Compagnia barracellare

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Barracelli
Descrizione generale
Attivo1560 - oggi
NazioneFlag of the Kingdom of Sardinia.svgRegno di Sardegna
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regno d'Italia
Repubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana
Italia Italia
ServizioPolizia
TipoIstituzione di polizia locale, urbana e rurale ad ordinamento civile
CompitiPolizia amministrativa

Polizia giudiziaria

Pubblica sicurezza
Numero di emergenzaLocale per ogni Comando
ColoriVerde e giallo
Sito internetScheda sulla guardia locale
Comandanti

[senza fonte]

Voci di forze di polizia presenti su Wikipedia

Le Compagnie Barracellari sono un'istituzione pubblica di polizia locale, urbana e rurale italiana, tipica della Regione Autonoma della Sardegna e rappresentano la più antica forza di polizia d'Europa. L'etimologia del nome barracello ha origine dallo spagnolo barrachel, che ha la stessa origine dell'italiano bargello, in sardo barratzellu/barracellu (che indicava una guardia armata di nomina politica, generalmente campestre).

L'istituto, che ha antiche origini giudicali, nel XVII e nel XVIII secolo si presenta, infatti, come una speciale squadra di guardie campestri dei comuni che si rinnova di anno in anno nell’ambito della comunità rurale o urbana e che in cambio dei contributi versati dagli allevatori e dai coltivatori s’impegnava a pattugliare il territorio, a proteggere le attività agricole, a prevenire i reati, a sorvegliare i beni rurali e in particolare a risarcire i danni causati da furti, atti vandalici e sconfinamenti del bestiame che siano rimasti impuniti. Perseguendone gli autori e indennizzando i proprietari, comportandosi al tempo stesso come polizia rurale e come una sorta di società di assicurazione.

I barracelli, con la denominazione specifica e con le loro caratteristiche competenze, hanno avuto invece origine quasi sicuramente a Sassari e ad Alghero. Nel Comune di Sassari nel XVI secolo, in cui si ha la prima citazione significativa con la quale il Sindaco di Sassari, chiedeva al Parlamento (1572-1574) che "il sistema dei barrancelli" fosse esteso a tutta la Sardegna a causa del grave stato di ordine pubblico nelle aree rurali. Il testo del Sindaco di Sassari era il seguente: "Affinché gli abitanti del Regno possano con più profitto occuparsi della coltivazione della terra ed essere signori dei loro averi, del bestiame, dei seminati..... e affinché i contadini possano con più sicurezza risiedere fuori dai centri abitati, per occuparsi meglio dell'agricoltura, del bestiame e delle altre attività..... piaccia a V.S. ordinare che nel resto del Regno, come già nel Capo di Logudoro, si istituiscano i barincellos ovvero justitia de campana, con la giurisdizione, i poteri e le altre cose che a V.S. sembreranno più opportune, affinché possano e debbano perseguire i ladri, i malfattori e i banditi che vanno per la campagna.... e che i salari dei detti barinjellos vengano tratti dalla summa del servei del parlament...".

Durante la loro storia furono abolite una prima volta nel 1819 e sostituite con i Cacciatori reali di Sardegna.[1] Furono ricostituite nel 1827 e riconfermate nel 1836, anche se negli anni successivi molte furono le proposte parlamentari per la loro abolizione (1848, 1849, 1850)[2]. Il Governo Sardo invece le riorganizzò con Legge 22 maggio 1853, e quello italiano le regolamentò con il Regio Decreto 14 luglio 1898, n. 403,[2] dando loro un inquadramento più simile alle guardie delle province e dei comuni. Dopo l'unità d'Italia la disciplina venne risistemata con una legge regionale sarda nel 1988.

I singoli Comandi dei Barracelli sono diretti da un Capitano nominato dal Consiglio Comunale, che è responsabile verso il Sindaco del corretto svolgimento del servizio, della disciplina e dell’impiego tecnico - operativo dei barracelli.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Periodo Giudicale[modifica | modifica wikitesto]

I barracelli derivano da una forma spontanea di scolca[3] risalente a molto prima dell'arrivo degli Aragonesi nell'Isola e precisamente al periodo dei Giudicati (terminato nel XIV secolo) quando i barracelli erano infatti chiamati juratos (o jurados de logu)[4], ed erano coordinati da un maiore de scolca che ne rispondeva direttamente all'antesignano del Sindaco odierno, il maiore de villa. Il "livello di attenzione" della vigilanza era garantito dal rischio patrimoniale che assumevano personalmente in quanto sin da allora sarebbe stato a loro carico il risarcimento dei danni eventualmente patiti dai proprietari dei terreni da essi vigilati, ove fossero stati derubati o altrimenti lesi.[5]

