Chiesa di San Michele di Plaiano

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'omonima chiesa sassarese in Piazza Duomo, vedi Chiesa di San Michele (Sassari).
Chiesa di San Michele di Plaiano
San Michele in Plaiano Sassari strada Buddi Buddi.JPG
Facciata principale, verso l'apertura della valle al mare.
StatoItalia Italia
RegioneSardegna
LocalitàSassari
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareArcangelo Michele
Arcidiocesi Sassari
Stile architettonicoromanico
Inizio costruzioneXI secolo

Coordinate: 40°47′25.31″N 8°31′04.49″E / 40.790364°N 8.517914°E40.790364; 8.517914La chiesa di San Michele di Plaiano o Plaianu (in sassarese Santu Miali de Li Piani), è una chiesa campestre della Romangia ed il più antico edificio medievale del territorio. Appartiene spiritualmente alla parrocchia di Nostra Signora del Latte Dolce dell'arcidiocesi di Sassari.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio è collocato a 8–9 km da Sassari in direzione nord-ovest, lungo la SP 60 detta Buddi Buddi, coperta dalla stessa strada e visibile solo in direzione della città. Situata al centro di una piccola vallata lungo le pendici collinari di un percorso che giunge fino all'oratorio di Santa Croce a Sorso lungo la "via del mercato" e prosegue seguendo il fiume Silis fino a Santa Maria di Tergu.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1082 il giudice di Torres Mariano I di Torres offrì le fertili terre di Plaiano della curatoria di Romangia all'Opera di Santa Maria di Pisa, ente che amministrava le donazioni dei fedeli per la costruzione della cattedrale di Pisa, che nel 1115-1116 passarano al monastero di San Zeno di Pisa. Il 3 settembre 1127, su richiesta dello stesso abate di Plaiano, Mauro, dei confratelli e dei patroni la chiesa con tutte le sue pertinenze (composte da terreni, vigne, servi, ancelle e le quattro chiese dipendenti di Santa Maria di Sennori, Santa Anastasia di Tissi, Sant'Eugenia di Musciano e San Simplicio di Essala) passò di mano dai camaldolensi ai vallombrosani, principali artefici del successo economico, politico e religioso del complesso. I monaci vallombrosani restarono nel monastero sino al XV secolo, quando scomparvero del tutto lasciando ogni cosa in abbandono. Tra le cause vi sono le guerre interne, lo spopolamento rurale dovuto alle carestie e alle malattie, la mancanza di beni monetari e manodopera.

L'8 dicembre 1503 la bolla di papa Giulio II attesta il passaggio dell'abbazia alla diocesi di Ampurias, unitamente alla chiesa di Santa Maria di Tergu, ma il 17 giugno 1585 grazie alla pressione di Filippo II di Spagna le rendite del complesso furono concesse con una nuova bolla di papa Sisto V all'Inquisizione spagnola in Sardegna, lasciando però al vescovo di Ampurias titolo e giurisdizione spirituale.

L'ultimo passaggio si ha il 7 novembre 1769, quando, per l'intervento dell'arcivescovo Giulio Cesare Viancini che voleva destinarne i redditi a favore dell'apertura di una farmacia pubblica, una nuova bolla la assegna all'ospedale di Sassari, dal quale insieme al monastero e terreni passò a privati e successivamente per mancato pagamento al Credito fondiario sardo, che la adibisce a deposito. Dell'antico simulacro di San Michele Arcangelo conservato nella chiesa si sono perse le tracce da tempo, dopo l'acquisto da parte di privati.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Artisticamente assimilabile alla tipologia degli edifici di tipo romanico-pisano, presenta diverse analogie con la chiesa di San Nicola di Trullas a Semestene e specialmente con la chiesa di Santa Anastasia a Tissi, che riprende il primo impianto della chiesa nelle proporzioni allungate dell'aula, formata da tre moduli quadrati in sequenza.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • D. Scano. Storia dell'Arte in Sardegna dal XI al XIV secolo. Cagliari-Sassari. Montorsi, 1907. pp. 217–221.
  • Raffaello Delogu. L'Architettura del Medioevo in Sardegna. Roma, 1953. pp. 74, 99-100.
  • G. Zanetti. I Vallombrosana in Sardegna. Sassari. 1968.
  • R. Serra. La Sardegna, collana Italia Romanica, vol. X. Torino, 1984 e Milano, Jaca Book, 1989. pp. 392–393.
  • Raffaello Delogu L'architettura del Medioevo in Sardegna. Roma. La Libreria dello Stato. 1953.
  • M. Botteri, Guida alle chiese medievali della Sardegna, Sassari. Chiarella. 1978. pp. 127–128.
  • V. Mossa, Architettura e paesaggio in Sardegna. Sassari. Carlo Delfino. 1981. p. 107.
  • A. Cesaraccio-V. Mossa, Sassari e il suo volto, Sassari, Carlo Delfino, 1983, p. 258.
  • M. Porcu Gaias, Sassari. Storia architettonica e urbanistica dalle origini al '600, Nuoro, Ilisso, 1996, pp. 33–34.
  • R. Coroneo-R. Serra, Sardegna preromanica e romanica, collana Patrimonio artistico italiano, Milano, Jaca Book, 2004, pp. 271–273.
  • R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico culturali, Cagliari, 2005. p. 26.
  • R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300, collana Storia dell'arte in Sardegna, Nuoro, Ilisso, 1993. sch. 30.

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