Faradda di li candareri

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Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO-ICH-blue.svg Patrimonio immateriale dell'umanità
Celebrazione delle grandi strutture processionali a spalla
(EN) Celebrations of big shoulder-borne processional structures
Sassari - La Discesa dei candelieri 2012 (02).jpg
La Discesa dei Candelieri
Stato Italia Italia
Inserito nel 2013
Lista Lista rappresentativa del patrimonio
Settore Arti dello spettacolo
Scheda UNESCO (ARENESFR) 00721
Faradda di li candareri
Sassari - La Discesa dei candelieri (La Faradda) (12).JPG
Tipo di festa religiosa
Data 14 agosto
Celebrata in Sassari
Religione cattolica
Oggetto della celebrazione scioglimento del voto di liberazione dalla peste in onore della madonna Assunta
Tradizioni trasporto dei candelieri verso la chiesa di Santa Maria di Betlem
Tradizioni profane sfilata dei medi e piccoli candelieri, concerto per i candelieri, premio dei candelieri d'oro e d'argento
Data d'istituzione XV - XVI secolo
Altri nomi Discesa dei candelieri, i Candelieri, Festha Manna

La Faradda di li candareri o solo Faradda (in sassarese per Discesa dei candelieri) è la festa che si tiene a Sassari la sera precedente alla festa della Madonna Assunta (ferragosto) ed è la processione religiosa più importante e più sentita dalla popolazione. Secondo la tradizione, la festa deriva da un voto fatto alla Madonna Assunta, che avrebbe salvato la città dalla peste del 1652. La discesa è una processione danzante in cui vengono trasportati a spalla, dai rappresentanti dei gremi, i "candelieri" (che sono dei ceri simbolici, in forma di grandi colonne di legno). La processione parte da "pla de Castell" (attuale piazza Castello) si arriva a Piazza Azuni e si prosegue lungo il Corso Vittorio Emanuele II fino a Porta Sant'Antonio e attraverso il Corso Francesco Vico fino ad arrivare alla chiesa di Santa Maria di Betlem.

La festa rientra nella Rete delle grandi macchine a spalla italiane,[1] dal 2013 inserita nel Patrimonio orale e immateriale dell'umanità dell'UNESCO. La celebrazione è seguita ogni anno da circa 100.000 persone, con visitatori che giungono a Sassari da ogni parte del mondo[2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La festa sarebbe sorta a Pisa agli inizi del XIII secolo come offerta di cera alla Vergine Maria: la sera del 14 agosto, venivano portate in processione delle grosse macchine di legno ricoperte di cera e raffiguranti santi ed episodi biblici; ogni macchina, a forma di tabernacolo o palma aperta, simile dunque ad una pala d'altare, veniva trasportata fino alla cattedrale accompagnata da musica.

il candeliere dei Calzolai in una immagine di un secolo fa

Le città alleate della Repubblica di Pisa (Sassari, Iglesias e Nulvi ad esempio) forse concorsero all'oblazione dei ceri della Repubblica marinara e in seguito praticarono loro stesse il rito ogni vigilia ferragostana. A Sassari la festa proseguì anche durante l'alleanza con Genova e poi durante il Regno di Sardegna aragonese e spagnolo. A causa delle forti spese, gli spagnoli tentarono più volte di sopprimere la cerimonia, ma senza successo. Le associazioni di arti e mestieri cittadine, i gremi, che pagavano la consistente somma necessaria per la cera, utilizzata come materia prima, decisero tuttavia di sostituire il cero da costruire ogni anno con dei candelieri di legno, uguali per tutti, e che non venivano sostituiti; questi mutarono la loro forma da tabernacoli a colonne "coronate" da bandierine, per facilitare i "balletti" durante il percorso.

Nel Cinquecento, la città fu più volte colpita dalla peste e, secondo la tradizione, l'epidemia più terribile sarebbe terminata un 14 agosto per intercessione della Madonna. Il voto venne ufficialmente menzionato solo dopo la peste del 1652, ma in documenti ben più antichi (1531) viene decretato l'ordine di accesso delle corporazioni nel tempio dedicato alla madonna, fatto che fa desumere che la prima stesura del voto sia cinquecentesca. Gli otto maggiori gremi del tempo (mercanti, massai, sarti, muratori, calzolai, ortolani, conciatori e pastori) insieme alle autorità comunali e alla curia arcivescovile, formularono il voto solenne di portare in processione, ogni 14 agosto, otto candelieri dalla "piana di Castello", l'attuale piazza Castello, sino alla chiesa di Santa Maria di Betlem.

Il voto venne rispettato e ripreso con più vigore all'insorgere di ogni nuova epidemia; nell'Ottocento fu rinnovato per il colera. Nel 1855, cessata la devastazione colerica che porto alla tomba circa ottomila vittime, i Candelieri furono portati in processione la sera del 1º dicembre.