La criminalità, secondo alcuni studi[6], era caratteristicamente individuale in quanto la Carta de Logu - che pure annoverava fattispecie di crimini con grande dettaglio giungendo a trattare del furto commesso da amanti in camera da letto - non menzionava fenomeni associativi come la bardana né il brigantaggio, che pure imperversavano in Continente; inoltre, a differenza che nel resto d'Italia, ai Templari non fu consentito l'esercizio di attività di polizia, almeno nella misura in cui lo si era concesso dall'altra parte del mare, segnale forse di una situazione generale di soddisfacente tranquillità tale da non costringere a delegare il controllo del territorio a ordini militari e cavallereschi esterni[7].

Il Periodo Aragonese[modifica | modifica wikitesto]

In seguito, nel 1570 gli Aragonesi diedero loro il nome di Barrachellos, dal quale deriva l'attuale denominazione. In questa fase i Barrachellos ebbero vaste competenze in materia di ordine pubblico e pubblica sicurezza ed il loro reclutamento avveniva per coscrizione, sempre quindi su base obbligatoria, ora in analogia con altre prestazioni obbligatorie gravanti sul mondo rurale come in primo luogo la roadia.

Ulteriori documenti storici che richiamano l'istituzione dei barracelli ci rimandano alla Città di Alghero[8] con l'Ordinanza consigliare algherese che nel 1609, per gravi questioni di ordine pubblico, furti e danneggiamenti ad opera sia di vagabundos suoi abitanti, sia di forasters che si recano in città, decide di costituire i barranchellos de campanya (eleggendone otto) con l'obiettivo di "volent stirpar semblant latrocinis"[9].

Le origini dei barracelli algheresi pare risalgano agli inizi del XVII sec. Tuttavia, è solo dal 1683 che la loro continuità amministrativa (1683-1848) è attestata da numerose fonti documentali conservate presso l’Archivio Storico Comunale di Alghero. Si tratta di un corpus davvero imponente: 170 registri (1683-1829) tra Registres de danys, Registres de cavalls i bísties de mola, Registres de bestiar viu, Registres d’estimes de fruita e Registres de vinyes tancades, oltre a una copiosa messe di documenti sparsi. La maggior parte dei registri è stilata in catalano fino al 1829; invece, nei Capítols e nei Registres de bestiar viu compaiono documenti redatti in catalano, castigliano e italiano. I Capítols illustrano il carattere civile e para-militare della compagnia, la sua organizzazione gerarchica, rinnovata di anno in anno, costituita da un Capitano – designato dal Consiglio Generale della città – uno o due Tenenti e diversi barranxels (o soldats) scelti dal Capitano. Alle norme fissate nei Capítols dovevano attenersi sia la compagnia dei barracelli sia i proprietari agricoli e gli allevatori: per denunciare i danni e richiedere l’indennizzo corrispondente si ricorreva al Registre de danys redatto da un notaio, che vi annotava anche i procedimenti civile e amministrativo cui rifarsi.

I barracelli di Alghero, che assieme a quelli di Sassari risultano essere i più "antichi" della Sardegna, non appaiono strutturati come compagnia di assicurazione, ma sono simili agli organismi di polizia rurale da secoli operanti in Sardegna.

Il Regno di Sardegna e l'Unità d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Con il passaggio della corona ai Savoia, il XIX secolo fu un secolo cruciale per il mondo agro-pastorale sardo. Sorsero infatti gravi problemi di ordine pubblico connessi alla forzosa trasformazione della proprietà rurale nel quadro di un'azione riformista di vasta portata.

Dalla secolare tradizione agricola cristallizzata negli ademprivi, si andava verso una diffusione della proprietà privata dei suoli al fine di incrementarne la produttività, e lo stravolgimento di usi e consuetudini consolidati da secoli non fu indolore per la società isolana.

