Tharros

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Tharros
Tharros - Sardinia - Italy - 08.jpg
Civiltà Fenicia e Romana
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Cabras
Amministrazione
Visitabile si

Coordinate: 39°52′24″N 8°26′23″E / 39.873333°N 8.439722°E39.873333; 8.439722

Colonne di restauro fra le rovine di Tharros.

Tharros (in latino Tarrae, in greco antico Thàrras, Θάρρας) è un sito archeologico della provincia di Oristano, situato nel comune di Cabras, in Sardegna. La città si trova nella propaggine sud della penisola del Sinis che termina con il promontorio di capo San Marco.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Rovine dell'antica città.
Anfora attica raffigurante Ercole e Anteo
Statua di Leontocefalo da Tharros, VI-V secolo a.C.

Il toponimo, di origine protosarda, viene ricondotto ad una radice mediterranea *tarr- [1]. La stessa base si ritrova, ad esempio, nel toponimo Tarrài (Galtellì) o, fuori dall'isola, Tarracina (Lazio) o Tarraco (Hispania Citerior)[2].

La città fu fondata dai Fenici nell'VIII secolo a.C. nei pressi di un preesistente villaggio nuragico dell'età del bronzo[3]. Il villaggio protosardo di Su Muru Mannu, sopra il quale fu impiantato il tofet, venne abbandonato pacificamente dai suoi abitanti che, stando ai dati archeologici, collaborarono con i fenici alla costuzione del nuovo centro urbano[4].

Successivamente, sotto la dominazione cartaginese, la città venne fortificata e ampliata e conobbe un periodo di floridezza economica con l'intensificarsi dei rapporti commerciali con l'Africa, la penisola iberica e Massalia[5]. Tharros in epoca punica fu forse la capitale provinciale.

Conquistata da Roma nel 238 a.C., all'indomani della prima guerra punica, pochi decenni dopo (215 a.C.) fu uno degli epicentri della rivolta anti-romana capeggiata da Ampsicora. In età imperiale ci fu un intenso rinnovamento urbanistico con la costruzione delle terme, dell'acquedotto e la sistemazione della rete viaria con lastricato in basalto[6]. La città ottenne lo status di municipium di cittadini romani[7].

Dopo la caduta dell'impero romano d'Occidente, Tharros, governata prima dai Vandali e poi dai Bizantini e vessata dalle incursioni saracene, entrò progressivamente in una profonda crisi che porto all'abbandono del sito intorno al 1050[8][9]. Prima del suo abbandono Tharros fu anche la capitale del giudicato di Arborea; la giudicessa Nibata o il giudice Orzocco I de Lacon-Zori trasferì ad Oristano la sede vescovile e l'intera popolazione tarrense. Celebre è il detto (riportato per la prima volta dal Mattei) "e sa cittad'e Tharros, portant sa perda a carros", letteralmente "dalla città di Tharros portano le pietre coi carri", a dimostrazione del fatto che Oristano venne fondata con i resti materiali dell'antica colonia fenicia.

L'area archeologica[modifica | modifica wikitesto]

L'area è attualmente un museo all'aria aperta e gli scavi vanno avanti portando alla luce maggiori notizie sul passato di questa città. Ciò che è possibile vedere risale soprattutto al periodo della dominazione romana o della prima cristianità. Tra le strutture più interessanti vi sono il tophet, le terme, le fondamenta del tempio e una parte dell'area con case e botteghe artigiane.

La maggior parte dei manufatti ritrovati durante gli scavi sono visibili presso:

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Enrico Acquaro, Claudio Finzi, Tharros, Sardegna Archeologica, Carlo Delfino Editore, 1999

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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