Nel corso del XIX secolo, tuttavia, i gremi dei mercanti e dei pastori, i cui adepti subirono gli influssi tardo-illuministi, furono sciolti e il gremio dei sarti si rifiutò di partecipare alla faradda con il proprio candeliere. Anche il gremio dei carradori si sciolse in seguito, soffocato dai numerosi debiti insoluti. Solo cinque degli otto originali candelieri erano rimasti a partecipare alla festa.

Il comune si mobilitò, per salvare la "festha manna" cittadina, dotando ogni gruppo di portatori di una divisa. Convinse inoltre il gremio dei sarti a partecipare nuovamente alla festa e ammise nuovi gremi alla sfilata: nel 1921 il gremio dei falegnami, che si era scisso dal muratori nel corso dell'Ottocento, nel 1937 il gremio dei contadini, separatosi dai massai nel 1803, nel 1941 il gremio dei viandanti, anch' esso nato dalla separazione dai carradori nel 1633, ma che aveva continuato a partecipare alla festa con la sola bandiera, e nel 1955 il gremio dei piccapietre, pur'esso staccatosi dai muratori, portando il numero dei candelieri a nove.

Nel 1979 fu fondato l'"Intergremio", associazione dei gremi che partecipavano alla faradda tranne il gremio dei viandanti, con l'aggiunta del arcigremio della Mercede (facchini) e del gremio dei macellai, i quali tuttavia in seguito furono allontanati da questo sodalizio intergremiale senza un plausibile motivo. Negli anni ottanta riprese l'attività il gremio dei fabbri, rimasto inattivo per circa quarant'anni, che contro il parere di molti degli altri gremi, fu ammesso nel 2003 alla faradda con la sola bandiera. Nel 2007 si ebbero numerose polemiche e proteste in seguito all'ammissione del candeliere dei fabbri alla faradda da parte del consiglio comunale e con l'opposizione dell'"Intergremio", concessione che portò il numero dei candelieri a dieci.

Francobollo dedicato emesso nel 1998, dal valore di 550 Lire.

All'edizione della discesa del 2011 ha presenziato il messicano Francisco Lopez Morales, membro del Comitato intergovernativo e consigliere del percorso di candidatura della sfilata dei Candelieri a bene immateriale del patrimonio dell'Unesco. I candelieri, assieme ad altre feste simili in Italia sono stati ufficialmente candidati al riconoscimento Unesco il 18 aprile 2012.[3]

Nel luglio del 2016 sotto proposta del Gremio dei Viandanti approvata dall'Intergremio, previo consenso dell'apposita Commissione Paritetica, il Consiglio Comunale ha approvato una modifica del Regolamento di riferimento per la Discesa dei Candelieri ammettendo allo scioglimento del voto anche per il Candeliere del Gremio dei macellai a partire dallo stesso anno è di quello del Gremio dei facchini a partire dal 2017, portando così a 12 il numero dei Gremi ammessi alla discesa.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Retro della scheda telefonica dedicata.

Il 1º gennaio 1995 sono state emesse due schede telefoniche della Telecom Italia dedicate alla Faradda, del valore di 2000 e 5000 lire, per una tiratura di 12000 e 77000 esemplari, prodotte dalla ditta Mantegazza di Milano.

In occasione della Faradda del 1988 il Ministero delle Poste e Telecomunicazioni emise un francobollo del valore di 550 lire appartenente alla serie tematica "Il folclore italiano". La vignetta, in quadricromia, venne eseguita dal bozzettista del Centro Filatelico dell'Istituto Poligrafico dello Stato Antonello Ciaburro. Il francobollo ebbe una tiratura di 4 milioni di esemplari.

Il 29 luglio 2011 il Ministero del Turismo attribuì alla Discesa dei Candelieri il riconoscimento speciale di «Patrimonio d'Italia per la tradizione».[4]

Svolgimento[modifica | modifica wikitesto]

Gremi[modifica | modifica wikitesto]

Alla Faradda di li candareri attualmente partecipano undici gremi:

