Ordine dei giornalisti

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L'Ordine nazionale dei giornalisti è un ente pubblico italiano non economico a struttura associativa, nato nel 1925, l'iscrizione al quale è obbligatoria per l'esercizio della professione di giornalista.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La nascita dell'albo professionale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1925 il contratto di lavoro nazionale dei giornalisti previde, per la prima volta, l'istituzione di «un albo generale dei giornalisti professionisti». Era il riconoscimento sindacale-contrattuale dell'Albo.

Il 31 dicembre dello stesso anno il Parlamento approvò definitivamente i due decreti sulla stampa e la regolamentazione della professione. La legge istituì l'Ordine dei giornalisti, disponendo che «l'esercizio della professione giornalistica è consentito solo a coloro che siano iscritti negli albi stessi» (art. 7). Altro requisito indispensabile per esercitare la professione era possedere un certificato di buona condotta politica rilasciato dal prefetto. Ogni giornale o periodico doveva avere un direttore responsabile: solo i giornalisti professionisti potevano svolgere questo incarico. Ogni nuova nomina di direttore doveva ottenere il placet del procuratore generale presso la Corte d'appello.[1] Il giornale stesso doveva essere sottoposto, prima della sua pubblicazione, all'autorizzazione della procura generale della Corte d'appello nella cui giurisdizione era stampato.

In attesa del regolamento attuativo, l'albo fu depositato presso le sedi della Corte d'appello. Nel 1928 l'albo divenne operativo (R.D. 26 febbraio, n. 384) e la sua gestione passò a un comitato nominato dal Ministero di Grazia e Giustizia. L'Albo si compone di tre elenchi: professionisti, praticanti, pubblicisti.

Nel 1944 la gestione dell'albo passò, dal comitato, a una commissione (con sede a Roma), sempre di nomina ministeriale. L'albo restò in vigore fino a quando venne istituito nel 1963 l'Ordine.[2]

La nascita dell'Ordine[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale Ordine dei giornalisti è stato istituito con la legge n. 69 del 3 febbraio 1963,[3] detta «legge Gonella», che disciplina l'organizzazione della professione. Il regolamento di esecuzione invece è entrato in vigore il 12 marzo 1965, ritardando così di due anni la creazione dei consigli regionali.

L'articolo 2 della legge precisa che "è diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d'informazione e di critica", mentre "è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede".

La legge reintroduce l'Albo professionale ed il conseguente obbligo d'iscrizione per chi vuole esercitare la professione di giornalista. All'elenco dei professionisti (definiti ("coloro che esercitano in modo esclusivo e continuativo la professione di giornalista") sono stati aggiunti: a) l'elenco dei pubblicisti ("coloro che svolgono attività giornalistica non occasionale e retribuita anche se esercitano altre professioni o impieghi") e l'elenco speciale, che raccoglie chi, pur non essendo giornalista, ricopre la carica di direttore responsabile di periodici sindacali, aziendali o tecnico/scientifici. L'iscrizione all'elenco speciale coincide con la durata della direzione.

Tra le maggiori novità vi è stata l'introduzione della prova d'idoneità, da svolgersi attraverso un esame di stato, dopo 18 mesi di praticantato. I primi esami di idoneità professionale si sono svolti tra il 25 novembre 1965 (prova scritta) e il 31 gennaio 1966 (prova orale).

Nel 1967 il Tribunale di Torino e il pretore di Catania sollevano questione di illegittimità costituzionale dell'Ordine dei giornalisti. La questione viene rigettata l'anno seguente dalla Consulta. Nel 1976 si estende la possibilità di iscrizione all'Albo ai fotoreporter ed ai telecineoperatori. Nel 1990 l'ammissione all'Ordine è estesa ai cittadini degli Stati membri della CEE (oggi Unione europea), che possono iscriversi senza alcuna formalità aggiuntiva rispetto ai cittadini italiani.

