Omicidio di Walter Rossi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Walter Rossi)
Jump to navigation Jump to search

L'omicidio di Walter Rossi, militante comunista italiano appartenente a Lotta Continua, avvenne a Roma il 30 settembre 1977. Rossi fu ucciso da un proiettile che lo colpì alla nuca durante un volantinaggio di propaganda politica antifascista alla Balduina[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Walter Rossi

La sera del 29 settembre 1977 a Roma, attorno alle 22:30, una giovane di 19 anni, Elena Pacinelli, che si trovava in compagnia di altri aderenti al movimento studentesco di fronte a una casa occupata in Piazza Igea, nel quartiere Monte Mario, era stata ferita da tre proiettili esplosi da una Mini Minor bianca. A seguito di ciò, fu organizzato per il giorno successivo un volantinaggio di protesta nella zona Balduina, storica roccaforte missina della capitale.

Lo stabile in viale delle Medaglie d'Oro a Roma, che nel 1977 ospitava la sezione del MSI di Balduina (indicata dalla freccia).

La sera del 30 settembre un gruppo di una ventina di attivisti di sinistra, tra cui Rossi, partì da via Pietro Pomponazzi nel quartiere Trionfale e risalì viale delle Medaglie d'Oro fino a giungere all'altezza del civico 128c, che all'epoca ospitava la sezione di Balduina del Movimento Sociale Italiano: da quest'ultima uscirono alcuni militanti di destra che ben presto aprirono una sassaiola verso di loro. Il gruppo con Rossi indietreggiò allora circa duecento metri più a valle, all'incrocio fra viale delle Medaglie d'Oro e via Marziale, di fronte a una pompa di benzina.

I missini, riparati dietro un blindato della polizia, discesero poi lentamente viale delle Medaglie D'Oro fino a giungere all'incrocio, quindi dal drappello partirono alcuni colpi di pistola uno dei quali colpì alla nuca Rossi, che morì prima di giungere in ospedale, e un altro ferì lievemente il benzinaio Giuseppe Marcelli.

Nei giorni seguenti, cortei e manifestazioni di protesta per l'omicidio si tennero in varie città d'Italia, e sedi missine e ritrovi fascisti vennero devastati o dati alle fiamme. Nel corso di un corteo organizzato da Lotta Continua a Torino il 1º ottobre 1977 avvenne l'assalto alla discoteca "Angelo azzurro" il cui incendio, provocato dal lancio di bombe Molotov, causò la morte dello studente universitario Roberto Crescenzio.

Al funerale di Walter Rossi, svoltosi il 3 ottobre, presenziarono circa centomila persone che gli resero l'estremo saluto sulle note de L'Internazionale.

Indagini[modifica | modifica wikitesto]

La posa della lapide sul luogo dell'omicidio di Walter Rossi, in Viale delle Medaglie d'Oro 107

Un'ora dopo il fatto, fra le decine di curiosi che nel frattempo si erano radunati davanti alla sezione del MSI, vennero fermate diciassette persone: di queste, alcuni militanti missini tra cui Flavia Perina, futuro deputato di Alleanza Nazionale[2], Andrea Insabato che nel 2000 avrebbe compiuto un attentato contro la sede del quotidiano comunista il manifesto, e Riccardo Bragaglia il quale risultò positivo all'esame del guanto di paraffina ma venne in seguito prosciolto dopo che un ulteriore test con tecnologie nucleari del CNR riferì le tracce non a polveri da sparo, bensì a elementi tipicamente presenti in fiammiferi come quelli che egli aveva usato per accendere sigarette poco prima dell'esame.

Ai fermati, una volta giunti al commissariato di zona, venne chiesto di testimoniare sul fatto e qualche ora dopo venne spiccato il mandato di cattura nei loro confronti. Dopo un lungo processo i diciassette verranno poi prosciolti dalle accuse iniziali di omicidio, tentato omicidio, adunata sediziosa, porto abusivo d'arma da guerra calibro 9 (la pistola, mai trovata, con la quale Walter Rossi fu ucciso) e ricostituzione del PNF; per alcuni di loro resterà solo l'accusa di rissa aggravata senza, tuttavia, che alcun testimone li abbia riconosciuti nel gruppo.

