Tiroide

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Tiroide
Thyroide.jpg
La tiroide posizionata nel collo
Illu thyroid parathyroid.jpg
Tiroide con posizione delle ghiandole paratiroidi poste dietro di essa
Anatomia del Gray(EN) Pagina 1269
Nome latinoGlandula thyreoidea
Sistemaendocrino
Localizzazione anatomicacollo
Arteriatiroidee superiori e inferiori
Venatiroidee superiori e inferiori
Nervonervi laringei (nervo vago)
Linfaticivasi che si gettano nella catena giugulare interna e nei linfonodi para- e pretracheali
Sviluppo embriologicosecondo arco branchiale
Identificatori
MeSHThyroid+Gland
A06.407.900
TAA11.3.00.001
FMA9603

La tiroide (dal greco ϑυρεοειδής, thyreoeidès, «a forma di scudo oblungo», composto di ϑυρεός, thyreòs, «scudo oblungo» e -ειδής, -eidès, «simile a»[1]) è il più grande viscere endocrino presente nell'organismo umano.[2]

Possiede una forma "a H" o "a farfalla" ed è situata nel compartimento endocrino dei visceri del collo.[3] È dunque un viscere superficiale, impari e mediano. Questa posizione strategica ha consentito a molteplici chirurghi di creare un ramo specializzato della chirurgia: la chirurgia della tiroide. È grazie ai primi interventi di tiroidectomia che si posseggono conoscenze a livello istopatologico delle malattie della tiroide.[4]

Da un punto di vista fisiologico, la tiroide presenta due unità endocrine:

  • la prima ha organizzazione follicolare ed è costituita dai tireociti T o cellule follicolari[5] che producono e immagazzinano gli ormoni tiroidei (T3 e T4);
  • la seconda ha organizzazione cordonale ed è costituita dai tireociti C o cellule parafollicolari[5], che producono e immagazzinano la calcitonina.

La morfologia della tiroide è soggetta ad ampie variazioni interindividuali che sono determinate già durante il periodo embrionale, tra la terza e la quarta settimana. La tiroide infatti deriva da due foglietti embrionali:

  • endoderma (il cosiddetto "terzo" foglietto embrionale) che riveste il lume del "collo" dell'embrione e che darà origine a una formazione tubulare:[6]
    • il dotto tireoglosso, impari e mediano, dal quale prenderà forma l'istmo della tiroide e parte dei lobi, contenenti i tireociti T;
  • creste neurali (il cosiddetto "quarto" foglietto embrionale) che si dispone nella parte più inferiore del collo dell'embrione e che darà origine a due formazioni nodulari:
    • il corpo ultimobranchiale, formazione pari, dal quale si svilupperà la porzione rimanente dei lobi laterali, contenenti i tireociti C.

A seconda di difetti nella fusione, schizocelia o apoptosi delle strutture sovraindicate potranno esserci i seguenti difetti congeniti:

  • lobo piramidale (o di Morgagni): un ulteriore lobo proveniente dal dotto tireoglosso che non è riuscito a degenerare del tutto;
  • tiroidi sovrannumerarie: piccole formazioni nodulari provenienti dal dotto tireoglosso che si sono isolate dal resto del viscere durante la discesa del cuore;
  • tubercolo di Zuckerkandl, una vera e propria estensione laterale di parenchima, dovuta all'incompleta fusione tra il dotto tireoglosso e il corpo ultimobranchiale;[6]

Morfologia nell'adulto umano[modifica | modifica wikitesto]

La tiroide presenta una straordinaria variabilità di peso e dimensioni che dipendono dall'età, dal sesso e dall'ambiente in cui si vive[3]. La morfologia della tiroide è fondamentale per la valutazione del suo status funzionale (nei pazienti normali questo status è definito "eutiroidismo") e si possono ottenere dati clinicamente rilevanti anche mediante tecniche non invasive. Degli esempi sono:

Ghiandola tiroidea osservata nel suo aspetto anteriore durante una dissezione anatomica.

La forma della ghiandola tiroide è stata spesso paragonata a una "farfalla" o alla lettera "H", con la porzione impari e mediana definita "istmo" e le porzioni pari e laterali definite "lobi".[3] L'istmo è determinato da due incisure (una inferiore, minuscola, e l'altra superiore, che costituisce il punto dal quale si dipartono i due lobi)[8] e in alcuni casi è assente. Generalmente l'istmo collega i terzi inferiori dei due lobi tra loro.

Forma complessiva[modifica | modifica wikitesto]

In realtà, la forma della ghiandola è molto più complessa e varia a seconda della sezione che si sta osservando:[9]

  • In sezioni frontali (o se vista anteriormente), il suo aspetto assomiglia ad una "A" rovesciata (o se vogliamo, al simbolo matematico ∀), con la porzione mediana costituente l'istmo e le porzioni laterali (convergenti verso il basso) costituenti i lobi;
  • In sezioni trasversali essa ha forma "a ferro di cavallo", con i lobi diretti posteriormente e traenti rapporti con i restanti visceri del collo.

