Alessandro Leogrande

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Alessandro Leogrande (Taranto, 20 maggio 1977Roma, 26 novembre 2017) è stato uno scrittore e giornalista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Leogrande frequenta il liceo classico Archita di Taranto,[1], dove è impegnato nel gruppo dei Giovani Progressisti. Leogrande si inizia al giornalismo a Primavera Radio-Radio Popolare Salento, e inizia a scrivere di calcio e politica, raccontando su Locomotiva l'ascesa al potere di Giancarlo Cito, sindaco neofascista e proprietario della TV privata AT6, fattasi partito. Leogrande dedicherà in seguito alla vicenda il suo primo libro, Un mare nascosto (1999).[2]

Nel 1996 Leogrande si trasferisce a Roma, dove si laurea in filosofia all’Università La Sapienza con una tesi sulla critica sociale di Michael Walzer.

Ha scritto per giornali e riviste come Internazionale, l’Unità, il manifesto, Panorama, il Riformista, Il Fatto Quotidiano, Una città, Nuovi Argomenti, Gli asini, La terra vista dalla luna, Pagina99, Minima&Moralia. È stato editorialista del Corriere del Mezzogiorno, curatore dell’inserto Fuoribordo per il settimanale “Pagina 99” e ha condotto trasmissioni per Radio 3 RAI e Radio Svizzera Italiana. È stato per dieci anni vicedirettore del mensile “Lo straniero” (diretto da Goffredo Fofi). [2]

Leogrande ha esordito nel reportage narrativo con Un mare nascosto, dedicato alla sua città (1999), e ha proseguito l’indagine sulle nuove mafie, i movimenti di protesta, lo sfruttamento dei braccianti stranieri con Le male vite. Storie di contrabbando e di multinazionali (2003; 2010), Nel paese dei viceré. L'Italia tra pace e guerra (2006), Uomini e caporali. Viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud (2008), Fumo sulla città (2013). In seguito si è occupato delle migrazioni dai Balcani e dall’Africa in Il naufragio. Morte nel Mediterraneo (2011), da cui ha tratto il libretto dell’opera Katër i Radës che ha debuttato alla Biennale Musica di Venezia nel 2014 (musica di Admir Shkurtaj, regia di Salvatore Tramacere, prodotta dal Teatro Koreja), Adriatico (2011), in La frontiera (2015), e nel libretto Haye. Le parole, la notte, che ha debuttato al Teatro Ariosto di Reggio Emilia il 29 settembre del 2017, con musica di Mauro Montalbetti e regia di Alina Marazzi. Ha curato le antologie Nel Sud senza bussola. Venti voci per ritrovare l’orientamento (con Goffredo Fofi, 2002), Il pallone è tondo (2005), Ogni maledetta domenica. Otto storie di calcio (2010), il volume Trois Agoras Marseille. Art du geste dans le Méditerranée di Virgilio Sieni (2013), l'antologia degli scritti giornalistici di Rodolfo Walsh Il violento mestiere di scrivere (2016), e gli scritti di Carlo Pisacane L'altro risorgimento (2017). [2][1]

Nel 2017 Leogrande si era recato in Argentina per lavorare ad una ricostruzione storica delle dittature militari nel paese australe.[2]

È morto improvvisamente a Roma il 26 novembre 2017[3]. Il padre ne ha voluto ricordare il lavoro "in difesa degli ultimi e dei ferocemente sfruttati nei più diversi contesti: nell'ambito del caporalato, degli immigrati, dei desaparecidos in Argentina, e ovunque ci sia stato un sopruso".[2] Nel 2018 la capitale dell'Albania, Tirana, gli ha intitolato una strada.[4]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Doppio Zero
  2. ^ a b c d e Repubblica
  3. ^ Andrea Cortellessa, È morto Alessandro Leogrande, con le sue inchieste faceva letteratura, in Il Sole 24 Ore, 27 novembre 2017. URL consultato il 10 dicembre 2017.
  4. ^ Repubblica

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN81553736 · ISNI (EN0000 0000 8005 2310 · SBN IT\ICCU\PALV\051307