Nel 1997 il Partito Radicale promosse l'indizione di alcuni referendum, uno dei quali riguardava la proposta di abolizione dell'ordine mediante l'abrogazione delle norme istitutive. Il quesito, in dettaglio, recitava:

« «Volete voi che sia abrogata la legge 3 febbraio 1963, n. 69, nel testo risultante dalle modificazioni apportate dalle leggi 20 ottobre 1964 n. 1039 e 10 giugno 1969 n. 308 e dalle sentenze della Corte costituzionale n. 11 e n. 98 del 1968, recante Ordinamento della professione di giornalista?» »

La consultazione del 15 giugno 1997 si chiuse senza esito, per questo quesito, per mancato raggiungimento del quorum. Dei 12.702.450 voti validi (su 49.054.410 votanti iscritti) il 65,50% era favorevole all'abrogazione.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Referendum abrogativi del 1997 in Italia.

La riforma dell'Ordine[modifica | modifica wikitesto]

Bozza Siliquini

Il 22 dicembre 2005 il Consiglio dei ministri approva la cosiddetta “Bozza Siliquini” (dal nome dell'allora sottosegretario alla Pubblica Istruzione Maria Grazia Siliquini) che modifica le norme di accesso alla professione giornalistica, inizialmente fissate nel 1928 e poi confermate dalla legge n. 69 del 1963. Per essere ammessi all'esame di Stato per diventare professionisti non si dovrà più effettuare necessariamente due anni di praticantato in una struttura editoriale, ma si dovrà conseguire una laurea (almeno triennale presso un'Università, più una a scelta tra le seguenti specializzazioni:

  • due anni di pratica e studio in uno degli istituti di formazione al giornalismo promossi dall'Ordine;
  • un master biennale tra quelli istituiti con convenzioni fra Università e Ordine;
  • laurea specialistica biennale che garantisce almeno il cinquanta per cento di attività pratica in redazione.

In tutti i casi, l'Ordine ha potere di controllo e di verifica sui percorsi di formazione.

Il provvedimento non è stato convertito in legge dalle Camere, pertanto la bozza Siliquini rimane tale e le modalità di accesso alla professione giornalistica rimangono invariate e disposte dal Titolo II, Capo I, ex artt. 26-36, legge 3 febbraio 1963 n. 69.

Proposta del consiglio nazionale

Il consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti riunito a Positano, il 17 ottobre 2008 ha deliberato all'unanimità il documento di indirizzo per la riforma dell'Ordine (Documento di Positano). Per il consiglio nazionale, i punti cardine della riforma dell'Ordine sono i seguenti:

  • accesso con percorso universitario;
  • sensibile diminuzione dei componenti del consiglio nazionale;
  • commissione deontologica ristretta;
  • istituzione di un giurì per la correttezza dell'informazione.

Il 22 aprile 2009 è stata presentata alla Camera dei deputati una proposta di legge, la n. 2393 concernente Modifiche alla Legge 3 febbraio 1963 n. 69, in materia di ordinamento della professione giornalistica, d'iniziativa dei deputati Pisicchio, Zampa, Mazzuca, Pionati, Merlo, Rao, Salvini, Lehner e Testoni. [4]

Organi[modifica | modifica wikitesto]

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

L'organizzazione centrale è composta dal Consiglio Nazionale, composto da due professionisti ed un pubblicista per ogni Ordine regionale, che elegge il presidente, che ha la rappresentanza dell'Ordine, un vice, un segretario, un tesoriere e un collegio dei revisori. All'interno del consiglio ci sono quattro commissioni che si occupano di materie specifiche: cultura, amministrazione, diritto e ricorsi.

L'organizzazione territoriale dell'Ordine è basata sui Consigli regionali. Ogni consiglio tiene l'albo professionale di categoria, che è ripartito dal 1963 in due elenchi (art. 1):

  • giornalisti professionisti: "coloro che esercitano in modo esclusivo e continuativo la professione di giornalista";
  • giornalisti pubblicisti: "coloro che svolgono attività giornalistica non occasionale e retribuita anche se esercitano altre professioni o impieghi".

