Alea iacta est

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Colonna che segna il punto in cui secondo la tradizione Giulio Cesare pronuncia la frase Alea iacta est (Rimini)

Alea iacta est è una locuzione latina che viene tradotta in lingua italiana come "il dado è tratto". Questa frase - divenuta celeberrima - viene presa come motto e si cita quando si prende una decisione dalla quale non si può più recedere.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

È una frase attribuita da Svetonio - che la riprende probabilmente da Asinio Pollione[1] - nel suo De vita Caesarum[2] (Divus Iulius) a Giulio Cesare che l'avrebbe proferita dopo aver varcato, nella notte del 10 gennaio del 49 a.C., il fiume Rubicone (o il Pisciatello)[3] alla testa di un esercito, violando apertamente la legge che proibiva l'ingresso armato dentro i confini dell'Italia e dando il via alla seconda guerra civile.

La traduzione italiana "Il dado è tratto", pur generalmente divulgata in ogni contesto, in realtà è frutto di errori e non lascia intuire immediatamente il senso della locuzione; la traduzione corretta fedele alla lingua greca sarebbe "il dado è stato lanciato", ovvero "la decisione è stata presa". La frase, probabilmente come citazione di una commedia di Menandro, l’Arreforo, fu proferita in greco come tramanda Plutarco[4] nelle Vite parallele:

(GRC)

« Ἑλληνιστὶ πρὸς τοὺς παρόντας ἐκβοήσας, «Ἀνερρίφθω κύβος» [anerriphtho kybos], διεβίβαζε τὸν στρατόν'. »

(IT)

« Egli [Cesare] dichiarò in greco a gran voce a coloro che erano presenti: 'sia lanciato il dado' e condusse l'esercito. »

(Plutarco, Vita di Pompeo, 60 2.9)

L'ambiguità nella traduzione deriva dalla versione tràdita di Svetonio: "Jacta alea est". Probabilmente un errore di trascrizione (aplografia) ha portato alla perdita dell'ultima lettera, mutando "esto", imperativo futuro 2°/3° singolare, in "est", indicativo presente 3°singolare; "Jacta alea esto" pare dunque essere la frase corretta e perfettamente si accorda con l'imperativo in terza persona tramandato da Plutarco "ἀνερρίφθω κύβος" (anerriphtho kybos) ovvero "sia lanciato il dado"[1]. La congettura si attribuisce ad Erasmo da Rotterdam.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Luciano Canfora, Giulio Cesare. Il dittatore democratico, Roma-Bari, Laterza, 2006 [1999], pp. 160-161, ISBN 88-420-8156-6.
  2. ^ Svetonio, Cesare, 31.
  3. ^ Susanna Calandrini, Storia di San Mauro Pascoli, Il Ponte Vecchio, Cesena, 2000, ISBN 88-8312-105-8. Vedi anche Localizzazione dell'antico Rubicone.
  4. ^ Plutarco, Cesare 32, 7; Pompeo 60, 4.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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