Massimo Carlotto

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Massimo Carlotto alla Libreria Ubik di Trento, 17 gennaio 2009

Massimo Carlotto (Padova, 22 luglio 1956) è uno scrittore, drammaturgo e sceneggiatore italiano. Tra gli anni '70 e '90 fu inoltre protagonista di un noto e controverso caso giudiziario di cronaca nera.

Carlotto è stato definito come uno dei migliori scrittori di noir e hard boiled a livello internazionale.[1][2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il "caso Carlotto"[modifica | modifica wikitesto]

Nativo di Padova, Carlotto sale alla ribalta delle cronache con un caso giudiziario di omicidio.[3] Tutto comincia a Padova il 20 gennaio 1976 quando, Carlotto, 19 anni, militante di Lotta Continua, mentre svolge un'indagine personale sullo spaccio di droga nel quartiere, si trova a passare in bicicletta davanti alla casa della sorella. Sente delle grida che invocano aiuto: entra nell'appartamento della villetta bifamiliare (l'altro appartamento era quello affittato dalla sorella), che ha la porta aperta, e scopre in un ripostiglio la giovane Margherita Magello, una ragazza di 24 anni che egli conosce solo superficialmente, seminuda (poiché aggredita all'uscita dalla doccia) e coperta di sangue, ormai agonizzante e colpita con circa 59 coltellate (come appurato dall'autopsia). Massimo - questa la sua versione - cerca di soccorrere la vittima e si sporca del suo sangue, ma poi, anziché avvertire la polizia, spaventato, fugge. È solo dopo aver raccontato l'episodio a due amici e ad un avvocato, che Massimo si presenta spontaneamente ai Carabinieri assieme al legale; racconta di aver trovato la vittima ancora viva, e di aver sentito le ultime parole (cosa che sarà contestata, poiché secondo alcuni periti la ragazza era morta dopo poche coltellate). Il suo ruolo di testimone (nonostante si sia presentato volontariamente, in caso contrario non sarebbe mai stato convocato) dura appena cinque minuti: i militari prima lo trattano come il principale sospettato, infine gli contestano l'accusa di omicidio volontario aggravato e per lui si spalancano le porte del carcere.[4]

Viene accusato perché sporco di sangue (indossa ancora gli stessi vestiti quando si presenta come testimone), anche se non in maniera eccessiva come dovrebbe essere l'aggressore (i carabinieri e l'accusa sostengono che si è cambiato dopo aver accoltellato la vittima, mentre lui sostiene di essersi sporcato minimamente). Egli si dichiarerà sempre innocente, pur accusandosi di omissione di soccorso per non aver dato subito l'allarme. Un'amica della vittima riferisce che era al telefono con lei, quando andò via per parlare con un uomo sconosciuto.[5]

Carlotto, secondo la maggioranza dei testimoni, non aveva (essendo un semplice conoscente) con la ragazza una confidenza tale da farsi aprire e rimanere in casa mentre lei andava a farsi la doccia in bagno, dopo aver discusso; non c'erano inoltre segni di effrazione sulla porta, facendo pensare che Margherita avesse appunto aperto prima di andare in bagno all'aggressore, persona che conosceva e di cui forse si fidava.[5]

In carcere (vi restò inizialmente per un anno) Carlotto si diplomerà e sosterrà poi i primi esami di laurea in scienze politiche.[6]

Nel primo processo (1977) viene assolto per insufficienza di prove[7] dalla Corte d'Assise di Padova e quindi scarcerato, ma viene condannato a 18 anni di reclusione (con la concessione delle attenuanti generiche) dalla Corte d'Assise d'appello di Venezia, con la pena che viene confermata dalla Corte di Cassazione, nel 1982.[4]

Carlotto durante il processo

Venne ventilata anche un'ipotesi di persecuzione legata alle sue idee politiche, a causa della sua appartenenza alla sinistra extraparlamentare nel pieno degli anni di piombo, e dell'estrazione "borghese" della vittima.[8][9][10]