Nel 1819 le Compagnie Barracellari furono soppresse ed inglobate nei Cacciatori di Sardegna.[10]

Milizie Barracellari del Regno di Sardegna

Nel 1820 fu emanato il noto Editto delle chiudende ritenuto dai sardi come una grave ingiustizia. Dopo la sua pubblicazione nel 1823 crebbero i disordini legati alla sua applicazione, che prevedeva il riconoscimento della proprietà terriera - popolarmente avvertita come comune, collettiva[11] - a chi in pratica fosse meramente riuscito a recingerla, avendosene per effetto innumerevoli abusi e conseguenti violenze, aggressioni, ritorsioni, aperte rivolte in buona parte delle campagne isolane. I barracelli furono perciò riammessi nel 1827, finché fu con il Regio Decreto del 22 maggio 1853, n. 1533, che si intese porre ordine più sistematicamente nella materia.[12]

Il Regio Decreto stabilì che il reclutamento dei barracelli dovesse avvenire su base volontaria,[13] assimilando tali soggetti alle guardie campestri[14] e li si attribuiva poteri di polizia giudiziaria e pubblica sicurezza per cui avrebbero potuto eseguire arresti in flagranza di reati punibili con la reclusione[15] oppure in caso di incontro con persone in possesso di frutti della terra di cui non potessero giustificare la provenienza.[16]

Regio Decreto Barracelli

Successivamente venne emanato il Regio Decreto del 14 luglio 1898, n. 403; ed infine la Regione Autonoma della Sardegna le ha ulteriormente regolamentate e organizzate con la Legge Regionale 15 luglio 1988, n. 25.[17]

Qualifiche, poteri e armamento[modifica | modifica wikitesto]

Controllo del traffico dei Barracelli di Alghero

Secondo il Codice di Procedura Penale italiano (art. 57, 2° comma, c.p.p. e art. 57, 3° comma, c.p.p.), nell'elenco degli agenti di polizia giudiziaria, i barracelli appartengono alle guardie dei comuni, come confermato ed esplicitato dall'Ufficio Legislativo del Ministero della Giustizia nel 2011(m_dg.LEG.08/09/2011. 0005351.U) e nel 2016 (m_dg.LEG.12/12/2016. 0012194.U) e assumono ex legge (art.5 della Legge del 7 marzo 1986 n. 65) la qualifica di agenti ed ufficiali di polizia giudiziaria.

Recentemente anche il Ministero dell'Interno, con nota n° 557/PAS/U/01817710089.DGG(1) del 1/12/2016, ha evidenziato che ad avviso del predetto Dicastero, l'ordinamento giuridico, in linea con quanto previsto dall'art. 57 del c.p.p e dall'art. 5 della Legge n. 65 del 7 Marzo 1986, riconosce ai componenti delle Compagnie Barracellari, le funzioni di agenti e ufficiali di polizia giudiziaria.

La qualifica di agente di pubblica sicurezza è attribuita con decreto di approvazione emanato dal Prefetto della Provincia di appartenenza, previa comunicazione al Sindaco su richiesta di questi e previo accertamento del possesso dei seguenti requisiti:

  • godimento dei diritti politici e civili;
  • non aver subito condanna a pena detentiva per delitto non colposo o non essere stato sottoposto a misura prevenzione;
  • non essere stato espulso dalle forze armate italiane o dai Corpi militarmente organizzati o destituito dai pubblici uffici.

Durante lo svolgimento delle loro funzioni di polizia locale urbana e rurale, coadiuvano le altre forze di polizia dello Stato quando queste ne facciano richiesta.

Nel Decreto Prefettizio di nomina ad agente di pubblica sicurezza è indicato, ai sensi dell’art. 12, 2° comma, del Decreto del Presidente della Repubblica 19 Giugno 1979, n. 348, il tipo di armi che i barracelli sono autorizzati a portare durante il servizio.

Essendo i Barracelli Agenti ed Ufficiali di Polizia giudiziaria a mente dell'art. 57 comma 2 del c.p.p e art. 5 della Legge 65/86, possono procedere all’accertamento e contestazione delle infrazioni amministrative, in quanto sono titolari dei poteri previsti dall'art. 13, 4° comma, della Legge 24 novembre 1981, n. 689, fatto salvo l’esercizio degli specifici poteri di accertamento previsti dalle leggi vigenti.

