Vai al contenuto

Luigi Tenco

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Luigi Tenco (disambigua) o Tenco (disambigua).
Luigi Tenco
Tenco al Festival di Sanremo 1967
NazionalitàItalia (bandiera) Italia
GenerePop[1]
Musica d'autore[2]
Jazz
Periodo di attività musicale1959  1967
Strumentovoce, pianoforte, sassofono contralto, chitarra
EtichettaRicordi, RCA Italiana, Jolly, Joker, Philips
Album pubblicati7
Studio3
Raccolte4

Luigi Tenco (Cassine, 21 marzo 1938Sanremo, 27 gennaio 1967) è stato un cantautore, poeta, compositore e polistrumentista italiano. È considerato da alcuni critici come uno dei più importanti cantautori italiani.[3][4] Insieme a Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Gino Paoli, Umberto Bindi, Giorgio Calabrese, i fratelli Gian Franco e Gian Piero Reverberi e altri, fu uno degli esponenti della cosiddetta "scuola genovese", un nucleo di artisti che rinnovò profondamente la musica leggera italiana a partire dagli anni sessanta.[5][6][7]

Il 27 gennaio 1967, a soli 28 anni, si tolse la vita nell'albergo Savoy di Sanremo durante l'edizione del 1967 del Festival della canzone italiana. La sua morte fu un tragico evento di cronaca che scosse profondamente il panorama musicale e culturale italiano, privando il mondo di un cantante straordinario e di un poeta ancora poco compreso. Anni più tardi nacque il Club Tenco, dedicato a tutelare la memoria dell'artista e della canzone d'autore.[8]

«La mia più grande ambizione è quella di fare in modo che la gente possa capire chi sono io attraverso le mie canzoni, cosa che non è ancora successa.»
«Non si vive per riuscire simpatici agli altri. A me i soldi, il successo, non interessano, li lascio a quelli più furbi di me in questo genere di cose.»

Luigi Tenco nacque il 21 marzo 1938 da una relazione extraconiugale della madre, Teresa Zoccola (1906-1977), appena separata da suo marito e cameriera presso una famiglia di notabili molto benestante di Torino, la famiglia Micca, dove ebbe un rapporto con Ferdinando Micca (1921-1983), il figlio sedicenne della famiglia stessa[10][11][12]. La madre Teresa scappò da Torino, ancora incinta, per ritornare a Cassine (AL), nel Monferrato, il paese dove abitava precedentemente, nella casa di Corso Garibaldi 10, dove appunto partorì Luigi. Il piccolo prese quindi il cognome del marito della ragazza, Giuseppe Tenco, il quale, tuttavia, morì prima che lui nascesse, in circostanze mai del tutto chiarite e a causa di un incidente nella stalla della casa il 21 settembre 1937.[13] I due coniugi Tenco avevano già dato alla luce un loro precedente figlio, di nome Valentino (che morirà nel novembre del 1997). Ferdinando Micca nel frattempo, aveva tentato di riconoscere il suo figlio biologico già da subito[14], ma suo padre glielo impedì: sposerà poi un'altra donna, ma non avrà più altri figli[15][16]. Orfano di un padre mai conosciuto, Luigi Tenco quindi trascorse la sua prima infanzia tra il paese di Cassine, Maranzana e Ricaldone (i paesi originari della madre e dei nonni), ma scoprirà, qualche anno più tardi, che Giuseppe Tenco non era il suo vero padre. La notizia, non solo sconvolse il giovane Luigi, ma causerà l'allontanamento dei nonni Tenco, ignari del fatto, dalla stessa famiglia Zoccola, disconoscendo e diseredando il giovane[17].

«Quando un Paese riesce a esprimere in chiave moderna una sua musica tipica, per un certo periodo di tempo il mondo intero impazzisce. In Italia, purtroppo, il grosso sbaglio è guardare al mercato mondiale e imitarlo. Bisognerebbe prendere melodie tipiche italiane e inserirle in un sound moderno, come fanno i neri con i rhythm and blues o come hanno fatto i Beatles che hanno dato un suono di oggi alle marcette scozzesi, invece di suonare con la zampogna. In Italia si è vittime del provincialismo perché sanno apprezzare solamente quello che viene dall’estero; ed è un provincialismo per di più apprezzato dalla stampa, dalla radio e dalla televisione. Nessuno fa niente per la nostra musica»

