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Lingua ligure

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Ligure
Ligure, zeneise
Parlato in Italia Italia
Francia Francia
Monaco Principato di Monaco
Paesi in cui sono state presenti comunità di lingua ligure:
Argentina Argentina
Brasile Brasile
Cile Cile
Perù Perù
Uruguay Uruguay
Parlato in Flag of Liguria.svg Liguria
Piemonte Bandiera.png Piemonte
(Caprauna, Briga Alta, Alto, Oltregiogo e alta Val Tanaro)
Emilia-Romagna-Bandiera.png Emilia-Romagna
(alta Val Trebbia e alta Val di Taro)
Flag of Lombardy.svg Lombardia
(alta Valle Staffora, con supposte influenze sul dialetto bustocco[1])
Flag of Sardinia.svg Sardegna
(Carloforte e Calasetta)
Blason région fr Provence-Alpes-Côte d'Azur.svg Provenza-Alpi-Costa Azzurra
(Val Roia)
Flag of Corsica.svg Corsica
(Bonifacio e Calvi)
Locutori
Tassonomia
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Italichei
  Italoromanze
    Ligure
Codici di classificazione
ISO 639-2 roa
ISO 639-3 lij (EN)
Glottolog ligu1248 (EN)
Estratto in lingua
"Tutti i òmmi nascian in libertæ e son pægi in dignitæ e driti. Son dotæ de raxon e de consciensa e an da fâ l'un con l'atro in pinn-a fraternitæ."

La lingua ligure[2] (nome nativo zeneise /ze'nei̯ze/[3], codice ISO 639-3 lij) è un sistema linguistico romanzo tradizionalmente associato a quelli galloitalici (piemontese, lombardo, emiliano e romagnolo), nonostante si discosti da questi per una serie di caratteristiche peculiari che fanno delle parlate liguri, assieme a quelle venete, fra le varietà linguistiche maggiormente differenziate e riconoscibili nel contesto italiano settentrionale.

La denominazione di ligure è stata adottata a livello scientifico come termine che coinvolgesse l'intero contesto regionale, sebbene questa scelta abbia generato qualche confusione con l'antica lingua dei Liguri preromani. La denominazione in uso per le varietà romanze della Liguria corrisponde in realtà a "genovese" fin dal XIV secolo, con riferimento all'etnonimo relativo agli abitanti della Repubblica di Genova; occorre peraltro ricordare che la varietà parlata nell'area centrale della regione è non solo la più estesa quanto a percentuale di locutori, ma anche l'unica dotata di solide e consistenti tradizioni letterarie. Tale denominazione risulta inoltre maggioritaria fra gli stessi parlanti, in alternativa alla quale ciascuna varietà può essere denominata con il gentilizio riferito al centro corrispondente (spezzino, intemelio, ecc.).

Il ligure deve ritenersi una lingua regionale o minoritaria ai sensi della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie che, all'articolo 1 afferma che per "«lingue regionali o minoritarie» si intendono le lingue ... che non sono dialetti della lingua ufficiale dello Stato"[4]. È inoltre censito dall'UNESCO (Atlante mondiale delle lingue in pericolo) tra le lingue meritevoli di tutela.

Diffusione[modifica | modifica wikitesto]

(LIJ)

« E tanti sun li Zenoexi, e per lo mondo sì destexi, che und'eli van o stan un'atra Zenoa ge fan. »

(IT)

« I Genovesi sono così numerosi e sparsi per il mondo che ovunque vadano o risiedano creano un'altra Genova. »

(Rima dell'Anonimo Genovese, XIII sec.)
Targa bilingue in francese e monegasco. Il Principato di Monaco riconosce la varietà ligure locale come lingua nazionale (a fronte del francese riconosciuto come ufficiale) e come tale la include in specifici programmi di promozione, che coinvolgono ad esempio la presenza della lingua in ambito scolastico o nella toponomastica.

Oggi il ligure, considerato nell'insieme delle sue varianti, è parlato in quasi tutta la Liguria con l'esclusione dell'estremità orientale della regione, intorno alla città di Sarzana, dove i dialetti lunigiani assumono caratteristiche proprie. Varietà di transizione verso gli altri dialetti gallo-italici, ma ancora con nette caratteristiche liguri, sono quelle del cosiddetto Oltregiogo, il territorio che comprende i solchi vallivi al di sopra dello spartiacque alpino-appenninico, includendo anche aree amministrativamente legate ad altre regioni italiane: in provincia di Cuneo, l'alta val Tanaro con i centri di Briga Alta, Ormea e Garessio, mentre i caratteri piemontesi si accentuano nei dialetti della val Mongia (Viola e Pamparato) e di alcuni rami della val Bormida (Monesiglio); in provincia di Alessandria, l'Oltregiogo storico a sud di Ovada e Novi Ligure include i centri di Gavi, Arquata Scrivia e Serravalle Scrivia, la val Lemme e la val Borbera, che fecero parte della Repubblica di Genova o furono amministrati come feudi da famiglie genovesi, nonché Garbagna e l'alta Val Curone a sud di Brignano-Frascata; in provincia di Pavia, l'alta val Staffora; in provincia di Piacenza l'alta val Trebbia a sud di Bobbio e la val d'Aveto[5] (ma anche in alta val Nure l'influenza ligure è piuttosto accentuata); in provincia di Parma l'alta val di Taro con Bedonia e parzialmente Borgo Val di Taro e parzialmente Bardi e l'alta val Ceno.

Una varietà ligure occidentale denominata monegasco viene tradizionalmente parlata nel Principato di Monaco dove, sebbene non sia lingua ufficiale (status riservato al solo francese, dal 1961)[6], viene però insegnata nelle scuole; in Francia, dialetti liguri di tipo alpino (roiasco e brigasco) si parlano in val Roia (ad esempio nei centri di Briga, Tenda, Saorge, Breil-sur-Roya).

