Milton Glaser

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Milton Glaser nel suo ufficio a New York (maggio 2003)

Milton Glaser (New York, 26 giugno 1929) è un designer e illustratore statunitense.

Il logotipo di Milton Glaser "I love New York", 1976

Tra i maggiori grafici dell'età contemporanea, principalmente conosciuto per il celeberrimo logo I Love New York (1976)[1], il suo poster di Bob Dylan (1966, che vendette oltre 6 milioni di copie[2] divenendo un'icona della gioventù anni sessanta e settanta), il logo DC Bullet utilizzato dalla DC Comics dal 1977 al 2005. Con Clay Felker ha anche fondato il New York Magazine nel 1968.

Biografia e opere[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver studiato alla Cooper Union di New York si reca in Italia con una borsa di studio (1951) e precisamente all'Accademia di belle arti di Bologna, dove ha l'opportunità di studiare con il maestro Giorgio Morandi[3]. Tornato in USA, nel 1954 fonda i Push Pin Studios[4] e occupa il ruolo di presidente (dirige lo studio con Seymour Chwast e Edward Sorel: agli Studios collaborano alcuni tra i più dotati grafici dell'epoca, provenienti dalla Cooper Union (Paul Davis, John Alcorn, James McMullan...).

Push Pin Style[5] fu il titolo di una grande collettiva del 1970 che i componenti dello studio, con il supporto di Olivetti, realizzarono al Museo parigino del Louvre.

L'opera di Glaser è sempre stata caratterizzata dall'immediatezza, originalità e da un'apparente semplicità: ogni mezzo e ogni stile viene usato per la finalizzazione dei suoi progetti grafici, che spaziano dal manifesto ai logotipi, dalle cinghie per raccogliere libri, alle cover di album musicali, alle pubblicità varie e illustrazioni per riviste.

Nel 1970 è autore di un celebre manifesto dell'azienda italiana Olivetti[6].

Fonda un suo proprio studio, il Milton Glaser, Inc, nel 1974: da lì in poi sviluppa ancor di più la sua già vasta mole di progetti, a partire dal design del New York Magazine (di cui era cofondatore): l'enorme pittura murale negli Edifici Federali (New Federal Office Building, 1974) a Indianapolis; il parco di divertimento Sesame Place in Pennsylvania: la grafica dei ristoranti al World Trade Center. Nel 1976 partecipa alla Biennale di Venezia nella collettiva, Autentico ma contraffatto, a cura di Pierluigi Cerri, insieme a Roman Cieslewicz, Paul Davis, Richard Hess e Tadanori Yokoo.

Nel 1983 fonda la WEMG, studio grafico specializzato nell'editoria: il suo apporto anche in questo campo è notevole, con lavori importanti per L'Espresso, The Washington Post, Fortune.

Nel 1991-92 espone nuovamente in Italia, prima ad Arezzo e poi a Milano, una serie di acquarelli dedicati al Quinto centenario della morte di Piero della Francesca, artista profondamente amato e ammirato da Glaser[7].

« (…) Non c'è nessuno come Piero: è unico. (…) Siamo di fronte a un'intelligenza sublime. Niente in Piero può essere alterato o mutato. È inevitabile come se ce lo avesse dato la natura.[8] »

Riconoscimenti e critica[modifica | modifica wikitesto]

L'opera di Milton Glaser ha avuto un enorme impatto sull'illustrazione contemporanea e il moderno design. Molti sono i premi vinti e i riconoscimenti ottenuti da prestigiosi istituti (Art Directors Clubs, American Institute of Graphic Arts, Society of Illustrators e Type directors Club, tra gli altri). Nel 1979 diviene membro onorario della Royal Society of Arts ed è anche membro dell'AGI (Alliance Graphique International). Le sue opere sono esposte in molti musei: al Museum of Modern Art di New York, al Victoria and Albert Museum di Londra, al Museo d'Israele di Gerusalemme, al Musée de l'Affiche di Parigi. Ha insegnato a New York, sia alla School of Visual Arts di Manhattan che alla Cooper Union.

« (…) artista completo, nel senso rinascimentale del termine, eclettico fino al punto di essere antico e moderno al tempo stesso, capace di citare indifferentemente Piero della Francesca e Giorgio Morandi; un maestro di bottega che utilizza tutte le tecniche tramandategli dalla tradizione artistica. (…) non comune abilità disegnativa e, essendo ancora attivo al giro di boa del terzo millennio, si può considerarlo uno degli ultimi grandi interpreti della manualità artigiana in campo grafico.[9] »

Nel 2009 il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama gli ha consegnato la National Medal of Arts, per il suo eccezionale contributo allo sviluppo dell'Arte Grafica.[10]

Monografie pubblicate[modifica | modifica wikitesto]

  • 1973 - Graphic Design. Amsterdam, De Arbeiderspers (trad. it. Il mestiere del grafico. Milano, Rizzoli, 1974).
  • 1977 - The Milton Glaser poster book. New York, Harmony Buuks.
  • 1983 - The conversation. New York, Harmony Books (di Jean Michel Folon).
  • 1989 - I manifesti di Milton Glaser. a cura di Cristina Taverna, Milano, Nuages.
  • 1991 - Milton Glaser, Piero della Francesca. a cura di Andrea Rauch, Venezia, Marsilio.
  • 2000 - Milton Glaser Opere, 1960 2000. a cura di Cristina Taverna e Andrea Rauch, Milano, Nuages.
  • 2000 - Art is Work. New York, Overlook Press, Milano, Leonardo.
  • 2005 - The design of dissent. Gloucester (Massanelculochusetts), Rockport Publishers. (con Mirko Ilić).
  • 2008 - Drawing is thinking. New York, Overlook Press, Milano, Nuages.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gianni Sinni, Andrea Rauch, Disegnare le città, Firenze, LCD Edizioni, 2009 pp. 132-133.
  2. ^ Stephen J. Eskilson, Graphic Design, A new History, London, Laurence King Publishing Ltd, 2007, p. 346.
  3. ^ Nel 1989 la Galleria d'Arte Moderna di Bologna organizzò una mostra, patrocinata da Olivetti, sul rapporto tra maestro e allievo: "Giorgio Morandi, Milton Glaser", catalogo Electa.
  4. ^ "Il linguaggio dei Push Pin Studios", in: Andrea Rauch, "Graphic Design", Milano, Guidecultura Mondadori, 2006, pp. 164-171.
  5. ^ "The Push Pin Style", Parigi, Musée des Arts Decoratifs, Palais du Louvre, marzo-maggio 1970.
  6. ^ "Epoca 1945 1999, Manifesti tra vecchio secolo e nuovo millennio", a cura di Aldo Colonetti e Andrea Rauch, Siena, Protagon, 1999, pp. 88-89.
  7. ^ "Milton Glaser, Piero della Francesca", a cura di Andrea Rauch, Venezia, Marsilio, 1991.
  8. ^ ibidem, p. 21.
  9. ^ Daniele Baroni, Massimo Vitta, Storia del design grafico, Milano, Longanesi, 2006, pp. 255-257.
  10. ^ Glaser Gets Award From Obama

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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