Annessi all'albo dei giornalisti sono alcuni elenchi speciali, in cui vengono iscritti (art. 28):

  • giornalisti stranieri che operano in Italia;
  • direttori che, pur non esercitando l'attività di giornalista, assumono la qualifica di direttore responsabile di periodici o riviste a carattere tecnico, professionale o scientifico, esclusi quelli sportivi e cinematografici.

I praticanti, cioè «coloro che intendano avviarsi alla professione giornalistica», vengono iscritti in un apposito "registro dei praticanti" (art. 33), e devono svolgere il praticantato per 18 mesi «presso un quotidiano, o presso il servizio giornalistico della radio o della televisione, o presso un'agenzia quotidiana di stampa a diffusione nazionale e con almeno 4 giornalisti professionisti redattori ordinari, o presso un periodico a diffusione nazionale e con almeno 6 giornalisti professionisti redattori ordinari» (art. 34).

Organi collegiali[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alla struttura collegiale centrale, il consiglio nazionale, vi sono una serie di strutture collegiali periferiche, i "Consigli regionali", aventi natura di persone giuridiche di diritto pubblico.
Gli organi degli Ordini regionali sono:

  • l'assemblea (è composta da tutti i giornalisti iscritti - professionisti e pubblicisti -; si riunisce almeno una volta all'anno per approvare il bilancio, e ogni tre anni per eleggere il consiglio);
  • il consiglio (composto da sei professionisti e tre pubblicisti, i cui componenti restano in carica per tre anni, elegge il presidente, il vice, il segretario e il tesoriere);
  • il presidente (che ha la rappresentanza dell'Ordine, convoca e presiede l'assemblea);
  • il collegio dei revisori dei conti (ha tre componenti; controlla la gestione dei fondi e verifica i bilanci predisposti dal consiglio).
  • Il consiglio di disciplina

I presidenti[modifica | modifica wikitesto]

Funzioni[modifica | modifica wikitesto]

Oltre al controllo dei requisiti per l'iscrizione all'Albo, e al mantenimento dello stesso, ciascun consiglio ha funzioni di vigilanza sull'operato dei giornalisti, ma anche di tutela.

La legge del 1963 dedica l'intero Titolo III alla "disciplina degli iscritti", ma di fatto fornisce solamente delle linee generali. Specifica che il Consiglio prende adeguati provvedimenti per gli iscritti «che si rendano colpevoli di fatti non conformi al decoro e alla dignità professionale, o di fatti che compromettano la propria reputazione o la dignità dell'Ordine» (art. 48), ma non stabilisce quali siano questi "fatti".

Le sanzioni disciplinari sono previste dall'art. 51 e contenute negli artt. 52-55, e sono:

  • avvertimento: rilievo della mancanza commessa e richiamo del giornalista all'osservanza dei suoi doveri
  • censura: biasimo formale per la trasgressione accertata
  • sospensione: non inferiore a 2 mesi e non superiore a 1 anno, nei casi di compromissione della dignità professionale
  • radiazione: nei casi in cui la dignità professionale viene compromessa al punto da rendere incompatibile la presenza dell'iscritto nell'Albo

L'osservanza delle norme inserite nella Carta dei doveri del giornalista è di pertinenza del Collegio Territoriale di Disciplina, presente in ogni sede regionale dell'ordine[5], e al Collegio Nazionale di Disciplina quale organo di seconda istanza[6].

L'ordine inoltre vigila sull'esercizio abusivo della professione giornalistica, reato previsto dall'art. 348 del Codice penale.

Per regolare il bilanciamento tra diritto di cronaca e tutela dei dati personali, il legislatore e l'Ordine hanno provveduto a stendere un complesso di principi in materia di privacy e giornalismo.

Il giornalista professionista[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Giornalista professionista.