Circa 10.000 persone in Sardegna tra Carloforte e Calasetta (Provincia di Carbonia-Iglesias) parlano il dialetto Tabarchino formando un'isola linguistica ligure. Ciò è dovuto ad una migrazione di coloni genovesi, soprattutto di Pegli, che a partire dal 1541 si erano trasferiti nella piccolissima isola di Tabarka (Tunisia) su invito della famiglia genovese dei Lomellini (che aveva in concessione quel territorio) per praticarvi la pesca del corallo e il commercio in generale. La permanenza della regione perdurò fino a quando (1738), a causa delle angherie dei corsari barbareschi, dell'esaurimento progressivo dei banchi di corallo e, soprattutto, dell'incremento della popolazione (insostenibile per le minuscole dimensioni dell'isola), venne concordato con il Re Carlo Emanuele III il loro trasferimento nell'allora deserta isola di San Pietro in Sardegna, dove fondarono la città di Carloforte (in onore del Re) e, successivamente (1770), nella costa settentrionale della vicina isola di Sant'Antioco, la città di Calasetta.[7]

Un'altra isola linguistica genovese è Bonifacio in Corsica, quale conseguenza di un popolamento risalente al XII secolo (vedi lingua corsa).

Determinante fu il ruolo delle parlate liguri dell'Oltregiogo occidentale (alta val Bormida) nella formazione in epoca medievale dei cosiddetti dialetti gallo-italici di Basilicata (Potenza, Picerno, Tito, ecc.), e anche i cosiddetti dialetti gallo-italici (o altoitaliani) della Sicilia (Aidone, Piazza Armerina, Nicosia, San Fratello ecc.) presentano una componente ligure, la cui esatta origine resta però da determinare.

A Bonifacio, nell'estremità meridionale della Corsica, si è conservata fino a tempi recenti una varietà particolarmente arcaica di ligure.

Dialetti liguri importati nel XV secolo dalla zona di Oneglia furono parlati fino ai primi anni del Novecento in alcune località della Provenza orientale (Biot, Vallauris, Mons ed Escragnolles) e anche il ramo spagnolo della diaspora tabarchina, stanziato sull'isola di Nuova Tabarca presso Alicante, si estinse soltanto all'inizio del XX secolo. Più a lungo è sopravvissuta la comunità di parlata genovese installatasi a partire dai primi anni del Settecento a Gibilterra (ove gli ultimi parlanti scomparvero verso il 1980), che ha influenzato il dialetto composito attualmente parlato (il llanito), mentre erano vitali ancora fino a tempi abbastanza recenti diverse comunità di parlanti in America Latina, soprattutto in Cile, Argentina e in Perù.

Il genovese esportato per motivi storico-politici in vari ambiti del Mediterraneo e dell'Atlantico ai tempi della Repubblica di Genova e durante l'Ottocento ha influenzato notevolmente la lingua corsa, il dialetto greco dell'isola di Chios, la lingua sassarese e altri idiomi; ha contribuito inoltre alla formazione di varietà miste, come il dialetto dell'isola di Capraia (a base còrsa) e quello di La Maddalena (vera e propria varietà di transizione corso-sardo-ligure), oltre a una varietà di cocoliche chiamata lengua giacumina che fu parlata a Buenos Aires e che ha lasciato tracce significative nel lessico del gergo lunfardo e, più in generale, nella varietà rioplatense dello spagnolo.[8]

Uso[modifica | modifica wikitesto]

Una maglietta con la scritta «Io sono genovese». Nonostante la forte crisi nell'uso parlato, l'utilizzo della lingua nella gadgettistica e il successo che continua a riscontrare sono forse indice di un ruolo ancora «rappresentativo» (ancorché decisamente ridimensionato) della lingua locale in Liguria.

Il sistema delle parlate liguri in continente è caratterizzato da una profonda crisi dell'uso: molte delle sue varianti, in particolare quelle urbane, sono ormai cadute da vario tempo in desuetudine, a causa dei mancati processi di trasmissione generazionale che riguardano in Italia anche diverse altre lingue prive di prerogative istituzionali. Le cause di tale processo sono varie e riferibili a processi comuni alle diverse regioni italiane, soprattutto settentrionali: l'abbandono dei dialetti liguri da parte dei parlanti obbedisce infatti a una logica che permea la storia linguistica italiana a partire dall'Unità d'Italia[9].

Quanto alla Liguria, i dati ISTAT per il 2006 (pubblicati nel 2007) relativi agli usi linguistici tradizionali[10] descrivono un 68,5% della popolazione che parla preferibilmente italiano in famiglia, contro un 8,3% che preferisce il "dialetto" (quindi non solo il tipo ligure, ma anche varietà risalenti alla terra d'origine di immigrati da altre regioni), mentre un 17,6% alterna i due codici e un 5,2% (verosimilmente immigrati stranieri per la gran parte) utilizza un altro codice ancora; con gli amici, i cittadini della regione si esprimono in italiano per il 70%, in "dialetto" per il 6%, alternano i due codici per il 19,6% e usano un'altra lingua per il 2,5%; con estranei si preferisce l'italiano per l'87,1%, il "dialetto" per il 2,5%, l'alternanza dei due codici per l'8,7% e un altro idioma per l'1,1%. Questi dati lasciano supporre che la percentuale di locutori attivi sia alta soprattutto tra la popolazione nata prima del boom economico del Novecento (anni cinquanta, sessanta e settanta) e che scenda rapidamente fino a toccare lo zero tra le nuove generazioni; la distribuzione geografica vede inoltre una maggiore tenuta nelle aree rurali e rivierasche rispetto ai centri urbani principali.

Nel Principato di Monaco il regresso della parlata rimonta invece già agli ultimi decenni del XIX secolo, quando cominciò a verificarsi una repentina crescita della popolazione in virtù dell'afflusso di lavoratori stranieri: la quasi completa scomparsa di questa varietà, già testimoniata in profonda crisi negli anni 1920 e ancor più per gli anni 1940, è definitivamente confermata negli anni 1960[11]. Una trafila non troppo dissimile, relativamente all'abbandono della parlata, può essere supposta per il caso di Bonifacio in Corsica.

La scomparsa del ligure (figun) delle comunità di Biot, Mons ed Escragnolles in Provenza è da datare generalmente ai primi anni del Novecento, mentre a Gibilterra l'uso del genovese sopravvisse fin oltre alla seconda metà del secolo. Nelle comunità ligurofone presenti fino a tempi recenti in diversi paesi dell'America Latina (la più nutrita delle quali fu quella bonaerense) l'uso comunitario del genovese venne meno a partire dalla seconda metà del secolo scorso, in concomitanza con il cessare degli ultimi flussi migratori, e sopravvive oggi solo come mezzo di comunicazione familiare fra alcuni degli ultimi liguri emigrati e i loro discendenti.