Nel 1948 si trasferì assieme al fratello Valentino e a tutta la famiglia a Genova: qui visse dapprima a Nervi, in una piccola villetta di proprietà di suo zio Giovanni dove questi aprì una bottiglieria di vini tipici piemontesi, cedendone la conduzione alla sorella e al nipote Valentino, che nel frattempo aveva lasciato gli studi per aiutare economicamente la famiglia[18]. Proprio in quel negozio il giovane Luigi, tornato da scuola, riempiva le sue giornate con le prime, formative esperienze amicali[19]. La madre, che nutriva grosse aspettative nei confronti del figlio, oltre che la ferma determinazione di consentirgli gli studi che né lei né il primogenito avevano potuto seguire, lo affidò a una giovane maestra, Sandra Novelli, che lo introdusse alle lezioni di pianoforte, strumento che risulterà una genuina passione e un'attitudine naturale. Non solo il ragazzo mostrerà un'innata predisposizione al pianoforte, ma comincerà a suonare ed esercitarsi, come autodidatta, in chitarra, clarinetto e sassofono.[20][21] Terminate le scuole medie presso la "Giovanni Pascoli", nel 1951 Luigi si iscrisse al liceo classico "Andrea Doria", che frequentò soltanto un anno, per poi trasferirsi al liceo scientifico "Galileo Galilei", dove conseguì la maturità da privatista nel 1956.[22]

Nel 1956 si iscrisse al corso di laurea in ingegneria elettrotecnica. Superò il primo esame di disegno tecnico il 2 giugno 1957, riportando la votazione di 20/30, ma in seguito fallì due volte l'esame di geometria analitica e proiettiva (il professore era il matematico Eugenio Giuseppe Togliatti) e per due anni non sostenne più esami. Nel 1959 decise di cambiare facoltà e si iscrisse al corso di laurea in scienze politiche. Il 18 giugno 1960 sostenne l'esame di geografia politica ed economica, superato con votazione 24/30. Il 27 giugno sostenne anche l'esame di sociologia generale, anch'esso superato con votazione 24/30. Quindi non sosterrà più esami e abbandonerà definitivamente gli studi, per dedicarsi completamente alla musica.

La scuola genovese

[modifica | modifica wikitesto]
«Il dato più certo che emergeva dalle canzoni di Luigi, soprattutto da quelle a sfondo sociale e, per chi lo conosceva bene, anche dal suo comportamento e dai suoi discorsi, era una sorta di orrore per l’ingiustizia: di solito però questo disgusto per l’ingiustizia, soprattutto sociale, era accompagnato da una ferma volontà di cambiare le cose e questo secondo dato, sicuramente positivo, era quello che lo faceva agire, scrivere canzoni, lo sollevava da un certo pessimismo di fondo, lo confortava di un certo ottimismo.»

[23] La sua passione per la musica, incominciata già da adolescente nel 1953 quando fu fondato il gruppo musicale Jelly Roll Boys Jazz band (composto da Danilo Dègipo alla batteria, Bruno Lauzi al banjo, Alfred Gerard alla chitarra ed egli stesso al clarinetto), lo fece esordire con alcune cover di Nat King Cole e Kid Ory.[24]

Dopo le superiori entrò saltuariamente a far parte, come sassofonista[25], del Modern Jazz Group del pianista Mario De Sanctis, che vedeva fra i componenti anche un giovanissimo Fabrizio De André alla chitarra elettrica.[26] Una particolare parentesi da citare fu la sua breve amicizia con De André, consolidatasi quando quest'ultimo, nel 1960, gli confessò di essersi attribuito la paternità di Quando per conquistare le donne.[27] Sette anni più tardi De André gli dedicherà, alla sua morte, la canzone "Preghiera in gennaio".[28]

Nel 1957 Tenco fu chiamato da Marcello Minerbi (in seguito fondatore dei Los Marcellos Ferial e arrangiatore per Claudio Lolli in Aspettando Godot) nel Trio Garibaldi, con Ruggero Coppola alla batteria e Minerbi al pianoforte;[22] proprio per il trio Tenco scrisse la sua prima canzone, la sigla di apertura dell'orchestra.

Seguì, nel 1958, la costituzione del gruppo I Diavoli del Rock, con Graziano Grassi, soprannominato Roy, alla batteria e Gino Paoli alla chitarra.

Il trasferimento a Milano

[modifica | modifica wikitesto]

Tuttavia, nello stesso anno, il giovane musicista si trasferì a Milano, ospite, con l'amico Piero Ciampi, di Gian Franco Reverberi che, lavorando come arrangiatore alla Dischi Ricordi, lo introdusse come session man alle registrazioni di La tua mano di Gino Paoli e Se qualcuno ti dirà di Ornella Vanoni. Dalla casa di Reverberi si trasferì, sempre insieme a Ciampi, alla Pensione del Corso di Galleria del Corso 1, dove alloggiavano altri cantanti, come Gino Paoli, Sergio Endrigo, Franco Franchi, Bruno Lauzi e altri celebri artisti[29] che, spesso, si esibivano al noto "Santa Tecla Club".

