Grotta dell'Inferno

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Grotta dell'Inferno
Muros - Grotta dell'Inferno (01).jpg
Ingresso in controluce
Stato Italia Italia
Regione Sardegna Sardegna
Province Sassari Sassari
Comuni Muros-Stemma.png Muros
Altri nomi Grotta del Diavolo
Grotta di Scala di Giocca
Grutta'e s'Inferru
Coordinate 40°42′29.02″N 8°36′09″E / 40.70806°N 8.6025°E40.70806; 8.6025Coordinate: 40°42′29.02″N 8°36′09″E / 40.70806°N 8.6025°E40.70806; 8.6025
Mappa di localizzazione: Italia
Grotta dell'Inferno
Grotta dell'Inferno

La grotta dell'Inferno, grotta del Diavolo o grotta di Scala di Giocca (in sardo grutta'e s'Inferru), si apre nei calcari miocenici delle vicinanze della città di Sassari ma ricade nel territorio di Muros. È sita sul versante occidentale del monte Tudurighe nelle vicinanze di Scala di Giocca, a 320 m s.l.m.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso è piuttosto ampio (10 m di larghezza e 5 m di altezza), ma nascosto dal bosco di Badde Olia. La cavità ha un ramo principale della lunghezza di 220 metri che risulta abbastanza larga per i suoi tre quarti, restringendosi nella parte terminale. Si tratta di una cavità molto complessa, formata da pozzi, varie diramazioni e frane, tutte caratteristiche che la rendono labirintica e le danno uno sviluppo di circa 600 metri.

Non è una grotta pregevole dal punto di vista estetico, in quanto presenta una scarsità di concrezioni, danneggiate, scurite e sporcate dal susseguirsi di visite che ci sono state sin dalla seconda metà dell'800, e per l'impiego della grotta come cava di guano di pipistrelli, utilizzato come fertilizzante.

È consigliato non avventurarsi soli in quanto è facilissimo perdersi, e inoltre la grotta presenta tratti difficoltosi.

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

La grotta dell'Inferno è importante dal punto di vista biologico: costituisce infatti l'habitat di alcune specie di aracnidi, anellidi, miriapodi, crostacei e chirotteri.

Reperti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Sin dalle prime esplorazioni sono stati ritrovati alcuni reperti litici e fittili attribuiti al neolitico e a varie fasi della civiltà nuragica, principalmente della cultura di Bonu Ighinu. I più significativi sono una ceramica cardiale, con decorazione impressa con una conchiglia, e un frammento di ciotola con motivo stellare: tali reperti sono custoditi ed esposti al Museo Sanna di Sassari.

Reperti fossili[modifica | modifica wikitesto]

Nella grotta sono stati rinvenuti resti scheletrici di chirotteri e mammiferi quali il cervide megaceros algarensis.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mauro Mucedda, Giuseppe Grafitti, Gianni Dore, Grotte della provincia di Sassari, Alghero, La Celere Editrice, 2002. pp. 86–90
  • Guido Bartolo, Sardegna - Il mondo sotterraneo, Cagliari, Coedisar, 1998. ISBN 9788885966222