  • Gremio dei macellai (mazziddaggi, con sede nella cappella di San Maurizio nella chiesa della Santissima Trinità);
  • Gremio dei fabbri (frairaggi, con sede nella cappella di Sant'Eligio del duomo di San Nicola);
  • Gremio dei piccapietre (piccapiddreri, con sede nella cappella della Madonna della Salute della chiesa di Santa Maria in Betlem);
  • Gremio dei viandanti (viaggianti, con sede nella cappella della Beata Vergine del Buoncammino della chiesa di Sant'Agostino);
  • Gremio dei contadini (zappadori, con sede nella cappella di San Giovanni Battista della chiesa di Santa Maria in Betlem);
  • Gremio dei falegnami (masthri d'ascia, con sede nella cappella di San Giuseppe da Copertino della chiesa di Santa Maria in Betlem);
  • Gremio degli ortolani (orthurani, con sede nella cappella della Madonna di Valverde della chiesa di Santa Maria in Betlem);
  • Gremio dei calzolai (cazzuraggi, con sede nella cappella di Santa Lucia del duomo di San Nicola);
  • Gremio dei muratori (frabbiggamuri, con sede nella cappella della Madonna degli Angeli della chiesa di Santa Maria in Betlem);
  • Gremio dei sarti (trapperi, con sede nella cappella della Madonna di Monserrat della chiesa di Santa Maria in Betlem);
  • Gremio dei massai (con sede nella cappella della Madonna delle Grazie della chiesa di San Pietro in Silki).

Gremi che non hanno formulato il voto[modifica | modifica wikitesto]

È attualmente uno il gremio non ammesso a partecipare alla processione. I motivi della sua esclusione sono da ricercarsi in fattori storici che la predisposta commissione di esperti non ha ritenuto tali da giustificare il suo ingresso alla manifestazione ed è il Gremio degli autoferrotranvieri

Gremi disciolti[modifica | modifica wikitesto]

Sono numerosi i gremi di Sassari che si sono sciolti col tempo a causa delle modificazioni del mondo del lavoro o che sono stai inglobati da altri gremi. Quattro di questi erano gremi di candeliere, gli altri invece non sciolsero mai il voto all'assunta:

  • Gremio dei mercanti: fu il primo a scomparire;
  • Gremio dei conciatori: la cui cappella a Santa Maria è oggi occupata dai Piccapietre;
  • Gremio dei pastori: il cui candeliere dopo lo scioglimento fu donato ai contadini e la cui cappella è oggi assegnata ai falegnami;
  • Gremio dei carradori: il cui candeliere prima dello scioglimento fu sequestrato e successivamente consegnato ai viandanti; il gremio dei facchini nel 2002 ne ha reclamato la proprietà[5].

Candeliere di San Sebastiano[modifica | modifica wikitesto]

Candeliere di San Sebastiano

Costruito nel 2005 dai detenuti dell'omonima colonia penale per volontà dell'amministrazione comunale del capoluogo turritano e dell'associazione Intergremio che racchiude i gremi della città Sassarese.

Il candeliere viene fatto ballare all'interno del carcere diversi giorni prima la festa vera e propria alla presenza di autorità civiche, religiose e della direzione del carcere da alcuni ospiti della colonia. Successivamente viene invece fatto danzare in piazza Castello da alcuni ex-carcerati prima della consegna dei candelieri d'oro e d'argento.[6][7]

Il candeliere dei carcerati, di color rosso mattone, rassomiglia in tutte le sue componenti al resto dei candelieri di Sassari (escluso i sarti), l'unica differenza osservabile è nelle dimensioni più sottili rispetto agli omonimi canonici. La base del candeliere è di colore rosso-mattone con inserti rombidali color oro. Il fusto è di color rosso mattone reca l'effigie di San Sebastiano impressa mentre il capitello reca immagini di santi ed è sormontato da bandierine color oro o azzurre.

Rito[modifica | modifica wikitesto]

La festa inizia sin dal mattino con la vestizione dei candelieri nei pressi dell'abitazione dell'obriere o davanti alle sedi dei gremi: le grosse colonne vengono adornate con bandiere e ghirlande di carta (bora-bora) e fiori. Il gremio dei massai e quello dei contadini adornano il candeliere anche con spighe di grano[8].

I candelieri vengono quindi trasportati fino alla piazza Castello (dall'omonimo Castello di Sassari) da dove, dopo una piccola sosta di ringraziamento alla Vergine nella chiesa del Rosario, parte la sfilata.

La processione è aperta dalla banda musicale che viene seguita dagli undici candelieri (dal 2017 dodici) accompagnati dalle quattro bande cittadine, in ordine dal più giovane al più antico e prestigioso: facchini (dal 2017), macellai, fabbri, piccapietre, viandanti, contadini, falegnami, ortolani, calzolai, sarti, muratori e massai.

Ogni candeliere, accompagnato dal suono del tamburo (e per i viandanti anche dal piffero), compie numerose evoluzioni durante il tragitto, oscillando fra la folla, girando su se stesso (facendo così avvolgere i nastri o betti che scendono dalla sommità) o cambiando rapidamente direzione. Secondo una vecchia tradizione, più il candeliere sarà baddarinu (ballerino), più l'annata sarà buona.

Ogni anno si organizzano diversi gemellaggi fra i gremi che occupano posti di sfilata vicini; rituale tipico è quello di far avvicinare i due (a volte tre) candelieri senza preavviso e farli ballare uno di fronte all'altro; poi i due capo-candelieri (li capi carriaggi, che guidano le danze del cero) si scambiano e fanno ballare l'altro candeliere. Il momento culmine è quello del cosiddetto "bacio" fra i ceri, che vengono inclinati, quasi a fare un inchino, con i due capitelli che si toccano.