Nel periodo milanese riuscì a ottenere un contratto discografico con la Ricordi, in veste di cantante. Il suo esordio fu nel 1959 col gruppo I Cavalieri, che gravitava intorno alla casa discografica Tavola Rotonda, sotto etichetta della Ricordi, da cui il nome, e del quale facevano parte Reverberi, Paolo Tomelleri, Enzo Jannacci e Nando de Luca. Qui incise un EP con quattro brani: Mai, Giurami tu, Mi chiedi solo amore, Senza parole (che vennero anche pubblicati suddivisi in due 45 giri), pubblicato a nome «Tenco».

Dopo questa incisione, Tenco adottò gli pseudonimi di "Gigi Mai", "Dick Ventuno" e "Gordon Cliff", chiedendo allo stesso Nanni Ricordi di non apparire con il suo vero nome per non subire danni d'immagine, essendo studente di scienze politiche e iscritto al Partito Socialista Italiano.[30] Come accadrà a molti altri artisti e intellettuali italiani, considerati dagli intolleranti dell'epoca appartenenti a una certa "sinistra" eccessivamente contestatrice e rivoluzionaria, Tenco verrà schedato e inserito nella cosiddetta "lista nera" del SIFAR, ritrovata poi nei cosiddetti "fascicoli".[31]

Luigi Tenco con Donatella Turri nel 1962 durante le riprese del film La cuccagna.
«Io compromessi non ne ho fatti mai, con nessuno, perché non ne so fare, non riesco a venire a patti con la coscienza, cioè con certe mie convinzioni. Io sono come sono. Eppoi la mia non è una protesta che nasce intellettualmente, con il fatto di dire adesso io ... Cioè io insomma le canzoni come le fa Gianni Morandi non le so fare.»
Luigi Tenco con Dalida a Sanremo nel 1967
Il luogo esatto dove furono scattate le celebri foto con Dalida e Tenco: è la scalinata che dal Casinò porta a corso Imperatrice

A maggio 1961 fu in gara con Una vita inutile alla Sei giorni della canzone 1961, non qualificandosi però alla fase finale. Nell'estate 1961, Tenco partì per la sua prima tournée in Germania, in compagnia di Reverberi, Paolo Tomelleri, Giorgio Gaber e Adriano Celentano. Lo stesso autunno uscì il suo primo 45 giri, inciso come solista e con il suo vero nome, intitolato I miei giorni perduti.

Nel 1962 invece, cominciò una breve esperienza cinematografica, con il film La cuccagna, di Luciano Salce (con Donatella Turri tra gli interpreti), pellicola nella quale cantò il brano La ballata dell'eroe, composta dall'amico De André. Nello stesso anno uscì il suo primo 33 giri: conteneva successi quali Mi sono innamorato di te e Angela, ma anche Cara maestra, che non fu ammessa all'ascolto dalla Commissione per la censura (per quest'ultimo brano fu allontanato dalle trasmissioni RAI per due anni). Sempre negli anni sessanta strinse un'amicizia importante con il poeta anarchico genovese Riccardo Mannerini.

Nel 1963 ruppe l'amicizia con Gino Paoli, a causa della relazione di questi con la giovane attrice Stefania Sandrelli, che Tenco non approvava perché anche lui aveva avuto, nel frattempo, un breve rapporto sentimentale con lei. Pare che Tenco avesse avuto questa relazione per tentare di salvare il matrimonio dell'amico il quale, a sua volta, aveva tentato il suicidio di recente sparandosi al torace, allontanandolo dalla giovane[32] (anche se questa versione fu poi smentita dallo stesso Paoli[33] in un'intervista del 2017). Poco prima Tenco aveva abbandonato la Ricordi per passare alla Jolly. Nel settembre dello stesso anno le sue canzoni Io sì e Una brava ragazza furono nuovamente bloccate dalla censura.

Agli inizi del 1965, Tenco fa la sua seconda apparizione cinematografica, nel film musicale 008 operazione ritmo, di Tullio Piacentini, distribuito con successo in tutta Italia. Nello stesso anno, dopo vari rinvii per motivi di studio, fu chiamato per il servizio militare di leva nei Lupi di Toscana di Scandicci; dichiaratosi antimilitarista convinto, riuscì a terminare il servizio grazie a vari ricoveri ospedalieri dovuti a una forma di ipertiroidismo, riuscendo a congedarsi nel marzo 1966.