A simili dinamiche fa eccezione solamente il tabarchino delle comunità sarde di Carloforte e Calasetta, caratterizzato da una tenuta diametralmente opposta all'abbandono della pratica linguistica in continente: stime del 1998 davano tale varietà come parlata dall'87% degli abitanti di Carloforte e dal 68% degli abitanti di Calasetta, situazione sostanzialmente confermata anche da dati più recenti[12].

Storia linguistica interna[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista storico, il ligure rappresenta l'evoluzione locale del latino volgare, caratterizzata come si è visto dall'emergere, insieme a fenomeni comuni con le parlate dell'Italia settentrionali, di caratteri nettamente peculiari o di raccordo con l'area italiana centro-meridionale.

Tra i caratteri settentrionali, non ugualmente condivisi da tutte le parlate liguri, si segnalano ad esempio:

  • l'evoluzione in [y] di Ū latino (PLŪS > ['ʧy]) e in [ø] di Ŏ latino (NŎVU(M) > ['nø:vu]);
  • l'evoluzione di -CT- secondo un modello che viene dubitativamente riferito a influsso celtico (FACTU(M) > genovese del sec. XIV e dialetti arcaici ['fajtu] > genovese moderno ['fɛ:tu]);
  • la palatizzazione di CL- e GL- in [ʧ]), [ʤ] (es. CLAMARE > [ʧa'ma:] ‘chiamare', GLANDE(M) > ['ʤaŋda] 'ghianda');
  • la lenizione delle consonanti sorde, che può raggiungere la completa sparizione (LŎCU > ['lø:gu] ‘luogo', CEPULLA > [se'ula] > ['sjɔwla] ‘cipolla', DIGITU(M) > ['di:u], ecc.);

Tra i caratteri di raccordo con l'area centro-meridionale:

  • la conservazione delle vocali atone e finali tranne dopo -[n] e -[l], -[r] (ad esempio in ['gatu] ‘gatto', contro il settentrionale ['gat], [me'nestra] contro ['mnɛstra], ma ['kaŋ] per 'cane');
  • la palatizzazione spinta fino all'affricazione/spirantizzazione di PL-, BL- e FL- quale si ritrova anche nei dialetti italiani meridionali (PLANTA > ['ʧaŋta] ‘pianta', BLASPHEMIA > [ʤa'stema] ‘bestemmia', FLORE > ['ʃu:(a)]);
  • la maggior parte delle caratteristiche morfologiche e sintattiche.

Tra le altre caratteristiche specifiche o che connotano comunque in maniera unitaria le varietà liguri:

  • Il passaggio da -L- a [r] (che copre un'area peraltro assai vasta dalla Provenza all'Italia settentrionale) e l'indebolimento di [r] in [ɹ], che nei dialetti più evoluti, compreso il genovese, arriva fino alla caduta: CARU > ['kaɹu] > ['ka:u] ('caro'), [maɹa'veʤa] > [ma: 'veʤa] ('meraviglia'), ['ʧɛɹu] > ['ʧɛ:u] ('chiaro'), ecc. Questo fatto tra gli altri ha avuto conseguenze notevoli nella struttura delle parole: ad esempio FARINA è passato a [fa'ɹiŋna] e da qui a [fa'iŋa], con successiva ritrazione dell'accento in ['fajna] e chiusura del dittongo nel genovese moderno ['fɛŋa]; PATRE ha dato in genovese medievale l'esito ['pajɹe], conservato nei dialetti arcaici, in seguito al quale, dopo lo sviluppo di un'appendice semivocalica alla consonante labiale (['pwajɹe]) e alla chiusura del dittongo si è arrivati al genovese moderno ['pwɛ:] attraverso le fasi ['pwɛ:ɹe], ['pwɛ:ɹe]: sempre in genovese, tra le conseguenze di questi fenomeni di ristrutturazione fonetica, la quantità vocalica ha assunto valore fonologico, sia che si tratti di vocali toniche che atone: si distingue pertanto, ad esempio, tra [ka: 'seta] 'calza', con vocale atona lunga, e [ka'seta] 'mestolo' con vocale breve.

Il lessico ligure è per la stragrande maggioranza di derivazione latina, con rari affioramenti di sostrato (ad es. la voce ligure occidentale barma ‘grotta') ed elementi di superstrato germanico per lo più comuni all'area italiana settentrionale. I caratteri della latinità rimandano di volta in volta all'Italia settentrionale o a quella centro-meridionale, per la presenza di forme estranee alla tipologia dialettale galloitalica (ad esempio il tipo ['ne:vu] ‘nipote', le forme ['frɛ:] ‘fratello' e ['sø:] ‘sorella', ecc.). Durante i secoli, a causa dell'espansione marittima di Genova e dei traffici commerciali, i dialetti liguri si sono arricchiti di numerosi elementi lessicali di varia provenienza araba (es. [ka'malu] ‘facchino'), greca ([maŋ'dilu] ‘fazzoletto'), spagnola, inglesi, francesi ecc.

Per la grafia tradizionale e i problemi connessi si rimanda alla voce ortografia ligure.

Divisioni dialettali[modifica | modifica wikitesto]

Dettaglio dei dialetti parlati in Provincia della Spezia. In giallo, dialetto ligure orientale, più affine al genovese sulla costa e progredendo verso ovest; in verde, il dialetto spezzino; in blu, dialetto di tipo lunigianese; a pois le zone di transizione fra i diversi sottotipi.
Parlate liguri in Francia e a Monaco.

__ + Figun (Alpes-Maritimes)

__ + Figun (Var)

__ Roiasco

__ Tendasco (subvarietà del roiasco)

__ Brigasco (subvarietà del roiasco)

__ Monegasco

__ Bonifacino

La comunità scientifica è ampiamente concorde nell'escludere la presenza di aree occitanofone in Liguria, nonostante quanto dichiarato da alcuni comuni e frazioni della Provincia di Imperia[13]. Nell'immagine, la descrizione delle valli occitane del nord-ovest italiano secondo quanto concesso dalla L.N. 482/1999 messa a confronto con i dati dei linguisti.

