Giuliano di Anazarbo

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San Giuliano di Anazarbo
Julian of Tarsus.jpg
 
NascitaIstria o Tarso, 231 o 286
MorteAnazarbo, 249 o 305
Venerato daChiesa Cattolica,
Chiesa Ortodossa,
Chiesa Armena
Santuario principaleChiesa di San Giuliano Martire, Rimini
Ricorrenza16 marzo presso la Chiesa ortodossa, 18 aprile presso la chiesa Armena, 21 giugno presso la Chiesa cattolica
Patrono diRimini (compatrono)

Giuliano di Anazarbo, conosciuto anche come Giuliano di Tarso, o di Cilicia o di Rimini (Istria, 231Istria o Anazarbe, 21/22 giugno 249), fu un martire cristiano, caduto attorno al 249 sotto la persecuzione dell'imperatore Decio[1], o, secondo la tradizione ortodossa, attorno al 305-311 sotto la persecuzione dell'imperatore Diocleziano[2][3].

Considerato santo dalla Chiesa cattolica, ortodossa e armena. La discordanza sul periodo in cui è vissuto e sul luogo del martirio (dalla Dalmazia alla Cilicia) è dovuta al fiorire di leggende che nel tempo hanno arricchito le scarne informazioni sulla vita del martire e al sovrapporsi di episodi leggendari presi a prestito da altri martiri e da una innumerevole serie di santi omonimi noti nel Medioevo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo una delle leggende più ricorrenti, Giuliano sarebbe stato figlio di un senatore pagano, mentre la madre, Asclepiodora, cristiana, lo aveva educato alla nuova fede religiosa. Non facendo mistero di essere cristiano, a diciotto anni venne denunciato a Marciano, proconsole della città di Flaviade, che gli impose di sacrificare agli dei. Di fronte al suo deciso rifiuto, venne torturato e condotto ad Anazarva (Anazarbo), lungo la costa Egea (Cilicia). Condannato a morte, fu rinchiuso in un sacco insieme a serpenti velenosi (o con scorpioni) e gettato in mare.

Secondo la tradizione ortodossa, le sue spoglie, dopo un lungo girovagare, furono recuperate ad Alessandria d'Egitto e successivamente traslate nella basilica di Antiochia[3].

Secondo la tradizione cattolica, divergente da quella ortodossa, le sue spoglie spiaggiarono presso l'isola del Proconneso (oggi isola di Marmara)[4]. Sei secoli più tardi, in una notte estiva del 957, cedette lo scoglio presso cui era posto il sarcofago[5], il quale però prodigiosamente non affondò e nel 962 si arenò poco a nord di Rimini[6], a Viserba in un punto della costa dove sgorgava una sorgente (ora nota come Sacramora, da sacra dimora)[1].

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Il suo culto è particolarmente sentito a Rimini, che lo ha proclamato patrono nel 1225, assieme a san Gaudenzio. Probabilmente il san Giuliano venerato a Rimini fu un martire cristiano della Dalmazia le cui reliquie furono preda di guerre o di razzie fatte sulle coste al di là dell'Adriatico; anche il materiale con cui è costruita l'arca è la pietra d'Istria[5]; persino il suo nome potrebbe confermare la sua origine, perché nell'Istria vi erano in antichità ben quattro città di nome Iulia che potrebbero essere all'origine del suo nome[1].

Le sue reliquie furono traslate nell'antica abbazia benedettina dei Santi Pietro e Paolo, oggi chiesa di San Giuliano Martire nell'omonimo borgo riminese[4].

La sua ricorrenza è fissata il 16 marzo secondo la chiesa cattolica[7], 18 aprile secondo la chiesa armena[2], il 21 giugno secondo la chiesa ortodossa, mentre a Rimini il 22 giugno, giorno nel quale, nel XII secolo, si correva un palio a suo onore, non lontano dalla sua abbazia. Secondo il regolamento nel codice Torsani in cui nel XV secolo furono trascritti gli statuti trecenteschi di Rimini, il 22 giugno, l'ufficialità municipale si recava a pregare nel relativo santuario e successivamente si doveva tenere il palio, per il quale i cavalli correvano dal ponte di Viserba all'attuale piazza Tre Martiri[8]. Nello stesso periodo la Zecca locale coniava, a scopo commemorativo, monete contrassegnate con la dicitura “Sanctus Iulianus”.

Rappresentazioni artistiche[modifica | modifica wikitesto]

Tra le opere più note, alla storia del martire è dedicato un polittico di Bittino da Faenza (1409), da inquadrarsi nella scuola riminese ed una pala d'altare del Veronese (prima del 1583), considerata una delle opere più belle dell'artista dal Vasari[9].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Antonio Borrelli, San Giuliano di Anazarbo, Santi e beati, 14 dicembre 2003. URL consultato il 28 dicembre 2013.
  2. ^ a b (DE) Joachim Schäfer, Julian von Tarsus, Heiligenlexikon, 20 novembre 2014.
  3. ^ a b (ES) Santo Mártir Julián de Tarso[collegamento interrotto], ortodoxosyucatan. URL consultato il 26 gennaio 2015.
  4. ^ a b Giuseppe Gerola, La ricognizione della tomba di san Giuliano da Rimini (PDF), in Bollettino d'arte, Roma, Ministero della Pubblica Istruzione, 1911, pp. 106-107. URL consultato il 29 dicembre 2013.
  5. ^ a b Enrico Baccarini, La prodigiosa "traversata" dell'Arca di san Giuliano, in Lidia Parentelli (a cura di), Acheomisteri - I quaderni di Atlantide, nº 5, EdicolaWeb, novembre/dicembre 2002. URL consultato il 1º gennaio 2014.
  6. ^ Santi e Beati della Chiesa di Rimini, su diocesi.rimini.it. URL consultato il 28 dicembre 2013.
  7. ^ Dal Martirologio romano.
  8. ^ Alessandro Serpieri, Quei cavalli di San Giuliano. Il palio di Viserba, lungo la strada della Sacramora, in Il Ponte, 2 marzo 1997. URL consultato il 13 dicembre 2013 (archiviato dall'url originale il 14 dicembre 2013).
  9. ^ Annamaria Bernucci, Il capolavoro custodito a San Giuliano, Chiamamicittà, 23 novembre 2011. URL consultato il 1º gennaio 2014 (archiviato dall'url originale il 27 marzo 2013).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Belmonte Cagnoli, La vita di san Giuliano martire in Anazarbe. Il suo corpo riposa in Rimini, in Venetia: appresso Antonio Pinelli, 1622
  • Silvio Casadei, San Giuliano nella tradizione, nel culto e nell'arte, Rimini 1910
  • Giuseppe Gerola, La ricognizione della tomba di San Giuliano in Rimini , in "Bollettino d'Arte, V, (1911), pp.
  • Gino Ravaioli, Le particolarità stilistiche del Polittico Bitiniano, Forlì 1931
  • Giulio Cesare Mengozzi, San Giuliano e Rimini: tradizione culto ed arte, Rimini 1966
  • Pietro Cannata, Giuliano (santo), venerato a Rimini, in Bibliotheca Sanctorum, vol. VI, Roma 1965, col. 1213.

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