Villanovaforru

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Villanovaforru
comune
(IT) Villanovaforru
(SC) Biddanoa de Forru
Villanovaforru – Stemma Villanovaforru – Bandiera
Villanovaforru – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Sardegna-Stemma.svg Sardegna
Provincia Sud Sardegna
Amministrazione
Sindaco Maurizio Onnis (lista civica) dal 6-6-2016
Territorio
Coordinate 39°38′N 8°52′E / 39.633333°N 8.866667°E39.633333; 8.866667Coordinate: 39°38′N 8°52′E / 39.633333°N 8.866667°E39.633333; 8.866667
Altitudine 324 m s.l.m.
Superficie 10,93 km²
Abitanti 626[1] (30-11-2015)
Densità 57,27 ab./km²
Comuni confinanti Collinas, Lunamatrona, Sanluri, Sardara
Altre informazioni
Cod. postale 09020
Prefisso 070
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 111100
Cod. catastale L986
Targa SU
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti villanovesi
Patrono San Francesco
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Villanovaforru
Villanovaforru
Villanovaforru – Mappa
Posizione del comune di Villanovaforru all'interno della provincia del Sud Sardegna
Sito istituzionale

Villanovaforru (Biddanoa de Forru in sardo) è un comune italiano di 626 abitanti della provincia del Sud Sardegna.

Situato tra le dolci colline della Marmilla, a circa 50 km da Cagliari, il paese appartiene al Consorzio Turistico Sa Corona Arrubia. Sino alla metà del Novecento era un piccolo centro agricolo quasi totalmente sconosciuto; in seguito alla scoperta del nuraghe Genna Maria e all'apertura del museo archeologico è diventato un centro legato anche all'ambito archeologico e culturale.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[2]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Feste religiose[modifica | modifica wikitesto]

Santa Marina[modifica | modifica wikitesto]

Gli abitanti di Villanovaforru sono particolarmente devoti a santa Marina di Orense: "eroina" e martire spagnola che si festeggia due volte l'anno (il lunedì e martedì dopo Pasqua ed il 16-17 luglio).

Le rendono omaggio, onore e lode, con i canti paraliturgici (Coggius), con l'Ave Maria e il Rosario cantato in sardo dagli uomini e dalle donne, in processione, accompagnando il cocchio trainato dai buoi. Le donne anziane di Villanovaforru coltivano appositamente il basilico, che in occasione della festa viene benedetto e posto accanto alla statua della santa. Tutti i fedeli ne prendono un ramoscello e lo portano nella propria abitazione.

Esiste un film girato dal regista Piero Tatti a Villanovaforru su questa particolare usanza: Is frabbicas de Santa Marina (Il Basilico di Santa Marina), film che ha avuto una nomination al 61º Festival Internazionale del Cinema di Salerno.

San Francesco[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 e 4 ottobre si venera san Francesco, patrono di Villanovaforru. Al santo è dedicata la chiesa parrocchiale sita in piazza Costituzione.

Sant'Isidoro[modifica | modifica wikitesto]

La domenica vicina al 15 maggio si celebra la festa di Sant'Isidoro, santo protettore degli agricoltori. Questi ultimi partecipano alla processione in onore del santo con i propri trattori.

San Sebastiano[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 gennaio si festeggia san Sebastiano.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Il 17 luglio 1977, nella chiesa di Villanovaforru fu introdotta, per la prima volta nella storia recente della Sardegna, la celebrazione della messa in lingua sarda[3].

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Il museo civico archeologico "Genn'e Maria" venne inaugurato il 18 dicembre del 1982. Esso è ubicato in una elegante palazzina ottocentesca, utilizzata in precedenza come "Monte di soccorso". Nel museo vengono conservati ed esposti vari reperti di epoca prevalentemente nuragica provenienti in larga parte dagli scavi di Genna Maria. Nelle numerose vetrine trovano collocazione, inoltre, reperti anche di altri paesi, quali Collinas, Lunamatrona, Siddi e Gesturi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2015.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  3. ^ Eduardo Blasco Ferrer, La lingua sarda contemporanea, Cagliari, 1986, pag. 58. Un altro accenno all'uso ecclesiastico del sardo, stavolta in epoca meno recente, si trova a pag. 78.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN158092446
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