Renato Soru

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Renato Soru
ASpexi-19817.jpg

Presidente della Regione Sardegna
Durata mandato 26 giugno 2004 –
26 dicembre 2008
Predecessore Italo Masala
Successore Carlo Mannoni (interim)
Ugo Cappellacci

Dati generali
Partito politico DS (2004-2007)
PD (dal 2007)
Renato Soru
Monogramma del Parlamento Europeo
Unione europea
Parlamento europeo
Luogo nascita Sanluri
Data nascita 6 agosto 1957 (58 anni)
Titolo di studio laurea in economia
Partito PD-PSE
Legislatura VIII
Circoscrizione Italia Insulare

Renato Soru (Sanluri, 6 agosto 1957) è un imprenditore, politico e dirigente d'azienda italiano, fondatore di Tiscali e della disciolta Andala UMTS, ex Presidente della Regione sarda, carica che ha ricoperto dal 2004 al 2008, quando nel novembre ha rassegnato le proprie dimissioni.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Egidio Soru, applicato di segreteria[1] nella scuola del paese, e di Gigetta Spada, proprietaria di un piccolo negozio di alimentari, passa la prima parte della sua vita a Sanluri. Diplomatosi al liceo classico con 48/60[2], si iscrive nel 1976 al corso di laurea in Discipline economiche sociali presso la Facoltà di Economia dell'Università Bocconi di Milano, nello stesso corso dell'economista Alberto Alesina, per abbandonarlo poi all'inizio del 1977, dopo la morte del padre, intendendo intraprendere un percorso lavorativo. Si laureerà poi a quarantadue anni, nel 1999.

Una delle sue prime iniziative in ambito finanziario è stata la partecipazione alla fondazione della CBI Merchant. Nel 1992, dopo una serie di esperienze lavorative a Londra e a Milano, decide di tornare in Sardegna. Qui la sua attività imprenditoriale si sposta verso la grande distribuzione del mercato immobiliare nei paesi dell'est europeo.

La fondazione di Tiscali[modifica | modifica wikitesto]

Inizia a collaborare con l'imprenditore cagliaritano Nicola Grauso, creatore di Video On Line, il primo internet service provider di dimensioni nazionali, e in contatto con lui segue il progetto relativo alla fondazione di un'analoga iniziativa nella Repubblica Ceca: l'internet provider Czech On Line, che diviene il maggiore del paese. Grauso prima e Soru poi diventano in quegli anni le figure più innovative e lungimiranti dell'imprenditoria italiana, scoprendo e sviluppando un settore, Internet, che sino ad allora era conosciuto solo dagli addetti ai lavori.

Nel 1997, anche in seguito alla vendita di Video On Line a Telecom Italia (che dalla fusione delle strutture di Video On Line con quelle del suo internet provider Telecom On Line farà nascere il colosso Tin.it), torna in Italia, dove l'anno successivo fonda Tiscali.[3]

Tiscali cresce fino a diventare provider informatico tra i più importanti al mondo, imponendosi come alternativa a basso costo alla telefonia tradizionale ed entrando in borsa nel 1999. In pochi mesi capitalizza a Piazza Affari 30 000 miliardi di lire; e Soru che ne controllava il 70% diventa uno dei pochi uomini italiani ad essere inserito nella classifica di Forbes. Nella nascita di Tiscali fu coinvolto anche Elserino Piol, il vecchio guru dell'informatica, ex Olivetti e controllore dei fondi Kiwi specializzati nel finanziamento di nuove società hi-tech. Renato Soru diventa in quegli anni uno dei personaggi più conosciuti e innovativi dell'imprenditoria italiana e mondiale.

