Arco di Augusto (Rimini)

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Coordinate: 44°03′25.01″N 12°34′15.47″E / 44.056947°N 12.570964°E44.056947; 12.570964

Arco d'Augusto

L'Arco di Augusto a Rimini fu consacrato all'imperatore Augusto dal Senato romano nel 27 a.C. È il più antico arco romano rimasto. Segnava la fine della via Flaminia che collegava la città romagnola alla capitale dell'impero, confluendo poi nell'odierno corso d'Augusto, il decumano massimo, che portava all'imbocco di un'altra via, la via Emilia.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Particolare con capitello e clipeo

Lo stile che lo compone è sobrio ma allo stesso tempo solenne. Al fornice centrale, di particolare ampiezza, si affiancano due semicolonne con fusti scanalati e capitelli corinzi. I quattro clipei posti a ridosso dei capitelli rappresentano altrettante divinità romane. Rivolte verso Roma, troviamo Giove ed Apollo; rivolte verso l'interno della città troviamo Nettuno e la dea Roma.

La sua funzione principale, oltre a quella di fungere da porta urbica, era quella di sostenere la grandiosa statua bronzea dell'imperatore Augusto, ritratto nell'atto di condurre una quadriga. Secondo un'altra ipotesi, del riminese Danilo Re[1], il monumento sarebbe stato coronato dai Bronzi dorati di Cartoceto (PU), che rappresenterebbero in questo caso Giulio Cesare, Ottaviano Augusto, la madre di Augusto Azia maggiore e infine Giulia minore, madre di Azia e sorella di Cesare. Alla presenza di tali statue sarebbe dovuto il nome di Porta Aurea, usato fin nel Medioevo. Si tenga presente che esistono numerose altre ipotesi per ciò che riguarda la collocazione originaria e l'identificazione dei Bronzi dorati di Cartoceto[2].

La peculiarità di questo arco è che il fornice era troppo grande per ospitare una porta, almeno per quei tempi. La spiegazione è dovuta al fatto che la politica dell'Imperatore Augusto, volta alla pace, la Pax Augustea, rendeva inutile una porta civica che si potesse chiudere, non essendovi il pericolo di essere attaccati.

La merlatura presente nella parte superiore risale invece al Medioevo (circa X secolo), periodo in cui la città venne tenuta dai ghibellini. Fu la porta principale della città fino al periodo fascista, quando vennero demolite le mura e l'arco rimase come monumento isolato, perché si riteneva fosse un arco trionfale, ipotesi smentita più volte da numerosi studiosi.

Dettaglio dell'iscrizione

Insieme al ponte di Tiberio, è oggi uno dei simboli di Rimini, tanto da comparire nello stemma della città.

Al di sopra dell'apertura dell'arco si trova il muso di un toro, che rappresenta la forza e la potenza di Roma, paragonata appunto a quella di un toro. Nell'arco di Augusto è raffigurata anche la dea Roma.

L'iscrizione, ora mutila, era la seguente:

SENATUS POPVLVSQVE ROMANVS

IMPERATORI CAESARI DIVI IVLIO FILIO AVGVSTO IMPERATORI SEPTEM

CONSOLI SEPTEM DESIGNATO OCTAVOM VIA FLAMINIA ET RELIQVEIS

CELEBERRIMEIS ITALIAE VIEIS ET AVCTORITATE EIVS MVNITEIS

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ I bronzi di Cartoceto erano sull'Arco di Augusto?
  2. ^ Sandro Stucchi, Il gruppo bronzeo tiberiano da Cartoceto, Roma 1998; F. Coarelli, in I bronzi dorati di Pergola: un enigma?, a cura di Mario Luni, Fermo Giovanni Motta, edizioni QuattroVenti, 2000; Lorenzo Braccesi, Terra di confine: archeologia e storia tra Marche, Romagna e San Marino, L'ERMA di BRETSCHNEIDER, 2007 (pagg. 209 e seguenti); Notizia tratta dal mensile della Regione Marche anno XXIX n. 9-12/2001 Ipotesi di Viktor H. Böhm

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