Omicidio di Walter Rossi

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L'omicidio di Walter Rossi, militante comunista italiano appartenente a Lotta Continua, avvenne a Roma il 30 settembre 1977. Rossi fu ucciso da un proiettile che lo colpì alla nuca in viale delle Medaglie d'Oro a Roma, mentre partecipava a un volantinaggio di propaganda politica antifascista.[1]

Walter Rossi (Roma, 12 aprile 1957 - Roma, 30 settembre 1977)

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il 29 settembre 1977 a Roma una giovane di 19 anni, Elena Pacinelli, che si trovava in compagnia di altri aderenti al movimento di fronte ad una casa occupata in Piazza Igea nel quartiere Monte Mario, venne ferita da tre proiettili esplosi da una Mini Minor bianca. A seguito dell'accaduto, fu organizzato per il giorno successivo un volantinaggio di protesta nel quartiere della Balduina, storica roccaforte missina della capitale. Un gruppo di attivisti di sinistra, tra cui Walter Rossi, partì da via Pietro Pomponazzi nel quartiere Trionfale e risalì viale delle Medaglie d'Oro fino a giungere di fronte ad una sezione del Movimento Sociale Italiano. Da quest'ultima uscirono alcuni militanti di estrema destra che ben presto aprirono una sassaiola all'indirizzo dei manifestanti, i quali indietreggiarono di circa duecento metri più a valle all'incrocio fra viale delle Medaglie d'Oro e via Marziale, all'altezza di una pompa di benzina.

I neofascisti, riparati dietro un blindato della polizia, discesero quindi lentamente viale delle Medaglie D'Oro diretti verso l'incrocio; quindi dal gruppo partirono alcuni colpi di pistola, uno dei quali colpì alla nuca Walter Rossi, che morì prima di giungere in ospedale. Un altro dei colpi sparati in quel frangente ferì lievemente il benzinaio.

Nei giorni seguenti, cortei e manifestazioni di solidarietà e di protesta si tennero in vari parti d'Italia, sedi missine e ritrovi fascisti vennero devastati o dati alle fiamme. Ai funerali del giovane ucciso presenziarono circa centomila persone, che gli resero l'estremo saluto sulle note de L'Internazionale.

Nel corso di una manifestazione di protesta per l'omicidio organizzata da Lotta Continua a Torino il 1º ottobre 1977, si verificò l'assalto al bar-discoteca "Angelo azzurro": lì alcune bombe Molotov provocarono l'incendio che causò la morte dello studente universitario Roberto Crescenzio, rimasto intrappolato nella toilette in cui aveva cercato rifugio.

Indagini[modifica | modifica wikitesto]

La posa della lapide sul luogo dell'omicidio di Walter Rossi, in Viale delle Medaglie d'Oro 107

Diciassette persone, fra cui alcuni militanti del MSI, vennero arrestati nelle ore successive: tra questi, Flavia Perina, futuro deputato di Alleanza Nazionale[2], Andrea Insabato, che nel 2000 avrebbe compiuto un attentato contro la sede del quotidiano comunista il manifesto, e Riccardo Bragaglia che risultò positivo all'esame del guanto di paraffina, ma venne in seguito prosciolto poiché a un successivo test con tecnologie nucleari del CNR si scoprì che le tracce riscontrate non si riferivano a polveri da sparo, ma a elementi tipicamente presenti in una scatola di fiammiferi che il Bragaglia aveva utilizzato per accendere delle sigarette poco prima dell'esame.

Tutte le persone arrestate vennero fermate un'ora dopo il fatto, davanti alla sezione del Msi del quartiere della Balduina, fra le decine di curiosi che nel frattempo vi si erano raccolti; portate al commissariato di zona, venne loro chiesto di testimoniare sul fatto e qualche ora dopo venne spiccato il mandato di cattura. Dopo un lungo processo i diciassette verranno poi prosciolti dalle accuse iniziali di omicidio, tentato omicidio, adunata sediziosa, porto abusivo d'arma da guerra calibro 9 (la pistola, mai trovata, con la quale Walter Rossi fu ucciso) e ricostituzione del PNF; per alcuni di loro resterà solo l'accusa di rissa aggravata senza, tuttavia, che alcun testimone li abbia riconosciuti nel gruppo.