Dimensioni (Volume)[modifica | modifica wikitesto]

Normalmente il volume tiroideo dell'adulto oscilla tra 6-12 ml nel sesso femminile e 8-16 ml nel sesso maschile. La variabilità delle dimensioni può essere schematizzata mediante la seguente tabella:

Fattore End-point Dettagli Fonti
Età Aumento in dimensioni direttamente

proporzionale con l'età

Le dimensioni della tiroide nell'adulto aumentano al progredire dell'età. Non si riscontrano variazioni in dimensione nei neonati (dagli 8 mesi di vita neonatale) e nei bambini (fino ai 15 anni). [10][11]
Sesso Aumento in dimensioni se il paziente è di sesso

femminile

La donna possiede in media una tiroide più grande e pesante. Tende ad aumentare di più durante la fase mestruale del ciclo endometriale e durante la gravidanza. [10][11]
Ambiente Aumento o diminuzione in base alla dieta, morbidità e fattori genetici Aumenti in volume possono portare alla condizione di struma. Diminuzioni di volume sono tipici dei cretini. [12]

Dimensioni (Diametri)[modifica | modifica wikitesto]

In condizioni normali la tiroide presenta le seguenti dimensioni:

  1. larghezza:dai 6 ai 7 cm;
  2. altezza di 3 cm;
  3. spessore dai 0,4-0,6cm nella parte mediana e 1,5-2 cm nelle parti laterali.[8]

Possono essere esaminate anche le dimensioni di ogni singola componente del parenchima:[11][3]

Dimensioni delle componenti in seguito a sezioni frontali e trasversali
Componente

del parenchima

Forma complessiva Lunghezza Larghezza Spessore
Istmo Parallelepipedo

convesso anteriormente

0.8-1.2 cm 1.25 cm 1.25 cm
Lobi Coni divergenti verso l'alto,

scomposti solitamente in:

  1. Apice;
  2. Base
  1. Apice= 2/3 superiori dell'altezza;
  2. Base= 1/3 inferiore
  1. 0.5cm
  2. 2cm

Lobi[modifica | modifica wikitesto]

I lobi tiroidei assomigliano a due coni divergenti verso l'alto, ognuno con altezza fissa e spessore variabile. Alcuni autori[2][3][4] sono soliti scomporre i lobi in una base, un apice, due facce (laterale o antero-laterale e mediale o postero-mediale) e due margini (anteriore e posteriore).

La distanza massima tra i due margini laterali misura invece 7 cm[3] e si apprezza nelle sezioni trasversali della tiroide.

La distanza minima tra i due margini laterali misura 1.25 cm ed è data dall'ampiezza dell'istmo; essa si apprezza nelle sezioni frontali della tiroide.

Lobo piramidale[modifica | modifica wikitesto]

Nel margine superiore dell'istmo, nel 50% circa dei casi, può rimanere traccia della discesa della ghiandola durante lo sviluppo nel cosiddetto lobo piramidale o piramide di Morgagni[3]. Esso può originare anche nel margine di unione di uno dei due coni (solitamente quello sinistro) con l'istmo.

Possiede una forma geometrica e di solito è facilmente scomponibile in due unità.[10]

Ascende verso l'alto e può raggiungere l'osso ioide.

Colore, Consistenza e Peso[modifica | modifica wikitesto]

Il peso varia dai 0,2 g alla nascita ai 20-30 grammi dell'adulto[3][11]

La superficie della tiroide è liscia e possiede un colore rosso bruno, a causa della sua intensa vascolarizzazione.[10] Al tatto la tiroide presenta una consistenza molle[3].

Disposizione e rapporti[modifica | modifica wikitesto]

Rapporti con le cartilagini laringee

La tiroide è generalmente posizionata nell'unione tra il terzo inferiore e i due terzi superiori della regione topografica del collo. Essa

Tiroide e rapporti con i grandi vasi

La tiroide è applicata e trae, quindi, rapporto con la laringe, la parte iniziale della trachea ed i fasci vascolonervosi del collo di destra e sinistra (ciascuno formato da carotide comune, vena giugulare interna e nervo vago) mediante dei legamenti che costituiscono la guaina peritiroidea, di dipendenza della fascia cervicale media[13].

La guaina non è il rivestimento connettivale della tiroide, ma determina uno spazio dentro il quale è presente la ghiandola con la sua capsula e lo spazio pericoloso peritiroideo, un intreccio vascolare che separa la superficie interna della guaina dall'organo[14] e dentro il quale, posteriormente, sono accolte le quattro ghiandole paratiroidi[14].