Poco prima della condanna definitiva, su consiglio del legale[11], Carlotto fugge prima in Francia, dove grazie alla dottrina Mitterrand erano presenti alcuni latitanti senza possibilità di estradizione; ben presto dovette andarsene poiché a rischio di espulsione, in quanto considerato colpevole di un delitto "comune" e non "politico". Gli viene quindi negata dopo brevissimo tempo la protezione accordata ad altri[12][13], e scappa quindi in Messico. Qui conosce diverse persone, tra cui esuli per motivi politici e latitanti, che più tardi forniranno lo spunto per molti dei personaggi dei suoi libri. Questo periodo della sua vita verrà descritto dettagliatamente nel suo primo romanzo, l'autobiografia Il fuggiasco[9]

Dopo tre anni di latitanza viene fermato dalla polizia messicana che gli contesta la mancanza del visto di residenza, ed espulso verso l'Italia; decide di costituirsi alla dogana di Linate, benché su di lui non ci sia nemmeno più un mandato di cattura vigente.[14] Intanto i suoi avvocati hanno raccolto documenti per chiedere la riapertura del caso. Nel corso dello stesso anno nasce il Comitato Internazionale Giustizia per Massimo Carlotto, che organizza una campagna di informazione e una raccolta di firme a favore della revisione del processo[4].

Il primo firmatario in Italia è l'ex presidente della Corte Costituzionale Ettore Gallo[4]. Lo scrittore Jorge Amado nel giugno 1986, con altri intellettuali, lancia dalle pagine di Le Monde un appello per la revisione del processo. Tra i firmatari, Nilde Iotti, Norberto Bobbio, Giandomenico Pisapia e Ferdinando Imposimato, per un totale di 15.000 firme. Nel frattempo Carlotto si ammala gravemente in carcere a causa dello stress[15], soffrendo già di bulimia, anoressia nervosa e dismetabolismo organico (la malattia gli provoca, non venendo trattata continuamente e adeguatamente, una forma di obesità patologica fino ad arrivare pesare 140 kg, arteriosclerosi precoce, artrite, ipertensione, sindrome ansioso-depressiva, insonnia e attacchi cardiaci di angina pectoris[16]); suo padre subisce intanto tre infarti per lo stress famigliare, e Massimo e i suoi avvocati iniziano una nuova campagna al fine di ottenere la scarcerazione e il differimento della pena per motivi umanitari, ottenuta con pronunciamento del tribunale nel 1987, dopo la mobilitazione della Federatiòn Internationale des Droits de l'Homme.[17]

La revisione[modifica | modifica wikitesto]

La corte d'appello concede la possibilità di riesame e nel 1989 la Cassazione, nella sezione presieduta dal controverso giudice Corrado Carnevale[18], annulla la condanna del 1982 e ordina la revisione del processo sulla base di tre nuove prove (impronte dimenticate di una persona estranea; la diversità degli scarponcini che calzava, che avevano le suole lisce, e non corrispondevano affatto all'impronta rimasta sul piede della vittima; la nuova perizia sui vestiti di Carlotto, che confermerebbe il racconto di Carlotto stesso); Carlotto denuncia però lo smarrimento di due prove a suo favore: un fustino con tracce di sangue identificate dal gruppo sanguigno, all'epoca, come non sue né della vittima, né dei famigliari, e un capello di un colore diverso da quello di Carlotto, ritrovato tra le unghie di Margherita Magello e con tutta probabilità appartenente all'aggressore.[5][19]

« I miei difensori me l'hanno sempre detto, sono stato il peggior nemico di me stesso. In corte d'assise, soprattutto i giudici popolari, pretendono un imputato che sia una via di mezzo tra Totò e Alberto Sordi, infinitamente ridicolo ma anche infinitamente drammatico. Chi si comporta in altro modo è scomodo e antipatico e io lo sono sempre stato. Mi hanno chiamato commediante? Ma non si sono mai chiesti chi ha fatto sparire i reperti a mio favore.[5] »