I dialetti liguri rappresentano un gruppo sostanzialmente unitario nel quale le forze centrifughe date dal frazionamento territoriale sono state controbilanciate, tra l'altro, dall'influsso politico e culturale di Genova su gran parte del restante territorio: se questo fatto ha marginalizzato da un lato i dialetti più eccentrici, come quelli arcaici delle Alpi Marittime (dialetto brigasco) o delle Cinque Terre, in alcuni casi si è verificata la conservazione nelle parlate provinciali di caratteristiche un tempo comuni al genovese urbano: ad esempio, la [ɹ] palatale caduta nella variante illustre a partire dal sec. XVIII è ancora saldamente presente in molte varietà della Riviera di Ponente, e i suoni [ts] e [dz] del genovese medievale si mantengono ancora in alcune aree montane. Al di là dell'influenza genovese, alcuni elementi di differenziazione interna sono comunque antichi: si distingue così l'esito di -CL- latino nell'area orientale gravitante sulla Spezia (che, a partire da Bonassola, ha ['speʧo]) dal tipo genovese (['spe:ʤu]), diffuso fino a Taggia (IM) verso ovest e da quello occidentale estremo che è ['speʎu]; al contrario, l'esito del nesso latino -LI- è [ʤ] in un'area che va dai confini orientali fino alla zona di Finale Ligure (SV) (che ne è esclusa) (FAMILIA > [fa'miʤa]), mentre più a ovest si ha [ʎ] ([fa'miʎa]); tra i fenomeni di tipo "galloitalico", inoltre, la velarizzazione di -N- e il passaggio di Ē latina ad [ej] sono estesi solo nella zona più direttamente influenzata da Genova, con LANA > ['laŋa] ('lana'), che va da Noli a Framura e BIBERE > ['bejve] ('bere'), che va da Noli a Levanto.

Sulla base di queste e di altre differenziazioni è ormai invalso l'uso di classificare i dialetti liguri secondo lo schema seguente:

  • ligure orientale, dai confini orientali della Liguria fino a Bonassola sulla costa (con l'area particolarmente conservativa delle Cinque Terre, ove la parlata è peculiare in quanto presenta influenze sia spezzine che genovesi), e fino a Carrodano e Sesta Godano (SP); il dialetto del centro urbano di La Spezia (anche a causa di forti flussi migratori esterni che lo hanno interessato già a partire dal XIX secolo) presenta caratteristiche di confine fra l'area ligure, cui appartiene, e quella lunigianese; la Val di Vara mostra concordanze con il lunigianese, sempre maggiori procedendo verso sud-est, parimenti la percorrenza lungo l'asse nord-ovest trova progressivamente sempre più influenze genovesi: è proprio Sesta Godano a segnare uno spartiacque linguistico tra le due varietà fonetico-lessicali.
  • ligure genovese, da Framura a Capo Noli, col corrispondente entroterra al di sotto dello spartiacque appenninico e appendici in valle Scrivia; si tratta della varietà più diffusa e parlata, riconosciuta come "illustre";
  • ligure centro-occidentale, da Finale Ligure a Taggia;
  • ligure occidentale (compreso l'intemelio), da Taggia a Monaco (monegasco);
  • ligure alpino (o roiasco), nelle zone montane a nord della fascia occidentale, con caratteri conservativi; il dialetto brigasco di Realdo, Verdeggia e Olivetta San Michele, in provincia di Imperia, oltre a quello di Briga Alta (CN), appartengono a questa sottovarietà e la loro attribuzione al tipo occitano è legata strumentalmente all'accesso ai fondi della legge 482 in materia di minoranze linguistiche storiche;
  • ligure dell'Oltregiogo al di sopra dello spartiacque, con caratteri di transizione verso il piemontese (Oltregiogo occidentale, corrispondente alla val Bormida e alla zona tra Sassello e Ovada), il lombardo (Oltregiogo centrale, con centro a Novi Ligure) e l'emiliano (Oltregiogo centrale con la val Staffora e Oltregiogo orientale, dalla val Trebbia alla val di Taro);
  • Non costituisce un gruppo a sé il ligure coloniale, definizione convenzionale sotto la quale si raggruppano come si è visto il tabarchino, sostanzialmente aderente al genovese rustico, e il bonifacino, che rappresenta un'autonoma evoluzione dei dialetti liguri orientali degli originari coloni, con influssi del genovese urbano.

All'interno di questi raggruppamenti vigono differenziazioni anche sostanziali, ma in linea di massima le parlate liguri rimangono nettamente riconoscibili nel loro insieme e risultano caratterizzati da una forte unitarietà lessicale, che ne favorisce l'intercomprensione; il gruppo genovese è comunque il più compatto, anche se le differenze areali (ad esempio tra l'area del Tigullio e la varietà urbana o il dialetto savonese) e di ordine sociolinguistico (varianti rustiche, popolari, della borghesia urbana, ecc.) hanno una loro importanza.

Storia linguistica esterna[modifica | modifica wikitesto]

Fortezza genovese a Caffa, in Crimea. Qui nel 1380-1381 fu redatto in volgare ligure un trattato fra la Repubblica di Genova e il Khan dei Tartari.
Case colorate nel quartiere di La Boca, Buenos Aires. La varietà di spagnolo rioplatense risulta ancor oggi fortemente influenzata, dal punto di vista lessicale, da numerosissimi genovesismi di uso quotidiano.

Accanto all'originale evoluzione linguistica, che denuncia l'alternarsi nel periodo di formazione di fasi di apertura verso il settentrione a momenti di maggiore orientamento verso sud (coincidenti probabilmente con la fase della resistenza bizantina all'espansione longobarda tra il VI e il VII secolo), un aspetto costitutivo della personalità attuale della lingua ligure è dato dalle conseguenze della precoce espansione politico-commerciale di Genova nell'Oltremare: più ancora che Venezia, interessata al controllo di un settore significativo del proprio retroterra, Genova, unificato lo stato regionale lungo l'arco rivierasco e oltre, si dimostrò poco attratta dai modelli culturali e linguistici del settentrione, al punto che l'alterità etnica rispetto ai "Lombardi" è un luogo comune costantemente rappresentato nella letteratura medievale.