Esattamente di fronte al luogo dove, secondo la ricostruzione della polizia, il gruppo di militanti di destra discese su viale Medaglie d'Oro, all'altezza di un'edicola distante circa 100 metri dal punto in cui il giovane venne ucciso, era in corso una festa su una terrazza al primo piano; le numerose persone presenti, fra cui l'attore di teatro Fiorenzo Fiorentini, assistettero impotenti allo svolgersi dei fatti: chiamati successivamente a riconoscere con un confronto all'americana i giovani presenti nel gruppo, tuttavia, i testimoni non identificarono nessuno fra i diciassette arrestati.

Nessun provvedimento venne preso a carico dei numerosi poliziotti presenti sul luogo: dieci di essi erano a bordo del furgone blindato, tre in una volante vicina e almeno due a piedi in borghese; su di essi gravarono comunque le accuse di collusione con gli aggressori. In particolare tutti i testimoni presenti al fatto assicurarono che nulla venne fatto per fermare i neofascisti prima, durante e dopo che essi esplodessero i colpi di pistola e che subito dopo le forze dell'ordine per diversi minuti ostacolarono i soccorsi a Walter Rossi sia colpendo chi cercava di avvicinare il giovane agonizzante sul terreno[3], sia omettendo di chiamare un'ambulanza[4].

Il processo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1981 alcuni pentiti indicarono nelle persone di Cristiano Fioravanti e Alessandro Alibrandi i possibili assassini, confermando le testimonianze dei giovani di sinistra presenti al fatto; Cristiano Fioravanti, arrestato in seguito con l'accusa di appartenenza ai Nar, ammise di avere fatto parte del gruppo uscito dalla sezione del Movimento Sociale insieme ad Alessandro Alibrandi e che entrambi erano armati, attribuendo tuttavia ad Alibrandi il colpo mortale in quanto la sua arma si sarebbe inceppata impedendogli di sparare; le sue affermazioni furono successivamente confutate dalle testimonianze rese dai compagni di Walter Rossi, i quali sostennero tutti che tale colpo fu invece esploso da Fioravanti[5].

A seguito della morte di Alibrandi, avvenuta in uno scontro a fuoco con la polizia il 5 dicembre 1981, il procedimento penale fu archiviato; Fioravanti venne condannato ad una pena di nove mesi e 200.000 lire di ammenda solo per i reati concernenti il possesso di arma da fuoco. La vicenda giudiziaria si è definitivamente chiusa nel 2001 con l'incriminazione di tre compagni di Rossi per falsa testimonianza e il non luogo a procedere, per non aver commesso il fatto, nei confronti di Cristiano Fioravanti, che ora vive libero, sotto altro nome, protetto dallo Stato[6].

Commemorazioni[modifica | modifica wikitesto]

Targa nel luogo dell'omicidio di Walter Rossi
  • Una targa è stata posta sul luogo dell'omicidio in Viale delle Medaglie d'Oro
  • Piazza Igea è stata reintitolata in sua memoria "Piazza Walter Rossi - antifascista"
  • Il gruppo punk militante romano Banda Bassotti ha dedicato la strofa iniziale della canzone All Are Equal For The Law a Walter Rossi, Fabrizio Ceruso e Giorgiana Masi: "Fratelli di Giorgiana Masi / Fabrizio Ceruso Walter Rossi / Figli della stessa madre / Figli della stessa rabbia".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Walter Rossi - Associazione Italiana Vittime del Terrorismo, su vittimeterrorismo.it. URL consultato il 18 settembre 2014 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  2. ^ Flavia Perina ha scritto su Walter Rossi ← Brogi.info, su www.brogi.info. URL consultato il 16 febbraio 2021.
  3. ^ v. AA.VV. In ordine pubblico, Un ricordo senza pace, curato da Paola Staccioli, Roma, 2002. pp. 117-132.
  4. ^ v. Intervista ad Osvaldo Amato Maurino, presidente dell'Associazione Walter Rossi, il quale sostenne che, a richiesta agli agenti a bordo del blindato di chiamare i mezzi di soccorso, fu risposto "non abbiamo la radio, non possiamo fare nulla" La storia siamo noi, intervista a Osvaldo Amato Maurino ed a Cristiano Fioravanti
  5. ^ v. Intervista ad Osvaldo Amato Maurino, cit.
  6. ^ Cristiano Fioravanti | Polvere da sparo, su baruda.net. URL consultato il 21 novembre 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paola Staccioli, Un ricordo senza pace, in Paola Staccioli (a cura di), In ordine pubblico, Roma, Associazione Walter Rossi, 2003.
  • AA.VV. Atti del processo

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Storia d'Italia Portale Storia d'Italia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Storia d'Italia