Diviso tra Recco, Genova e Milano, il giovane Tenco si trasferì infine a Roma, dove firmò un contratto con la RCA Italiana. Nella capitale, inciderà il brano Un giorno dopo l'altro, che diventerà la sigla dello sceneggiato televisivo Il commissario Maigret. Altri successi dell'epoca furono Lontano, lontano (in gara a Un disco per l'estate 1966), Uno di questi giorni ti sposerò, E se ci diranno, Ognuno è libero.[34]

Luigi Tenco con Patty Pravo e Lucio Dalla nel 1966, durante la presentazione del suo ultimo album

A Roma conobbe a casa di Mario Cantini, responsabile delle edizioni musicali RCA[35], la cantante italo-francese Dalida, con la quale ebbe una relazione. Nello stesso periodo, Tenco collaborò anche con il gruppo beat The Primitives, guidato da Mal, per i quali scrisse, in collaborazione con Sergio Bardotti, il testo italiano di due canzoni: I ain't gonna eat my heart out anymore, che diventò il grande successo italiano Yeeeeeeh!, e Thunder 'n' Lightnin, qui tradotta in Johnny no! e contenuta nell'album del gruppo Blow Up.

Festival di Sanremo 1967

[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: Festival di Sanremo 1967.
Luigi Tenco durante Sanremo '67, poche ore prima della morte
«Canterò finché avrò qualcosa da dire e quando nessuno vorrà più ascoltarmi, bene, canterò soltanto in bagno facendomi la barba ma potrò continuare a guardarmi nello specchio senza avvertire disprezzo per quello che vedo.»

Nel 1967 Tenco si presentò (Fabrizio De André sostenne che non ne era affatto entusiasta e che andò controvoglia[36]) al Festival di Sanremo con la canzone Ciao amore ciao, cantata, come si usava a quel tempo, da due artisti separatamente: in questo caso, Tenco stesso e Dalida.

In realtà, il brano aveva inizialmente un altro testo e un altro titolo, Li vidi tornare (il provino con il testo originale venne pubblicato qualche anno dopo in un'antologia della RCA Lineatre), ma Tenco decise di modificare le parole originali di tono antimilitarista ("dicevano domani / domani torneremo / Chiedevo alla gente / quando torneranno / la gente piangeva / senza dirmi niente") per non incorrere nella censura, poiché parlavano di alcuni soldati che partivano per la guerra e riprendevano in parte i versi della poesia di Luigi Mercantini La spigolatrice di Sapri sulla sfortunata spedizione di Sapri di Carlo Pisacane ("Erano trecento / erano giovani e forti"). Soltanto il ritornello ("ciao amore, ciao amore, ciao") era uguale. Il testo presentato invece era una canzone d'amore sul dramma dell’Italia contadina costretta a urbanizzarsi. In qualche modo aveva ripreso le stesse tematiche di Pasolini ("in un mondo di luci, sentirsi nessuno").

Il brano di Tenco non venne apprezzato dalla giuria del Festival e non fu ammesso alla serata finale. Fallito anche il ripescaggio, dove fu favorita la canzone La rivoluzione di Gianni Pettenati, pare che Tenco sia stato preso dallo sconforto. Già poco prima di salire sul palco, la sera del 26 gennaio, Tenco parlò con l'allora conduttore del Festival, Mike Bongiorno,[37] e secondo Anselmi disse:

«Questa è l'ultima volta.[38]»

E, a queste parole, Bongiorno rispose con le seguenti:

«L'ultima volta che canti un brano fox...»

L'esibizione di Ciao amore ciao da parte di Tenco fu condizionata dall'assunzione di un farmaco e di un alcolico[38] (una grappa alle pere),[37] tanto che lo stesso direttore d'orchestra Gian Piero Reverberi fece fatica a seguire il cantautore.[37] La cognata Graziella, invece, dichiarò che l'esecuzione lenta fu una scelta di Tenco stesso, in polemica con la versione di Dalida, da lui giudicata una "marcetta", e che ne aveva parlato nel pomeriggio a Reverberi, il quale però si era rifiutato di cambiare l'arrangiamento. Tenco allora decise di fare per conto suo, eseguendo il brano con ritmo lento, a rischio di apparire fuori tempo.[39] La stessa Dalida ebbe invece modo di lamentarsi dietro le quinte, pronunciando le seguenti parole: «Così mi rovina la canzone».[38]

L'eliminazione fu comunicata a Tenco mentre il cantautore stava dormendo su un tavolo da biliardo.[37] Appena saputo dell'eliminazione definitiva del suo brano, prima riconfermò di volersi dedicare solo alla carriera di compositore e abbandonare quella di interprete, poi se la prese con Marcello Minerbi del gruppo Los Marcellos Ferial, imputandogli di averlo lui introdotto nel mondo della musica, e con l'amico Piero Vivarelli.[37] A prendere con maggior filosofia l'eliminazione di Ciao amore ciao fu invece Dalida, che invitò Tenco a un brindisi.[37] Il cantante infine se ne andò contrariato e da quel momento le informazioni sono più frammentate.