L'entrata in politica: elezioni regionali 2004[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2003, dopo anni di contatti informali con i DS, decide di entrare in politica, creando un proprio movimento denominato Progetto Sardegna, che si colloca su posizioni di sinistra moderata, proponendo un programma di valorizzazione dell'economia sarda. Si candida alla guida della Regione Sardegna per lo schieramento di centrosinistra, sostenuto da Ds, Margherita, Udeur, Sdi, Prc, Pdci, Verdi, Idv e Progetto Sardegna, con l'appoggio di intellettuali di spicco quali Gian Luigi Gessa, Giulio Angioni, Giovanna Cerina, Francesco Pigliaru. Alle elezioni del 2004 conquista il 50,13% delle preferenze (487.692 voti), contro il diretto concorrente Mauro Pili, esponente di Forza Italia alla guida dello schieramento di centrodestra, che ottiene il 40,53% (394.271 voti).[4]

Ha quindi ufficialmente lasciato il controllo della Tiscali per dedicarsi alla politica, pur continuando a mantenere il 27,5% del capitale della società (in seguito è gradualmente sceso fino al 18%)[senza fonte], ed attirandosi per questo accuse di conflitto di interessi. Anche per evitare tale problema il 7 marzo 2007 venne approvata dal Consiglio Regionale della Sardegna la Legge Regionale Statutaria, ossia una legge particolarmente rinforzata e di attuazione dello Statuto regionale, che solo dopo varie vicende venne promulgata il 10 luglio 2008, come LRS n. 1 (pubblicata sul BURAS n. 23 del 18 luglio 2008).

Partecipazione al Partito Democratico[modifica | modifica wikitesto]

Dal 23 maggio 2007 Renato Soru è uno dei 45 membri del Comitato nazionale per il Partito Democratico, che riunisce i leader delle componenti del PD.

Il 13 settembre dello stesso anno Soru ha consegnato all'ufficio tecnico del costituendo partito le firme che ufficializzano la sua candidatura alle elezioni primarie per la scelta della guida regionale del PD; è stato l'unico tra i presidenti regionali in carica ad aver presentato la propria discesa in campo per le elezioni primarie del 14 ottobre.

Dalle primarie del PD è uscito sconfitto, seppur di stretta misura, e con un forte numero di schede annullate. È infatti risultato eletto il senatore Antonello Cabras. In seguito i contrasti tra l'area Soru e quella Cabras e l'idea del Presidente di ricandidarsi alle regionali 2009 senza affrontare le primarie hanno portato il PD a una grave spaccatura e alle dimissioni di Cabras.

L'acquisto de L'Unità[modifica | modifica wikitesto]

Le polemiche sul suo presunto conflitto di interessi si intensificano quando il 20 maggio 2008 Renato Soru acquista l'Unità, la storica testata fondata da Antonio Gramsci, evitando in tal modo l'ingresso nel quotidiano della famiglia Angelucci (proprietaria di Libero e Il Riformista).[5] Il cambio di proprietà ha raccolto l'approvazione del consiglio di redazione de L'Unità, in passato sfavorevole all'ingresso della famiglia Angelucci. Con l'ingresso di Soru nel giornale viene incaricata alla direzione del giornale, al posto di Antonio Padellaro, Concita De Gregorio all'epoca giornalista del quotidiano nazionale la Repubblica.

Il Comitato di Redazione, il 9 maggio 2009, ha così commentato:

« Il destino de l'Unità è a rischio, di ciò devono avere piena consapevolezza i lettori e i diversi comparti del giornale: azionista, azienda, direzione, redazione e poligrafici. [...] A fronte di tutto ciò, [...] rimane drammaticamente incerta la prospettiva che attende il quotidiano.[6] »

Successivamente, il 27 maggio:

« Ancora sono incerti i nuovi assetti proprietari della Nie; ancora le prospettive patrimoniali, proprietarie ed economiche appaiono confuse e preoccupanti. La redazione chiede, ora, che mostrino altrettanto senso di responsabilità tutte le parti in causa. Si avvia ora un piano di ristrutturazione determinante, per dare una prospettiva all'Unità. Ma si tratta comunque dell'avvio di un percorso difficile e pesante in primis per i lavoratori.[7] »

Le dimissioni da Presidente della Giunta regionale[modifica | modifica wikitesto]

Renato Soru presenta le dimissioni da Presidente della Giunta il 25 novembre 2008, a seguito della mancata integrale approvazione della legge urbanistica regionale[8].

Si ricandida per la coalizione di centrosinistra in occasione delle elezioni regionali anticipate del 2009 che si sono svolte il 15 ed il 16 febbraio, conclusesi con la vittoria del candidato de Il Popolo delle Libertà Ugo Cappellacci che ha totalizzato un distacco di 9 punti percentuali nei confronti dello stesso Soru, distacco che ha raggiunto i 18 punti percentuali nel voto di coalizione.