Funzioni e compiti istituzionali[modifica | modifica wikitesto]

Barracelli durante un controllo del territorio con i Carabinieri

I barracelli svolgono funzioni di:

La normativa che disciplina le Compagnie Barracellari è la Legge Regionale della Sardegna del 15 luglio 1988, n. 25 avente ad oggetto "Organizzazione e funzionamento delle compagnie barracellari."[19], che stabilisce i seguenti compiti:

  • salvaguardare le proprietà affidate loro in custodia dai proprietari assicurati, verso un corrispettivo determinato secondo le modalità previste dalla medesima legge regionale;
  • collaborare, su eventuale richiesta di queste, con le autorità istituzionalmente preposte al servizio di protezione civile;
  • prevenzione e repressione dell'abigeato;
  • prevenzione e repressione delle infrazioni previste in materia di controllo degli scarichi di rifiuti civili ed industriali[20];
  • collaborare, con gli organi statali e regionali, istituzionalmente preposti alle attività di vigilanza e tutela nell'ambito delle seguenti materie:
    • salvaguardia del patrimonio boschivo, forestale, silvo-pastorale, compresi i pascoli montani e le aree coltivate in genere;
    • salvaguardia del patrimonio idrico, con particolare riguardo alla prevenzione dell'inquinamento;
    • tutela di parchi, aree vincolate e protette, flora, vegetazione e patrimonio naturale in genere;
    • caccia e pesca;
    • prevenzione e repressione degli incendi;
  • salvaguardia del patrimonio e dei beni dell'ente comune di appartenenza, siti fuori dalla cinta urbana, nonché amministrazione dei beni di uso civico e di demanio armentizio, secondo le modalità da stabilirsi con apposita convenzione.

I barracelli devono inoltre collaborare, nell'ambito delle proprie attribuzioni e nel rispetto delle norme vigenti, con le forze di polizia dello Stato quando ne sia stata fatta richiesta al Sindaco, per specifiche operazioni. La legge regionale del 1988 ribadisce la limitazione territoriale del servizio di polizia al solo territorio del comune di appartenenza, salvo la necessità di inseguire autori di crimini colti in flagranza, o in caso di richiesta da parte delle forze dell'ordine per l'espletamento di servizi particolari di ordine pubblico e simili.

Distintivi[modifica | modifica wikitesto]

Paletta segnaletica[modifica | modifica wikitesto]

Alamari[modifica | modifica wikitesto]

Fregio[modifica | modifica wikitesto]

Sindacati[modifica | modifica wikitesto]

I barracelli sono rappresentati da un Sindacato e da due sigle rappresentative:

  • CONFSAL - S.A.B. - Sindacato Autonomo Barracelli
  • Comitato Compagnie Barracellari
  • Unione Barracelli