La Cassazione rinvia gli atti alla Corte di Appello di Venezia, per approfondire i punti che avevano formato oggetto della revisione, e che il 22 dicembre 1990, nel dispositivo di sentenza, emette un'ordinanza di sospensione della causa con rinvio alla Corte costituzionale, per decidere se Carlotto dovesse essere giudicato secondo il vecchio Codice di procedura penale o secondo il nuovo, entrato da poco in vigore, affermando, nelle motivazioni, che la soluzione più adatta sarebbe l'assoluzione per insufficienza di prove (la sentenza afferma la «condizione di insuperabile incertezza obiettiva che legittimerebbe una lettura della prospettazione accusatoria in termini di insufficienti prove per condannare»); anche se il codice abrogato richiedeva la piena assoluzione nelle revisioni, il giudice ritenne di non poter confermare la condanna ma che solo l'assoluzione, seppur per insufficienza, fosse la giusta soluzione.[4][20][21]

Secondo l'interpretazione ritenuta più attendibile dalla giurisprudenza secondo la Corte costituzionale[20], si trattava di decidere se Carlotto dovesse essere assolto con formula piena o dubitativa, dato che quest'ultima formula era stata eliminata dal nuovo Codice (per la sentenza di condanna non esisteva infatti differenza); la sentenza della Corte Costituzionale[20] arriva il 5 luglio 1991: la Corte risolse il quesito nel senso che dovesse trovare applicazione il nuovo Codice[20], legittimando così la convinzione dei difensori che il loro assistito avrebbe dovuto essere senz'altro assolto con la formula più ampia[20] ("per non aver commesso il fatto").[22][21]

Per la stessa Corte costituzionale «la situazione di insufficienza di prove, accertata nel giudizio di revisione, non può che determinare l'assoluzione per non aver commesso il fatto».[19] L'iter giudiziario prevedeva, a questo punto, che gli stessi giurati popolari e il Presidente togato si riunissero in camera di consiglio ed emettessero il verdetto di assoluzione con formula piena, citando la "mancanza di prove" come motivo.[23]

Nel frattempo però il presidente del Collegio rimettente, propenso a dichiarare l'innocenza di Carlotto secondo la vecchia formula, era andato in pensione, il relatore e altri erano stati trasferiti, mentre i giudici popolari rimandati a casa; fu quindi necessario istruire un secondo giudizio, davanti a un nuovo giudice togato, altri giurati e con la nuova formula, fissato dopo un anno: in esso Carlotto viene, però, a sorpresa condannato a 16 anni dopo un mese di udienze. In questo secondo appello consecutivo venne inoltre ignorata la perizia degli esperti francesi che scagionava Carlotto tramite l'analisi delle nuove prove, che era stata determinante e accolta dalla sentenza, ripartendo invece da zero con l'intera analisi.[17]

Tutto questo innesca un cortocirtuito giuridico, e gli avvocati di Carlotto accusano di aver violato una fattispecie del divieto di doppio processo (ne bis in idem), essendo stato giudicato, per due volte di seguito, dalla stessa corte d'appello e nello stesso grado di giudizio, dopo una sentenza che lo dichiarava "non colpevole", e che forse sarebbe stata confermata in Cassazione vista la lunghezza del procedimento (è molto raro che la Cassazione annulli un'assoluzione in un processo di revisione).[17] La decisione della Corte costituzionale (che approvava l'assoluzione come unica scelta possibile) venne oltretutto, secondo i legali e molti giuristi irregolarmente[21], completamente ignorata e disattesa.[21]

I legali di Carlotto fecero comunque nuovo appello in Cassazione, che il 25 novembre 1992 confermò però la pena[24], e richiesero, al contempo, tramite i genitori di Carlotto, un provvedimento di clemenza che comportasse la scarcerazione del loro assistito, che aveva già scontato in tutto 6 anni di prigione (era stato nuovamente arrestato dopo la condanna d'appello e poi liberato con una nuova sentenza processuale, a motivo della sua malattia, nel maggio del 1992, dopo altri 47 giorni di carcere, con validità fino al 13 maggio 1993).[16] Carlotto, per sua ammissione, medita anche il suicidio come forma estrema di protesta definitiva.[14]

Durante la vicenda, durata più di 17 anni, Carlotto verrà giudicato da 86 giudici e subirà 11 sentenze e sette processi, record che sarà superato solo dal "caso Sofri"[25][6] Quattro sentenze (primo appello, prima e seconda cassazione, secondo appello ripetuto) lo condannano, mentre due (primo grado e secondo appello) lo assolvono e altre due (revisione e sentenza costituzionale) lo considerano comunque estraneo al reato.[6]

