Massimo Carlotto

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Massimo Carlotto alla Libreria Ubik di Trento, 17 gennaio 2009

Massimo Carlotto (Padova, 22 luglio 1956) è uno scrittore, drammaturgo e sceneggiatore italiano. Tra gli anni '70 e '90 fu inoltre protagonista di un noto e controverso caso giudiziario di cronaca nera.

Carlotto è stato definito come uno dei migliori scrittori di noir e hard boiled a livello internazionale.[1][2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il "caso Carlotto"[modifica | modifica wikitesto]

Nativo di Padova, Carlotto sale alla ribalta delle cronache con un caso giudiziario di omicidio.[3] Tutto comincia a Padova il 20 gennaio 1976 quando, Carlotto, 19 anni, militante di Lotta Continua, mentre svolge un'indagine personale sullo spaccio di droga nel quartiere, si trova a passare in bicicletta davanti alla casa della sorella, che abita nello stesso stabile di Margherita Magello, una ragazza di 24 anni, che egli conosce solo superficialmente. Sente delle grida che invocano aiuto: entra nell'appartamento che ha la porta aperta e scopre in un ripostiglio la giovane, seminuda (poiché aggredita all'uscita dalla doccia) e coperta di sangue, agonizzante, colpita con circa 59 coltellate. Massimo - questa la sua versione - cerca di soccorrere la vittima e si sporca del suo sangue, ma poi, anziché avvertire la polizia, spaventato, fugge. È solo dopo aver raccontato l'episodio a due amici e ad un avvocato, che Massimo si presenta spontaneamente ai Carabinieri assieme al legale; racconta di aver trovato la vittima ancora viva, e di aver sentito le ultime parole (cosa che sarà contestata, poiché secondo alcuni periti la ragazza era morta dopo poche coltellate). Il suo ruolo di testimone (nonostante si sia presentato volontariamente, in caso contrario non sarebbe mai stato convocato) dura appena cinque minuti: i militari gli contestano l'accusa di omicidio volontario e per lui si spalancano le porte del carcere.[4]

Viene accusato perché sporco di sangue, ma non in maniera eccessiva (i carabinieri e l'accusa sostengono che si è cambiato dopo aver accoltellato la vittima, mentre lui sostiene di essersi sporcato minimamente). Egli si dichiarerà sempre innocente, pur accusandosi di omissione di soccorso per non aver dato subito l'allarme. Un'amica della vittima riferisce che era al telefono con lei, quando andò via per parlare con un uomo sconosciuto. Carlotto, secondo la maggioranza dei testimoni, non aveva con la ragazza, comunque, una confidenza tale da farsi aprire e, dopo aver discusso, rimanere in casa mentre lei andava a farsi la doccia in bagno, e non c'erano chiari segni di effrazione sulla porta, facendo pensare che Margherita avesse appunto aperto all'aggressore.[5]

In carcere Carlotto si diplomerà e sosterrà poi i primi esami di laurea in scienze politiche.[6]

Nel primo processo (1977) viene assolto per insufficienza di prove[7] dalla Corte d'Assise di Padova e quindi scarcerato, ma viene condannato a 18 anni di reclusione (con la concessione delle attenuanti generiche) dalla Corte d'Assise d'appello di Venezia, con la pena che viene confermata dalla Corte di Cassazione, nel 1982.[4]

Carlotto durante il processo

Venne ventilata anche un'ipotesi di persecuzione legata alle sue idee politiche, a causa della sua appartenenza alla sinistra extraparlamentare nel pieno degli anni di piombo, e dell'estrazione "borghese" della vittima.[8][9][10]

Poco prima della condanna, su consiglio del legale[11], Carlotto fugge prima in Francia, dove grazie alla dottrina Mitterrand erano presenti alcuni latitanti senza possibilità di estradizione; ben presto dovette andarsene poiché a rischio di espulsione, in quanto considerato colpevole di un delitto "comune" e non "politico". Gli viene quindi negata dopo brevissimo tempo la protezione accordata ad altri[12][13], e scappa quindi in Messico. Dopo tre anni di latitanza viene fermato dalla polizia messicana ed espulso in Italia; si costituisce alla dogana di Linate, benché su di lui non ci sia nemmeno più un mandato di cattura vigente.[14] Nel corso dello stesso anno nasce però il Comitato Internazionale Giustizia per Massimo Carlotto, che organizza una campagna di informazione e una raccolta di firme a favore della revisione del processo[4].