Nel maggio 2009 Soru torna nel consiglio di amministrazione di Tiscali.

Elezioni europee 2014[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio 2014 si candida alle Elezioni europee con il PD nella circoscrizione Italia insulare e viene eletto con 182.687 preferenze superando la capolista Caterina Chinnici, eletta con 133.765 voti[9]. Il 26 ottobre 2014 diviene segretario del Partito Democratico in Sardegna.

Il 5 maggio 2016, dopo la condanna di primo grado a tre anni per evasione fiscale dal giudice monocratico del tribunale di Cagliari, si dimette da segretario regionale del PD [10].

Principali attuazioni politiche[modifica | modifica wikitesto]

Piano Paesaggistico Regionale[modifica | modifica wikitesto]

La Giunta regionale ha disposto con la delibera n° 36/7 del 05/09/2006 l'adozione del Piano Paesaggistico Regionale (Ppr), approvato in seguito dal Consiglio Regionale. Esso è in sostanza un piano regolatore che impone precisi vincoli allo sviluppo edilizio dell'Isola, finalizzato a tutelarne la bellezza paesaggistica e l'equilibrio ambientale. Il Ppr fu preceduto da un temporaneo provvedimento amministrativo denominato "legge salvacoste" che non consentiva di costruire in una fascia di 2 km dalla costa, con l'eccezione dei centri urbani situati in prossimità della costa, e delle isole minori già urbanizzate. Ora il vincolo presenta una più marcata flessibilità, e parte da un minimo di 300 metri dal mare, ad un massimo di 5 km per le zone di particolare interesse naturalistico[11].

Nonostante sia stato ferocemente criticato all'interno dell'Isola, soprattutto da parte delle Lobby dell'edilizia e dai principali media regionali (la testata giornalistica regionale L'Unione Sarda e l'emittente privata locale Videolina, possedute da uno dei più importanti imprenditori edili della Sardegna, Sergio Zuncheddu), il Ppr è stato preso come modello da alcuni Stati del mediterraneo che puntano maggiormente sul turismo come veicolo di sviluppo economico (Croazia e Spagna)[12][13].

Soru inoltre è stato nominato dall'ONU "Ambasciatore della costa"[14] proprio in merito al suo impegno e al suo ruolo nella difesa dell'ambiente delle zone costiere.

Legge statutaria[modifica | modifica wikitesto]

Il 7 marzo 2007 il Consiglio regionale della Sardegna, su forte richiesta dello stesso Soru, ha approvato la Legge Regionale Statutaria, LRS, 10 luglio 2008, n. 1, quale legge rinforzata di attuazione dello Statuto regionale. Il Consiglio approvò la predetta legge regionale a maggioranza assoluta ma inferiore ai due terzi dei componenti, così come previsto dall'art. 15, comma 2, dello Statuto speciale della Sardegna. Successivamente, il 13 giugno 2007, da parte di 19 componenti del Consiglio regionale, in massima parte dell'opposizione di centro destra, venne formulata la richiesta di indizione del referendum popolare previsto dallo stesso art. 15, comma 4, dello Statuto. A seguito della dichiarazione da parte dell'Ufficio regionale per il referendum, in data 2 luglio 2007, la legittimità della richiesta di referendum popolare, il 1º agosto 2007 con decreto del Presidente della Regione sarda n. 69 venne indetto il referendum per il giorno 21 ottobre 2007. Nel frattempo venne impugnata con ordinanza della Corte d'appello di Cagliari l'art. 15, comma 1, della legge regionale 28 ottobre 2002, n. 21, sui referendum, e il 20 maggio 2008 la Corte costituzionale, con la sentenza n. 164, dichiarò inammissibili le questioni di legittimità costituzionale sollevate.

La controversia sollevata era relativa, in sostanza, alla mancanza di un quorum per la validità della consultazione referendaria. In data 30 giugno 2008 la Corte d'Appello di Cagliari, in applicazione dell'art. 14 della legge regionale 17 maggio 1957, n. 20, così come richiamato dalla legge regionale 28 ottobre 2002, n. 21, ha dato atto che la consultazione referendaria non ha raggiunto il quorum prescritto, dichiarando conseguentemente non valido il referendum. Dopo questo lungo iter venne finalmente promulgata - così come previsto dall'art. 15, comma 2, Statuto speciale per la Sardegna - la Legge statutaria della Regione Autonoma della Sardegna n. 1 del 2008, pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna n. 23 del 18 luglio 2008.