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ I BARRACELLI. Autore: Bartolomeo Porcheddu. Editrice Democratica Sarda, 2003.
  2. ^ a b [1], Regio Decreto 14 luglio 1898, n. 403, Regolamento per le Compagnie dei barracellari in Sardegna (attualmente in vigore).http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_436_20150921135313.pdf
  3. ^ Secondo Francesco Cesare Casula, Dizionario Storico Sardo, Cagliari, 2006, la scolca sarebbe il singolo guardiano campestre, mentre secondo altri autori il termine designerebbe le compagnie o le loro precedenti forme aggregative. In ogni caso il Casula, proprio nello stesso passo, è uno fra i molti autori che collegano l'origine del barracellato alla scolca.
  4. ^ Poiché prestavano giuramento di non arrecare danni ai compaesani.
  5. ^ Per approfondimenti si veda la sezione "Le ville e la loro organizzazione" in La curadoria del Sigerro, per la Biblioteca comunale di Siliqua
  6. ^ Massimo Falchi Delitala, I Templari nei Giudicati sardi, Ed. Penne & Pairi, 1999
  7. ^ Ancora Falchi Delitala.
  8. ^ Comune di Alghero, Compagnia Barracellare, su comune.alghero.ss.it.
  9. ^ [.http://www.condaghes.com/scheda.asp?id=978-88-7356-014-2&ver=it Dalla scolca giudicale ai Barracelli. Autore: Salvatore Orunesu. Edizioni Condaghes, 2003]
  10. ^ Dante Scarella, 'GDE, Utet
  11. ^ Giuridicamente apparteneva ai feudatari.
  12. ^ Alberto Pincherle, BARRACELLI, Compagnie dei, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1930. URL consultato il 04 dicembre 2017.
  13. ^ Art. 1 R.D. 22 maggio 1853, n. 1533
  14. ^ Art.63 R.D. 22 maggio 1853, n. 1533
  15. ^ Art.64 R.D. 22 maggio 1853, n. 1533
  16. ^ Art.68 R.D. 22 maggio 1853, n. 1533
  17. ^ testo della legge dal sito della Regione Sardegna
  18. ^ Nel senso di supporto e cooperazione con dipendenza funzionale dalla competente autorità di pubblica sicurezza al bisogno e non per ciò che concerne la mansione, che rimane tout court quella di agente di pubblica sicurezza.
  19. ^ Legge Regionale 15 luglio 1988, n. 25 Organizzazione e funzionamento delle compagnie barracellari., su regione.sardegna.it.
  20. ^ Decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vestigia vetustatum. Documenti manoscritti e libri a stampa in Sardegna dal XIV al XVI secolo. Fonti d'archivio, testimonianze ed ipotesi: catalogo della mostra. Cagliari, cittadella dei musei, 13 aprile-31 maggio 1984, Cagliari, EDES, 1984.
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  • Enrico Besta, Il Diritto sardo nel Medioevo, Torino, Stab.Tip. Fratelli Pausini, 1898.
  • Antonio Bolasco, Il barracellato e le truppe miliziane in Sardegna, Sassari, Gallizzi, 1914.
  • A. Bosch I Rodoreda, La interferència dels parlars sards en el catalá de l'Alguer entre els segles XVII e XVIII. Estudi del lèxic a través del "Registres de danys de la Barracelleria" (1683-1829) (PDF), Universidad de Barcellona, 2008.
  • A. Bosch I Rodoreda, Edició dels registres d'estimes de fruita de la "Barracelleria" a l'Alguer durant el primer terç del XIX. Estudi dels noms de la fruita, tesi de llicenciatura, dirigida per la dra. Lidia Pons i Griera i llegida a la Universitat de Barcelona el febrer de 1997.
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  • Eugenio Costa, Osservazioni sulle compagnie barracellari in Sardegna, in Archivio Storico Sardo, vol. 2, Sassari, StB, 1986, pp. 151–169.
  • Giuseppe Dessì, Barracellato e mutue agrarie in Sardegna, Oristano, Tip. San Francesco, 196.!.
  • Antonio Ghiani, Le leggi speciali per la Sardegna: l'ademprivio e la sistemazione dei terreni ademprivili, i monti frumentari e nummari, la prevenzione degli incendi, la comunione pascoli, il servizio di prevenzione dell'abigeato, le compagnie barracellari, Cagliari, Editrice sarda, 1954.
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  • F. Loddo Canepa, Relazione della visita del Viceré Des Hayes al Regno di Sardegna, in Archivio Storico Sardo, XXV, Padova, Cedam, 1958 [1770], pp. 99–352.
  • Gaetano Madau Diaz (a cura di), Il codice degli statuti del libero Comune di Sassari. Prima traduzione in lingua italiana dal sardo logudorese, commenti e riferimenti storico-giuridici: storia di Sassari dalle origini alla caduta del libero Comune, Cagliari, Editrice Fossataro, 1969.
  • Giacobbe Manca, Aspetti di storia del barracellato dal XVII al XIX secolo, relatore Bruno Anatra, Facoltà di magistero, a.a. 1973-1974, Cagliari, Università degli studi di Cagliari, 1974, pp. 153.
  • F. Manconi, G. Angioni (a cura di) Le opere e i giorni. Contadini e pastori nella Sardegna tradizionale, Cagliari, CRS, 1982.
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  • Ugo Guido Mondolfo, Responsabilità e garanzia collettiva per danni patrimoniali nella storia del diritto sardo nel Medioevo, Torino, Fratelli Bocca, 1900.
  • Giovanni Murgia, Il barracellato, in Giovanni Murgia (a cura di), Villamar: una comunità, la sua storia, Dolianova, Grafica del Parteolla, 1993, pp. 226–231.
  • Salvatore Orunesu, Dalla scolca giudicale ai barracelli: contributo a una storia agraria della Sardegna, Cagliari, Edizioni Condaghes, 2003.
  • G. Pazzaglia, L'istituto del barracellato e l'agricoltura della Sardegna, 1938., S.l., s.n.
  • Francesco Maria Perra, Illustrazione sulle leggi sui monti di soccorso e sulle compagnie barracellari della Sardegna, Cagliari, 1895.
  • Antonio Pigliaru, La vendetta barbaricina come ordinamento giuridico, Milano, Giuffrè, 1959.
  • Alfredo Pino-Branca, Le compagnie dei Barracelli in Sardegna, l. 14 luglio 1898, n. 403, Cagliari, StB Tip. V. Musanti, 1915.
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  • Piero Sanna, Le origini delle compagnie barracellari e gli ordinamenti di polizia rurale nella Sardegna moderna, in Italo Birocchi e Antonello Mattone (a cura di), La carta de Logu d'Arborea nella storia del diritto medievale e moderno, Roma, Laterza, 2004, pp. 300–346.
  • Pietro Satgia, L'organizzazione barracellare del villaggio di Loculi (1840-1844), relatore Giuseppe Serri, Facolta di magistero, corso di laurea in pedagogia, a.a. 1975/1976.
  • Orazio Sechi, I barracelli di Sardegna e il porto d'armi abusivo, in Rivista di diritto e procedura penale, vol. 3, fasc.2, Milano, Casa ed. Francesco Vallardi, 1912.
  • P. Sella (a cura di), Rationes Decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV, Sardinia, Città del Vaticano, 1945.
  • Francesco Sini, Poteri religiosi e istituzioni.
  • Francesco Sini, Comente comandat sa lege, Diritto romano nella Carta de Logu d’Arborea, Torino, G. Giappichelli, 1997.
  • Lucia Tabasso, L'istituto del barracellato (ricerche dirette su documenti inediti dall'Archivio di Stato di Nuoro), relatore: Ginevra Zanetti, Facoltà di giurisprudenza, a.a. 1976-1977, Sassari, Università degli studi di Sassari, 1977.
  • G. Todde, Il barracellato, in G. Angioni (a cura di), Le opere e i giorni, Milano, Silvana, 1983, pp. 89-95.
  • Giovanni Battista Tuveri, La questione barracellare, Cagliari, 1861.
  • Giovanni Battista Tuveri, Tutte le opere. Il governo e i comuni. La questione barracellare, a cura di Lorenzo Del Piano e Gianfranco Contu, Sassari, Carlo Delfino, 1994, ISBN 88-7138-074-6.
  • G. Usai, Poliziotto di campagna: il barracellato: un istituto strettamente legato alla struttura agro-pastorale dell'economia isolana, in Almanacco di Cagliari, 1986.
  • Teresa Zanda, Strutture produttive e barracellari in tre villaggi della Sardegna: Villasor - Quartu e Serramanna (1842-1843), relatore Giuseppe Serri, Facoltà di magistero, corso di laurea in pedagogia, a.a. 1979/1980, Cagliari, Università degli studi, 1980.

