Foeniculum vulgare

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Foeniculum vulgare
Foeniculum-vulgare-habitus.jpg
F.Vulgare
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Rosidae
Ordine Apiales
Famiglia Apiaceae
Genere Foeniculum
Specie F. vulgare
Nomenclatura binomiale
Foeniculum vulgare
L., 1753
Nomi comuni

Finocchio

Il finocchio (Foeniculum vulgare Mill.) è una pianta erbacea mediterranea della famiglia delle Apiaceae (Ombrellifere).
Conosciuto fin dall'antichità per le sue proprietà aromatiche, la sua coltivazione orticola sembra che risalga al 1500.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Foeniculum vulgare - Köhler–s Medizinal-Pflanzen-148.jpg

Si distinguono le varietà di finocchio selvatico dalle varietà di produzione orticola (dolce).
Il finocchio selvatico è una pianta spontanea, perenne, dal fusto ramificato, alta fino a 2 m. Possiede foglie che ricordano il fieno (da cui il nome foeniculum), di colore verde e produce in estate ombrelle di piccoli fiori gialli. Seguono i frutti (acheni), prima verdi e poi grigiastri. Del finocchio selvatico si utilizzano i germogli, le foglie, i fiori e i frutti (impropriamente chiamati "semi").
Il finocchio coltivato (o dolce) è una pianta annuale o biennale con radice a fittone. Raggiunge i 60–80 cm di altezza. Si consuma la grossa guaina a grumolo bianco che si sviluppa alla base.

Coltivazione[modifica | modifica wikitesto]

Fiore
Foeniculum vulgare

Il finocchio è ampiamente coltivato negli orti per la produzione del grumolo, una struttura compatta costituita dall'insieme delle guaine fogliari, che si presentano di colore biancastro, carnose, strettamente appressate le une alle altre attorno a un brevissimo fusto conico, direttamente a livello del terreno.

Il suo colore bianco è dato dalla tecnica dell'imbianchimento: si tratta di una rincalzatura e si effettua a cadenza regolare nel corso dello sviluppo del grumolo o almeno due settimane prima della raccolta.[1]

La raccolta dei grumoli avviene in tutte le stagioni, secondo le zone di produzione. Si adatta a qualsiasi terreno di medio impasto con presenza di sostanza organica. Le piante vengono disposte in file e distanziate di circa 25 cm l'una dall'altra. La raccolta del grumolo avviene dopo circa 90 giorni dalla semina. Richiede frequenti e abbondanti irrigazioni e preferisce un clima temperato di tipo mediterraneo.

La raccolta del finocchio selvatico[modifica | modifica wikitesto]

La raccolta del fiore del finocchio selvatico avviene in Italia appena il fiore è "aperto", normalmente a partire dalla metà d'agosto fino a settembre inoltrato. Il fiore si può usare fresco o si può essiccare, all'aperto, alla luce, ma lontano dai raggi diretti del sole, che farebbero evaporare gli olii essenziali. I diacheni si possono raccogliere all'inizio dell'autunno, quando è avvenuta la trasformazione del fiore in frutto. Le "barbe" o foglie e i teneri germogli si possono cogliere dalla primavera all'autunno inoltrato.

Uso in fitoterapia[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

In fitoterapia se ne utilizzano i semi secchi o l'olio essenziale. Contiene: anetolo (da cui dipende il suo aroma), fencone, chetone anisico, dipinene, canfene, fellandrene, dipentene e acido metilcavicolo. L'uso principale (come per le piante simili anice verde e carvi) è quello carminativo, cioè che aiuta ad eliminare i gas intestinali e contemporaneamente ne previene la formazione. Pertanto è utilizzato per chi ha difficoltà digestive, aerofagia, e può essere utile per ridurre la componente dolorosa della sindrome da colon irritabile.[2]. Particolarmente indicato nell'allattamento perché, in quanto galattoforo, aumenta la produzione del latte[3][4] e contemporaneamente previene le coliche d'aria nei bambini. Oltre a ciò sono state riconosciute al finocchio qualità di emmenagogo, diuretico, antiemetico, aromatico, antispasmodico, antinfiammatorio, tonico epatico. Normalmente si utilizzano i semi secchi in infuso, ma è possibile trovare in commercio anche le bustine liofilizzate o l'olio essenziale. A dosi molto elevate (concentrati nell'olio essenziale estratto dai semi), i principi attivi in esso contenuti possono avere effetti allucinogeni.[5]

In cucina[modifica | modifica wikitesto]

Pasta con le sarde (Palermo)

In cucina si possono usare tutte le parti del finocchio. Il grumolo bianco (erroneamente ritenuto un bulbo) del finocchio coltivato si può mangiare crudo nelle insalate oppure lessato e gratinato e si può aggiungere agli stufati.