Concessione della grazia[modifica | modifica wikitesto]

I genitori di Carlotto chiedono un procedimento di grazia al tribunale di Venezia, che avvia la procedura. L'opinione pubblica si attiva intanto nuovamente a favore di Carlotto, e l'8 aprile 1993[16] il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, col parere favorevole del Ministro Giovanni Conso, gli concesse la grazia per motivi di salute e per la complessità del caso (pur senza indicare una ragione precisa nel provvedimento), estinguendo la pena principale residua (10 anni di carcere) e quelle accessorie, e mettendo così fine alla vicenda.[4][16][18] Il caso di omicidio è rimasto insoluto, benché ufficialmente la condanna rimase addebitata a Carlotto (che presentò comunque una seconda istanza di revisione e una denuncia alla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo contro lo Stato italiano, rimaste entrambi giacenti).[26][27][5]

Da poco prima della fine della vicenda giudiziaria, Carlotto vive tra la Sardegna e Padova, in seguito si è sposato, e ha un figlio.[28]

Sentenza di riabilitazione[modifica | modifica wikitesto]

Il 29 gennaio 2004, più di undici anni dopo l'ultima sentenza, Massimo Carlotto ha infine ottenuto la riabilitazione dal Tribunale di Cagliari, e riacquistato pienamente tutti i diritti civili e politici.[29]

Attività di scrittore e giornalista[modifica | modifica wikitesto]

Massimo Carlotto al SugarPulp festival (Padova), 2 ottobre 2011

Massimo Carlotto inizia l'attività letteraria e giornalistica nel 1994[30], scrivendo particolarmente romanzi di genere noir, con Il fuggiasco (1995), autobiografia romanzata sul suo periodo di latitanza, che rappresenta la sua prima pubblicazione[31]. Dal libro è stato tratto nel 2003 un film, diretto da Andrea Manni, con Daniele Liotti.

Il suo personaggio più noto è l'Alligatore, alias Marco Buratti, un originale detective privato.

I libri che compongono la saga dell'Alligatore sono:

Nel 1998 pubblica Le irregolari, romanzo autobiografico e d'inchiesta in cui viene raccontata la guerra civile e la repressione argentina degli anni settanta, durante la cosiddetta guerra sporca; conosce e intervista la fondatrice delle Nonne di Plaza de Mayo, Estela Carlotto, che scoprirà essere sua parente e che cerca notizie della figlia e della nipote neonata, desaparecidos.

I suoi libri sono da allora tradotti in Francia, Gran Bretagna, Germania, Spagna, Grecia, Paesi Bassi, Repubblica Ceca e Stati Uniti.

Nel 2001 esce il noir Arrivederci amore ciao (da cui viene tratto l'omonimo film di Michele Soavi del 2005). Nel 2001 scrive il racconto per ragazzi Jimmy della collina, sulle carceri minorili. L'anno dopo Il giorno in cui Gabriel scoprì di chiamarsi Miguel Angel, di nuovo sui figli dei desaparecidos.

Nel 2004 pubblica L'oscura immensità della morte, un noir particolarmente cupo e nichilista incentrato sul tema della vendetta e del possibile perdono, da cui verrà tratto uno spettacolo teatrale, Oscura immensità. Il libro si apre con una citazione del giudice cassazionista Giuseppe Maria Berruti, riguardante i temi della condanna, della pena e della grazia e condivisa da Carlotto: «La grazia non è il premio della confessione. È un’opportunità di clemenza che considera l’interesse generale a far cessare una specifica pena, e solo la confusione demagogica delle idee fece inserire il rilievo del perdono della vittima. La grazia riguarda il rapporto del singolo condannato con le ragioni della legge. La vittima del delitto ha avuto dalla sentenza tutto ciò che le spettava».[32]

Lo stesso anno firma una petizione di solidarietà per l'ex militante dei PAC Cesare Battisti, di cui sostiene la possibile innocenza, o perlomeno l'invalidità del processo in contumacia.[33][34]

Nel novembre 2007 tutte le avventure dell'Alligatore, cinque romanzi e due racconti (Storia di Gabriella, vedova di mala e Il confronto), già editi, sono raccolti in un unico volume dall'omonimo titolo, uscito per le edizioni e/o, nella collana I super e/o.