Possono divenire giornalisti professionisti solo coloro che hanno svolto almeno 18 mesi di praticantato in una redazione dove lavorano già altri professionisti (almeno tre), inquadrati e retribuiti secondo il contratto nazionale di lavoro giornalistico. Successivamente, devono superare un esame di idoneità professionale. La prova, obbligatoria per l'ammissione nell'elenco dei giornalisti professionisti, si tiene a Roma in due sessioni, organizzate dall'Ordine. Secondo la forma attuale, in vigore dal 1973, l'esame consiste in una prova scritta della durata di 8 ore e una prova orale. La commissione esaminatrice è presieduta da un magistrato.

Dal 2005 è fissato l'obbligo della formazione per i praticanti ammessi all'esame di Stato. Vi sono alcune scuole post universitarie, a numero chiuso, che permettono di sostenere la prova di idoneità professionale senza effettuare il praticantato.

Contratto nazionale di lavoro giornalistico (CNLG)

L'esigenza di un contratto collettivo di lavoro, legato alla professione giornalistica, nasce in primis dal fatto che si tratta quasi sempre di un rapporto di lavoro dipendente. Le parti contraenti sono da un lato gli editori (rappresentati dalla FIEG), dall'altro i giornalisti che prestano un'attività continua e con rapporto di dipendenza (rappresentati dalla FNSI). L'ultimo contratto nazionale è stato firmato a Roma l'11 aprile 2001.

Il direttore

L'intero art. 6 del contratto è dedicato alla figura del direttore, cui competenza esclusiva è «fissare ed impartire le direttive politiche e tecnico-professionali del lavoro redazionale, stabilire le mansioni di ogni giornalista, adottare le decisioni necessarie per garantire l'autonomia della testata, nei contenuti del giornale e di quanto può essere diffuso con il medesimo, dare le disposizioni necessarie al regolare andamento del servizio e stabilire gli orari». Da tali compiti si ravvisa l'influenza del direttore nel conferire una certa linea politica al giornale.

Le scuole di giornalismo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Scuola di giornalismo.

Oggi le scuole riconosciute dall'Ordine sono 14 in tutto il territorio nazionale, così distribuite[7]:

  • Nord: una Torino, tre a Milano e una a Bologna;
  • Centro: Teramo, Urbino, Perugia, Sora (FR) e due a Roma;
  • Sud: Bari, Salerno e Napoli.

Il giornalista pubblicista[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Giornalista pubblicista.

Ai sensi della legge n. 69 del 3 febbraio 1963, sono giornalisti pubblicisti "coloro che svolgono attività giornalistica non occasionale e retribuita anche se esercitano altre professioni o impieghi".

I giornalisti pubblicisti sono iscritti a un apposito elenco dell'albo dei giornalisti, a cui si può accedere dopo aver svolto un'attività giornalistica non occasionale e retribuita, per almeno due anni. La legge per l'iscrizione prevede la pubblicazione retribuita di un certo numero di articoli retribuiti nell'arco di due anni consecutivi, con un versamento complessivo che dimostri il pagamento di emolumenti. Il compenso minimo per cui la retribuzione possa essere ritenuta valida varia da regione a regione, ed è stabilito dall'ordine regionale.[8]

I giornalisti pubblicisti sono presenti sia nel consiglio nazionale dell'Ordine che nei consigli regionali. Dal 1968 la Corte Costituzionale ha esteso anche ai pubblicisti la possibilità di dirigere testate quotidiane. Il pubblicista Ugo Stille è stato, nel 1987, il primo direttore di un quotidiano nazionale (il Corriere della Sera).[9]

Carte deontologiche dei giornalisti[modifica | modifica wikitesto]