Normativa[modifica | modifica wikitesto]

  • Capitolato per le compagnie barracellari delle frazioni del comune, adottato dal podestà con deliberazione 14 settembre 1938 n. 1864 approvata dal prefetto con visto del 21 novembre successivo n. 24417, [S,l., s.n., 1938?] ((In testa al front: Municipio di Cagliari.
  • Capitolato barracellare del Comune di Elmas. - Cagliari: Tip. G. Serreli e figlio, 1922.
  • Delinquenza rurale e compagnie barracellari: nota dell'associazione degli agricoltori della provincia di Cagliari: regolamento sulle compagnie barracellari, Cagliari, Segreteria Federazione degli agricoltori della Sardegna, [1945?].
  • Regolamento per le compagnie dei barracelli in Sardegna, Sassari, Tip. E libreria G. Gallizzi & C. 1899, 19 p.
  • Regolamento per le compagnie dei barracelli in Sardegna, 14 luglio 1898, n. 403; Regolamento perla repressione dell'abigeato e del pascolo abusivo in Sardegna; Regolamento per la prevenzione degli incendi in Sardegna. Cagliari, Prem. tip. ditta P. Valdes, 1918.
  • Capitolato barracellare, Comune di Quartucciu, Cagliari, Prem. Tip. P. Valdes, 1902.
  • Legge barracellare per la Sardegna del 22 maggio 1853, Cagliari, Cartoleria E. Ottaviani, 1892.
  • Legge 1533 del 22 maggio 1853 in: Raccolta degli atti del Governo di Sua Maestà il re di Sardegna, Torino, Stamperia Reale, 1833-1861.
  • Regolamento barracellare di Zeddiani, Oristano, Tipografia Arborense, 1873.
  • Leggi e regolamenti vigenti in materia di barracellato: Legge 22 maggio 1853, Legge 22 agosto 1897, Reg. 14 luglio 1898, disposizioni varie, prontuario alfabetico, oltre 200 voci, a cura del rag. Alessandro Zirardini, Cagliari, Tip. P. Valdes, 1950.
  • E. Blasco Ferrer, Carta de Logu d’Eleonora d’Arborea, 1355-1376, BLASCO, 2003.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]