La Corte Costituzionale ha ritenuto non valida questa promulgazione. La Consulta (in data 4 maggio 2009, con sentenza 149/2009)[15] ha infatti dichiarato "che non spettava al Presidente della Regione Sardegna procedere alla promulgazione della suddetta legge statutaria della Sardegna n. 1 del 2008 [e] annulla, per l'effetto, la promulgazione medesima" "avendo il Presidente della Regione proceduto alla promulgazione malgrado il mancato verificarsi della condizione espressamente prescritta" (ossia il raggiungimento del quorum previsto dal referendum confermativo); "si è data efficacia ad una legge statutaria il cui procedimento di approvazione non era giunto a compimento".

Di particolare importanza erano la previsione di incompatibilità e conflitti di interesse per consiglieri, assessori e presidente. Era regolato, per la prima volta in Italia, il negozio fiduciario per evitare i conflitti di interesse del Presidente della Regione, con una struttura molto simile al blind trust anglosassone. Molte norme non erano ancora operative, come la Consulta di garanzia, pur tuttavia, Soru pose inizialmente in essere il negozio fiduciario per le sue proprietà, portafoglio azionario ecc., astenendosi dall'effettuare qualunque atto od ordine al suo fiduciario[16], mantenendolo, a maggio 2009, per il solo quotidiano della sinistra italiana "L'Unità"[6].

Politiche a favore dell'istruzione[modifica | modifica wikitesto]

La giunta regionale guidata da Renato Soru è stata particolarmente attiva nel campo dell'istruzione e più in generale delle politiche a favore della conoscenza. Primo fra tutti il programma master and back, che ha consentito a circa 4000 studenti sardi di specializzarsi attraverso percorsi di alta formazione(master di secondo livello, dottorati phd, stage e percorsi di alta formazione artistica e musicale), privilegiando le università più prestigiose soprattutto all'estero, altrimenti inaccessibili a molti studenti e ricercatori. Nel 2006 nasce il programma "Sardegna speaks english", finanziato con 20 milioni di euro per consentire una alfabetizzazione massiccia della lingua inglese attraverso corsi gratuiti di vari livelli e contributi per l'acquisizione di certificazioni internazionali. Nella finanziaria 2008 vengono previsti i cosiddetti assegni di merito, che prevedono assegni di 500 euro al mese (nel caso di studenti fuori sede e fatte salve decurtazioni in caso di studenti già borsisti), per studenti universitari in regala con gli esami e con una media non inferiore a 27/30. Degni di nota anche gli assegni di ricerca con contributi anche di 2000 euro al mese. Il sostegno nei confronti della scuola media inferiore e superiore è stato invece orientato allo sviluppo di laboratori didattici integrativi alle normali lezioni (matematica, chimica, fisica, lettura ad esempio) per sviluppare le competenze di base prescritte nell'ambito OCSE-PISA.

Tassa regionale per la tutela e la sostenibilità ambientale[modifica | modifica wikitesto]

La cosiddetta tassa sul lusso, un'imposta applicata alle seconde case dei residenti in Italia su territorio extraregionale, alle imbarcazioni con lunghezza superiore ai 14 metri, agli aeromobili privati e alla plusvalenza degli immobili, è stata una delle delibere della Giunta che hanno destato maggior scalpore e i più infuocati dibattiti politici.