Da questa guaina nascono legamenti che tengono salda la tiroide alla cartilagine tiroide della laringe[13]:

  • legamento sospensore o mediano;
  • legamenti laterali interni;
  • legamenti laterali esterni.

Talvolta l'arteria carotide comune lascia un solco nel versante posterolaterale della ghiandola[13].
Si trova quindi alla base del collo, ma la sua posizione è variabile perché segue i movimenti della laringe (sale quando si solleva il mento o quando si deglutisce)[13].

La tiroide è ricoperta in parte dai muscoli sternocleidoioideo, sternotiroideo e omoioideo e dalla fascia cervicale media che, nella regione mediana insieme alla fascia superficiale, è l'unica formazione a separarla dalla cute vista la mancanza dei muscoli appena citati[3].
Lateralmente, invece, è ricoperta dal muscolo sternocleidomastoideo e dal muscolo platisma omolaterali[3].

A volte è presente il muscolo elevatore della tiroide, come una formazione fibro-muscolare tesa fra l'osso ioide e l'istmo[3].

Vascolarizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Nella maggior parte dei casi[11] la tiroide risulta servita da un sistema di quattro arterie: le arterie tiroidee superiori e inferiori (in numero di due per lato); mentre viene drenata attraverso sei vene: le vene tiroidee superiori, medie e inferiori (in numero di tre per lato). 

Sistema arterioso[modifica | modifica wikitesto]

Le arterie tiroidee superiori destra e sinistra sono rami della carotide esterna, che raggiungono l'organo dall'alto. Le arterie tiroidee inferiori di destra e di sinistra, invece, nascono dal tronco tireocervicale della rispettiva succlavia, e decorrono dal basso verso l'alto. In un quarto dei casi, è possibile repertare una piccola arteria tiroidea ima, ramo dell'arteria brachiocefalica oppure dell'arteria carotide comune, che raggiunge l'organo dal basso verso l'istmo, decorrendo sulla linea mediana sulla faccia ventrale della trachea.[15][16]

Di significativa importanza risulta la descrizione del punto di diramazione dei vasi terminali dell'arteria tiroidea inferiore: infatti, a questo livello, in vicinanza con i poli inferiori dei lobi laterali della tiroide, decorre il nervo ricorrente (o laringeo inferiore), ramo del nervo vago. Esso transita dal basso verso l'alto, di solito in un occhiello vascolare. Il chirurgo deve sempre prestare attenzione a questa regione, durante la legatura del vaso corrispondente. 

È vascolarizzata dalle arterie tiroidee superiori (rami delle carotidi esterne) e tiroidee inferiori (rami del tronco tireocervicale delle succlavie)[14].

 Sistema venoso[modifica | modifica wikitesto]

Il drenaggio venoso avviene attraverso una fitta rete situata nello spazio pericoloso, dalla quale prendono origine le vene tiroidee superiori e medie, che drenano nelle vene giugulari interne bilateralmente, e le vene tiroidee inferiori, tributarie del tronco brachiocefalico.[15][16]

le vene formano un ricco plesso nello spazio peritiroideo che drena per mezzo delle vene tiroidee superiori e medie alle giugulari interne e per mezzo delle inferiori ai tronchi brachiocefalici (o vene anonime)[17].

Sistema linfatico[modifica | modifica wikitesto]

I vasi linfatici formano una rete perifollicolare che drena in quelli della capsula, tributari dei linfonodi della catena giugulare interna, dei paratracheali e dei pretracheali[17].

Innervazione[modifica | modifica wikitesto]

La tiroide è innervata sia dal sistema adrenergico che da quello colinergico. Le fibre afferenti giungono ad essa per mezzo dei nervi laringei superiore ed inferiore (il nervo laringeo inferiore decorre in stretto contatto con l'arteria tiroidea inferiore ed è proprio da questo rapporto anatomico che deriva la possibilità di un danno chirurgico al nervo laringeo in seguito alla legatura delle arterie tiroidee[17]) e regolano il sistema vasomotorio, modulando il flusso di sangue che giunge alla tiroide. In aggiunta all'innervazione vasomotoria vi è un sistema di fibre adrenergiche che termina in vicinanza della membrana basale della parete follicolare; le cellule tiroidee a loro volta possiedono recettori adrenergici sulla loro membrana plasmatica, ad indicare che il sistema adrenergico influenza la funzionalità tiroidea sia attraverso effetti sul flusso ematico, che attraverso effetti diretti sulle cellule follicolari.