Come si è visto, le dinamiche dell'espansione mediterranea introdussero precocemente, nel genovese e nelle parlate liguri, una serie di elementi lessicali di varia provenienza che contribuirono in maniera decisiva allo sviluppo di una personalità linguistica autonoma rispetto al retroterra: al contempo, il diretto raccordo con la Toscana eludeva la partecipazione dell'area ligure ai modelli di koinè italiana settentrionale, isolando Genova e le Riviere anche dai più recenti processi evolutivi in ambito galloitalico: "lingua del mare" quanto poche altre, il genovese ha lasciato inoltre una quantità notevole di prestiti non soltanto nelle lingue con le quali ha avuto più lunghi e durevoli contatti, come il corso, ma anche in diversi idiomi orientali, in spagnolo, in francese e naturalmente nell'italiano, che dal genovese ha mutuato una parte importante del proprio lessico marinaresco (parole come scoglio, cavo, gassa, bolentino, tra le altre, sono di derivazione ligure).

Va considerato, inoltre, che il genovese godette in epoca medievale e moderna di un notevole prestigio come lingua commerciale, diffusa poi a lungo nei grandi porti del Mediterraneo orientale e occidentale e lungo le coste americane dell'Atlantico: non solo le colonie commerciali genovesi, da Pera presso Costantinopoli a Caffa in Crimea assistettero a questa espansione linguistica (puntualmente rintracciabile nei documenti), ma ancora in pieno Ottocento il genovese ebbe un ruolo preminente nei contatti commerciali tra operatori locali ed europei ad esempio a Tunisi, e fu lingua tecnica della navigazione fluviale lungo il Río de la Plata in Argentina. Questa diffusione ebbe come riflesso interno una crescita del genovese come lingua scritta a partire dalla fine del XIII secolo.

Atti ufficiali redatti in volgare genovese appaiono con sempre maggiore frequenza fra il Trecento e il Quattrocento, e solo a partire dalla metà del Cinquecento si può parlare di una generalizzata sostituzione dell'italiano negli usi scritti (ove peraltro a prevalere fu sempre il latino). In questo modo il genovese finì per rappresentare un elemento caratterizzante nella rappresentazione retorica della "diversità" genovese, denunciata da Dante nella Divina Commedia ma assunta dalla classe dirigente locale come punto di forza della propria prassi politica: le peculiarità istituzionali della Repubblica, soprattutto a partire dal 1528, furono associate strettamente all'utilizzo di una lingua che gli umanisti italiani, come il Varchi, definirono "barbara" e "da tutte l'altre diversa", ma che proprio per questo gli intellettuali locali, come Paolo Foglietta non cessarono di promuovere come espressione originale di un senso di autonoma appartenenza.

Il rapporto lingua-identità divenne particolarmente vistoso tra il XVII e il XIX secolo, prima in polemica con l'italiano fiorentino e lo spagnolo, lingue "forestiere" rifiutate da una parte dell'aristocrazia locale, poi come elemento di coesione interclassista ai tempi della guerra di liberazione dall'occupazione austro-piemontese del 1745-1748.

Se a differenza dei vicini stati sabaudi l'italiano, per quanto piuttosto diffuso (e non soltanto nei ceti intellettuali), non ebbe mai prerogative di ufficialità durante l'Ancien régime, con l'occupazione piemontese (1815) il suo uso pubblico incise profondamente il prestigio del genovese, sempre più relegato al rango di linguaggio tecnico della navigazione e del commercio, oltre che, ovviamente, come linguaggio parlato: la reazione autonomista sviluppatasi soprattutto prima della proclamazione del Regno d'Italia (1861) si servì comunque del genovese in funzione anti-monarchica, e tracce significative di questo atteggiamento, che confermava il nesso imprescindibile tra identità linguistica e senso di appartenenza, si ritroveranno nella prassi di scrittori attivi fino ai primi decenni del Novecento. A partire da allora, il regresso del genovese e delle parlate liguri segue modalità analoghe a quelle che contraddistinguono il progressivo calo di prestigio delle diverse parlate regionali in Italia.

La legislazione regionale in materia linguistica è tra le più arretrate in Italia e le attività di promozione e valorizzazione del patrimonio linguistico restano allo stato attuale affidate essenzialmente a iniziative di volontariato non sempre sostenute da un'opportuna preparazione scientifico-culturale.

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Quella in genovese presenta caratteri insoliti nel quadro delle letterature regionali italiane: è dotata anzitutto di una propria continuità storica e contenutistica, verificabile a partire dai testi delle origini, e si distingue per il deciso prevalere di temi che esulano da quelli che si considerano tipici dell'espressione “dialettale”.

Il primo testo, risalente al 1190, è il contrasto bilingue di un trovatore provenzale, Raimbaut de Vaqueiras, nel quale una dama genovese risponde per le rime a un corteggiatore occitano. Questo esperimento letterario isolato, tra i primi a prevedere l'uso di un volgare di area italiana, spicca tra i documenti di carattere notarile anticipando solo dal punto di vista linguistico i successivi frammenti epico-lirici e la complessa opera poetica dell'Anonimo Genovese (contenuta nel Codice Molfino), che tra la fine del Duecento e i primi del Trecento sviluppa nelle sue Rime temi di carattere religioso e morale, ma soprattutto l'esaltazione patriottica delle vittorie navali sui veneziani: è l'iniziatore di un robusto filone di poesia civile che continuerà nei secoli successivi accanto alla produzione lirica, orientata in un primo tempo su contenuti religiosi (le Laudi di tradizione tosco-umbra, primo embrione del teatro in volgare).

Il Trecento tuttavia vede soprattutto una notevole fioritura di testi in prosa (prevalentemente anonimi, ma anche di autori come Gerolamo da Bavari o Antonio de Regibus), opere originali o tradotte dal latino, dal francese, dal toscano e dal catalano con le quali Genova si propone quale centro di ricezione e di trasmissione per un tipo di letteratura moraleggiante, a carattere narrativo, cronachistico e dottrinale, che tocca i suoi vertici nella Passion de lo Segnor Gexù Christe e in alcune raccolte di vite di santi e leggende mariane (Miràcori de la biâ Verzem). Questo filone continua nel Quattrocento arricchendosi di contenuti escatologici nella Istòria de lo complimento de lo mondo e avegnimento de Antechriste, ma intanto l'uso del genovese come lingua cancelleresca implica la trascrizione di orazioni politiche e altre prose civili. La poesia in volgare stigmatizza in quell'epoca le discordie intestine, ma celebra anche, con Andreolo Giustiniani, le più recenti vittorie d'oltremare.