Nel settembre 2009, a sette anni dal precedente, esce il nuovo episodio della saga dell'Alligatore, dal titolo L'amore del bandito[35].

Nel 2010 aderisce alla campagna di tesseramento dell'ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia) con numerosi altri artisti e intellettuali.[36][37].

Nel 2013, con Marco Videtta, scrive un nuovo ciclo di quattro romanzi, intitolato Le Vendicatrici: Ksenia, Eva, Sara. Il prezzo della verità e Luz. Solo per amore. Come fatto in altre occasioni e come nello stile del noir italiano e del New Italian Epic, presenta sul suo sito dei poster e dei cortometraggi pubblicitari per i libri, in questo caso con protagonista l'attrice Francesca Inaudi.

Occasionalmente scrive anche su MicroMega[38] e altre pubblicazioni[39][40], talvolta intervenendo sui temi del crimine, della politica e della giustizia, e denunciando la presenza della mafia nel Nord Est[41]. Nel 2014 afferma la sua contrarietà ai processi indiziari, specie alle indagini di polizia che si avvalgono solo dell'uso del DNA, soprattutto nei casi mediatici[42]; già nel 2007, sul Manifesto, era intervenuto sul tema dei delitti mediatizzati, giudicando molto negativamente questo fenomeno giornalistico-televisivo e citando i casi della strage di Erba, il delitto di Cogne, nonché quelli di Novi Ligure e di Garlasco.[43]

Torna poi a partecipare come attore, dopo l'esperienza del 2009, in un suo spettacolo teatrale dal titolo Crime Story, interpretando sé stesso che intervista un pentito di mafia.[30]

Carlotto sostiene che il noir sia il nuovo romanzo d'inchiesta, dato che quest'ultimo è ostacolato nella sua libertà d'espressione dallo strumento della querela.[44]

Nel 2015 ha dichiarato, sulla sua pagina Facebook, il suo sostegno al magazine satirico Charlie Hebdo, colpito da estremisti islamici.[45]

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

Racconti[modifica | modifica wikitesto]

  • Il confronto, in Tecla Dozio (a cura di), Delitti sotto l'albero. Todaro editore, 1999. ISBN 978-88-86981-26-2.
  • Champagne per due, in Tecla Dozio (a cura di), Capodanno nero. Todaro editore, 2000. ISBN 978-88-86981-34-7.
  • Il viaggio di Stefano, in Tutta un'altra vita. Roma, Minumum Fax, 2001. ISBN 88-87765-47-2.
  • Malavita albanese in Laura Lepri (a cura di), Albania, questa sconosciuta. In viaggio con il Premio Grinzane Cavour. Editori Riuniti, 2002.
  • Carlo Marx e l'impresario, in Nel Grembo del mondo, Ed. Angolo Manzoni, 2003. ISBN 978-88-88838-05-2.
  • Sassi, bottiglie e candelotti, in Paola Staccioli (a cura di), Piazza bella piazza, allegato a L'Unità. Roma, Associazione Walter Rossi, 2005. ISBN non esistente
  • Gaia, in Laurent Lombard (a cura di), À table!. Métailié, 2004.
  • San Basilio, 8 settembre 1974, in Paola Staccioli (a cura di), In ordine pubblico. Roma, Associazione Walter Rossi, 2005. ISBN non esistente
  • Morte di un confidente, in Crimini, Einaudi, 2005. ISBN 978-88-06-18818-4.
  • Il piccolo patriota padovano, in Giosuè Calaciura et al, Ricuore. Nuoro, Edizioni Il Maestrale, 2005. ISBN 88-86109-88-1.
  • Il traghetto in Le finestre sul cortile. Frammenti d'Italia in 49 racconti. Quiritta, 2005. ISBN 978-88-8403-028-3.
  • Sangue che va sangue che viene, in Marco Bariletti et al, Lama e trama Vol. 3. Bologna, Editrice Zona, 2006. ISBN ISBN 88-89702-30-3.
  • Storia di Gabriella vedova di mala, in Serge Quadruppani (a cura di), 14 colpi al cuore. Racconti inediti dei migliori giallisti italiani. Milano, Mondadori, 2002 . Collana: Il Giallo Mondadori, n. 2789.
  • Cuori rossi, in (a cura di) Marco Vichi. Città in nero, 1 ed. Parma, Ugo Guanda, 2006. ISBN 88-8246-939-5.
  • Jasmine in Francesco Abate e Massimo Carlotto. Catfish. Reggio Emilia, Aliberti editore, 2006. ISBN 88-7424-124-0.
  • Nessun dubbio: omicidio-suicidio, in Mauro Zola (a cura di), Ti amo, ti ammazzo. Storie vere di amanti e assassini, Cairo Editore, 2007
  • Little dream, in Giancarlo De Cataldo (a cura di) Crimini italiani. Torino, Einaudi, 2008. ISBN 978-88-06-19002-6.
  • Cortonese station, in Nero perugino. Perugia, Futura soc. coop., 2008 (edizione fuori commercio).
  • A Carlo Giuliani, per il nostro domani, in Paola Staccioli (a cura di), Per sempre ragazzo. Racconti e poesie a dieci anni dall’uccisione di Carlo Giuliani, Marco Tropea editore, 2011

Saggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Come un rito collettivo in Almanacco Guanda a cura di Ranieri Polese. Parma, Guanda, 2005.
  • Patotas in Nessuna Pietà a cura di Luca Scarlini. Adriano Salani editore, Milano 2009.
  • Marco Amici (a cura di), The Black Album. Il noir tra cronaca e romanzo, Roma, Carocci, 2012, ISBN 9788843065684.
  • Elisabetta Mondello (a cura di), Noir, dalla letteratura di genere alla letteratura di contenuti in Roma Noir 2012-2013. Letteratura della crisi, letteratura del conflitto, Torino, Robin edizioni, 2014, ISBN 978-88-6740-296-0.
  • Ernest Mandel, Il romanzo poliziesco. Una storia sociale, Roma, edizioni Alegre, 2013, (prefazione), ISBN 9788889772898.

Graphic novel[modifica | modifica wikitesto]

Racconti per ragazzi[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Cinema e fiction[modifica | modifica wikitesto]

Versioni cinematografiche tratte dai romanzi[modifica | modifica wikitesto]

Radio[modifica | modifica wikitesto]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Author: Massimo Carlotto, Europa Editions
  2. ^ Josh Bazell, Woody Allen è tramontato. Oggi un ebreo deve combattere, Corriere della sera, 31 luglio 2009
  3. ^ Misteri d'Italia: Il caso Carlotto
  4. ^ a b c d e f Cronologia del caso Carlotto, massimocarlotto.it. URL consultato il 31 luglio 2010.
  5. ^ a b c d e Il caso Carlotto - Massimo Carlotto intervistato da Paolo Petroni, Art. 643 - ASSOCIAZIONE NAZIONALE VITTIME ERRORI GIUDIZIARI
  6. ^ a b c Massimo Carlotto
  7. ^ La cosiddetta "formula dubitativa" era consentita nelle sentenze assolutorie dell'epoca, ma successivamente depennata dalla procedura penale italiana.
  8. ^ Il cuore nero di Massimo Carlotto
  9. ^ a b Massimo Carlotto: il mio film per tutti i fuggiaschi del mondo
  10. ^ Massimo Carlotto, professione scrittore
  11. ^ Accadde oggi 22 luglio
  12. ^ Wu Ming 1, Cesare Battisti e le libertà in Italia
  13. ^ Per una storia politica dell'emigrazione
  14. ^ a b Piacere, sono il caso Carlotto
  15. ^ Stress da carcere per Carlotto
  16. ^ a b c d "Lei è stato graziato". E Carlotto, felice, sviene
  17. ^ a b c Gian Domenico Pisapia, Grazia a Carlotto, ha vinto la giustizia
  18. ^ a b Massimo sono papà, sei stato graziato
  19. ^ a b Citato in: Ferdinando Imposimato, L'errore giudiziario. Aspetti giuridici e casi pratici, pp. 89-92
  20. ^ a b c d e Sentenza n 311/1991 della Corte Costituzionale
  21. ^ a b c d Ettore Gallo, Tra vecchio e nuovo codice, ecco perché andava assolto
  22. ^ La consulta: Carlotto può essere assolto
  23. ^ Nuova condanna per Carlotto, "uccise lui la studentessa"
  24. ^ "MASSIMO CARLOTTO È COLPEVOLE" E ORA DOVRA' SCONTARE ALTRI 10 ANNI
  25. ^ Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi (altri membri di LC, accusati dell'omicidio Calabresi con Leonardo Marino), con più di 15 sentenze e 8 processi.