Anatomia microscopica[modifica | modifica wikitesto]

Come tutti gli organi pieni, la tiroide è provvista da una capsula connettivale che riveste un parenchima ghiandolare. La capsula invia all'interno dell'organo tralci di tessuto connettivo che suddividono l'organo in aree irregolari, i lobuli e offrono passaggio a vasi e nervi[17].

Il parenchima ha una struttura follicolare, con una serie di vescicole chiuse, i follicoli tiroidei sono formati da tireociti e sostanza colloide con intercalate le cellule parafollicolari o cellule C sia nella parete dei follicoli che esternamente ad essi.

Follicoli[modifica | modifica wikitesto]

Immagine al microscopio ottico (100X) che mostra la struttura follicolare con lumi ripieni di colloide, tireociti organizzati in singolo strato a formare la parete e alcune cellule parafollicolari dal citoplasma più chiaro
Immagine al microscopio ottico che mette in evidenza la colloide: si possono notare follicoli più grandi e più piccoli nelle loro diverse fasi. Gli ammassi cellulari al centro, sono detti solid cell nests e rappresentano delle formazioni patologiche.

I follicoli tiroidei sono delle vescicole chiuse la cui parete, l'epitelio follicolare, è formata dai tireociti o cellule follicolari, le cellule principali della tiroide atte alla produzione degli ormoni tiroidei. All'interno dei follicoli è presente del materiale amorfo, la colloide.

La forma dei follicoli dipende dallo stato funzionale della ghiandola: una tiroide in immissione in circolo di ormoni presenterà follicoli piccoli, quasi svuotati della colloide, con tireociti cilindrici (il microfollicolo)[18]; una tiroide in sintesi ormonale, invece, accumulerà molta colloide e avrà follicoli grandi con un epitelio formato da un unico strato di cellule appiattite (il macrofollicolo)[19].

La fase di sintesi ormonale, che vede il riempirsi dei follicoli, caratterizza i tireociti con un reticolo endoplasmatico rugoso e un apparato di Golgi estesi, processi di esocitosi apicale, vescicole PAS-positive e mitocondri numerosi[18].

Nella fase di immissione in circolo degli ormoni, con corrispettivo svuotamento dei follicoli, assiste alla formazione di estroflessioni nel lume follicolare per l'endocitosi e conseguente aumento di fagosomi ricolmi di colloide che deve essere rimaneggiata[18][20].

Cellule parafollicolari[modifica | modifica wikitesto]

Le cellule C o parafollicolari si trovano nello stroma reticolare della tiroide. Si trovano intercalate ai tireociti nei follicoli, senza mai accedere al lume o in piccoli gruppi nello stroma presente fra i follicoli[21].

Sono cellule voluminose, con un citoplasma chiaro caratterizzato dalla presenza di vescicole di secrezione con una zona centrale elettrondensa e una zona periferica (all'interno della vescicola stessa) più chiara[21]. Queste vescicole producono calcitonina, un ormone implicato nell'inibizione del riassorbimento del calcio osseo[21].

Derivazione embriologica[modifica | modifica wikitesto]

Archi faringei

La tiroide comincia il suo sviluppo il 24º giorno[22] come un ispessimento endodermico del pavimento della faringe primitiva[23] al limite tra il corpo e la base della lingua[21]. In poco tempo tale cordone si canalizza formando il dotto tireoglosso e scende verso il basso, diventando solido, all'altezza dell'abbozzo laringotracheale verso la VII settimana[21][23]. Al termine di questo periodo la tiroide appare già nella sua forma e posizione definitive e il dotto tireoglosso, di norma, scompare[23]. Nella lingua rimane una piccola fossetta, il forame cieco come reminiscenza dell'apertura superiore del dotto[21][23]. All'interno dell'abbozzo della tiroide migrano le cellule del corpo ultimobranchiale che provengono dalla VI tasca dell'apparato faringeo e che formano le cellule C[24]

L'attività tiroidea inizia intorno alla XI settimana, dalla XX settimana i livelli ormonali aumentano per stabilizzarsi a quelli dell'adulto entro la XXXV settimana[25].

Istogenesi[modifica | modifica wikitesto]

I tireociti derivano dalla massa solida di origine endodermica che forma l'abbozzo tiroidea. L'invio di sepimenti da parte del mesenchima circostante suddivide l'abbozzo in cordoni cellulari che, entro la X settimana, si suddividono in piccoli gruppi cellulari[25]. In ciascuno di questi gruppi si forma un lume intorno al quale le cellule si dispongono in un unico strato e durante la XI settimana, per via dell'iniziata attività ghiandolare, comincia a accumularsi colloide all'interno del follicolo[25].

Le cellule parafollicolari sono di origine neuroectodermica derivando dalle creste neurali che, migrate nel corpo ultimobrachiale (che corrisponde alla parte ventrale allungata di ciascuna quarta tasca faringea[26]), arrivano nella tiroide dopo la fusione di quest'ultimo con l'abbozzo tiroideo[21].