La tassa prevedeva una quota compresa tra i 9 e i 16 euro a metro quadro per le case entro i 3 km dalla costa con un inasprimento del 20% per le case a meno di 300 metri dalla costa. Per quanto riguarda le imbarcazioni la tassa prevede una quota minima di 1.000 euro per imbarcazioni da 14 a 16 metri e sino a 15 000 per i panfili lunghi 60 metri.[17]

Su tale provvedimento si è pronunciata la Corte costituzionale ritenendo incostituzionali le imposte sulle plusvalenze delle seconde case ad uso turistico e le imposte sulle seconde case ad uso turistico e imponendo alla Regione la restituzione delle somme percepite quantificate in 29,8 milioni di euro. Altri aspetti sono stati ritenuti legittimi, mentre su altri ancora la Corte costituzionale (per la prima volta, diversamente dalla Suprema Corte di Cassazione) ha effettuato rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia europea, ai sensi dell'articolo 234 del Trattato CE, per possibile conflitto con la normativa comunitaria.[18][19][20]

Anticipazione delle future entrate tributarie[modifica | modifica wikitesto]

Una volta insediatosi alla guida della Sardegna, il Presidente Soru lamenta l'eredità derivata dalle amministrazioni precedenti di un consistente buco nelle casse regionali di oltre 4 miliardi di euro (2,5 dei quali accumulati nel quinquennio 1999-2004 dalle precedenti giunte di centrodestra, tra le quali, in quella di Italo Masala, 2003-2004, fu Assessore al Bilancio il candidato per le elezioni regionali del 2009 per il PDL Ugo Cappellacci) e quindi annuncia una legislatura di sacrifici volti a tagliare gli sprechi e i costi eccessivi (il cosiddetto taglio degli enti pubblici "inutili") per risanare tale bilancio.

In quest'ottica rivendica e, in un secondo tempo, ottiene la restituzione da parte dello Stato italiano delle somme trattenute indebitamente e derivanti dalla compartecipazione alle imposte regionali come IRPEF ed IVA, protrattesi per vari anni ed ammontanti ad oltre 4 miliardi di euro. Lo Stato però assicura il completo passaggio dei crediti in tre rate e solo a partire dall'anno 2013.

Nella finanziaria regionale 2006 la giunta propone di coprire una parte della spesa corrente e ripianare una parte dell'ereditato buco del bilancio attraverso l'inserimento di tali crediti arretrati, per l'ammontare di 1,5 miliardi di euro. Nonostante fosse un progetto approvato dalla Ragioneria Generale dello Stato[21], il provvedimento è stato in seguito bocciato dalla Corte Costituzionale con sentenza 213/2008 per illegittimità costituzionale e inammissibilità. Secondo le motivazioni della sentenza, le anticipazioni dei crediti garantiti dallo Stato a partire dal 2013 inserite nel bilancio del 2006 della Regione Sardegna sono illegittime perché violano l'art. 81 della Costituzione sull'accertabilità delle entrate. I giudici contabili hanno ritenuto una “tecnica di copertura irrazionale e irragionevole” l'anticipazione di un'entrata futura per finanziare spese correnti, giudicata “del tutto estranea ai canoni previsti dalla contabilità pubblica non solo statale ma anche regionale“, oltre che contraria al principio dell'annualità del bilancio.

Dopo di ciò la Giunta regionale ha presentato un bilancio riveduto e corretto nel quale compaiono sempre le entrate future, ma stavolta per un ammontare di 500 milioni di euro. In questa occasione, però, la Corte dei Conti promuove il bilancio regionale in quanto i crediti futuri inseriti derivano essenzialmente dalla compartecipazione del gettito Iva dallo Stato italiano, che per definizione è ripartibile in bilanci pluriennali, pertanto si tratta di "risorse esigibili a tutti gli effetti", quindi non anticipazioni di entrate future ma risorse che provengono da entrate proprie, maturate in virtù dello Statuto sardo. Nella sentenza della Corte dei Conti viene inoltre sottolineato come il processo di risanamento di bilancio portato avanti dalla Giunta regionale sia meritevole di attenzione e certifichi la buona gestione delle proprie risorse finanziarie[22].

Basi militari[modifica | modifica wikitesto]

Dopo poco tempo dal suo insediamento Soru ha risollevato l'annoso problema del grosso peso che hanno le basi militari in Sardegna[23]. Nell'isola, infatti, oggi come al tempo della rivendicazione del Presidente Soru, ben 38 000 ettari di territorio sono servitù militari che in termini percentuali rappresentano oltre il 60 per cento sul totale nazionale. Per mesi Soru ha sollecitato il governo a interventi di riequilibrio, fino a riuscire ad ottenere l'abbandono dei militari USA dalla base di Santo Stefano nell'arcipelago de La Maddalena[24] dove erano presenti anche vari sommergibili nucleari. La giunta regionale ha dato il via a vari progetti di riqualificazione dell'ex base militare, ad uso turistico.

