º gennaio 2026.
  6. 1 2 Marcello Polastri, La bellezza di Kerkouane, la città cartaginese di Capo Bon, su Sardegna Sotterranea, 24 maggio 2017. URL consultato il 1º gennaio 2026.
  7. Mounir Fantar e Michele Guirguis, Kerkouane 2022-2023: primo rapporto sulle campagne di scavi della missione archeologica tuniso-italiana (INP-UNISS), in Cartagine. Studi e Ricerche, vol. 9, 15 novembre 2024, DOI:10.13125/caster/6306. URL consultato il 1º gennaio 2026.
  8. Carthage pg.417-418
  9. Carthage pg.151-152
  10. (DA) Overview, su www.patrimoinedetunisie.com.tn, 29 dicembre 2025. URL consultato il 1º gennaio 2026.

Altri progetti

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Collegamenti esterni

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Controllo di autoritàVIAF (EN) 14144647640554014387