Queste due popolazioni cellulari hanno una diversa origine embriologica: solo le cellule follicolari, più numerose, originano propriamente dall'abbozzo tiroideo che deriva da un'introflessione della mucosa alla base della lingua; le cellule parafollicolari migrano invece successivamente nella tiroide provenendo dai corpi ultimobranchiali, abbozzi embrionari dei quali nei mammiferi non resta traccia, e vengono considerati parte del sistema endocrino diffuso denominato APUD (Amine Precursor Uptake and Decarbossilation).

Funzione[modifica | modifica wikitesto]

Immagine al microscopio ottico in cui si può notare la differente grandezza dei follicoli in rappresentanza del loro diverso stadio funzionale (piccoli = attivo riassorbimento per l'immissione in circolo di ormoni, grande = fase di accumulo)
Schema del meccanismo di sintesi degli ormoni tiroidei nel tireocita.[27]

La funzione della tiroide è la produzione degli ormoni tiroidei (triiodotironina e tetraiodotironina o tiroxina) tramite i tireociti e della calcitonina grazie alle cellule parafollicolari.

Tireociti[modifica | modifica wikitesto]

Il funzionamento dei tireociti si suddivide in due grandi fasi: la fase di sintesi e la fase di immissione in circolo. Nella prima fase gli ormoni tiroidei vengono prodotti e accumulati nel follicolo sotto forma di colloide, mentre nella seconda vengono riassorbiti, processati e immessi nel circolo sanguigno.

Questo dà ai tireociti una doppia polarità funzionale: durante la sintesi operano dal versante basale a quello apicale, nell'altra fase il contrario.

Fase di sintesi[modifica | modifica wikitesto]

Durante la fase di sintesi viene prodotta la tireoglobulina, una glicoproteina sintetizzata all'interno dei tireociti stessi che viene immagazzinata insieme ad una perossidasi dentro vescicole PAS-positive nel versante apicale della cellula[18]. La molecola di tireoglobulina contiene in totale circa 5000 aminoacidi; circa il 10% della massa totale della tireoglobulina è data da carboidrati, mentre meno dell'1% è dato dallo iodio[28]. Nel frattempo, avviene l'assunzione di ioduri dal torrente circolatorio che vengono immessi nelle vescicole dove vengono ossidati dalla perossidasi e quindi legati a residui di tirosina della tireoglobulina. In questo modo è possibile formare una molecola di monoiodiotirosina (MIT) se si lega solo un atomo di iodio e la diiodiotirosina (DIT) se ne vengono legati due. Dalle combinazioni di queste molecole possono nascere T3 (MIT + DIT) e T4 (DIT+ DIT)[18]. In questo modo si sono formati gli ormoni tiroidei su dei supporti tireoglobulinici, il tutto all'interno delle vescicole che vengono poi aperte nel versante apicale per riversare il contenuto nel lume del follicolo e accumularlo sotto forma di colloide[18].
In questo modo la tiroide rappresenta l'unico caso di ghiandola endocrina che possiede la capacità di accumulare il secreto in sede extracellulare prima che esso venga riversato nel torrente circolatorio.

Fase di immissione in circolo[modifica | modifica wikitesto]

L'emissione di T3 e T4 dipende dalla stimolazione dell'ormone ipofisario TSH sui recettori dei tireociti[18]. Quando ciò avviene si innesca lo svuotamento del follicolo per l'immissione in circolo degli ormoni: i tireociti estroflettono degli pseudopodi all'interno della colloide fagocitandola all'interno di fagosomi che, una volta fusi con dei lisosomi, innescano la scissione degli ormoni tiroidei dalla tireoglobulina per la loro emissione dalla parte basale delle cellula e la loro successiva entrata nel torrente circolatorio[20]. La produzione di TSH segue un ritmo diurno, e presenta un picco in tarda serata, e una minor produzione nelle ore di metà mattina[29]. La stimolazione da parte del TSH a livello dei corrispondenti recettori tiroidei (TSHR) ha inoltre una funzione di stimolazione e proliferazione cellulare, aumentando quindi il numero di tireociti totali e, indirettamente quindi, la quantità di ormoni tiroidei potenzialmente riversabili in circolo[30]. Nei lisosomi i residui di tireoglobulina vengono a loro volta degradati e lo iodio riciclato permettendo alla cellula di ritornare nella fase di sintesi[20].

Fisiologia[modifica | modifica wikitesto]

Azione degli ormoni ipotalamici-ipofisari sulla tiroide e degli ormoni tiroidei nell'organismo

Gli ormoni, una volta rilasciati entrano in circolo dove si legano a proteine plasmatiche. Di notevole importanza il legame con la globulina, a cui sono legati il 70-75% degli ormoni[20] che garantisce loro un'emivita più lunga e quindi li trasforma in riserva se i livelli plasmatici sono troppo alti. Un abbassamento dei livelli plasmatici porta ad un distacco dalla globulina garantendo una concentrazione costante nei tessuti[20].

