Giovanni Battista Lorenzo Bogino

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Giovanni Battista Lorenzo Bogino
Contebogino.jpg

Ministro del Regno per gli affari di Sardegna
Durata mandato 1759 –
1773
Capo di Stato Carlo Emanuele III

Dati generali
Prefisso onorifico Conte

Giovanni Battista Lorenzo Bogino (Cravagliana, 17019 febbraio 1784) è stato un politico italiano.

Originario di Cravagliana, un paese della Valsesia, operò presso la corte di Carlo Emanuele III, per il quale fu Ministro per gli affari di Sardegna dal 1759 al 1773.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Laureato in giurisprudenza e divenuto giurista, Bogino iniziò la sua carriera pubblica sotto Vittorio Amedeo II, che nel 1723 lo nominò sostituto procuratore generale e, successivamente, consigliere di Stato. Dopo la salita al trono di Carlo Emanuele III, Bogino proseguì la sua carriera nell'amministrazione militare come auditore generale della regia armata nel 1733 e auditore generale delle milizie nel 1735 per poi venir nominato primo segretario di Guerra nel 1742 e infine, nel 1750, ministro di Stato. Durante la Guerra di Successione Austriaca ebbe un'influenza determinante sulla scelta del re di mantenere la sua alleanza con lAustria in chiave anti-francese. Dopo la fine del conflitto, terminato nel 1748, il politico sabaudo assunse un ruolo decisivo nella direzione degli affari di Stato.

Le riforme[modifica | modifica wikitesto]

Di carattere ruvido e inflessibile, primo ministro di fatto, Bogino fu autore di quelle riforme di stampo illuministico che in quel periodo caratterizzarono il regno di Carlo Emanuele III, sia in ambito amministrativo che economico: infatti riordinò le amministrazioni locali, con lo scopo di ridurre il potere delle oligarchie e mettere ordine nella ripartizione tributaria, rafforzò e precisò il ruolo degli intendenti, nel 1758 iniziò la compilazione del catasto per le nuove province annesse (Alessandria, Lomellina, Novara, Pallanza, Vigevano, Tortona e Voghera), unificò i sistemi monetari del Regno di Sardegna e, nel dicembre del 1771, con un editto reale decretò l'abolizione della feudalità in Savoia.

Particolari cure vennero date alla Sardegna, da sembre molto trascurata dal governo di Torino. Infatti Carlo Emanuele III, avendo presente la grave situazione di arretratezza dell'isola, nominò nel 1759 Bogino ministro per gli affari di Sardegna: durante il suo governo si prodigò per il suo progresso modernizzando diversi settori dell'amministrazione, della società e dell'economia sarda, come i consigli civici, i servizi postali e marittimi, la circolazione monetaria. Incentivò l'erezione di torri costiere, attuò una politica di ripopolamento nelle isole dell'arcipelago della Maddalena, limitò i privilegi ecclesiastici, ricostituì, rifondandole, le Università di Cagliari e Sassari (1767), diffuse i monti granatici per liberare i contadini dalla piaga dell'usura. Tutti questi provvedimenti furono generalmente positivi, benché in linea con l'assolutismo illuminato del tempo che li considerava universalmente validi per qualsivoglia territorio, senza grande considerazione per le sue caratteristiche peculiari.

Inoltre il ministro sabaudo rinnovò gli emblemi di milizie e città eliminando i simboli del passato regime, ad esempio sostituendo le barre d'Aragona dallo stemma di Alghero, Bosa, Cagliari, Oristano e Sassari con la croce dei Savoia, e adottando come lingua ufficiale l'italiano a scapito del sardo, catalano e spagnolo.

La fine della carriera politica e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Quando nel 1773, alla morte di Carlo Emanuele III, salì sul trono del Regno di Sardegna il figlio Vittorio Amedeo III, la carriera di Bogino fu segnata: infatti il ministro, inviso al nuovo sovrano, venne licenziato e allontanato dagli affari di Stato, mentre il piano di riforme subì un periodo di stasi. Morì infine il 9 febbraio 1784, a 83 anni e fu sepolto nella cripta del Duomo di Chieri.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Il nome del Bogino è, a detta di alcuni[1] erroneamente, popolarmente associato a diverse espressioni male auguranti in sardo, quali «ancu ti curzat su buzìnu»/«ancu ti cùrxat su bugìnu» («possa tu essere inseguito dal Bogino»), in quanto il suddetto termine, sinonimo di boia o carnefice, deriverebbe dalla parola latina bucinum, ossia la tromba o trombetta con cui si usava condurre i condannati al patibolo. Il termine sarebbe passato, quindi, ad indicare in genere la figura del carnefice, identificandolo con lo stesso Bogino per assonanza. Il Bogino fu inoltre noto per aver introdotto, in ogni paese sardo, il sistema delle forche mobili.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran Croce Regno SSML BAR.svg Cavaliere di gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Antonino Meloni, a ognunu s’arti sua (PDF), Dolianova (CA), Grafica del Parteolla, 2008, ISBN 978-88-89978-57-3.
  2. ^ Biografia di Bogino

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]