Esattamente di fronte al luogo dove, secondo la ricostruzione della polizia, il gruppo di militanti di destra arrivò su viale Medaglie d'Oro, nei pressi di un'edicola distante circa 100 metri dal punto in cui il giovane venne ucciso, era in corso una festa su di una terrazza al primo piano; le numerose persone presenti, fra cui l'attore di teatro Fiorenzo Fiorentini, assistettero impotenti allo svolgersi dei fatti. Chiamati a testimoniare e a riconoscere con un confronto all'americana i giovani presenti nel gruppo dei militanti di destra fra i diciassette arrestati, nessuno dei testimoni riconobbe i fermati.

Nessun provvedimento venne preso a carico dei numerosi poliziotti presenti sul luogo: dieci di essi erano a bordo del furgone blindato, tre in una volante vicina ed almeno due a piedi in borghese; su di essi gravarono comunque le accuse di collusione con gli aggressori. In particolare tutti i testimoni presenti al fatto assicurarono che nulla venne fatto per fermare i neofascisti prima, durante e dopo che essi esplodessero i colpi di pistola e che subito dopo le forze dell'ordine per diversi minuti ostacolarono i soccorsi a Walter Rossi sia colpendo chi cercava di avvicinare il giovane agonizzante sul terreno[3], sia omettendo di chiamare un'ambulanza[4].

Il processo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1981 alcuni pentiti indicarono nelle persone di Cristiano Fioravanti e Alessandro Alibrandi i possibili assassini, confermando le testimonianze dei giovani di sinistra presenti al fatto; Cristiano Fioravanti, arrestato in seguito con l'accusa di appartenenza ai Nar, ammise di avere fatto parte del gruppo uscito dalla sezione del Movimento Sociale insieme ad Alessandro Alibrandi e che entrambi erano armati, attribuendo tuttavia ad Alibrandi il colpo mortale in quanto la sua arma si sarebbe inceppata impedendogli di sparare; le sue affermazioni furono successivamente confutate dalle testimonianze rese dai compagni di Walter Rossi, i quali sostennero tutti che tale colpo fu invece esploso da Fioravanti[5].

A seguito della morte di Alibrandi, avvenuta in uno scontro a fuoco con la polizia il 5 dicembre 1981, il procedimento penale fu archiviato; Fioravanti venne condannato ad una pena di nove mesi e 200.000 lire di ammenda solo per i reati concernenti il possesso di arma da fuoco. La vicenda giudiziaria si è definitivamente chiusa nel 2001 con l'incriminazione di tre compagni di Walter per falsa testimonianza e il non luogo a procedere, per non aver commesso il fatto, nei confronti di Cristiano Fioravanti, che ora vive libero, sotto altro nome, protetto dallo stato[6].

Commemorazioni[modifica | modifica wikitesto]

Targa nel luogo dell'omicidio di Walter Rossi
  • Piazza Igea è stata reintitolata in sua memoria "Piazza Walter Rossi - antifascista".
  • Il gruppo punk militante romano Banda Bassotti ha dedicato la strofa iniziale della canzone "All Are Equal For The Law" a Walter Rossi, Fabrizio Ceruso e Giorgiana Masi: "Fratelli di Giorgiana Masi / Fabrizio Ceruso Walter Rossi / Figli della stessa madre / Figli della stessa rabbia".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Walter Rossi - Associazione Italiana Vittime del Terrorismo
  2. ^ Flavia Perina su Walter Rossi
  3. ^ v. AA.VV. In ordine pubblico, Un ricordo senza pace, curato da Paola Staccioli, Roma, 2002. pp. 117-132.
  4. ^ v. Intervista ad Osvaldo Amato Maurino, presidente dell'Associazione Walter Rossi, il quale sostenne che, a richiesta agli agenti a bordo del blindato di chiamare i mezzi di soccorso, fu risposto "non abbiamo la radio, non possiamo fare nulla" La storia siamo noi, intervista a Osvaldo Amato Maurino ed a Cristiano Fioravanti
  5. ^ v. Intervista ad Osvaldo Amato Maurino, cit.
  6. ^ (IT) Cristiano Fioravanti | Polvere da sparo, su baruda.net. URL consultato il 21 novembre 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV. In ordine pubblico, Un ricordo senza pace, curato da Paola Staccioli, Roma, 2002.
  • AA.VV. Atti del processo

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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