Il primo firmatario in Italia è l'ex presidente della Corte Costituzionale Ettore Gallo[4]. Lo scrittore Jorge Amado nel giugno 1986, con altri intellettuali, lancia dalle pagine di Le Monde un appello per la revisione del processo. Tra i firmatari, Nilde Iotti, Norberto Bobbio, Giandomenico Pisapia e Ferdinando Imposimato, per un totale di 15.000 firme. Nel frattempo Carlotto si ammala gravemente in carcere a causa dello stress[15], soffrendo già di bulimia, anoressia nervosa e dismetabolismo organico (la malattia gli provoca, non venendo trattata continuamente e adeguatamente, una forma di obesità patologica fino ad arrivare pesare 140 kg, arteriosclerosi precoce, artrite, ipertensione, sindrome ansioso-depressiva, insonnia e attacchi cardiaci di angina pectoris[16]); suo padre subisce intanto tre infarti per lo stress famigliare, e Massimo e i suoi avvocati iniziano una nuova campagna al fine di ottenere la scarcerazione e il differimento della pena per motivi umanitari, ottenuta con pronunciamento del tribunale nel 1987, dopo la mobilitazione della Federatiòn Internationale des Droits de l'Homme.[17]

La corte d'appello concede la possibilità di riesame e nel 1989 la Cassazione, nella sezione presieduta dal controverso giudice Corrado Carnevale[18], ordina la revisione del processo sulla base di tre nuove prove (impronte dimenticate di una persona estranea; la diversità degli scarponcini che calzava, che avevano le suole lisce, e non corrispondevano affatto all'impronta rimasta sul piede della vittima; la nuova perizia sui vestiti di Carlotto, che confermerebbe il racconto di Carlotto stesso); Carlotto denuncia anche lo smarrimento di due prove a suo favore (un fustino con tracce di sangue, identificate come non sue né della vittima e un capello tra le unghie di Margherita Magello).[5]

« I miei difensori me l'hanno sempre detto, sono stato il peggior nemico di me stesso. In corte d'assise, soprattutto i giudici popolari, pretendono un imputato che sia una via di mezzo tra Totò e Alberto Sordi, infinitamente ridicolo ma anche infinitamente drammatico. Chi si comporta in altro modo è scomodo e antipatico e io lo sono sempre stato. Mi hanno chiamato commediante? Ma non si sono mai chiesti chi ha fatto sparire i reperti a mio favore.[5] »

La Cassazione rinvia gli atti alla Corte di Appello di Venezia, per approfondire i punti che avevano formato oggetto della revisione, e che il 22 dicembre 1990 emette un'ordinanza di sospensione della causa con rinvio alla Corte costituzionale, per decidere se Carlotto dovesse essere giudicato secondo il vecchio Codice di procedura penale o secondo il nuovo, entrato da poco in vigore, affermando che la soluzione più adatta sarebbe l'assoluzione per insufficienza di prove.[4]

Secondo l'interpretazione ritenuta più attendibile dalla difesa, si trattava di decidere se Carlotto dovesse essere assolto con formula piena o dubitativa, dato che quest'ultima formula era stata eliminata dal nuovo Codice (per la sentenza di condanna non esisteva infatti differenza); la sentenza della Corte Costituzionale[19] arriva il 5 luglio 1991: la Corte risolse il quesito nel senso che dovesse trovare applicazione il nuovo Codice, legittimando così nei difensori la convinzione che il loro assistito avrebbe dovuto essere senz'altro assolto con la formula più ampia[20][21].