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Il caso Saatchi & Saatchi[modifica | modifica wikitesto]

Il caso Saatchi & Saatchi ha visto l'istituzione[25] da parte del Consiglio Regionale della Sardegna di una commissione regionale, per investigare sulle presunte irregolarità nell'assegnazione alla Saatchi & Saatchi dell'appalto sulle linee guida della pubblicità regionale della Regione Sardegna, per complessivi 56 milioni di euro.[26]

In seguito si accerta l'intenzione della Saatchi & Saatchi di affidare in subappalto fino al 30% dell'incarico a Sardinia Media Factory, un consorzio di imprese sarde al cui vertice figurano nomi che hanno collaborato o hanno avuto un ruolo dirigenziale in Tiscali come i fratelli Benoni.

Le conclusioni presenti nella relazione finale della Commissione Consiliare, approvate dal Consiglio Regionale, possono essere così sintetizzate:

« la Commissione di inchiesta nominata dal Consiglio regionale ha accertato evidenti anomalie nello svolgimento della gara di cui si tratta. Invero, lo svolgimento dei lavori, non pare essere stato caratterizzato da canoni d'imparzialità, trasparenza e correttezza. [...] La Commissione consiliare d'inchiesta propone pertanto al Consiglio regionale di censurare gravemente l'operato della Commissione di gara e del suo Presidente e di chiedere alla Giunta Regionale, in sede di autotutela, di annullare la gara e di effettuare una nuova valutazione sull'opportunità che il prof. Fulvio Dettori mantenga la funzione che ricopre all'interno dell'Amministrazione regionale.

[...].[27] »

Infatti egli non fu ascoltato dalla Commissione d'inchiesta consiliare, ma fu invece sentito il 19 novembre 2007, e in sedute seguenti, dal pm Marchetti che indaga sul fatto. Il Presidente ha dichiarato la sua estraneità alla vicenda sostenendo di non conoscere le procedure di funzionamento di una gara, reputandole di competenza del Direttore Generale dell'ufficio di Presidenza Fulvio Dettori; quest'ultimo, come detto, è stato censurato e ne è stata chiesta la rimozione dal suo incarico sia dalla Commissione, sia dal Consiglio Regionale che ha approvato unanimemente la relazione della Commissione d'inchiesta. Renato Soru ha però respinto la censura su Dettori, il dirigente è stato confermato e il 2 agosto 2008 ha ottenuto il rinnovo dell'incarico.

A seguito del ricorso di una delle società facenti capo al Raggruppamento Temporaneo di Imprese (di seguito RTI) seconda classificata, in data 19 dicembre 2007, con sentenza 31/2008 depositata il 15/01/2008 il Tar ha assegnato l'appalto alla seconda classificata, la Meet, condannando la Regione Sardegna al pagamento di 20 000 euro per spese processuali e disponendo la trasmissione della sentenza alla Procura regionale della Corte dei Conti, per le valutazioni di competenza in ordine all'accertamento di eventuali profili di danno erariale.[28]

Alla Saatchi & Saatchi è mancata la documentazione sulla certificazione ISO9001-2000, un vuoto ritenuto fondamentale dal TAR di Cagliari. Nel corso del febbraio del 2008 è diventata di pubblico dominio la notizia dell'indagine della Procura della Repubblica e dell'avviso di garanzia notificato a Renato Soru.[29]

Nell'ottobre 2008 la dirigente responsabile della gara, Michela Melis, ha avviato la procedura di annullamento della gara in seguito al patteggiamento del segretario della commissione di gara e su consiglio dell'Avvocatura dello Stato di Cagliari.