I nastri dell'ultima esibizione (come di altri cantanti) di Luigi Tenco del 26 gennaio 1967 andranno perduti negli archivi RAI; rimasero solo fotografie e la registrazione filmata delle prove, mentre la registrazione audio originale fu recuperata in seguito grazie all'archivio radio.[38] Nel 2017 fu diffuso il filmato della puntata finale del 28 gennaio 1967 (dove non si fa cenno del suicidio del cantante), grazie a una registrazione estera recuperata tramite la diffusione in eurovisione.[40]

Una foto di Tenco scattata durante il Festival di Sanremo.
Lo stesso argomento in dettaglio: Caso Tenco.
La tomba di Tenco a Ricaldone

Secondo l'ultima ricostruzione dei giornalisti Ragone e Guarneri, Luigi Tenco si recò nella sua stanza all'hotel Savoy, la 219, dove effettuò due telefonate: la prima a Ennio Melis (capo della RCA) non ottenne risposta, la seconda a Valeria (sua presunta fidanzata dal 1964) ebbe buon esito.[41] I due parlarono di progetti, di intenzioni da realizzarsi a breve, di rincontrarsi il giorno dopo e di partire per il Kenya, e Tenco, secondo quanto avrebbe riferito la stessa Valeria ad alcuni giornalisti nel 2002, asserì di avere scritto dei fogli con nomi e cognomi denunciando «fatti che vanno ben al di là della manifestazione».[42] La telefonata sarebbe terminata all'una di notte del 27 gennaio. Un'ora dopo, il corpo di Tenco verrà ritrovato da Dalida nella stanza 219. Valeria rivelerà che, nel corso della telefonata ricevuta da Luigi nella notte del 26 gennaio, il cantante, visibilmente irritato, le aveva detto di voler tenere all’indomani una conferenza stampa per denunciare una combine di scommesse clandestine sui risultati del festival, facendo nomi e cognomi, e che avrebbe buttato giù due righe come promemoria.[43]

I primi a rinvenire il corpo furono, presumibilmente, il suo amico Lucio Dalla, e successivamente la stessa Dalida con cui, soltanto qualche ora prima, aveva cantato al Salone delle feste del Casinò di Sanremo. L'ultimo a fotografare vivo il cantante fu il giornalista Renato Casari, nella tarda serata; Tenco appare sorridente a una battuta del fotografo, ma con lo sguardo assente. L'originale di questa foto è attualmente conservato nella casa di Casari (scomparso il 17 novembre 2010 in una casa di riposo a Lecco), a Mandello del Lario.[44]

Il corpo riportava un foro di proiettile alla testa; il foro di entrata era sulla tempia destra, quello d'uscita era sulla tempia sinistra.[45] Apparentemente, nessuno sentì lo sparo. Venne trovato un biglietto scritto a mano, che più perizie grafologiche hanno poi consentito di attribuire allo stesso Tenco, contenente il seguente testo:

«Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt'altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi.»

Questo fece subito pensare al suicidio come spiegazione della morte, tanto più che Tenco aveva acquistato una pistola l'anno precedente per difesa personale. Tuttavia, per molti decenni, sono sussistiti dubbi in merito all'ipotesi di suicidio: Tenco aveva sostenuto che poche settimane prima, a Santa Margherita Ligure, due automobili, dopo averlo speronato, avevano tentato di mandarlo fuori strada senza alcun motivo apparente. Per questi e per altri motivi, dopo anni di pressioni esercitate da una parte della stampa e dal fratello Valentino, il 12 dicembre 2005, a trentotto anni dai fatti, la procura generale di Sanremo ha disposto la riesumazione della salma per effettuare nuovi esami (per la prima volta viene eseguita un'autopsia) che il 15 febbraio 2006 hanno confermato l'ipotesi del suicidio.[46][47]