Nel corso del Cinquecento la lirica religiosa cede progressivamente il passo a quella di carattere amoroso, condotta tra gli altri da Paolo Foglietta e Barnaba Cigala Casero sui registri sostenuti del petrarchismo. Con Foglietta in particolare riprende vigore la poesia civilmente impegnata che riflette il complesso dibattito istituzionale interno della Repubblica: nasce in quell'epoca anche un teatro plurilingue, destinato a grande fortuna nel secolo successivo grazie all'opera di Anton Giulio Brignole Sale, in cui i personaggi che si esprimono in genovese rappresentano dietro metafora le problematiche politiche che si agitano in quel periodo. Gian Giacomo Cavalli è l'autore più rappresentativo del concettismo barocco della prima metà del Seicento e il poeta che più di ogni altro sviluppa, con la sua lirica amorosa e i poemetti encomiastici e patriottici raccolti nella Çìttara zeneize (1636) una lingua letteraria nettamente distinta dalla parlata popolare fatta propria tra gli altri, nello stesso periodo, da Giuliano Rossi.

Dopo la crisi di metà Seicento l'espressione in genovese riprende vigore su temi politico-patriottici, prima con le opere di Carlo Andrea Castagnola e Gio. Agostino Pollinari che celebrano la resistenza genovese al bombardamento francese del 1684, poi con la fioritura intorno al 1745-1748 di un'ampia produzione epica dedicata alla guerra di liberazione dall'occupazione austro-piemontese (la cosiddetta guerra di Balilla) e alle ultime vittorie sui corsari barbareschi: a opere anonime come la Libeaçion de Zena e il Trionfo dro pòpolo zeneize si associa in particolare la multiforme attività poetica e teatrale di Stefano de Franchi, autore aristocratico che apre tuttavia al gusto popolaresco nelle sue traduzioni da Molière (Comedie transportæ da ro françeize in lengua zeneize) e nelle poesie originali di contenuto lirico e patriottico. Questa vena sarà continuata con accenti diversi durante la breve stagione della poesia rivoluzionaria legata all'instaurazione (1797) del regime filofrancese.

L'Ottocento si apre all'insegna dello scoramento per l'annessione forzata alla monarchia sabauda, che genera da un lato il disimpegno, risolto in chiave introspettiva e moraleggiante, di Martin Piaggio (Esòpo zeneise), dall'altro la reazione patriottica e liberal-repubblicana di autori come Giovanni Casaccia, Giovanni Battista Vigo e soprattutto Luigi Michele Pedevilla, che col poema epico A Colombìade si inserisce a pieno titolo nel clima delle rinascenze culturali delle lingue minoritarie europee. Riprende vigore nell'Ottocento anche la produzione in prosa: sia la narrativa, per lo più legata alle appendici di giornali in genovese come O Balilla e "O Staffî, dove compaiono le opere di Edoardo M. Chiozza e il romanzo anonimo di ambientazione americana Ginn-a de Sanpedænn-a; sia il teatro, che vede in Nicolò Bacigalupo il primo autore in genovese di gusto schiettamente dialettale.

Ai primi del Novecento, mentre nasce o cresce la scrittura in alcune varietà dialettali periferiche (spezzino, ventimigliese, alassino, monegasco), Angelico Federico Gazzo con la traduzione integrale della Divina Commedia si inserisce, rinnovandolo, al seguito del filone regionalista ottocentesco; dopo gli aggiornamenti tentati da Carlo Malinverni, il clima poetico del Novecento è dominato però dalla figura di Edoardo Firpo, autore attento al recupero della tradizione classica ma aperto al decadentismo e al rinnovato gusto della poesia dialettale italiana contemporanea. Nello stesso periodo si distingue anche il poeta savonese Giuseppe Cava.

Nel secondo dopoguerra la poesia in genovese e nelle varietà liguri cresce per qualità e quantità con autori come l'imperiese Cesare Vivaldi, i ventimigliesi Renzo Villa e Andrea Capano, il lericino Paolo Bertolani, e soprattutto i genovesi, da Alfredo Gismondi e Aldo Acquarone, a Plinio Guidoni (anche drammaturgo), Roberto Giannoni, Luigi Anselmi, Vito Elio Petrucci, Silvio Opisso, Giuliano Balestreri, Sergio Sileri, Sandro Patrone, Angelo de Ferrari, Daniele Caviglia, Alessandro Guasoni, Enrica Arvigo, Anselmo Roveda e numerosi altri, non sempre meritevoli di menzione per l'eccellenza artistica, ma comunque rappresentativi dell'interesse che circonda nella fase attuale l'uso letterario del genovese. Una certa sclerosi riguarda negli ultimi tempi il teatro, legato ai modelli farseschi imposti dall'attore Gilberto Govi, mentre la canzone d'autore ha toccato punte di eccellenza con Fabrizio De André; recenti sono i tentativi di rinascita della prosa giornalistica e la ricerca di altri ambiti espressivi, come la prosa scientifica e divulgativa.

Confronto tra il ligure (varietà genovese) e altre lingue neolatine[modifica | modifica wikitesto]

Si propone nelle tabelle che seguono un confronto tra il tipo ligure e le principali lingue neolatine e una panoramica lessicale dei vari dialetti liguri, utile a fare risaltare l'unità e la varietà all'interno dell'area.[14]

Flag of Liguria.svg Ligure Italia Italiano Piemonte Bandiera.png Piemontese Francia Francese Spagna Spagnolo Portogallo Portoghese Flag of Catalonia.svg Catalano Flag of the Italian region Sardinia.svg Sardo Flag of Corsica.svg Corso
primmaveia [prima'veja] primavera prima printemps primavera primavera primavera beranu veranu/primavera
doménega [du'menega] domenica dumìnica dimanche domingo domingo diumenge domìniga dumènica
zennâ [ze'na:] gennaio genè janvier enero janeiro gener ghennàrgiu ghjennaghju
eutto ['øtu] otto eut huit ocho oito vuit oto ottu
òmmo ['ɔmu] uomo òm homme hombre homem home òmine omu
ascordâse [askur'da:se] dimenticare dësmentié oublier olvidar esquecer oblidar ismentigare scurdassi
cösa ['kɔ:sa] cosa còsa chose cosa coisa cosa cosa cosa
nïo ['ni:u] nido ni nid nido ninho niu niu nidu
teito ['tejtu] tetto coert toit techo tecto sostre teulado tettu
freido ['frejdu] freddo frèid froid frío frio fred fritu fretu
ceuve ['ʧø:ve] piovere pieuve pleuvoir llover chover ploure pròere piove
graçie ['grasje] grazie mersì/grassie merci gracias obrigado gràcies gràtzias grazie
gexa ['ʤe:ʒa] chiesa gesia église iglesia igreja església crèsia ghjesgia
rosso ['rusu] rosso ross rouge rojo vermelho vermell/roig ruju rossu
giäno ['ʤa:nu] giallo giàun jaune amarillo amarelo groc grogu giallu
gianco ['ʤaŋku] bianco bianch blanc blanco branco blanc biancu/arbu biancu
sciô ['ʃu:] fiore fior fleur flor flor flor frore fiore
fænn-a ['fɛŋa] farina farin-a farine harina farinha farina farina/arina farina
moæ ['mwɛ:] madre mare mère madre mãe mare mama mamma/madre
lalla ['lala] zia magna tante tía tia tia tziu zìa