  26. ^ Carlotto è un assassino, non giochi col nostro dolore
  27. ^ Scalfaro firma la grazia. Massimo Carlotto è libero. "Sono felicissimo. Ora spero di essere scagionato in aula"
  28. ^ Massimo Carlotto, le fauci dell'Alligatore
  29. ^ Ordinanza 192/04 n 25051/02 t.s. del tribunale di Cagliari
  30. ^ a b Massimo Carlotto, è tempo di Crime Story
  31. ^ Il fuggiasco, massimocarlotto.it. URL consultato il 31 luglio 2010.
  32. ^ Massimo Carlotto: sempre più cattivo
  33. ^ Il caso Battisti torna a dividere gli intellettuali: Biondillo e Carlotto non cambiano idea
  34. ^ I primi 1500 firmatari dell'appello per Cesare Battisti
  35. ^ Gigi Riva, Il fuggiasco Carlotto torna a Padova, espresso.repubblica.it, 17 settembre 2009. URL consultato il 17 settembre 2009.
  36. ^ Campagna di tesseramento degli artisti all'ANPI. Da un'idea di Dacia Maraini e Concita De Gregorio, anpi.it. URL consultato il 26 novembre 2010.
  37. ^ Dacia Maraini, Tutti quei giovani che s' iscrivono all' Anpi in Corriere della Sera, 29 giugno 2010. URL consultato il 30 giugno 2010.
  38. ^ Massimo Carlotto su Carlo Giuliani
  39. ^ M.Carlotto, "Legalità d'evasione", Il manifesto, 13 June 2008.
  40. ^ Ben trovato, nipote 114 - La lotta continua della Abuela, il Manifesto, 7 agosto 2014
  41. ^ Il fuggiasco Carlotto torna a Padova
  42. ^ Delitti, castighi e DNA
  43. ^ Massimo Carlotto, Attrazioni criminali nella fabbrica del consenso
  44. ^ Il blues di Massimo Carlotto parte 2
  45. ^ Dal profilo facebook ufficiale di Massimo Carlotto: «Parigi. Strage a Charlie Hebdo. Non sono solo infinitamente triste, avvilito, indignato. Sono anche dannatamente furibondo. Non si può accettare di vivere in un mondo dove la satira viene punita con la morte».
  46. ^ La Stampa (18-03-2006)
  47. ^ Premiazione del Premio del Libraio 2007
  48. ^ Edgar Allan... Carlotto
  49. ^ Carlotto vince il Premio Izzo
  50. ^ sugarprize, festival internazionale Sugarpulp. URL consultato il 5 giugno 2015.
  51. ^ Radio Bellablù
  52. ^ Vincenzo De Paoli e il pascià Ulug Alì
  53. ^ Più di mille giovedì
  54. ^ Niente, più niente al mondo
  55. ^ La terra della mia anima

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Comitato Italiano Giustizia per Massimo Carlotto (a cura di), La giustizia negata: Il caso Carlotto, Associazione Ora d'Aria, 1992.
  • Pier Mario Fasanotti, Valeria Gandus. Bang Bang. Gli altri delitti degli anni di piombo. 2004, Tropea. ISBN 978-88-438-0422-1.
  • Laurent Lombard (a cura di), Massimo Carlotto. Interventi sullo scrittore e la sua opera, Roma, Edizioni e/o, 2007. ISBN 978-88-7641-799-3.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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