Il 90% degli ormoni è costituito da T4 che viene prontamente convertito (circa il 33-40%) in T3 dal momento che è 10 volte più potente nell'interagire con le cellule bersaglio[20].

Metodi d'azione degli ormoni[modifica | modifica wikitesto]

L'estrema liposolubilità permette agli ormoni tiroidei di diffondere agilmente attraverso le membrane cellulari. I recettori specifici, infatti, si trovano nel nucleo dove, dopo aver legato l'ormone, interagiscono con il DNA per regolare l'espressione di diversi geni.

Ruolo degli ormoni[modifica | modifica wikitesto]

Gli ormoni da essa prodotti sotto stimolo ipofisario, composti iodati derivanti dalla tirosina, come la tetraiodotironina o T4 e la triiodotironina o T3, agiscono sul metabolismo cellulare e sui relativi processi di accrescimento senza presentare degli organi specifici, ma un'azione generalizzata[20].
Gli ormoni hanno un effetto generalmente eccitatorio sul metabolismo basale: aumentano il consumo di ossigeno da parte dei tessuti, stimolando la produzione endogena di calore; stimolano la sintesi proteica, la gluconeogenesi, la glicogenolisi e il catabolismo dei lipidi; hanno un effetto inotropo e cronotropo positivo sul miocardio, migliorandone la sensibilità alle catecolamine. Nell'età fetale e nella prima infanzia, hanno un importantissimo ruolo nel differenziamento e nella crescita del sistema nervoso, e un loro deficit dovuto ad una condizione di ipotiroidismo produce una condizione detta cretinismo caratterizzata da incompleto sviluppo del SNC e da ritardo mentale[21].

Tiroxina, Iodio e Apoptosi negli anfibi[modifica | modifica wikitesto]

Amphibian Metamorphosis

La tiroxina e lo iodio stimolano la spettacolare apoptosi delle cellule larvali delle branchie, della coda e delle pinne dei girini durante la metamorfosi degli anfibi, e inoltre stimolano anche la evoluzione del loro sistema nervoso trasformando il girino acquatico e vegetariano in rana terrestre e carnivora. Infatti la rana anfibia Xenopus laevis serve come un modello ideale per lo studio del meccanismo della apoptosi.[31][32][33][34]

La calcitonina, prodotta dalle cellule parafollicolari o cellule C, regola il metabolismo del calcio agendo in modo antagonista al paratormone secreto dalle ghiandole paratiroidi: la calcitonina stimola la riduzione dei livelli di calcio quando questo è troppo alto; il paratormone agisce invece ripristinando normali livelli dello ione quando questi si abbassano. Nei mammiferi l'effetto della calcitonina sul metabolismo del calcio è diventato decisamente marginale, per cui se ne ipotizzano altri possibili azioni, come quella di neuromodulatore. Nei pesci l'ormone ha un'azione importante e viene prodotto in grandi quantità; da qui la possibilità di estrarlo dal corpo ultimobranchiale di salmone per utilizzarlo come farmaco nel trattamento dell'osteoporosi post-menopausale.

L'importanza dello iodio e del selenio[modifica | modifica wikitesto]

La tiroide funziona correttamente, garantendo un'adeguata sintesi ormonale, se può disporre di adeguate quantità di iodio, un oligoelemento essenziale, presente nell'organismo in piccole quantità e soggetto a perdite quotidiane attraverso l'urina o il sudore, che entra nella costituzione della tiroxina (T4) e della triiodotironina (T3). Per questa ragione è molto importante assumerne attraverso l'alimentazione la giusta quantità, e agevolare così il funzionamento della ghiandola tiroidea: una eventuale carenza di iodio può portare a diverse patologie (es. gozzo) ed è particolarmente rischiosa in gravidanza, determinando anche gravi conseguenze per il feto.

Il fabbisogno giornaliero di iodio per la sintesi degli ormoni tiroidei è di circa 150 microgrammi, ai quali, in gravidanza e in allattamento vanno aggiunti 50-100 microgrammi per la crescita del bambino.

Anche il selenio ha un ruolo chiave nella protezione e nel funzionamento della tiroide, essendo peraltro un cofattore delle deiodinasi (enzimi responsabili della conversione della T4 in T3) e delle glutatione perossidasi e delle reduttasi della tioredoxina (enzimi coinvolti nella regolazione dello stato ossido-riduttivo della cellula tiroidea e della sua protezione dal danno ossidativo). La tiroide, infatti, contiene una quantità di selenio per grammo di tessuto maggiore rispetto a ogni altro organo del corpo.

