Bulimia

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Bulimia nervosa
BulemiaEnamalLoss.JPG
Perdita di smalto dall'interno dei denti frontali superiori, dovuto alla bulimia
Specialità psichiatria
Classificazione e risorse esterne (EN)
ICD-9-CM 307.51
ICD-10 F50.2
OMIM 607499 e 610269
MeSH D002032
MedlinePlus 000341
eMedicine 80654855613458 e 286485
Sinonimi
Bulimia nervosa

La bulimia (dal greco, boulimía, composto di (bôus) "bue" e (limós) "fame"; propr. 'fame da bue') o bulimia nervosa è un disturbo del comportamento alimentare per cui una persona affetta ingurgita una quantità di cibo eccessiva per poi ricorrere a diversi metodi per riuscire a non metabolizzarlo e, quindi, non ingrassare (vomito autoindotto, utilizzo di lassativi, digiuni e intenso esercizio fisico eccessivo).[1] La maggior parte delle persone con la bulimia presentano un peso corporeo normale.[2] La forzatura di vomito può provocare pelle ispessita sulle nocche e danni ai denti. La bulimia è spesso associata ad altri disturbi mentali come la depressione, l'ansia e a problemi come la tossicodipendenza o l'alcolismo.[1] Si riscontra anche un elevato rischio di suicidio e di pratiche autolesionistiche.[3]

La bulimia è più comune tra coloro che hanno un parente stretto che ha sofferto o soffre della condizione.[1] La percentuale del rischio stimato atrtibuibile a fattori genetici è compresa tra il 30% e l'80%.[4] Altri fattori di rischio per la malattia includono lo stress psicologico, una pressione culturale per un certo tipo di corpo, scarsa autostima e l'obesità.[1][4] Vivere in un ambiente famigliare in cui i genitori promuovono la dieta e che si preoccupano del peso, è un fattore di rischio.[4] La diagnosi si basa sulla storia clinica di una persona,[5] tuttavia è difficile da scoprire in quanto chi ne è affetto tende ad essere molto riservato su queste abitudini.[4] Inoltre, la diagnosi di anoressia nervosa ha la precedenza su quella della bulimia.[4] Altri disturbi simili includono il disturbo da alimentazione incontrollata, la sindrome di Kleine-Levin e il disturbo borderline di personalità.[5]

La terapia cognitivo-comportamentale è il trattamento primario per la bulimia.[1][6] L'assunzione di antidepressivi, come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) o gli antidepressivi triciclici possono portare un modesto beneficio.[4][7] Anche se la prognosi della bulimia è in genere migliore di quella dell'anoressia, il rischio di morte tra le persone colpite è superiore a quella della popolazione generale.[3] A 10 anni dopo aver iniziato il il trattamento, circa il 50% delle persone hanno ottenuto una completa guarigione.[4]

A livello globale, si stima che nel 2013 la bulimia interessasse 6,5 milioni di persone.[8] Circa l'1% delle giovani donne soffrono di bulimia per un certo periodo di tempo ecirca il 2% e il 3% delle donne hanno sperimentato la condizione in un momento della loro vita.[3] La condizione si presenta meno comunemente nei paesi in via di sviluppo.[4] C'è un rischio di circa nove volte superiore che la bulimia si presenti nelle donne risepetto ai maschi. Tra le donne, la maggior parte dei casi si riscontra nelle adolescenti.[5] La bulimia è stato nominata e descritta per la prima volta, nel 1979, dallo psichiatra britannico Gerald Russell.[9][10]

Storia e osservazioni[modifica | modifica wikitesto]

Tale disturbo fu per la prima volta descritto nel 1979 dallo psichiatra Gerald Russell, il quale ne diede una definizione nell'articolo intitolato Bulimia nervosa: an ominous variant of anorexia.