La famiglia, dopo il 2006, affermò, tramite la nipote Patrizia Tenco, di condividere la tesi ufficiale come veritiera, considerando speculazioni le altre ipotesi.[48] Anche i colleghi Bruno Lauzi, Gino Paoli e Ornella Vanoni (così come l'amico Fabrizio De André) sostennero come verosimile la tesi del suicidio: Tenco era rimasto colpito dal tentativo di suicidio con arma da fuoco di Paoli stesso nel 1963, prima di rompere la loro amicizia, e negli ultimi giorni di vita aveva fatto allusioni a un "epilogo drammatico". Lauzi disse in seguito che Tenco, sebbene non fosse depresso, in momenti di sconforto gli aveva più volte detto di volersi sparare.[49] Inoltre la sera della morte era apparso stravolto anche prima di esibirsi, mentre dopo, secondo Ezio Radaelli, "aveva lo sguardo strano di chi era già in un altro mondo".[50] Paoli e Vanoni (presente al festival) affermano che, quella sera, per smaltire la delusione dell'eliminazione, Tenco avesse bevuto cognac o whisky e assunto di nuovo molte pastiglie di Pronox, un tranquillante appartenente alla classe dei barbiturici (nella stanza ne fu ritrovata una scatola vuota[51]) che tra gli effetti indesiderati ha il possibile aumento di ideazione suicida,[52] e che queste sostanze gli avessero causato uno stato di forte alterazione psicologica tale da spingerlo al tragico gesto.[32][53]

Il 29 gennaio 1967 il cadavere fu trasferito a Recco per essere compianto dalla madre Teresa e dal fratello Valentino; da lì, ancora un ultimo viaggio della salma presso i suoi luoghi d'infanzia, dove fu istituita una camera ardente nella casa degli zii di Ricaldone, in provincia di Alessandria.

Tuttavia non vi fu partecipazione dei cantanti o discografici né alla camera ardente né ai funerali, avvenuti a Ricaldone il 30 gennaio 1967, tranne che per la presenza di Fabrizio De Andrè, di Lucio Dalla e della moglie di Gino Paoli,[54] del cantante Michele,[55] di Vito Pallavicini,[55] di Mogol,[55] dei fratelli Gian Piero[55] e Gian Franco Reverberi[55], di Gianni Boncompagni[55] e di Ezio Radaelli.[56]

Luigi Tenco fu tumulato presso il cimitero di Ricaldone nella tomba di famiglia della madre.[57]

Impatto culturale

[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: Luigi Tenco nella cultura di massa.

L'impatto culturale di Tenco è confermato dai numerosi omaggi e interpretazioni delle sue canzoni da parte di altri artisti. Al cantautore è dedicato il premio musicale Premio Tenco, assegnato annualmente dal 1974.

Lo stesso argomento in dettaglio: Discografia di Luigi Tenco.

Album in studio

[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte (parziale)

[modifica | modifica wikitesto]