Confronto tra diverse varietà liguri[modifica | modifica wikitesto]

Genova-Stemma.png Genova Savona-Stemma.png Savona[15] Carloforte-Stemma.png Carloforte Albenga-Stemma.png Albenga Ventimiglia-Stemma.png Ventimiglia La Spezia-Stemma2.png La Spezia Novi Ligure-Stemma.png Novi Ligure Italia Italiano
['ʧy] ['ʧy] ['ʧy] ['ʧy] ['ʧy] ['ʧy] ['py] più
['ʤaŋku] ['ʤaŋku] ['ʤaŋku] ['ʤaŋku] ['ʤaŋku] ['ʤaŋko] ['bjaŋku] bianco
['ʃama] ['ʃama] ['ʃama] ['ʃama] ['ʃama] - - fiamma
[ku'niʤu] [ku'niʤu] [ku'niʤu] [ku'niʤu] [ku'niʎu] [ko'niʤo] [ku'ni] coniglio
[fa'miʤa] [fa'miʤa] [fa'miʤa] [fa'mi:a] [fa'miʎa] [fa'miʤa] [fa'mi:a] famiglia
['spe:ʤu] ['spe:ʤu] ['ʃpe:ʤu] ['spe: ʤu] ['speʎu] ['speʧo] ['spe:ʤu] specchio
['tɔ:a] ['tɔ:a] ['to:a] ['tɔɹa] ['tɔwɹa] ['tɔ:a] ['tɔra] tavolo
[bruŋ'ziŋ] [bruŋ'ziŋ]/[preˈd͡ʒiŋ] [bruŋ'ziŋ] [bruŋ'ziŋ] - [broŋ'ziŋ] [bruŋ'zejŋ] rubinetto
[skɔ: 'sa:] [skɔ: 'sa:] [ʃko: 'sɔ] [sku'sa] [skaw'sa] [sko'sa] [skusa'rejŋ] grembiule
['briku] ['briku] ['briku] ['briku] ['briku] ['briko] ['briku] monte
[maŋ'dilu] [maŋ'dilu] [maŋ'dilu] [maŋ'dilu] [maŋ'driʎu] [maŋ'dilo] [maŋ'dilu] fazzoletto
['zja:rdwa] ['zja:rdwa] ['ʤɔːrdja] [zga'vadwa] [zga'vawduɹa] [brilo'e:a] ['ʤɔrdura] trottola
[se'truŋ] [se'truŋ] [purtu'gɔ] [purtu'galu] [purte'galu] [se'trɔŋ] [si'trɔŋ] arancia
[baŋ'ka:] [baŋ'ka:] [baŋ'kɔ] [baŋka'ɹa] [baŋka'ɹa] [baŋka'a] [baŋka'ɹɔ] falegname
['mja:ʤa] ['mjaʤa] ['mjɔ:ʤa] [my'ɹaja] [my'ɹaʎa] ['mia:ʤa] [my'rɔja] muro
['fɛŋa] [fa'iŋa] ['fajna] ['faɹina] ['faɹina] [fa'ina] [fa'rejŋna] farina
['lyŋa] ['lyŋa] ['lyŋa]/['lyɲa] ['lyna] ['lyna] ['lyna] ['løjŋna] luna
['bejve] ['bɛjve] ['bajve] ['be:ve] ['beve] ['beve] ['bajve] bere
['mejze] ['mɛjze] ['majze] ['me:ze] ['meze] ['meze] ['majze] mese
['maska] ['maska] ['maʃka] ['maska] ['maska] ['maska] ['maska] guancia
[kreʃeŋ'tiŋ] [kreʃeŋ'tiŋ] [kreʃeŋ'tiŋ] [kreʃeŋ'tiŋ] [saŋ'ʤytu] [kreseŋ'tiŋ] [kreseŋ'tɛiŋ] singhiozzo

Citazioni celebri[modifica | modifica wikitesto]

Monumento a Balilla a Genova. Al personaggio è tradizionalmente associata l'espressione «Che l'inse?».

Citazioni letterarie[modifica | modifica wikitesto]

  • «E tanti sun li Zenoexi, e per lo mondo sì destexi, che und'eli van o stan un'atra Zenoa ge fan» («Tanti sono i genovesi, per il mondo così dispersi, che dove vanno e stanno un'altra Genova fanno»); da una rima dell'Anonimo Genovese, XIII-XIV secc.
  • «Questa è particolâ feliçitæ / à ri Zeneixi dæta da ro Çê, / d'avei paròlle in bocca con l'amê, / da proferîre tutte insuccaræ» («Questa è la particolare felicità data dal Cielo ai Genovesi: di avere parole in bocca [dolci] come il miele, da proferire tutte inzuccherate»); versi da un sonetto di Gian Giacomo Cavalli (1590-1657).