Nel frattempo il presidente del Collegio rimettente, propenso a dichiarare l'innocenza di Carlotto, è andato in pensione ed è necessario un secondo giudizio, nel quale Carlotto viene a sorpresa condannato a 16 anni. In questo secondo appello consecutivo viene inoltre ignorata la perizia degli esperti francesi che scagionava Carlotto tramite l'analisi delle nuove prove. Tutto questa innesca un cortocirtuito giuridico, e gli avvocati di Carlotto accusano di aver violato una fattispecie del divieto di doppio processo (ne bis in idem), essendo stato giudicato due volte di seguito dalla stessa corte d'appello nello stesso grado, dopo una sentenza che lo dichiarava, nei fatti, non colpevole e che forse sarebbe stata confermata in Cassazione vista la lunghezza del procedimento.[17]

I legali di Carlotto fecero comunque nuovo appello in Cassazione che il 25 novembre 1992 conferma però la pena[22], e richiesero, al contempo, tramite i genitori di Carlotto, un provvedimento di clemenza che comportasse la scarcerazione del loro assistito, che aveva già scontato in tutto 6 anni di prigione (era stato nuovamente arrestato dopo la condanna d'appello e poi liberato con una nuova sentenza processuale, a motivo della sua malattia, nel maggio del 1992, dopo altri 47 giorni di carcere, con validità fino al 13 maggio 1993).[16] Carlotto, per sua ammissione, medita anche il suicidio come forma estrema di protesta definitiva.[14] Durante la vicenda, durata più di 17 anni, Carlotto verrà giudicato da 86 giudici e subirà 11 sentenze e sette processi, record che sarà superato solo dal "caso Sofri"[23][6] Quattro sentenze (primo appello, prima e seconda cassazione, secondo appello ripetuto) lo condannano, mentre due (primo grado e secondo appello) lo assolvono e altre due (revisione e sentenza costituzionale) lo considerano comunque estraneo al reato.[6]

I genitori di Carlotto chiedono un procedimento di grazia al tribunale di Venezia, che avvia la procedura. L'opinione pubblica si attiva intanto nuovamente a favore di Carlotto, e l'8 aprile 1993[16] il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, col parere favorevole del Ministro Giovanni Conso, gli concesse la grazia per motivi di salute e per la complessità del caso (pur senza indicare una ragione precisa nel provvedimento), estinguendo la pena principale residua (10 anni di carcere) e quelle accessorie, e mettendo così fine alla vicenda.[4][16][18] Il caso di omicidio è rimasto insoluto, benché ufficialmente la condanna rimase addebitata a Carlotto (che presentò comunque una seconda istanza di revisione e una denuncia alla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo contro lo Stato italiano, rimaste entrambi giacenti).[24][25][5]

Da poco prima della fine della vicenda giudiziaria, Carlotto vive tra la Sardegna e Padova, in seguito si è sposato, e ha un figlio.[26]

Sentenza di riabilitazione[modifica | modifica wikitesto]

Massimo Carlotto ha ottenuto la riabilitazione e riacquistato pienamente tutti i diritti civili e politici il 29 gennaio 2004, quasi un anno dopo la data di scadenza della pena, se fosse stata eseguita.[27].

Attività di scrittore e giornalista[modifica | modifica wikitesto]

Massimo Carlotto al SugarPulp festival (Padova), 2 ottobre 2011

Massimo Carlotto inizia l'attività letteraria e giornalistica dal 1994 in poi[28], scrivendo particolarmente romanzi di genere noir, con Il fuggiasco (1995), autobiografia romanzata sul suo periodo di latitanza, che rappresenta la sua prima pubblicazione[29]. Dal libro è stato tratto nel 2003 un film, diretto da Andrea Manni, con Daniele Liotti.

Il suo personaggio più noto è l'Alligatore, alias Marco Buratti, un originale detective privato.

I libri che compongono la saga dell'Alligatore sono:

Nel 1998 pubblica Le irregolari, romanzo autobiografico e d'inchiesta in cui viene raccontata la guerra civile e la repressione argentina degli anni settanta, durante la cosiddetta guerra sporca; conosce e intervista la fondatrice delle Nonne di Plaza de Mayo, Estela Carlotto, che scoprirà essere sua parente e che cerca notizie della figlia e della nipote neonata, desaparecidos.

I suoi libri sono da allora tradotti in Francia, Gran Bretagna, Germania, Spagna, Grecia, Paesi Bassi, Repubblica Ceca e Stati Uniti.

Nel 2001 esce il noir Arrivederci amore ciao (da cui viene tratto l'omonimo film di Michele Soavi del 2005). Nel 2001 scrive il racconto per ragazzi Jimmy della collina, sulle carceri minorili. L'anno dopo Il giorno in cui Gabriel scoprì di chiamarsi Miguel Angel, di nuovo sui figli dei desaparecidos.