Sulla sinistra il Teatro civico, antico palazzo di Sassari dove si svolge la cerimonia dell'Intregu

I candelieri ballano lungo il corso Vittorio Emanuele, arteria principale della città antica, e raggiunta la metà della via, passano davanti al Teatro civico, l'antico "Palazzo di città", dove il sindaco li attende insieme alla sua giunta; una volta che anche l'ultimo candeliere passa davanti alla soglia del palazzo, i massai entrano nell'edificio e, dopo aver scambiato la loro bandiera con il gonfalone comunale con il rito detto dell'Intregu[9], brindano alla lunga vita ("A zent'anni!") e invitano il sindaco a unirsi al corteo.

Quando il candeliere dei muratori arriva nel corso Vico, anziché dirigersi direttamente in chiesa, devia dal percorso verso uno spiazzo in cui anticamente si trovava uno degli ingressi della città (largo Porta Utzeri), dove compie un ballo per bloccare simbolicamente un nuovo ingresso nella città alla peste. Secondo la tradizione l'ultimo morto di peste della città sarebbe infatti uscito da quella porta. Terminato il ballo, il candeliere dei muratori si riunisce a tutti gli altri.

I candelieri raggiungono infine il sagrato della chiesa di Santa Maria di Betlem. Secondo la tradizione, come stabilito dalle antiche regole (1531), dopo l'ingresso delle autorità, i candelieri entrano nella chiesa in ordine inverso rispetto alla sfilata. Quando il cero dei viandanti si accinge ad entrare in chiesa, i gremianti danno l'ordine di spezzare la croce con la bandiera dell'obriere che sta in cima al capitello, perché ritengono che porti fortuna (credenza contraria a quella delle altre maestranze che la ritengono una cosa sfortunata).

Dopo una breve cerimonia finale, il voto si può considerare sciolto fino all'anno successivo. La festa finisce quando i massai accompagnano il sindaco a Palazzo Ducale, sede del municipio.

Programma[modifica | modifica wikitesto]

Esiste un programma, più o meno rigido, che viene rispettato ogni anno:

  • ore 09:00 - Inizio vestizione dei candelieri;
  • ore 10:30 - Trasporto della bandiera dei massai al Teatro civico;
  • ore 13:00 - Fine vestizione;
  • ore 17:00 - Trasporto dei candelieri in piazza Castello;
  • ore 17:30 - Messa di ringraziamento nella chiesa del Rosario;
  • ore 18:00 - Inizio della faradda;
  • ore 20:30 - Intregu;
  • ore 22:00 - Arrivo dei primi candelieri in piazza Santa Maria;
  • entro le ore 24:00 - Ingresso dei candelieri in chiesa;
  • ore 01:00 - Benedizione finale.
La chiesa di Santa Maria in Betlem dove ancora oggi viene sciolto il voto

Feste collaterali[modifica | modifica wikitesto]

Da qualche anno, l'amministrazione comunale ha deciso di arricchire lo svolgimento della Faradda con altre manifestazioni:

  • La "discesa dei mini candelieri" (candelereddi), con piccoli candelieri artigianali costruiti annualmente dai ragazzi e che si svolge all'inizio delle festività.
  • La "discesa dei medi candelieri" è, invece, una sfilata di candelieri dall'altezza simile a quella di quelli originali, ma dal peso molto inferiore, che sono portati dai giovani. Questa sfilata è spesso al centro polemiche e non è vista di buon occhio da molti cultori della tradizione, in quanto poco rispettosa dei dettami generali relativi alla "Festha manna".
  • La faradda dei forestieri gemellaggio con altri gremi sardi (i tre di Nulvi, i due di Ploaghe e gli otto di Iglesias).

Feste simili in Sardegna[modifica | modifica wikitesto]

In Sardegna sono presenti tre feste simili: l'Essida de Sos Candhaleris di Nulvi (14 agosto) e le sfilate dei candelieri di Ploaghe (15 agosto e nel giorno del Corpus Domini) e di Iglesias denominata Festa di Sancta Maria di Mezo di Gosto (15 agosto). Si hanno notizie, inoltre, di un quarto voto sardo caratterizzato dalla presenza dei Candelieri. Esso veniva svolto a Ozieri in onore di San Sebastiano. I 3 ceri (dei Massai, degli artigiani e dei pastori), di forma simile a quelli sassaresi, erano esposti in cattedrale senza essere portati prima in processione[10].

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Enrico Costa, Sassari Ed. Galizzi 1992
  • Carlo Antero Sanna, Sassari. I Candelieri e i Gremi nella storia, 2003.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]