Luigi Freddi

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Luigi Freddi (Milano, 1895Sabaudia, 1977) è stato un giornalista e politico italiano, noto soprattutto per essere stato prima vicesegretario dei fasci italiani all'estero, e successivamente uno dei massimi responsabili della politica cinematografica italiana nella seconda metà degli anni trenta e all'inizio degli anni quaranta del novecento.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Milano da Luigi Freddi e Angela Antonozzi, la sua famiglia non era particolarmente agiata, e ciò impedì al giovane Luigi di poter proseguire gli studi. A partire dal 1913 abbracciò le tesi del movimento futurista, partecipando con i suoi articoli a diversi giornali che aderivano a questa corrente. Legionario fiumano, redattore de Il Popolo d'Italia e squadrista, nel 1920 fu tra i fondatori dell'Avanguardia studentesca all'interno dei Fasci di combattimento e direttore della rivista Giovinezza.

Fu in seguito Capo ufficio stampa del PNF (1923-24), vicesegretario dei Fasci italiani all'estero (Fie) (1927) e vicedirettore della Mostra della Rivoluzione Fascista. Nel 1932 organizzò presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma, in collaborazione con Dino Alfieri, la Mostra della Rivoluzione Fascista. Nel 1933, per seguire la trasvolata oceanica di Italo Balbo, soggiornò negli Stati Uniti, dove per circa due mesi studiò la produzione cinematografica hollywoodiana.

Nel 1934 fu nominato a capo della Direzione generale della cinematografia, organismo di controllo fascista sul cinema. L'idea di Freddi fu quella di puntare ad un'organizzazione della struttura cinematografica di tipo americano, benché sottoposta alla volontà politica ideologica ed etica del regime fascista.

Sotto la sua direzione fu quindi creata Cinecittà di cui divenne direttore e il Centro sperimentale di cinematografia. Fu il primo direttore della rivista Bianco e Nero, dal 1937 al 1939. Nel 1939 diede le dimissioni come capo della Direzione generale della cinematografia per l'insorgere di dissidi con le politiche del Ministero delle Politiche Culturali sotto la direzione di Alfieri. Tuttavia la maggior parte delle sue direttive e delle sue politiche continuarono ad essere perseguite anche successivamente. Freddi continuò la sua promozione della produzione e della cultura cinematografica italiana fondando il Cineguf, un club cinefilo universitario e collaborando ad un'altra importante rivista cinematografica del periodo fascista, Cinema, sotto la direzione editoriale di Vittorio Mussolini.

Dopo la fine del secondo conflitto mondiale continuò a collaborare come giornalista alla testata Il Tempo così come a contribuire alla produzione cinematografica nazionale, in particolar modo quella di Angelo Rizzoli.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • E. Piovano, il sogno di Freddi, in Il nuovo spettatore a. VI, n.10, dicembre 1985
  • J. A. Gili, Stato fascista e cinematografia. Repressione e promozione, Roma, Bulzoni, 1981
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