Carlo Caracciolo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Caracciolo (a destra) assieme a Eugenio Scalfari nel 1992

Carlo Caracciolo di Castagneto, 9º Principe di Castagneto, 4º Duca di Melito, conosciuto solo come Carlo Caracciolo (Firenze, 23 ottobre 1925Roma, 15 dicembre 2008), è stato un editore, imprenditore e nobile italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Filippo Caracciolo e di Margaret Clarke, fratello maggiore di Marella Agnelli. Sposato con Violante Visconti di Modrone, padre di tre figlii: Carlo Revelli Caracciolo di Melito, Jacaranda Falk Caracciolo di Melito e Margherita Revelli Caracciolo di Melito.

Dopo la laurea in giurisprudenza conseguita presso l'Università La Sapienza di Roma, approfondì gli studi negli Stati Uniti, presso la Harvard Law School di Boston.

Nel 1951 fondò a Milano la casa editrice Etas Kompass, dedita alla pubblicazione di riviste tecniche e di annuari industriali, di cui restò Amministratore Delegato fino al 1975. Nel 1955 partecipò alla costituzione della società editrice N.E.R. (Nuove Edizioni Romane), il cui principale azionista era Adriano Olivetti: il 2 ottobre dello stesso anno prendono il via le pubblicazioni del settimanale L'espresso sotto la direzione di Arrigo Benedetti; nel 1956 Olivetti cede le sue azioni, a titolo gratuito, a Carlo Caracciolo, fino a quel momento coinvolto solo nella gestione pubblicitaria della rivista.

Caracciolo diventò così azionista di maggioranza della società e nella compagine azionaria entrano anche Arrigo Benedetti ed Eugenio Scalfari, che nel 1966 assume la direzione della rivista. Nel 1976, da una joint venture tra Editoriale L'Espresso e Arnoldo Mondadori Editore, nacque la "Società Editoriale La Repubblica", della quale Caracciolo era presidente e amministratore delegato: il 14 gennaio 1976 iniziò la pubblicazione dell'omonimo quotidiano, diretto da Eugenio Scalfari. Nel 1984 la società venne ammessa in borsa.

Nel 1988 il pacchetto di maggioranza de L'Espresso e la sua quota di La Repubblica venne ceduta alla Mondadori, di cui Caracciolo fu nominato presidente (1989 - 1990); quando Silvio Berlusconi assunse il controllo della Mondadori, ne nacque un contenzioso giudiziario che si concluse nel 1991 con la separazione fra il settore libri e periodici (che andò al gruppo Fininvest) e quello di Repubblica ed Espresso, che andò a costituire il Gruppo Editoriale L'Espresso che aveva come azionista di maggioranza la CIR di Carlo De Benedetti e di cui Carlo Caracciolo diventò Presidente.

Fu presidente della Finegil Editoriale SpA, la società che deteneva gran parte delle partecipazioni del Gruppo nei quotidiani locali, della A. Manzoni & C S.p.A., la concessionaria di pubblicità del gruppo, e Presidente del Consiglio di Amministrazione del portale web Kataweb S.p.A. (dal 1999). Il 2 giugno 1989 gli fu conferito il titolo di Cavaliere del Lavoro. Il 26 aprile 2006 Caracciolo abbandonò la guida effettiva delle sue società, passata a Carlo De Benedetti, ma mantenne la presidenza onoraria del Gruppo Editoriale L'Espresso. Il 2 gennaio 2007 acquistò il 30% del quotidiano francese Libération, diventandone il secondo azionista dopo Édouard de Rothschild, che deteneva circa il 38%. Carlo Caracciolo è morto nella sua casa di Trastevere a Roma il 15 dicembre 2008 all'età di 83 anni.[1][2]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere del lavoro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere del lavoro
«Laureatosi in Legge presso l'Università di Roma e Harvard University, Boston (U.S.A.) Harvard Law School, nel 1951 fondò la casa editrice Etas Kompass di cui fu Amministratore Delegato sino al 1975. Dimostrando la sua predilezione per la stampa economica, assunse nel 1955 la responsabilità della "Editoriale l'Espresso", che gestì con grande managerialità per altri trenta anni assicurando al noto settimanale impegnato nella trattazione dei grandi temi economici una oculata amministrazione, che ne ha consentito la progressiva affermazione. Recentemente il pacchetto di maggioranza della "Editoriale l'Espresso", giunta ad un fatturato annuo di 90 miliardi, con 167 dipendenti, è stato acquisito dalla Mondadori e Carlo Caracciolo è stato nominato Presidente della antica e prestigiosa Società.»
— 1989[3]

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Caracciolo Padre:
Filippo Caracciolo
Nonno paterno:
Nicola Caracciolo di Castagneto
Bisnonno paterno:
Filippo Caracciolo di Castagneto
Trisnonno paterno:
Nicola Caracciolo di Castagneto
Trisnonna paterna:
Emanuela Caracciolo di Sant'Eramo
Bisnonna paterna:
Emilia Compagna
Trisnonno paterno:
Gennaro Compagna
Trisnonna paterna:
Giulia Pandola
Nonna paterna:
Meralda Mele Barrese
Bisnonno paterno:
Ippolito Mele Barese
Trisnonno paterno:
?
Trisnonna paterna:
?
Bisnonna paterna:
Elizabeth Lilian Mackworth-Praed
Trisnonno paterno:
Winthrop Mackworth-Praed
Trisnonna paterna:
Helen Bogle
Madre:
Margaret Clarke
Nonno materno:
Charles Corning Clarke
Bisnonno materno:
Charles Clarke
Trisnonno materno:
?
Trisnonna materna:
?
Bisnonna materna:
Melissa Randall
Trisnonno materno:
?
Trisnonna materna:
?
Nonna materna:
Alice Chandler
Bisnonno materno:
Charles Emmet Chandler
Trisnonno materno:
Charles Chandler
Trisnonna materna:
Mary Carol Rickard
Bisnonna materna:
Cordelia Beard
Trisnonno materno:
Alfred Beard
Trisnonna materna:
 ?

Note[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN53891965 · LCCN: (ENno2005112188 · GND: (DE130803235