Cascata delle Marmore

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Cascata delle Marmore
Cascata delle Marmore
La cascata delle Marmore a piena portata dal Belvedere Inferiore
Stato Italia Italia
Regione Umbria Umbria
Provincia Terni Terni
Comune Terni
Coordinate 42°32′38.76″N 12°43′15.96″E / 42.5441°N 12.7211°E42.5441; 12.7211Coordinate: 42°32′38.76″N 12°43′15.96″E / 42.5441°N 12.7211°E42.5441; 12.7211
Tipo Artificiale
Fiume Velino
Altezza 165 m
Numero di salti 3
Salto massimo 90 m
Portata media 15 m³/s
Visitatori 500.000 annui circa
Mappa di localizzazione: Italia
Cascata delle Marmore
Cascata delle Marmore

La Cascata delle Marmore è una cascata a flusso controllato, inserita in un enorme parco naturale,tra le più alte d'Europa, potendo contare su un dislivello complessivo di 165 m, suddiviso in tre salti. Si trova a circa 7,5 km di distanza da Terni, in Umbria, quasi alla fine della Valnerina, la lunga valle scavata dal fiume Nera. Il nome deriva dai sali di carbonato di calcio presenti sulle rocce che sono simili a marmo bianco.

Le acque della cascata sono utilizzate per la produzione di energia idroelettrica. La cascata non è dunque sempre aperta a pieno regime. Quando è aperta a flusso minimo la cascata scopre le rocce e la vegetazione sottostante.

Un segnale acustico avvisa dell'apertura delle paratoie di regolazione, e in pochi minuti la portata aumenta fino a donarle l'aspetto conosciuto. L'accesso al parco è possibile dal basso (belvedere inferiore) e dall'alto (belvedere superiore) con pagamento di un biglietto. Diversi sentieri percorrono il parco ed è possibile andare a piedi tra i due belvedere, sia in salita che in discesa.

Di notte la cascata è sempre illuminata da un evoluto impianto a led di ultima generazione, che garantisce un fascio di luce ed una illuminazione uniforme.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

La cascata è formata dal fiume Velino che, in prossimità della frazione di Marmore (376 m s.l.m., 802 abitanti secondo i dati Istat del 2011), defluisce dal lago di Piediluco e si tuffa con fragore nella sottostante gola del Nera. Normalmente solo una parte dell'acqua del fiume Velino (portata media 50 m³/s) viene deviata verso la cascata (circa il 30%, equivalenti a circa 15 m³/s). Fa parte del parco fluviale del Nera.

Flora e fauna[modifica | modifica wikitesto]

La flora e la fauna in corrispondenza delle cascate è tipica della macchia mediterranea. La cascata si contraddistingue per la straordinaria ricchezza biologica. Numerosi sono i vegetali che appartengono sia a forme primitive (alghe azzurre e verdi, muschi, epatiche e licheni), sia ad organismi evoluti come i macromiceti; le piante vascolari acquatiche e quelle terrestri (felci e piante con fiori). A queste presenze botaniche vanno aggiunte le numerose specie zoologiche appartenenti ad insetti, anfibi, pesci, rettili, uccelli e piccoli mammiferi.[1]

L'importanza di questa biodiversità è testimoniata dal fatto che l'area del parco della Cascata delle Marmore è stata riconosciuta a livello europeo come SIC (SIC) e Zona di protezione speciale (ZPS) della Rete Ecologica Europea Natura 2000.[2] Sono presenti specie di uccelli rari o addirittura unici in Italia. Alcuni esempi: Il Merlo acquaiolo e la Ballerina gialla che si alimentano lungo le sponde e nel letto del Nera; il variopinto Martin pescatore che si può osservare durante le migrazioni invernali; la Rondine montana e il Passero solitario che nidificano nelle nude pareti rocciose e la Ballerina bianca che costruisce il nido di fango sotto i tetti delle case prossime alla cascata; l'Usignolo che abita la vegetazione igrofila; la Gallinella d'acqua e il Germano reale.[1] [3]

La cascata delle Marmore è inserita nella rete dei Centri di Educazione Ambientale (CEA) della Regione Umbria.