Nel 2004 pubblica L'oscura immensità della morte, un noir particolarmente cupo e nichilista incentrato sul tema della vendetta e del possibile perdono, da cui verrà tratto uno spettacolo teatrale, Oscura immensità. Il libro si apre con una citazione del giudice cassazionista Giuseppe Maria Berruti, riguardante i temi della condanna, della pena e della grazia e condivisa da Carlotto: «La grazia non è il premio della confessione. È un’opportunità di clemenza che considera l’interesse generale a far cessare una specifica pena, e solo la confusione demagogica delle idee fece inserire il rilievo del perdono della vittima. La grazia riguarda il rapporto del singolo condannato con le ragioni della legge. La vittima del delitto ha avuto dalla sentenza tutto ciò che le spettava».[30]

Lo stesso anno firma una petizione di solidarietà per Cesare Battisti, di cui sostiene l'innocenza.[31][32]

Nel novembre 2007 tutte le avventure dell'Alligatore, cinque romanzi e due racconti (Storia di Gabriella, vedova di mala e Il confronto), già editi, sono raccolti in un unico volume dall'omonimo titolo, uscito per le edizioni e/o, nella collana I super e/o.

Nel settembre 2009, a sette anni dal precedente, esce il nuovo episodio della saga dell'Alligatore, dal titolo L'amore del bandito[33].

Nel 2010 aderisce alla campagna di tesseramento dell'ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia) con numerosi altri artisti e intellettuali.[34][35].

Nel 2013, con Marco Videtta, scrive un nuovo ciclo di quattro romanzi, intitolato Le Vendicatrici: Ksenia, Eva, Sara. Il prezzo della verità e Luz. Solo per amore. Come fatto in altre occasioni e come nello stile del noir italiano e del New Italian Epic, presenta sul suo sito dei poster e dei cortometraggi pubblicitari per i libri, in questo caso con protagonista l'attrice Francesca Inaudi.

Occasionalmente scrive anche su MicroMega[36] e altre pubblicazioni[37][38], talvolta intervenendo sui temi del crimine, della politica e della giustizia, e denunciando la presenza della mafia nel Nord Est[39]. Nel 2014 afferma la sua contrarietà ai processi indiziari, specie alle indagini di polizia che si avvalgono solo dell'uso del DNA, soprattutto nei casi mediatici[40]; già nel 2007, sul Manifesto, era intervenuto sul tema citando il caso della strage di Erba.[41]

Torna poi a partecipare come attore, dopo l'esperienza del 2009, in un suo spettacolo teatrale dal titolo Crime Story, interpretando sé stesso che intervista un pentito di mafia.[28]

Carlotto sostiene che il noir sia il nuovo romanzo d'inchiesta, dato che quest'ultimo è ostacolato nella sua libertà d'espressione dallo strumento della querela.[42]

Nel 2015 ha dichiarato, sulla sua pagina Facebook, il suo sostegno al magazine satirico Charlie Hebdo, colpito da estremisti islamici.[43]

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

Racconti[modifica | modifica wikitesto]