Obiettivo del suo studio era attribuire un'identità autonoma ad una patologia che si differenziava dall'anoressia nervosa per alcune caratteristiche determinate, pur mantenendosi all'interno del continuo dei disturbi del comportamento alimentare. Tale distinzione si rivelò importante ai fini dell'inquadramento di una patologia la quale richiede in parte un diverso trattamento e approccio terapeutico rispetto all'anoressia nervosa. I criteri diagnostici attuali della bulimia nervosa sono essenzialmente rimasti quelli proposti da Russell, seppur essi siano state in parte rivisti ed ampliati attraverso vari contributi nel corso degli anni sino ad arrivare ai nostri giorni. Tuttavia, è sempre più discussa la necessità di rivedere i criteri diagnostici proposti per la bulimia nervosa e per l'anoressia nervosa. Infatti, i criteri diagnostici proposti per entrambi i disturbi spesso falliscono, e una percentuale consistente di pazienti (circa il 30%) affetti da un disturbo alimentare di rilevanza clinica, riceve una diagnosi di Disturbo dell'Alimentazione Non Altrimenti Specificato (EDNOS). In Italia il disturbo colpisce circa l'1% delle giovani donne, secondo le seguenti stime: Italia del Nord 0,5-1%; Italia Centrale 1-0,7%; Italia del Sud 1,7%. L'età d'esordio è indicativamente compresa fra i 12 e i 25 anni, anche se il picco di maggior frequenza è a 16-18 anni.

Descrizione e generalità[modifica | modifica wikitesto]

Clinicamente la bulimia è denotata da episodi in cui il soggetto sente un bisogno compulsivo di ingerire spropositate quantità di cibo, correlati da una spiacevole sensazione di non essere capace di controllare il proprio comportamento.

L'episodio bulimico è caratterizzato dall'atteggiamento compulsivo con cui il cibo è ingerito e non dal desiderio di mangiare un determinato alimento.

È frequente negli adolescenti e nei giovani adulti. Colpisce prevalentemente soggetti di sesso femminile (90%).[11] Generalmente compare attorno ai 12-14 anni (tarda preadolescenza) o nella prima età adulta (18-19 anni).

Si distinguono due tipi di bulimia:

  • con condotte di eliminazione, che vede il soggetto ricorrere regolarmente a vomito autoindotto oppure all'uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi.
  • senza condotte di eliminazione, che vede il soggetto bulimico adottare regolarmente comportamenti compensatori inappropriati (digiuni o/e intensa attività fisica), ma non dedicarsi al vomito autoindotto o all'uso di lassativi, diuretici o enteroclismi.

Gli episodi bulimici sono scatenati da alterazioni dell'umore, stati d'ansia o stress. Gli episodi bulimici sono nella maggior parte dei casi programmati anticipatamente.

Non vengono considerati episodi bulimici quei casi in cui vi è un'elevata assunzione di cibo saltuariamente e in contesti e situazioni particolari, né il continuo "spiluccare" durante la giornata.

Diagnosi differenziale[modifica | modifica wikitesto]

Capire se si soffre di bulimia nervosa non è semplice e palese come nel caso dell'anoressia nervosa. Le persone colpite sono generalmente normopeso, alcune in lieve sottopeso o sovrappeso e una piccolissima parte in grave sovrappeso.

Il DSM-IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) ne trova le caratteristiche in:

  • Ricorrenti abbuffate: le caratteristiche che devono essere presenti per un'abbuffata sono:
  1. Il consumo di una grande quantità di cibo;
  2. La sensazione della perdita di controllo. (le abbuffate, in alcuni casi, quando il disturbo dura da molto, sono programmate e si può perdere così il senso di perdita del controllo).
Le abbuffate, in riferimento a questa definizione, possono essere sia oggettive che soggettive. Oggettive quando si mangia in un determinato periodo di tempo, una quantità di cibo decisamente maggiore a quello che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili. Soggettive quando si consumano quantità corrette di cibo reputandole eccessive ed inadatte. Causa di una percezione errata nei confronti del cibo.
  • Comportamenti compensatori: la seconda componente importante della bulimia nervosa sono le condotte compensatorie conseguenti alle abbuffate, quali: il vomito autoindotto (che può essere provocato anche dopo un qualsiasi cibo), l'assunzione di lassativi, diuretici, enteroclismi o altri farmaci tiroidei, il digiuno ed eccessivo esercizio fisico.
  • Frequenza: perché si possa diagnosticare la bulimia nervosa, le abbuffate e le condotte compensatorie devono manifestarsi almeno due volte la settimana per tre mesi. Ciò implica una dipendenza.
  • Preoccupazione smisurata per le forme corporee e il peso: l'autostima viene decisamente influenzata dalle forme e dal peso corporeo,si sente l'esigenza di seguire sempre una dieta ma si ha nonostante ciò il terrore perenne di ingrassare e se questo accade si fa di tutto per dimagrire: frequentemente è proprio questo che spinge le persone che ne soffrono a cercare una cura.