Carte deontologiche
emanate dal 1988 al 2013
  1. Carta informazione e pubblicità (14 aprile 1988)
  2. Carta di Treviso (1990 - 1995 - 2006)
  3. Carta dei doveri del giornalista (8 luglio 1993)
  4. Carta di Perugia (su informazione e malattia, 11 gennaio 1995)
  5. Carta informazione e sondaggi (7 aprile 1995)
  6. Codice deontologico relativo al trattamento dei dati personali nell'esercizio dell'attività giornalistica, detto brevemente Codice deontologico sulla privacy (3 agosto 1998)
  7. Codice di autoregolamentazione TV e minori (2002)
  8. Carta dei doveri del giornalista degli uffici stampa (2002, riformata nel 2011)
  9. Carta dei doveri dell'informazione economica (2005)
  10. Carta di Roma (concernente richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tratta, 2008)
  11. Codice di autoregolamentazione delle trasmissioni di commento degli avvenimenti sportivi (2008)
  12. Codice in materia di rappresentazione delle vicende giudiziarie nelle trasmissioni radiotelevisive (2009)
  13. Decalogo di autodisciplina giornalisti sportivi (2009) (testo completo)
  14. Carta di Firenze (a tutela dei precari nel lavoro giornalistico, 2011)
  15. Carta di Milano (per i giornalisti che trattano notizie concernenti carceri, persone in esecuzione penale, detenuti o ex detenuti, 11 aprile 2013)

L'Ordine dei giornalisti, insieme ad altri entri e associazioni professionali, ha redatto una serie di protocolli sulle regole della corretta informazione, a cui il giornalista deve attenersi nello svolgimento della sua professione. Tali protocolli, che servono anche a garantire la tutela dei diritti di terzi, sono norme giuridiche obbligatorie valevoli per gli iscritti all'albo, che integrano il diritto ai fini della configurazione dell'illecito disciplinare[10].

A partire dal 1988 sono state redatte Carte deontologiche su ogni aspetto dell'informazione giornalistica, dalla tutela della privacy alla rappresentazione delle vicende giudiziarie, dall'informazione sportiva a quella economica. Nel 2013 tali protocolli, sommati, erano diventati quindici.
Nel 2015 il Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti ha deciso di accorpare tutte le Carte deontologiche in un documento unitario[11]. È nato così il «Testo unico dei doveri del giornalista», entrato in vigore il 3 febbraio 2016[12].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marco Marsili, La rivoluzione dell'informazione digitale in rete, Bologna, 2009, pag. 126.
  2. ^ Roberto Zalambani, Come si arriva all'Ordine, in Giornalisti Emilia-Romagna (Bologna), marzo 2013, p. 10.
  3. ^ *** Normattiva ***
  4. ^ Testo della pdl
  5. ^ Sedi dei Collegi Territoriali di Disciplina, odg.it.
  6. ^ «Regolamento delle funzioni disciplinari dell’Ordine dei giornalisti», Decreto Ministeriale del 21 febbraio 2014. (PDF), odg.it.
  7. ^ Elenco scuole giornalismo | ODG
  8. ^ repubblicadeglistagisti.it
  9. ^ Mezzo secolo di Ordine, in Giornalisti Emilia-Romagna (Bologna), marzo 2013, p. inserto.
  10. ^ Le «Carte», odg.it. URL consultato il 10/02/2016.
  11. ^ Da oggi è in vigore il "Testo unico dei doveri del giornalista", odg.it. URL consultato il 3/02/2016.
  12. ^ Nel testo vengono citati esplicitamente 13 protocolli su 15. Gli "esclusi" sono il «Codice di autoregolamentazione TV e minori» (2002) e il «Codice di autoregolamentazione delle trasmissioni di commento degli avvenimenti sportivi» (2008), ma idealmente il Testo Unico recepisce tutte le Carte deontologiche emanate dall'Ordine.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • C. G. Izzo, A. Izzo, F. Ranucci, Giornalista italiano, Centro di documentazione giornalistica, Roma, 2009.
  • Roberto Manservisi, Giornalismo e regole dell'informazione, Bononia University Press, Bologna, 2004.
  • Franco Abruzzo, Codice dell'informazione e della comunicazione, (3 voll.), Centro di documentazione giornalistica, Roma, 2006.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]