L'ipertiroidismo è una patologia che porta ad un aumento dell'azione degli ormoni tiroidei, con conseguente aumento del metabolismo e quindi temperatura corporea elevata, perdita di peso, aumento dell'appetito, tachicardia, ipertensione e un maggior sviluppo tiroideo[21].

L'ipotiroidismo (anche congenito[25]), invece, porta ad un ridotto metabolismo con conseguente bassa temperatura, aumento di peso, riduzione dell'appetito, bradicardia, ipotensione, ipotonia della muscolatura scheletrica e apatia[21]. Se la carenza di secrezione avviene durante l'infanzia, oltre al metabolismo ridotto, avviene anche uno sviluppo ritardato del sistema nervoso che causa un ritardo mentale accompagnato da bassa statura noto come cretinismo[35].
L'insieme dei sintomi dovuti ad iposecrezione nell'adulto, invece, viene chiamato mixedema.

Un basso apporto di iodio nella dieta causa il gozzo colloidale, caratterizzato da un aumentato volume della ghiandola dovuto all'aumento della colloide nei follicoli[21].

Si pensa che un'insufficienza di selenio possa contribuire all’innesco di una tiroidite cronica autoimmune in soggetti predisposti.

Patologie congenite[modifica | modifica wikitesto]

Tutte la patologie congenite riguardano difetti nello sviluppo embriologico della tiroide e si può quindi assistere al già citato ipotiroidismo congenito[25], a cisti o seni del dotto tireoglossoche si formano come rigonfiamenti lungo il decorso del dotto tireoglosso e formare masse mobili ed indolori, che danno problemi solo in caso di infezioni)[35] e tessuto tiroideo accessorio come residuo del dotto tireoglosso[35].

Allo stesso modo si può assistere a tiroide ectopica per un'errata discesa nel collo. Questo porta la tiroide a non essere nel posto convenzionale ma, ed esempio, appena sotto la lingua rimanendo comunque l'unica ghiandola presente ed attiva e non quindi una cisti o un tessuto accessorio[35].

La carente migrazione delle cellule delle creste neurali nel sesto arco faringeo, provoca disturbi nella capacità di mantenere l'omeostasi del calcio, visto il ruolo fondamentale della calcitonina nell'antagonizzarre l'azione della vitamina D e del paratormone come principale ormone ipocalcemizzante.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Recenti[non chiaro] ricerche evidenziano un notevole interesse per i disordini tiroidei già presso la Scuola Medica Salernitana di epoca medievale (XII sec.). Nell'articolo “The Thyroidology in the medieval Medical School of Salerno”, pubblicato dalla rivista scientifica “Thyroid”[36], si evidenzia come già Rogerio Salernitano, il maestro chirurgo salernitano autore del "Post mundi fabricam" (1180 circa), che era considerato al tempo in tutta Europa il trattato di chirurgia per eccellenza, descrivesse alcune cure per il gozzo nel capitolo "De bocio" del trattato stesso. L'articolo evidenzia l'intuitività e l'efficacia di questi trattamenti che, sebbene basati solo su evidenze assolutamente empiriche correttamente interpretate, costituiscono ancora oggi il fondamento delle attuali terapie antigozzigene.

Anatomia comparata[modifica | modifica wikitesto]