Per quanto riguarda il finocchio selvatico, chiamato in cucina anche "finocchina" o "finocchietto", si usano sia i fiori freschi o essiccati, sia i frutti o "diacheni", impropriamente chiamati "semi", che sono più o meno dolci, pepati o amari, a seconda della varietà, sia le foglie (o "barba"), sia i rametti più o meno grandi utilizzati nelle Marche per cucinare i bombetti (lumachine di mare) o per conciare le olive sotto sale accompagnato con peperoncino e aglio; le foglie si usano fresche e sminuzzate per insaporire minestre, piatti di pesce, insalate e formaggi: nella "pasta con le sarde", nota ricetta siciliana, le foglie del finocchio selvatico sono uno degli ingredienti essenziali.

I fiori si usano per aromatizzare le castagne bollite, i funghi al forno o in padella, le olive in salamoia e le carni di maiale (in particolare la "porchetta" dell'Alto Lazio e dell'Umbria). I cosiddetti "semi" si usano soprattutto per aromatizzare tarallini (Puglia), ciambelle o altri dolci casalinghi e per speziare vino caldo o tisane. Fanno inoltre parte della ricetta di un biscotto tipico del Piemonte, il finocchino. È in uso nelle regioni costiere del Tirreno, un "liquore di finocchietto", per il quale s'utilizzano i fiori freschi e/o i "semi" e le foglie.

Finocchi al mercato di Ortigia, Siracusa

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

L'espressione "lasciarsi infinocchiare" deriva dall'abitudine dei cantinieri di offrire spicchi di finocchio orticolo a chi si presentava per acquistare il vino custodito nelle botti. Il grumolo infatti contiene sostanze aromatiche che rendono gustoso anche un vino di qualità scadente o prossimo all'acetificazione.

La comune distinzione tra finocchio femmina e finocchio maschio è solo formale: il primo è di forma allungata e il secondo di forma tondeggiante. Il cosiddetto finocchio maschio, più apprezzato sotto l'aspetto merceologico perché meno fibroso e più carnoso, si ottiene grazie al concorso di fattori ambientali associati alla natura del terreno e alla sua sistemazione superficiale e a un'adeguata tecnica colturale.

Varietà di Finocchio coltivato[modifica | modifica wikitesto]

Finocchio

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giardinaggio, Come coltivare i finocchi, su giardinaggioweb.net.
  2. ^ Roberta Pasero, In linea con la fitoterapia, "Sapere&Salute Folia", anno 2, marzo 2003, num. 4, pag. 17
  3. ^ Giuseppe Lodi, Piante officinali italiane, 3ª ed., Bologna, Edizioni Agricole, 1966 [1941].
  4. ^ Per aumentare la montata lattea, su figliadellerborista.it.
  5. ^ Foeniculum vulgare - Mill., Plants For A Future. URL consultato il 7 febbraio 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Foeniculum vulgare, su Erbe e fiori del cuneese. URL consultato il 10 settembre 2017.
  • Finocchio, su Curarsi con le erbe e con le piante. URL consultato il 10 settembre 2017.
  • Per il metodo di coltivazione: Il grande libro dei fiori e delle piante: Enciclopedia pratica di Selezione dal Reader's Digest, Milano, 1980
  • Per gli usi in cucina: Grande enciclopedia illustrata della gastronomia di Selezione dal Reader's Digest, Milano, 1990
  • Per la raccolta e gli usi in cucina del finocchio selvatico: Paolo Andreocci, Le Ricette di nonna Angelina, Davide Ghaleb Editore, 2006

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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