Chiesa di San Giuliano Martire (Rimini)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Chiesa di San Giuliano Martire
Rimini Chiesa di S. Giuliano.JPG
La facciata
StatoItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna Emilia-Romagna
LocalitàRimini
ReligioneCattolica
TitolareGiuliano di Anazarbo
DiocesiDiocesi di Rimini
Stile architettonicoRinascimentale
Inizio costruzione1553 (edificio attuale)
Completamento1575, più aggiunte di scarso rilievo nel Seicento

Coordinate: 44°03′55″N 12°33′46.02″E / 44.065278°N 12.562783°E44.065278; 12.562783

La chiesa di San Giuliano è una chiesa di Rimini, situata al centro dell'omonimo Borgo San Giuliano.

La chiesa, tra le più importanti della città[1], è frutto di un restauro operato alla metà del Cinquecento sull'antica struttura dell'XI secolo ed è pertanto caratterizzato da una sobria e regolare architettura rinascimentale. Contiene importati opere fra le quali spiccano un polittico di Bittino da Faenza ed una tela di Paolo Veronese.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le prime informazioni sulla chiesa risalgono all'XI secolo[1]: in quel periodo, la chiesa fa parte di un'abbazia benedettina dedicata ai Santi Pietro e Paolo. Il complesso, oltretutto, era stato fondato nelle vicinanze di un'importante strada consolare, la Via Emilia[2], che rendeva il luogo ideale per l'insediamento di un monastero[1]. Ben presto, attorno all'abbazia si sviluppa un centro abitato, quello che oggi è ancora il Borgo di San Giuliano, sulla sponda occidentale del fiume Marecchia.

Durante il Medioevo la chiesa doveva presentarsi a tre navate e caratterizzata dalle tecniche costruttive e architettoniche del romanico[3]. Nel Duecento, inoltre, assume la dedica a San Giuliano, in corrispondenza della diffusione del culto del Santo. Fra il 1553 e il 1575, ormai diventato il fulcro religioso più importante della città[1], il monastero, assieme alla chiesa, viene restaurato e in parte ricostruito. La chiesa assume l'aspetto ancora visibile oggi, a navata unica.

Per quanto riguarda il monastero, invece, scavi archeologici della seconda metà del Novecento hanno portato alla luce resti del portico e della pavimentazione dell'antico chiostro, tuttora visibili nell'annesso Cinema Tiberio, insieme ad alcune sepolture di una necropoli che occupava il sito precedentemente alla fondazione dell'abbazia.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

All'esterno, la chiesa si presenta con la veste classica e sobria assunta nei restauri di metà Cinquecento. Il prospetto, molto piatto e lineare, è caratterizzato da quattro paraste di ordine tuscanico che lo attraversano completamente e sostengono, in alto, una trabeazione a metope e triglifi su cui poggia un frontone triangolare. Le quattro paraste, inoltre, non sono equidistanti ma un più separate al centro, cosicché lo spazio centrale risulta essere più largo. In questa zona sono inseriti un portale, in basso, e una bifora in alto. Il portale, inoltre, è decorato da un ulteriore frontone triangolare come coronamento, mentre altre due finestre si aprono, sulla stessa linea del portale, negli spazi tra le due coppie di paraste. A sinistra della facciata, un poco più arretrato, si erge il campanile in mattoni.

Internamente, la chiesa è a navata unica, con presbiterio e abside di fondo. Le pareti presentano ancora un motivo unitario di lesene di ordine tuscanico, fra le quali si sviluppano delle arcate che incorniciano le cappelle laterali incavate, per un totale di quattro cappelle per lato. Le cappelle ospitano vari altari, fra i quali molti sono stati aggiunti nel Seicento. Sulle lesene poggia poi una trabeazione sulla quale si imposta una lunga volta a botte di copertura. Dopo l'Arco Santo, un'ulteriore volta a botte copre il presbiterio e si conclude con una semi-cupola emisferica che copre l'abside.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Giuliano contiene numerosi dipinti, fra i quali ne spiccano due di notevole pregio. Il primo è il polittico di Bittino da Faenza con le Storie di San Giuliano, opera risalente ad inizio del Quattrocento[4] conservata nella terza cappella a sinistra, il secondo è la pala centrale dell'abside, il Martirio di San Giuliano (prima del 1583), ritenuta una delle ultime, e più significative, opere di Paolo Veronese[5]. Nella tela è raffigurato il martirio del Santo, che viene gettato in mare dentro un sacco pieno di serpenti. I laterali, che raffigurano i santi Giorgio e Lorenzo Giustiniani, sono opere giovanili del veronese Pasquale Ottino (eseguite fra il 1605 e il 1610 circa). Sul soffitto vi è dipinta una Gloria di San Giuliano, opera di Francesco Brici[6]. Nella chiesa è anche conservato il sarcofago romano che conteneva le spoglie di San Giuliano prima del loro trasferimento, nel 1910, in un'urna posta sotto l'altare maggiore. La tradizione vorrebbe che il sarcofago, contenente le spoglie del Santo, sarebbe addirittura approdato sulla spiaggia di Rimini dalla Dalmazia o dalla Cilicia.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Scheda della chiesa sul sito travelitalia.com
  2. ^ a b Scheda di San Giuliano, Riminiturismo.it, 11 ottobre 2013. URL consultato il 29 dicembre 2013.
  3. ^ Scheda della chiesa sul sito rimini.com
  4. ^ ried. in Giorno per giorno nella pittura, 1988, pp. 25-27 Zeri F., La posizione di Bitino da Faenza, in Diari di lavoro 2, Fondazione Federico Zeri, 1976, pp. 17-19.
  5. ^ Annamaria Bernucci, Il capolavoro custodito a San Giuliano, Chiamamicittà, 23 novembre 2011. URL consultato il 1º gennaio 2014 (archiviato dall'url originale il 27 marzo 2013).
  6. ^ Fellini & Renzi 1967, p. 221
  7. ^ Giuseppe Gerola, La ricognizione della tomba di san Giuliano da Rimini (PDF), in Bollettino d'arte, Roma, Ministero della Pubblica Istruzione, 1911, pp. 106-107. URL consultato il 29 dicembre 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • P. Cannata, Giuliano (santo), venerato a Rimini, in Bibliotheca Sanctorum, vol. VI, Roma 1965, col. 1213.
  • Belmonte Cagnoli, La vita di san Giuliano martire in Anazarbe. Il suo corpo riposa in Rimini, in Venetia: appresso Antonio Pinelli, 1622
  • Giuseppe Gerola, La ricognizione della tomba di San Giuliano in Rimini , in "Bollettino d'Arte, Roma, 1911
  • Gino Ravaioli, Le particolarità stilistiche del Polittico Bitiniano, Forlì 1931
  • Giulio Cesare Mengozzi, San Giuliano e Rimini: tradizione culto ed arte, Rimini 1966
  • Davide Dossi, La giovinezza dell'Ottino e un dipinto inedito, in Proporzioni, 7/8, 2006/07 (2009), pp. 67–80.
  • Federico Fellini e Renzo Renzi, La mia Rimini, Cappelli, 1967.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]