Metamorfosi degli anfibi

Iodio e T4 stimolano l'apoptosi (la morte cellulare programmata) delle cellule delle branchie larvali, della coda e delle pinne trasformando il girino acquatico ed erbivoro in rana adulta terrestre e carnivora che possiede migliori capacità neurologiche, visuo-spaziali, olfattive e cognitive più adatte alla caccia. Contrariamente alla metamorfosi degli anfibi, la tiroidectomia e l'ipotiroidismo nei mammiferi può essere considerato una sorta di regressione filogenetica e metabolica ad una fase precedente di vita da rettile. Infatti, molti disturbi che sembrano affliggere gli esseri umani ipotiroidei hanno caratteristiche simili ai rettili, come la pelle secca, priva di peli, squamosa e fredda ed anche un generale rallentamento del metabolismo, digestione, frequenza cardiaca e dei riflessi nervosi, con cerebrazione letargica, iperuricemia e ipotermia [37].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Etimologia del termine da etimo.it
  2. ^ a b Keith L. Moore,‎ Arthur F. Dalley,‎ Anne M. R, Clinically Oriented Anatomy, 7ª ed..
  3. ^ a b c d e f g h i j k l Da Trattato di Anatomia Umana, volume II, p. 498
  4. ^ a b Léon Testut; Honoré Jacob, Trattato di Anatomia Topografica, Collo - Torace - Addome, 2ª ed..
  5. ^ a b (EN) THh308, su www.unifr.ch. URL consultato il 14 novembre 2017.
  6. ^ a b Il lobo di Zuckerkandl: faro del nervo laringeo ricorrente (PDF), in Annali di Chirurgia Italiana.
  7. ^ Associazione medici-endocrinologi italiani, Linee guida per la gestione della patologia tiroidea (PDF).
  8. ^ a b Testut Léon, Latarjet André, Trattato di anatomia umana - Libro sesto, UTET, p. 698.
  9. ^ Trattato di Anatomia Topografica, Collo - Torace - Addome, 2ª ed., p. 69.
  10. ^ a b c d Gray's Anatomy, 41ª ed., p. 470.
  11. ^ a b c d e XI. Splanchnology. 4. The Ductless Glands. Gray, Henry. 1918. Anatomy of the Human Body., su www.bartleby.com. URL consultato il 14 novembre 2017.
  12. ^ termine, su thes.bncf.firenze.sbn.it. URL consultato il 14 novembre 2017.
  13. ^ a b c d Da Trattato di Anatomia Umana, volume II, p. 499
  14. ^ a b c Da Trattato di Anatomia Umana, volume II, p. 500
  15. ^ a b Anastasi
  16. ^ a b Testut
  17. ^ a b c d Da Trattato di Anatomia Umana, volume II, p. 501
  18. ^ a b c d e f g Da Trattato di Anatomia Umana, volume II, p. 503
  19. ^ Da Trattato di Anatomia Umana, volume II, p. 502
  20. ^ a b c d e f g Da Trattato di Anatomia Umana, volume II, p. 504
  21. ^ a b c d e f g h i j k Da Trattato di Anatomia Umana, volume II, p. 505
  22. ^ Sulla data dell'inizio dello sviluppo vi sono due fonti discordanti: sul Moore si trova scritto 24 giorni dopo la fecondazione, p. 173, mentre sull'Anastasi verso il 17º giorno, p. 505. La fonte più recente è la prima, del 2009
  23. ^ a b c d Da Lo sviluppo prenatale dell'uomo, p. 173
  24. ^ De Felici, Boitani, Embriologia Umana, Padova, Piccin, 2009, p. 174.
  25. ^ a b c d e Da Lo sviluppo prenatale dell'uomo, p. 174
  26. ^ Da Lo sviluppo prenatale dell'uomo, p. 169
  27. ^ Walter F., PhD. Boron, Medical Physiology: A Cellular And Molecular Approaoch, Elsevier/Saunders, 2003, p. 1300, ISBN 1-4160-2328-3.
  28. ^ Tireoglobulina · Esami e valori, su esamievalori.com. URL consultato il 7 agosto 2015.
  29. ^ TSH-Tireotropina, su esamievalori.com.
  30. ^ T.-R. Liu, Thyroid-stimulating hormone receptor affects metastasis and prognosis in papillary thyroid carcinoma, in Eur Rev Med Pharmacol Sci, 2016; 20 (17), 3582-3591.
  31. ^ Jewhurst K, Levin M, McLaughlin KA., Optogenetic Control of Apoptosis in Targeted Tissues of Xenopus laevis Embryos., in J Cell Death, vol. 7, 2014, pp. 25-31, PMID 25374461.
  32. ^ Venturi, Sebastiano, Evolutionary Significance of Iodine, in Current Chemical Biology-, vol. 5, nº 3, 2011, pp. 155–162, DOI:10.2174/187231311796765012, ISSN 1872-3136 (WC · ACNP).
  33. ^ Venturi, Sebastiano, Iodine, PUFAs and Iodolipids in Health and Disease: An Evolutionary Perspective, in Human Evolution-, 29 (1-3), 2014, pp. 185–205, ISSN 0393-9375 (WC · ACNP).
  34. ^ Tamura K, Takayama S, Ishii T, Mawaribuchi S, Takamatsu N, Ito M., Apoptosis and differentiation of Xenopus tail-derived myoblasts by thyroid hormone., in J Mol Endocrinol., vol. 54, nº 3, 2015, pp. 185-92, DOI:10.1530/JME-14-0327.
  35. ^ a b c d Da Lo sviluppo prenatale dell'uomo, p. 175
  36. ^ Bifulco M, Cavallo P. “Thyroidology in the medieval Medical School of Salerno”. Thyroid. 2007 Jan; 17(1): 39-40
  37. ^ S. Venturi, F.M. Donati, A. Venturi e M. Venturi, Environmental Iodine Deficiency: A Challenge to the Evolution of Terrestrial Life?, in Thyroid, vol. 10, nº 8, 2000, pp. 727–9, DOI:10.1089/10507250050137851, PMID 11014322.(Venturi Sebastiano, 2000)

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