Perfezionismo

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Il perfezionismo può essere genericamente inteso come la tendenza a rifiutare qualsiasi imperfezione.

In questo senso però la definizione tende a sfumare nella concezione del perfettismo, considerato nel suo significato di valore morale, come la persistenza della volontà di ottenere la qualità ottimale possibile della vita spirituale, mentale, fisico e materiale. In questo senso il perfettista non crede che si possa raggiungere una perfetta vita ma che la perseveranza di pratiche perfettiste possa arrivare a fargli conseguire la migliore vita possibile.[1]

Il perfezionismo invece come un sintomo di un disturbo ossessivo-compulsivo di personalità può essere più specificatamente attribuito a coloro che «i cui standard di comportamento risultano irragionevoli e ben al di sopra delle proprie possibilità» e «che si affannano incessantemente e in modo ossessivo per conseguire degli obiettivi impossibili» [2]

In tempi recenti si sono avanzate teorie che vedono all'origine del perfezionismo patologico un insieme di fattori determinanti il disturbo psichico.[3]

Il perfezionismo secondo Hewitt e Flett[modifica | modifica sorgente]

Paul G. Hewitt

Due psicologi canadesi Paul Hewitt e Gordon Flett hanno distinto un perfezionismo autodiretto, eterediretto e socialmente imposto come risultante da un complesso di elementi di diversa natura

Perfezionismo autodiretto[modifica | modifica sorgente]

Questo tipo di perfezionismo nasce dalla volontà del singolo che si impone una qualità di comportamenti impossibili da realizzare accompagnati da un'estrema severità verso se stessi e all'incapacità di accettare i propri errori. Dal fallimento di questo perfezionismo ne conseguono frustrazione e depressione.

Perfezionismo eterodiretto[modifica | modifica sorgente]

In questo caso il perfezionista impone ad altri se stesso come modello di perfezione. Non delega il conseguimento di certi obiettivi ad altri perché li reputa incapaci di raggiungere risultati massimi, Ne conseguono aggressività e incapacità di relazione con gli altri.

Perfezionismo socialmente imposto[modifica | modifica sorgente]

Il perfezionista accusa a torto la società di volergli imporre standard così elevati da essere impossibile raggiungerli. Il perfezionismo in questo caso nascerebbe da una pretesa esterna impossibile da soddisfare con la conseguenza di considerare nemica la società da cui si tende ad isolarsi.

Nel 1991, Hewitt e Flett hanno elaborato una scala (chiamata PSPS, Perfectionistic Self-Presentation Scale) che valuta tre modi di presentarsi del perfezionista: evidenziare il proprio perfezionismo, evitare le situazioni in cui si potrebbe apparire imperfetto, non rivelare le situazioni in cui si è stati imperfetti.[4]

Il perfezionismo secondo Frost[modifica | modifica sorgente]

Secondo la scuola di Randy Frost è possibile individuare sei fattori causanti il perfezionismo:

  • paura irragionevole di commettere errori per non essere malgiudicati e considerati falliti;
  • imporsi standard personali troppo elevati come nel caso del perfezionismo autodiretto;
  • insicurezza di sé e continua, ossessiva, verifica dei propri comportamenti nel timore che siano errati;
  • eccessiva ricerca dell'organizzazione e di un sistema ordinato nella programmazione di un'azione che alla fine comporta il trascurare e fallire il risultato che si voleva raggiungere;
  • eccessive aspettative e pretese da parte dei genitori generano il perfezionismo dei figli che li accusano di pressioni insostenibili:
  • critiche genitoriali derivate dal caso precedente possono condurre al perfezionismo patologico.

Aspetti positivi[modifica | modifica sorgente]

« La perfezione non è essere perfetti, ma tendere continuamente ad essa. »
(Johann Gottlieb Fichte)

Il perfezionismo non patologico è da valutare positivamente quando si presenta come motivazione alla realizzazione di grandi progetti e al non scoraggiarsi di fronte agli ostacoli.

Wendy C. Roedell sostiene che «nella sua forma positiva, il perfezionismo può fornire l'energia motrice che porta a maggiori prestazioni. La meticolosa attenzione ai dettagli richiesti per la ricerca scientifica, lo zelo che spinge i compositori a lavorare instancabilmente... e la tenacia dei pittori... per far sì che al loro lavoro esattamente corrisponda il loro scopo, tutto questo è il risultato di perfezionismo.» [5]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Thomas Hurka, Perfectionism, Oxford University Press, 1996
  2. ^ David Burns, in Psycology Today, novembre 1980, p.46
  3. ^ Martin M. Antony, M.M. Antony & R.P. Swinson, Nessuno è perfetto. Strategie per superare il perfezionismo, Ed. Eclipsi, 2008, p.7 e sgg.
  4. ^ Etienne Benson, « The many faces of perfectionism », in Monitor on psychology, vol. 34, n° 10 (novembre 2003)
  5. ^ W. C. Roedell, Vulnerabilities of highly gifted children, in Roeper Review, vol. 6, n° 3 (1984), p. 127-130

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Martin M. Antony, M.M. Antony & R.P. Swinson, Nessuno è perfetto. Strategie per superare il perfezionismo, Ed. Eclipsi, 2008, ISBN 978-88-89627-07-5
  • Quando "perfetto" non è abbastanza. Conseguenze negative del perfezionismo, a cura di C. Lombardo e C. Violani, LED Edizioni Universitarie, 2011, ISBN 978-88-7916-488-7

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