Le grotte[modifica | modifica wikitesto]

L'acqua nel corso dei secoli ha scavato grotte con stalattiti e stalagmiti nel travertino. Alcune grotte sono visitabili e rappresentano un aspetto ancora poco conosciuto della cascata delle Marmore, sia dal punto di vista turistico che speleologico.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La cascata

Il fiume Velino percorre gran parte dell'altopiano che circonda Rieti ma più a valle si trova naturalmente intralciato dalla presenza di massicci calcarei e dall'assenza di un adeguato letto dove scorrere; questa particolare configurazione geologica ha portato, nel corso delle ere, alla formazione, in quel tratto, di una palude stagnante nociva per la salubrità dei luoghi nota come Lacus Velinus. Nel 271 a.C., il console romano Manio Curio Dentato ordina la costruzione di un canale (il Cavo Curiano) per far defluire le acque stagnanti in direzione del salto naturale di Marmore: da lì, l'acqua precipitava direttamente nel fiume Nera, affluente del Tevere.

Tuttavia, la soluzione di questo problema ne creava un altro: in concomitanza delle piene del Velino, l'enorme quantità d'acqua trasportata dal Nera minacciava direttamente il centro abitato di Terni. Questo fu motivo di contenzioso tra le due città, tanto che nel 54 a.C. si giunse a porre la questione direttamente al Senato Romano: Rieti era rappresentata da Cicerone, Terni da Aulo Pompeo. La causa si risolse con un nulla di fatto, e le cose rimasero così per i secoli successivi.

Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente ebbe fine la manutenzione del canale, il che portò a una diminuzione del deflusso delle acque e ad un progressivo impaludamento della Piana Reatina. Dopo varie peripezie, nel 1422 un nuovo canale venne costruito per ripristinare l'originaria portata del fiume (Cavo Reatino o Cavo Gregoriano, per via dell'intervento di Gregorio XII).

Papa Paolo III, nel 1545, diede mandato ad Antonio da Sangallo il Giovane di aprire un altro canale, la Cava Paolina, che però riuscì ad assolvere il proprio compito solo per 50 anni. Si pensò allora di ampliare la Cava Curiana e di costruire un ponte regolatore, una sorta di valvola che avrebbe permesso di regolare il deflusso delle acque. Quest'opera fu inaugurata nel 1598 da Papa Clemente VIII, che aveva affidato l'incarico progettuale a Giovanni Fontana, fratello di Domenico; ovviamente, il canale prese il nome di Cava Clementina.

Nei due secoli seguenti, l'opera creò non pochi problemi alla piana sottostante, ostacolando il corretto deflusso del Nera e provocando l'allagamento delle campagne circostanti. Per ordine di Papa Pio VI, nel 1787, l'architetto Andrea Vici operò direttamente sui balzi della cascata, dandole l'aspetto attuale e risolvendo finalmente la maggior parte dei problemi.

Nel XIX secolo le acque della cascata cominciarono a essere utilizzate per la loro forza motrice: nel 1896, le neonate Acciaierie di Terni alimentavano i loro meccanismi sfruttando 2 m³ d'acqua del Cavo Curiano. Negli anni successivi, la cascata cominciò a essere sfruttata intensamente per la produzione di energia idroelettrica.[4]

Una vista panoramica della cascata si può ammirare dal borgo medievale di Torreorsina, unico paese della Valnerina che si affaccia direttamente su di essa. Fra il 1901 e il 1960 tale località era raggiungibile mediante la tranvia Terni-Ferentillo, un'infrastruttura nata per agevolare il trasporto delle merci e delle persone lungo la valle della Nera che risultò determinante ai tempi dell'industrializzazione della stessa[5].