  • Il confronto, in Tecla Dozio (a cura di), Delitti sotto l'albero. Todaro editore, 1999. ISBN 978-88-86981-26-2.
  • Champagne per due, in Tecla Dozio (a cura di), Capodanno nero. Todaro editore, 2000. ISBN 978-88-86981-34-7.
  • Il viaggio di Stefano, in Tutta un'altra vita. Roma, Minumum Fax, 2001. ISBN 88-87765-47-2.
  • Malavita albanese in Laura Lepri (a cura di), Albania, questa sconosciuta. In viaggio con il Premio Grinzane Cavour. Editori Riuniti, 2002.
  • Carlo Marx e l'impresario, in Nel Grembo del mondo, Ed. Angolo Manzoni, 2003. ISBN 978-88-88838-05-2.
  • Sassi, bottiglie e candelotti, in Paola Staccioli (a cura di), Piazza bella piazza, allegato a L'Unità. Roma, Associazione Walter Rossi, 2005. ISBN non esistente
  • Gaia, in Laurent Lombard (a cura di), À table!. Métailié, 2004.
  • San Basilio, 8 settembre 1974, in Paola Staccioli (a cura di), In ordine pubblico. Roma, Associazione Walter Rossi, 2005. ISBN non esistente
  • Morte di un confidente, in Crimini, Einaudi, 2005. ISBN 978-88-06-18818-4.
  • Il piccolo patriota padovano, in Giosuè Calaciura et al, Ricuore. Nuoro, Edizioni Il Maestrale, 2005. ISBN 88-86109-88-1.
  • Il traghetto in Le finestre sul cortile. Frammenti d'Italia in 49 racconti. Quiritta, 2005. ISBN 978-88-8403-028-3.
  • Sangue che va sangue che viene, in Marco Bariletti et al, Lama e trama Vol. 3. Bologna, Editrice Zona, 2006. ISBN ISBN 88-89702-30-3.
  • Storia di Gabriella vedova di mala, in Serge Quadruppani (a cura di), 14 colpi al cuore. Racconti inediti dei migliori giallisti italiani. Milano, Mondadori, 2002 . Collana: Il Giallo Mondadori, n. 2789.
  • Cuori rossi, in (a cura di) Marco Vichi. Città in nero, 1 ed. Parma, Ugo Guanda, 2006. ISBN 88-8246-939-5.
  • Jasmine in Francesco Abate e Massimo Carlotto. Catfish. Reggio Emilia, Aliberti editore, 2006. ISBN 88-7424-124-0.
  • Nessun dubbio: omicidio-suicidio, in Mauro Zola (a cura di), Ti amo, ti ammazzo. Storie vere di amanti e assassini, Cairo Editore, 2007
  • Little dream, in Giancarlo De Cataldo (a cura di) Crimini italiani. Torino, Einaudi, 2008. ISBN 978-88-06-19002-6.
  • Cortonese station, in Nero perugino. Perugia, Futura soc. coop., 2008 (edizione fuori commercio).
  • A Carlo Giuliani, per il nostro domani, in Paola Staccioli (a cura di), Per sempre ragazzo. Racconti e poesie a dieci anni dall’uccisione di Carlo Giuliani, Marco Tropea editore, 2011

Saggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Come un rito collettivo in Almanacco Guanda a cura di Ranieri Polese. Parma, Guanda, 2005.
  • Patotas in Nessuna Pietà a cura di Luca Scarlini. Adriano Salani editore, Milano 2009.
  • Marco Amici (a cura di), The Black Album. Il noir tra cronaca e romanzo, Roma, Carocci, 2012, ISBN 9788843065684.
  • Elisabetta Mondello (a cura di), Noir, dalla letteratura di genere alla letteratura di contenuti in Roma Noir 2012-2013. Letteratura della crisi, letteratura del conflitto, Torino, Robin edizioni, 2014, ISBN 978-88-6740-296-0.
  • Ernest Mandel, Il romanzo poliziesco. Una storia sociale, Roma, edizioni Alegre, 2013, (prefazione), ISBN 9788889772898.

Graphic novel[modifica | modifica wikitesto]

Racconti per ragazzi[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Cinema e fiction[modifica | modifica wikitesto]

Versioni cinematografiche tratte dai romanzi[modifica | modifica wikitesto]

