Statuti Sassaresi

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Incipit degli Statuti Sassaresi (1316)

Gli Statuti Sassaresi (in sardo Istatutos Tataresos) rappresentano il documento più importante della Sassari comunale e medievale. Il codice degli statuti, che si forma fra il 1275 e il 1316, è stato uno dei più importanti corpus di leggi che l’isola abbia avuto e punto d’incontro tra il diritto comunale pisano e genovese e il consuetudinario sardo[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Di questo documento rimangono cinque copie, ma solo due copie risalgono all'epoca comunale: due codici pergamenacei scritti in gotica testuale italiana, dei quali uno è scritto in lingua sarda (logudorese) e datato al 1316[2], e l'altro in latino, riconducibile ai primi due decenni del XIV secolo e giunto a noi in stato frammentario[3]. In quell'anno a Sassari era in carica il podestà genovese Cavallino de Honestis.

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Gli statuti sono divisi in tre parti: il primo riguarda l'organizzazione del Comune e dei suoi uffici, compresa la polizia urbana e rurale ed il commercio; il secondo, il diritto civile; il terzo, il diritto penale.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dino Manca, Il più antico testo letterario in sardo attribuzione, stampa, lingua, restitutio verso una nuova edizione critica, in Leggere la Sardegna tra filologia e critica, a cura di G. Piroddi, Filologia della letteratura degli italiani/Edes, Sassari, 2017, p. 2
  2. ^ Gli Statuti sassaresi in Sardegna Digital Library
  3. ^ Statuti Sassaresi, Archivio Storico di Sassari

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