La leggenda[modifica | modifica wikitesto]

La cascata vista da Pennarossa

Sulle origini della cascata c'è una leggenda, solitamente raccontata dallo Gnefro.Una creatura fatata, una ninfa di nome Nera,si innamorò del giovane pastore Velino. Per i due era difficile frequentarsi perché appartenevano a due mondi troppo diversi. Giunone,infuriata, trasformò la ninfa Nera in un fiume perché aveva trasgredito le regole che non consentivano l'amore con gli esseri umani. Velino si gettò a capofitto dalla rupe di Marmore credendo che Nera stesse annegando in quelle acque che prima non c'erano. Giove, per evitargli morte certa, durante il volo lo trasformò in acqua, così da salvarsi e ricongiungersi con Nera per l'eternità.

Visitatori illustri[modifica | modifica wikitesto]

Le opere ingegneristiche e la natura che la circonda hanno sempre richiamato un gran numero di turisti e visitatori, tanto da spingere alla creazione di luoghi di osservazione sicuri e stabili (la Specola in alto, piazzale Byron in basso, vari Belvedere). Fra di loro, è possibile citare tante illustri personalità: Plinio, Cicerone, Fazio degli Uberti, un gran numero di papi, Galileo Galilei, Vittorio Alfieri, Ferdinando II delle Due Sicilie, la Regina Madre di Napoli, Salvator Rosa, Corot, William Turner, Gioachino Belli, Lord Byron, Benito Mussolini e tanti altri. La cascata, nel XVIII e XIX secolo, rappresentava molto spesso una giornata di visita del Grand Tour verso Roma.

« Rimbombo di acque! Dalla scoscesa altura il Velino fende il baratro consunto dai flutti. Caduta di acque! Veloce come la luce, la lampeggiante massa spumeggia, scuotendo l'abisso. Inferno di acque! là dove queste urlano e sibilano e ribollono nell'eterna tor­tura; mentre il sudore della loro immane agonia, spremuto da questo loro Flegetonte, abbraccia le nere rocce che circondano l'a­bisso, disposte con dispietato orrore,e sale in spuma verso il cielo, per ricaderne in un incessante scroscio, che, con la sua inesausta nube di mite pioggia, reca un eterno aprile al terreno attorno, rendendolo tutto uno smeraldo: - quanto profondo è l'abisso! E come di roccia in roccia il gigantesco Elemento balza con delirante salto, abbat­tendo le rupi che, consunte e squarciate dai suoi feroci passi, concedono in abissi uno spaventoso sfogo alla poderosa colonna d'acqua che continua a fluire e sembra piuttosto la sorgente di un giovane mare, divelto dal grembo di montagne dalle doglie di un nuovo mondo, che non soltanto la fonte di fiumi che scorrono fluenti in numerosi meandri attraverso la valle! Volgiti indietro! Vedi, dove esso si avanza simile ad una Eternità, quasi che dovesse spazzar via tutto ciò che trova sul suo cam­mino, affascinando l'occhio col Terrore - impareggiabile cateratta,orribilmente bella! ma sul margine, da una parte all'altra, sotto lo scintillante mattino, posa un'iride tra gli infernali gorghi, simile alla Speranza presso un letto di morte, e, inconsunta nelle sue fisse tinte, mentre tutto là attorno è dilaniato dalle acque infuriate, innalza serenamente i suoi fulgidi colori con tutti i loro raggi intatti, e sembra, tra l'orrore della scena, l'Amore che sorveglia la Follia con immutabile aspetto. »
(Lord Byron)

Nella pittura[modifica | modifica wikitesto]

Tra il Settecento e l'Ottocento la valnerina, la cascata delle Marmore, Narni sono mete predilette per quelli che verranno definiti "Plenaristi", pittori en plen air, che rimasero affascinati dalla bellezza dei luoghi. Le loro opere sono conservate sia presso privati che in diversi musei europei.