Citazioni storiche[modifica | modifica wikitesto]

  • «Mi chì», ossia «Io qui», è stata la risposta di Francesco Maria Imperiale Lercari, Doge della Repubblica di Genova, costretto dopo il bombardamento di Genova da parte dei Francesi (1684) a recarsi a Versailles a omaggiare il Re Sole, alla domanda su quale tra le molte meraviglie della reggia lo avesse colpito di più.
  • «Che l'inse?», ossia «Devo cominciarla?», è la frase che una dubbia tradizione[16] attribuisce al ragazzino di Portoria (soprannominato Balilla) che nel 1746 diede avvio alla sassaiola contro gli austro-piemontesi, culminata con la liberazione di Genova dagli invasori.
  • «Aiga a-e còrde!», ossia «Acqua [in genovese ægua] alle funi!», è una frase che fu gridata in Piazza San Pietro, a Roma, in occasione dell'innalzamento dell'obelisco al centro della alla piazza, nel 1585, da parte di un marinaio di Bordighera, il capitano Bresca, che evitò la rottura delle corde di sollevamento; fu premiato con l'esclusiva di fornire al Papa Sisto V le palme per la cerimonia della Domenica delle Palme.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marinoni, 1957, pp. 37-50
  2. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".
  3. ^ Zenese, senza apertura di -Ē- in -ei-, nelle varietà non genovesi. Come spiegato nel corpo della voce, si tratta della denominazione utilizzata tradizionalmente con riferimento alle parlate di tipo ligure; ciononostante, sia per influsso dell'italiano quanto per essere venuti meno i legami con la ex Repubblica di Genova, in tempi recenti sta prendendo piede anche la dizione ligure /'ligyre/.
  4. ^ La Carta è stata firmata il 25 giugno 1992 ed è entrata in vigore il 1º marzo 1998 (l'Italia l'ha firmata il 27 giugno 2000 ma non l'ha ancora ratificata)
  5. ^ Lotte Zörner, L'ottonese: un dialetto ligure, in: Studi linguistici sull'anfizona ligure-padana, Alessandria, 1992, pagg. 79-175
  6. ^ Art. 8. - La langue française est la langue officielle de l'État., Costituzione di Monaco del 1962
  7. ^ Carloforte, isola di San Pietro, Sardegna
  8. ^ Per le varietà liguri esportate si veda la voce ligure coloniale.
  9. ^ Si veda in merito AA.VV. L'italiano nelle regioni. Lingua nazionale e identità regionali a cura di Francesco Bruni, UTET, Torino 1992, e soprattutto il saggio relativo alla Liguria di Alberto Beniscelli, Vittorio Coletti e Lorenzo Coveri.
  10. ^ http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20070420_00/testointegrale.pdf
  11. ^ Raymond Arveiller, Étude sur le parler de Monaco. Comité National des Traditions Monégasques, 1967.
  12. ^ Dati e rimandi bibliografici sono disponibili presso questo indirizzo.
  13. ^ Il parere della comunità scientifica, corredato da ampia bibliografia in proposito, è riassunto ad esempio in F. Toso, L'occitanizzazione delle Alpi liguri e il caso del brigasco: un episodio di glottofagia (disponibile presso questo indirizzo).
  14. ^ Gli esempi sono tratti da un fascicolo illustrativo, Per conoscere il genovese, Genova, Amministrazione Provinciale, 2000. Il sardo si riferisce alla variante della Limba Sarda Comuna
  15. ^ Quanto alle trascrizioni relative a Savona, non si è tenuto conto del fenomeno di velarizzazione di -[a:]- verso vocali più chiuse, che risulta d'altra parte diffuso in numerose aree di entrambe le riviere.
  16. ^ F. Toso, Piccolo dizionario etimologico ligure, Ed. Zona, Fano 2015, pag. 156-157.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • F. Bampi, Nuovo Dizionario Italiano Genovese Genova, Nuova Editrice Genovese 2008;
  • A. Beniscelli, V. Coletti e L. Coveri, Liguria, in L'italiano nelle regioni a c. di F. Bruni, Torino, Utet 1992, pp. 45–84, con un'appendice a c. di L. Coveri nel volume Testi e Documenti, Torino, Utet 1994, pp. 55–100;
  • P. Carli, Dizionario dialettale sanremasco-italiano, Sanremo, in proprio, 1973;
  • G. Casaccia, Vocabolario genovese-italiano, Genova, Pagano 1851 [ed. anastatica, Genova 1997];
  • G. Casaccia, Dizionario genovese-italiano, Genova, Schenone Genova 1876 (II ed.) svariate edd. anastatiche];
  • C. Costa, Grammatica genovese, Rapallo, Tigullio-Bacherontius 1993;
  • W. Forner, Generative Phonologie des Dialekts von Genua, Hamburg, Buske 1975;
  • W. Forner, Italienisch: Areallinguistik I. Ligurien
  • F. Lena, Nuovo dizionario del dialetto spezzino, La Spezia, Accademia Lunigianese G. Capellini 1992;
  • C.Olivari, Zeneise Riso Ræo - Vocabolario Genovese-Italiano Italiano-Genovese, Genova, Libero di Scrivere 2006
  • E.G. Parodi, Studi liguri, Archivio Glottologico Italiano, XIV/XVI-1898/1905, pp. 1–110, 1-82, 105-161;
  • G.B. Pellegrini, Contributo allo studio dell'influsso arabo in Liguria, «Miscellanea Storica Ligure II», Genova 1961, pp. 17–95; F. Toso, Gli ispanismi nei dialetti liguri, Alessandria, Ed. dell'Orso 1993; P. Scarsi,
  • G. Petracco Sicardi, Prontuario etimologico ligure, Alessandria, Ed. dell'Orso 1998;
  • C. Randaccio, Archive.org Dell'idioma e della letteratura genovese; studio seguìto da un Vocabolario etimologico genovese, Roma, Forzani e C. Tipografi del Senato, 1894;
  • S. Ravera, Ti veu scrive in dialetto?, Savona, s.a. (ma 1985);
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  • F. Toso, Grammatica del genovese, Recco, Le Mani 1997;
  • F. Toso, La letteratura ligure in genovese e nei dialetti locali. Profilo storico e antologia a cura di Fiorenzo Toso, Recco (GE), Le Mani 2009 (in 7 volumi);
  • F. Toso, Liguria, in M. Cortelazzo, C. Marcato, N. De Blasi, e G.P. Clivio
  • F. Toso, Storia linguistica della Liguria dalle origini al 1528, Recco, Le Mani 1995;
  • F. Toso, Un modello di plurilinguismo urbano rinascimentale. Presupposti ideologici e risvolti culturali delle polemiche linguistiche nella Genova cinquecentesca, in Città plurilingui.
  • F. Toso, Emigranti do rïe. Poeti in genovese del Novecento, «Rivista in forma di parole» (numero monografico), a. XIX (1999), serie IV,
  • I dialetti italiani. Storia struttura uso, Torino, UTET 2002, pp. 196–225

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