Terapie[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto concerne le terapie consigliate per la bulimia si fa riferimento a quelle impiegate per l'anoressia, tranne ovviamente per il regime alimentare. L'approccio terapeutico pluridisciplinare con l'ausilio dello psicoterapeuta, del neuropsichiatra, del nutrizionista, e spesso di altre figure diverse da caso a caso, è attualmente consigliato per contrastare tale patologia. Come farmaci si utilizzano la fluoxetina e in casi particolari la sibutramina.

D'ausilio alle varie forme terapeutiche elencate si evidenzia spesso il ricorso ai gruppi di auto-mutuo-aiuto presenti attualmente anche all'interno di alcune strutture ospedaliere.

Prognosi[modifica | modifica wikitesto]

In caso di trattamento della patologia si registrano migliorie anche nel 50% dei casi, di casi studiati anche a distanza di anni dall'avvenuta "guarigione". Da notare che il disturbo è molto incline a essere recidivo. Il 25% dei casi mostra il fallimento delle terapie in quanto molti soggetti bulimici abusano soventemente anche di alcool o droghe. Inoltre la maggior parte dei soggetti affetti da bulimia dimostrano anche disturbi di personalità (ad es., disturbo borderline e disturbo bipolare) che ne complicano la prognosi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Bulimia nervosa fact sheet, su Office on Women's Health, 16 luglio 2012. URL consultato il 27 giugno 2015.
  2. ^ CM Bulik, MD Marcus, S Zerwas, MD Levine e M La Via, The changing "weightscape" of bulimia nervosa., in The American Journal of Psychiatry, vol. 169, nº 10, October 2012, pp. 1031–6, DOI:10.1176/appi.ajp.2012.12010147, PMID 23032383.
  3. ^ a b c FR Smink, D van Hoeken e HW Hoek, Epidemiology of eating disorders: incidence, prevalence and mortality rates., in Current psychiatry reports, vol. 14, nº 4, August 2012, pp. 406–14, DOI:10.1007/s11920-012-0282-y, PMC 3409365, PMID 22644309.
  4. ^ a b c d e f g h Hay PJ, Claudino AM e Claudino, Bulimia nervosa, in Clinical Evidence, vol. 2010, 2010, pp. 1009, PMC 3275326, PMID 21418667.
  5. ^ a b c American Psychiatric Association, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth, Arlington, VA, American Psychiatric Publishing, 2013, pp. 345–349, ISBN 978-0-89042-555-8.
  6. ^ P Hay, A systematic review of evidence for psychological treatments in eating disorders: 2005–2012., in The International Journal of Eating Disorders, vol. 46, nº 5, July 2013, pp. 462–9, DOI:10.1002/eat.22103, PMID 23658093.
  7. ^ SL McElroy, AI Guerdjikova, N Mori e AM O'Melia, Current pharmacotherapy options for bulimia nervosa and binge eating disorder., in Expert opinion on pharmacotherapy, vol. 13, nº 14, October 2012, pp. 2015–26, DOI:10.1517/14656566.2012.721781, PMID 22946772.
  8. ^ Collaborators Global Burden of Disease Study 2013, Global, regional, and national incidence, prevalence, and years lived with disability for 301 acute and chronic diseases and injuries in 188 countries, 1990–2013: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2013., in Lancet (London, England), 5 giugno 2015, DOI:10.1016/S0140-6736(15)60692-4, PMID 26063472.
  9. ^ Russell G, Bulimia nervosa: An ominous variant of anorexia nervosa, in Psychological Medicine, vol. 9, nº 3, 1979, pp. 429–48, DOI:10.1017/S0033291700031974, PMID 482466.
  10. ^ Palmer R, Bulimia nervosa: 25 years on, in The British Journal of Psychiatry : the Journal of Mental Science, vol. 185, nº 6, 2004, pp. 447–8, DOI:10.1192/bjp.185.6.447, PMID 15572732.
  11. ^ AdnKRONOS

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Giberti, Rossi Romolo, Manuale di Psichiatria, Milano, Piccin, 2007, ISBN 978-88-299-1851-5.
  • Giordano Invernizzi, Manuale di Psichiatria e Psicologia clinica, terza edizione, Milano, McGraw-Hill, 2006, ISBN 88-386-2393-7.

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