Materiale inedito

[modifica | modifica wikitesto]
  • Per la testa grandi idee, curato da Enrico de Angelis, 2008: libro e un DVD che raccoglie documenti video di Luigi Tenco conservati nelle Teche Rai e di altra provenienza
  1. (EN) Aurelio Pasini, Luigi Tenco, su AllMusic, All Media Network. URL consultato il 3 aprile 2022.
  2. Simone Coacci, Luigi Tenco - Una storia sbagliata, su ondarock.it. URL consultato l'8 marzo 2022.
    «Tenco è stato il cantore dei lati più oscuri dei "favolosi" anni 60 [...] proiettando un'ombra su tutta la canzone d'autore e la musica "alternativa".»
  3. Redazione Webmagazine24, Luigi Tenco: un cantautore da non dimenticare, su Webmagazine24, 27 gennaio 2019. URL consultato il 26 luglio 2021.
  4. Luigi Tenco: la biografia, la morte e le canzoni più famose del cantautore, su it.style.yahoo.com. URL consultato il 3 novembre 2021.
  5. Cinzia Comandé e Roberta Bellantuono, Genova per noi, Arcana, 2014, ISBN 978-88-6231-354-4
  6. Luigi Tenco. Morte di un cantautore. — Daniele Biacchessi, su danielebiacchessi.it. URL consultato il 16 febbraio 2018.
  7. Luigi Tenco, il ricordo del malinconico cantautore - Snap Italy, in Snap Italy, 15 febbraio 2018. URL consultato il 16 febbraio 2018.
  8. Club Tenco, su clubtenco.it. URL consultato il 26 gennaio 2025 (archiviato il 15 febbraio 2015).
  9. Pezzi da 90 - Luigi Tenco, le parole bastano per fare una canzone vera, su Rai. URL consultato il 10 novembre 2017.
  10. Maurizio Becker, La donna che visse due volte, intervista a Donatella Turri pubblicata su Musica Leggera, n° 11 di giugno 2010, pag. 55
  11. Dizionario biografico degli italiani, su treccani.it. URL consultato il 27 febbraio 2026.
  12. Aldo Fegatelli Colonna, Luigi Tenco. Vita breve e morte di un genio musicale, ISBN 88-04-50087-5, pag. 23-25
  13. Si addormenta nella stalla ed è schiacciato da un bue, su archiviolastampa.it. URL consultato il 27 febbraio 2026.
  14. https://toninoracconta.wordpress.com/tag/luigi-tenco/
  15. Un po' di Tenco - parte I
  16. Bio su Corriere della sera
  17. http://www.cinquantamila.it/storyTellerThread.php?threadId=luigitenco&eventId=529c8557e9081
  18. cinquantamila.it, http://www.cinquantamila.it/storyTellerThread.php?threadId=luigitenco&eventId=529c8557e9081.
  19. TENCO, Luigi - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 2 marzo 2026.
  20. Robert Spaemann, 5. Essere ed essere divenuto: che cosa spiega la teoria dell’evoluzione?, Rosenberg & Sellier, 2012, pp. 101–131, ISBN 978-88-7885-156-6. URL consultato il 2 marzo 2026.
  21. Luigi Tenco: un ricordo in occasione del Festival di Sanremo, su Eco di Savona, 1º marzo 2026. URL consultato il 2 marzo 2026.
  22. 1 2 Aldo Fegatelli, Luigi Tenco. La storia, i testi inediti, 1982, edizioni Lato Side, pag. 22
  23. #Sotto le ciglia chissà su Tumblr, su tumblr.com. URL consultato il 3 novembre 2021 (archiviato dall'url originale il 3 novembre 2021).
  24. Aldo Fegatelli, Luigi Tenco. La storia, i testi inediti, 1982, edizioni Lato Side, pag. 21
  25. Biografia di Tenco, su luigitenco60s.it. URL consultato il 20 luglio 2016 (archiviato dall'url originale il 18 marzo 2016).
  26. Fabrizio De Andrè, su qobuz.com.
  27. Tenco e De Andrè la lunga storia di una breve amicizia, su teatrionline.com. URL consultato il 9 giugno 2023.; Fabrizio De Andrè La storia della canzone che dedicò a Luigi Tenco, su r3m.it. URL consultato il 9 giugno 2023.
  28. Marco Liberti, "Preghiera in gennaio": De André la scrive in memoria di Tenco, su La musica che gira intorno..., 2 novembre 2020. URL consultato il 23 ottobre 2023.
  29. Aldo Fegatelli, Luigi Tenco. La storia, i testi inediti, edizioni Lato Side, Roma, 1982, pagg. 27-28
  30. Lettera di Tenco a Nanni Ricordi, datata 8 agosto 1960, pubblicata in Luigi Tenco. La storia, i testi inediti, di Aldo Fegatelli, edizioni Lato Side, Roma, 1982, pagg. 26-27: «Essendo io iscritto alla Facoltà di Scienze Politiche da due anni e, ciò che più importa, ad un partito politico, (per l'esattezza che non nascondo essere il P.S.I.) nella cui direzione sono candidato ad assumere incarichi di una certa responsabilità, è troppo evidente che la mia passione per la musica non deve possa assumere ufficialmente aspetto professionale, e non potendo ciò essere reso noto al pubblico causando una spesa non indifferente che comporterebbe un'adeguata campagna pubblicitaria mirante allo scopo, penso sia sarebbe cosa di più pratica attuazione l'evitare in detto pubblico l'identificazione dell'esecutore; ciò per il fatto che, sperando e adoperandomi io stesso onde questo disco ottenga maggior diffusione dei due precedenti mi dispiacerebbe immensamente che ciò che mi giova da una parte mi sia dannosa da un'altra. non mi meritava di essere danneggiato Gradirei che ciò non comportasse danno alla mia posizione nell'ambiente che c'è.»