Radio[modifica | modifica wikitesto]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Author: Massimo Carlotto, Europa Editions
  2. ^ Josh Bazell, Woody Allen è tramontato. Oggi un ebreo deve combattere, Corriere della sera, 31 luglio 2009
  3. ^ Misteri d'Italia: Il caso Carlotto
  4. ^ a b c d e f Cronologia del caso Carlotto, massimocarlotto.it. URL consultato il 31 luglio 2010.
  5. ^ a b c d Il caso Carlotto - Massimo Carlotto intervistato da Paolo Petroni, Art. 643 - ASSOCIAZIONE NAZIONALE VITTIME ERRORI GIUDIZIARI
  6. ^ a b c Massimo Carlotto
  7. ^ La cosiddetta "formula dubitativa" era consentita nelle sentenze assolutorie dell'epoca, ma successivamente depennata dalla procedura penale italiana.
  8. ^ Il cuore nero di Massimo Carlotto
  9. ^ Massimo Carlotto: il mio film per tutti i fuggiaschi del mondo
  10. ^ Massimo Carlotto, professione scrittore
  11. ^ Accadde oggi 22 luglio
  12. ^ Wu Ming 1, Cesare Battisti e le libertà in Italia
  13. ^ Per una storia politica dell'emigrazione
  14. ^ a b Piacere, sono il caso Carlotto
  15. ^ Stress da carcere per Carlotto
  16. ^ a b c d "Lei è stato graziato". E Carlotto, felice, sviene
  17. ^ a b Gian Domenico Pisapia, Grazia a Carlotto, ha vinto la giustizia
  18. ^ a b Massimo sono papà, sei stato graziato
  19. ^ Sentenza n 311/1991 della Corte Costituzionale
  20. ^ La consulta: Carlotto può essere assolto
  21. ^ Tra vecchio e nuovo codice, ecco perché andava assolto
  22. ^ "MASSIMO CARLOTTO È COLPEVOLE" E ORA DOVRA' SCONTARE ALTRI 10 ANNI
  23. ^ Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi (altri membri di LC, accusati dell'omicidio Calabresi con Leonardo Marino), con più di 15 sentenze e 8 processi.
  24. ^ Carlotto è un assassino, non giochi col nostro dolore
  25. ^ Scalfaro firma la grazia. Massimo Carlotto è libero. "Sono felicissimo. Ora spero di essere scagionato in aula"
  26. ^ Massimo Carlotto, le fauci dell'Alligatore
  27. ^ Ordinanza 192/04 n 25051/02 t.s. del tribunale di Cagliari
  28. ^ a b Massimo Carlotto, è tempo di Crime Story
  29. ^ Il fuggiasco, massimocarlotto.it. URL consultato il 31 luglio 2010.
  30. ^ Massimo Carlotto: sempre più cattivo
  31. ^ Il caso Battisti torna a dividere gli intellettuali: Biondillo e Carlotto non cambiano idea
  32. ^ I primi 1500 firmatari dell'appello per Cesare Battisti
  33. ^ Gigi Riva, Il fuggiasco Carlotto torna a Padova, espresso.repubblica.it, 17 settembre 2009. URL consultato il 17 settembre 2009.
  34. ^ Campagna di tesseramento degli artisti all'ANPI. Da un'idea di Dacia Maraini e Concita De Gregorio, anpi.it. URL consultato il 26 novembre 2010.
  35. ^ Dacia Maraini, Tutti quei giovani che s' iscrivono all' Anpi in Corriere della Sera, 29 giugno 2010. URL consultato il 30 giugno 2010.
  36. ^ Massimo Carlotto su Carlo Giuliani
  37. ^ M.Carlotto, "Legalità d'evasione", Il manifesto, 13 June 2008.
  38. ^ Ben trovato, nipote 114 - La lotta continua della Abuela, il Manifesto, 7 agosto 2014
  39. ^ Il fuggiasco Carlotto torna a Padova
  40. ^ Delitti, castighi e DNA
  41. ^ Massimo Carlotto, Attrazioni criminali nella fabbrica del consenso
  42. ^ Il blues di Massimo Carlotto parte 2
  43. ^ Dal profilo facebook ufficiale di Massimo Carlotto: «Parigi. Strage a Charlie Hebdo. Non sono solo infinitamente triste, avvilito, indignato. Sono anche dannatamente furibondo. Non si può accettare di vivere in un mondo dove la satira viene punita con la morte».
  44. ^ La Stampa (18-03-2006)
  45. ^ Premiazione del Premio del Libraio 2007
  46. ^ Edgar Allan... Carlotto
  47. ^ Carlotto vince il Premio Izzo
  48. ^ sugarprize, festival internazionale Sugarpulp. URL consultato il 5 giugno 2015.
  49. ^ Radio Bellablù
  50. ^ Vincenzo De Paoli e il pascià Ulug Alì
  51. ^ Più di mille giovedì
  52. ^ Niente, più niente al mondo
  53. ^ La terra della mia anima

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Comitato Italiano Giustizia per Massimo Carlotto (a cura di), La giustizia negata: Il caso Carlotto, Associazione Ora d'Aria, 1992.
  • Pier Mario Fasanotti, Valeria Gandus. Bang Bang. Gli altri delitti degli anni di piombo. 2004, Tropea. ISBN 978-88-438-0422-1.
  • Laurent Lombard (a cura di), Massimo Carlotto. Interventi sullo scrittore e la sua opera, Roma, Edizioni e/o, 2007. ISBN 978-88-7641-799-3.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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