La cascata nel cinema, arti, sport[modifica | modifica wikitesto]

La cascata è presente nel film Intervista di Federico Fellini.

"La sindrome di Stendhal" film del 1996 di Dario Argento con Asia Argento è stato in parte girato presso le grotte ed i sentieri della cascata.

Nel 2005 sono state girate alcune scene del film con protagonisti Costantino Vitagliano e Daniele Interrante "Troppo belli".

Ad ottobre 2007 l'illusionista Antonio Casanova ha creato un suggestivo spettacolo di escapologia alla presenza di un folto pubblico. La performance fu trasmessa da Striscia la notizia.

Nel 2011 il violinista Uto Ughi ha tenuto un concerto con l'orchestra "I Filarmonici di Roma", poi trasmesso da Rai Storia.

Per il 150° Anniversario dell'Unità d'Italia nel 2011 i tre salti della cascata sono stati illuminati ognuno con un colore della bandiera italiana.

Nel 2012 Simone Cristicchi ha tenuto il primo concerto "Tributo a Sergio Endrigo", ripetuto poi nel 2015 da Francesca Michielin nella quarta edizione.

Nella disciplina di tiro con l'arco la cascata ha ospitato nel 2013 i Campionati europei di tiro di campagna e nel 2015 i Campionati Mondiali di Tiro 3D.

Da qualche anno la cascata e la bassa valnerina e la media valle del Tevere sono attraversate dalla manifestazione di cicloturismo Grand Tour Rando.

Nel 2015 l'artista Igor Borozan ha esposto nel parco della cascata la sua "camicia" di sette metri. Opera inedita dedicata allo scienziato Nikola Tesla.

Il canoista Giovanni De Gennaro, vincitore,tra l'altro, del primo Marmore River Fest (2015), rappresenterà l'Italia alle Olimpiadi di Rio specialità canoa K1.

A novembre 2015, Gianna Nannini ha girato alla Cascata delle Marmore il video della canzone Tears (uno dei quattro inediti dell'album Hitstory)[6].

La soprano italiana Gina Palmucci, nata a Terni nel 1891, scelse il nome d'arte di Nera Marmora perché particolarmente amante del suo territorio. A luglio 2016 ci sarà una giornata rievocatica dell'artista ternana alla cascata.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b La biodiversità della Cascata delle Marmore. Sito europeo della Rete Ecologica Natura 2000. Edito da Comunità Mont. Valle del Nera, 2008
  2. ^ Direttiva Habitat (92/43/CEE)
  3. ^ http://rassegna.crumbria.it/pdf/631771.pdf
  4. ^ In quanto concessa ad un autoproduttore, la derivazione d'acqua e l'annessa centrale idroelettrica sarebbe dovuta rimanere esclusa alla nazionalizzazione, ma fu fatta una eccezione perché indispensabile alla congiunzione tra le reti dell'Italia settentrionale e quelle dell'Italia meridionale. In compenso le aziende di Terni ottennero un prezzo agevolato [1]
  5. ^ Adriano Cioci, La tramvia Terni-Ferentillo, Kronion, Bastia Umbra, 1989.
  6. ^ Gianna Nannini sceglie Terni per il suo ultimo singolo 'Tears' - La Nazione, su Umbria - La Nazione - Quotidiano di Firenze con le ultime notizie della Toscana e dell’Umbria, https://plus.google.com/110482234113594025211. URL consultato il 21 dicembre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • T. Moretti Antonucci, La Cascata delle Marmore e i suoi dintorni, Livoni Edizioni Turistiche, Terni.
  • Maria Teresa De Nittis, …ancora qualche “ritratto” sulla famosa Cascata delle Marmore a Terni e un elogio bibliografico agli Autori che narrano le sue vicende, Terni, Global Press, 2010.
  • La biodiversità della Cascata delle Marmore. Sito europeo della Rete Ecologica Natura 2000. Edito da Comunità Mont. Valle del Nera, 2008

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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