  31. Le ombre del silenzio. Suicidio o delitto? Controinchiesta sulla morte di Luigi Tenco (N.Guarneri-P.Ragone), Castelvecchi, Roma, pp. 288, ISBN 978-88-7615-791-2, estratto
  32. 1 2 Paoli, 50 anni da cantastorie "Ma non so cos'è l'amore" - Spettacoli & Cultura - Repubblica.it, su www.repubblica.it. URL consultato il 23 ottobre 2023.
  33. Antonella Latilla, Gino Paoli suicidio: quando e perché il cantante ha provato ad uccidersi, su Gossip e Tv, 20 agosto 2017. URL consultato il 23 ottobre 2023.
  34. cinquantamila.it, http://www.cinquantamila.it/storyTellerArticolo.php?storyId=4e8b07ca42585.
  35. Ennio Melis, Storia della RCA, Lavagna (Italia), Editrice Zona, 2016, p. 133.
  36. Ferdinando Molteni, L'ultimo giorno di Luigi Tenco, Giunti Editore, 10 giugno 2015, ISBN 978-88-09-81612-1. URL consultato il 23 ottobre 2023.
  37. 1 2 3 4 5 6 Gianni Borgna, L'Italia di Sanremo, Milano, Mondadori, 1998, p. 110, ISBN 978-88-04-43638-6, LCCN 98164344, OCLC 38746423, OL 24966009M.
    «Ecco, faccio questa canzone e poi ho finito.»
  38. 1 2 3 4 5 Anselmi, Eddy, Festival di Sanremo. Almanacco della Canzone Italiana, Panini, Modena, 2009, p. 182
  39. Ferdinando Molteni, L'ultimo giorno di Luigi Tenco, estratto
  40. raiplay.it, https://www.raiplay.it/video/2017/01/Speciale-Tenco-dal-Festival-di-Sanremo-1967-7691e67e-d691-459d-b063-52a7b3e9dd87.html.
  41. Luigi Tenco - 18 febbraio 2015, su Rai. URL consultato l'11 settembre 2017.
  42. Radio Radicale, "Le ombre del silenzio. Suicidio o delitto? Controinchiesta sulla morte di Luigi Tenco" : intervista a Pasquale Ragone, in Radio Radicale, 10 luglio 2013. URL consultato l'11 settembre 2017.
  43. Quanti misteri attorno al suicidio di Luigi Tenco e quante morti tra chi se ne occupò - Bergamo News, in BergamoNews, 8 novembre 2017. URL consultato il 10 novembre 2017.
  44. Sanremo e quell’ultima foto del mandellese Casari a Tenco, su lecconotizie.com. URL consultato il 14 agosto 2016 (archiviato dall'url originale il 21 agosto 2016).
  45. Articolo su Il Corriere, su corriere.it.
  46. Unsung Heroes No.4 - Luigi Tenco, su theguardian.com.
  47. Costantino Muscau, La conferma dall'autopsia: Tenco suicida, su Corriere della Sera, 16. URL consultato il 24 marzo 2011 (archiviato dall'url originale il 17 dicembre 2012).
  48. Luigi Tenco, la nipote del cantante: “Vorremmo che si smettesse di speculare sulla sua morte”, su ilfattoquotidiano.it.
  49. Lauzi: "Tenco disse che voleva spararsi", su ricerca.repubblica.it.
  50. TENCO: MOLTE DONNE NESSUN AMORE La sua vita, su ilmioregno.it.
  51. Il suicidio di Luigi Tenco, su cinquantamila.corriere.it. URL consultato il 5 marzo 2014 (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2015).
  52. Phenobarbital - The American Society of Health - System Pharmacists, su drugs.com.
  53. Vanoni, "Suicidio di Tenco? Tragico e ridicolo", su tgcom24.mediaset.it. URL consultato il 5 marzo 2014 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2014).
  54. Luciano Curino, Non un collega ha seguito i funerali di Luigi Tenco, in La Stampa, Torino, 30 gennaio 1967, p. 7.
  55. 1 2 3 4 5 6 redazione, Intervista a Michele (in "Tenco. La canzone italiana dopo la sua morte"), in Ciao amici n° 8, Milano, 22 febbraio 1967, p. 22.
  56. Funerale2. Dal "Corriere della Sera", martedì 31 gennaio 1967, su luigi-tenco.tripod.com. URL consultato il 1º settembre 2023.; LUIGI TENCO, IL DISTACCO DEI COLLEGHI, su francoterenzi.com. URL consultato il 1º settembre 2023.
  57. Luigi Tenco 60's - La verde isola, Ricaldone - Visita alla tomba di Luigi Tenco ( parte 1 ), 2 febbraio 2011. URL consultato il 5 gennaio 2018.
  58. Alberto Vincenzoni, Luigi Tenco e Dino Campana: poeti allo specchio, Cagliari, Logus mondi interattivi, 2013.
  59. Luigi Tenco, inediti :: BABYLONBUS :: www.babylonbus.org[collegamento interrotto]

Voci correlate

[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
Controllo di autoritàVIAF (EN) 10115842 · ISNI (EN) 0000 0000 5928 4344 · SBN RAVV073998 · Europeana agent/base/72966 · LCCN (EN) n83204132 · GND (DE) 12023727X · BNE (ES) XX1134923 (data) · BNF (FR) cb148435826 (data)