L'11 settembre 2008 il pubblico ministero Mario Marchetti dichiara conclusa l'inchiesta sugli appalti pubblicitari. Renato Soru è indagato per abuso d'ufficio, turbativa d'asta e falso. Tra gli indagati, oltre a Soru, il DG dell'ufficio di Presidenza Fulvio Dettori, i componenti della commissione, i fratelli Benoni e il pubblicitario Aldo Brigaglia.[30][31]

Il 25 gennaio 2009 Renato Soru querela Silvio Berlusconi. Lo annuncia una nota dell'ex Presidente della Regione Sardegna. La denuncia sarà presentata presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Cagliari se, recita la nota, "sarà accertata l'effettiva riconducibilità al premier delle parole 'un appalto da 60 milioni di euro per la pubblicità, e lui, Soru, contestualmente, si è fatto dare 30 milioni per la sua società'", riportate dal quotidiano La Nuova Sardegna.

"Le parole riportate dal quotidiano sono infamanti e intollerabilmente lesive della sua dignità personale in quanto del tutto mendaci", conclude la nota.[32]

Due fra gli indagati, il segretario della commissione e uno dei componenti l'ingegnere Letterio Bernava hanno patteggiato la pena per falso ideologico.

Il 13 marzo 2009 il procuratore della Repubblica di Cagliari chiede il rinvio a giudizio per l'ex Presidente della Regione.[33] Il 17 luglio 2009 il G.U.P. rinvia a giudizio l'ex Presidente della Regione.

Il 22 aprile 2011 Renato Soru viene assolto dal Tribunale di Cagliari con formula piena dall'accusa di turbativa d'asta, per non aver commesso il fatto, e di abuso d'ufficio, poiché il fatto non sussiste. Assieme a lui sono stati assolti con formula piena anche gli altri tre imputati: Fabrizio Caprara (ad di Saatchi) e i fratelli Benoni del consorzio Sardegna Media Factory[34]. è divenuta inoltre celebre la frase pronunciata dall'ex Presidente Soru all'uscita dal Tribunale:

« Tutto ciò che c'è da dire è stato detto dal giudice. »

La piena assoluzione ha dato nuovo slancio alla carriera politica di Renato Soru, che a partire dal 2011 ha riacquistato la leadership della maggioranza interna al PD sardo e ha espresso la possibilità di candidarsi a nuovi incarichi, regionali o nazionali (aveva infatti pubblicamente affermato di non volersi più candidare in caso di condanna)[35]

La condanna per evasione fiscale[modifica | modifica wikitesto]

Il 13 ottobre 2011, su ordine del giudice per le indagini preliminari di Cagliari Simone Nespoli, oltre tre milioni di euro sono sequestrati dalla Guardia di Finanza a Renato Soru[36] Il provvedimento è collegato all'inchiesta per evasione fiscale aperta dalla Procura di Cagliari su ordine della quale sono stati sequestrati tutti i conti correnti intestati a Renato Soru in diversi istituti di credito fino a un ammontare di tre milioni e 20 000 di euro, la cifra che, secondo l'accusa, il patron di Tiscali ed esponente di punta del PD, deve al Fisco. Questa cifra, con sanzioni e interessi, sale fino a sette milioni. Sull'unico conto personale di Renato Soru, presso la filiale cagliaritana della Bnl, la guardia di Finanza ha però trovato poco meno di 300.000 euro. Così, mentre continua la ricerca negli istituti di credito per escludere che il patron di Tiscali abbia intestato altri conti a prestanome, sono stati sequestrati gli immobili indicati dal Gip Simone Nespoli nell'ordinanza: l'Agenzia del Territorio ha annotato il sequestro della villa di Cagliari e di quattro case e un terreno a Sanluri. Quanto, invece, ai conti correnti, il blocco comporta l'impossibilità di usare carte di credito, assegni e bancomat.[37] Il 5 maggio 2016 viene condannato in primo grado dal giudice del tribunale di Cagliari a tre anni di reclusione per evasione fiscale e all'interdizione per due anni "dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese, dalle funzioni di rappresentanza e assistenza in materia tributaria, nonché l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione", oltre alla confisca delle somme già sequestrate. Dispositivo che diventerà operante solo col passaggio in giudicato. [38] Sentenza che Soru considera ingiusta e che si ripromette di ribaltare nelle altre fasi del processo [39].

Il caso Hydrocontrol

Condannato dalla Corte dei Conti per danno erariale (40% di colpa), insieme a Carlo Mannoni e Fulvio Dettori, al risarcimento di €.337.054 per aver trasformato, ricoprendo la carica di Governatore, la società consortile a responsabilità limitata Hydrocontrol in società in House della Regione Sardegna, con un costo dell'operazione pari a €.842.637 per ricapitalizzare la società.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Come da lui stesso dichiarato a Daria Bignardi nell'intervista realizzata durante il programma Le invasioni barbariche
  2. ^ BellaSardegna.it Biografia di Renato Soru
  3. ^ Soru: dai telefoni alla banda larga, fino alla condanna per evasione fiscale, su Corriere della Sera. URL consultato il 06 maggio 2016.
  4. ^ Risultati elezioni regionali 2004 - Regione Sardegna http://www.regione.sardegna.it/Elezioni-2004/risultati/Riassuntivo_def.htm
  5. ^ La Repubblica 20.05.2008: Soru compra l'Unità: una fondazione gestirà il giornale
  6. ^ a b Comunicato del cdr de l'Unità - Editoria - l'Unità.it
  7. ^ l'Unità, siglato l'accordo al Ministero del Lavoro - Editoria - l'Unità.it
  8. ^ Strappo di Soru: «Mi dimetto» Il presidente della Sardegna lascia per contrasti con il Pd sulla legge urbanistica regionale
  9. ^ Ecco chi ha preso più voti
  10. ^ http://www.ilpost.it/2016/05/05/renato-soru-evasione-fiscale/
  11. ^ Piano paesaggistico regionale LEGGE REGIONALE 25 NOVEMBRE 2004, N°8
  12. ^ , salvo poi costruire da un capanno per gli attrezzi una villa sulla spiaggia di Cuccureddu. Operazione Sardegna-Croazia
  13. ^ Lezione per i sardi dalla Spagna
  14. ^ "Il Presidente Soru nominato dall'Onu "Ambasciatore della costa"
  15. ^ Sentenza n. 149 del 2009 della Corte costituzionale.
  16. ^ Legge statutaria sul sito della Regione Sardegna
  17. ^ "Il Giornale - Tasse sul lusso"
  18. ^ "La7-Tasse sul lusso"
  19. ^ "Repubblica-Tasse sul lusso"
  20. ^ "Tiscali-Tasse sul lusso"
  21. ^ "Finanziaria, il via libera arriva nella notte Soru promosso dalla ragioneria dello stato"
  22. ^ IL SARDEGNA - Politica: Corte dei conti, ok al bilancio
  23. ^ Soru «disobbediente» agli Usa: via le basi
  24. ^ Gli Usa: entro il 2008 via dalla Maddalena
  25. ^ "Istituzione Commissione Consiliare di inchiesta"
  26. ^ "Bando d'Appalto per la pubblicità istituzionale della Regione Sardegna"
  27. ^ "Relazione Commissione Consiliare"
  28. ^ "Sito Ricerche sentenze TAR"
  29. ^ Avviso di Garanzia - L'espresso
  30. ^ Rassegna stampa
  31. ^ L'Unione Sarda - Patteggia un altro indagato - sabato 21/02/2009
  32. ^ Rainews24.it
  33. ^ Caso Saatchi, chiesto il rinvio a giudizio per Soru
  34. ^ Renato Soru assolto con formula piena "Non commento. Ha detto tutto il giudice", in la Repubblica, 22 aprile 2011. URL consultato il 22 aprile 2011.
  35. ^ Pd, Renato Soru entra nell'operazione rilancio", in la Nuova Sardegna, 26 aprile 2011. URL consultato il 26 aprile 2011.
  36. ^ Sequestrati tre milioni di euro a Soru per una presunta evasione fiscale | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano
  37. ^ Nei conti "solo" 300 mila euro Sequestrate le case di Soru - Cronache dalla Sardegna - L'Unione Sarda
  38. ^ http://www.corriere.it/cronache/16_maggio_05/evasione-fiscale-condannato-tre-anni-patron-tiscali-renato-soru-db056e4c-1292-11e6-918d-cff62dc61260.shtml?intcmp=exit_page
  39. ^ http://www.repubblica.it/politica/2016/05/05/news/fisco_soru_condannato_a_tre_anni_per_evasione-139120281/?ref=HREC1-1

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Italo Masala 4 aprile 2004 - 25 dicembre 2008 Ugo Cappellacci
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