Disturbo borderline di personalità

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Disturbo borderline di personalità
Specialità psichiatria
Classificazione e risorse esterne (EN)
ICD-9-CM 301.83
ICD-10 F60.3
MeSH D001883
MedlinePlus 000935
eMedicine 913575

Il disturbo borderline di personalità è un disturbo di personalità le cui caratteristiche essenziali includono impulsività e instabilità dei comportamenti, nelle relazioni interpersonali, dell'immagine di sé, dell'identità e del comportamento. Vi può essere ira incontrollabile e depressione. Tali comportamenti sono presenti fin dalla adolescenza e si manifestano attraverso una varietà di situazioni e contesti.[1]

Altri sintomi solitamente includono intensi timori abbandono, rabbia estrema e irritabilità, la ragione per la quale gli altri hanno difficoltà a comprendere.[1][2] Le persone con tale disturbo sono spesso impegnati in idealizzazione e svalutazione degli altri, alternando un alta considerazione positiva e una grande delusione.[3] Pratiche di autolesionismo, ideazioni suicidiarie e l'abuso di sostanze sono frequenti.[4] Vi sono prove che anomalie del sistema limbico sono correlabili a molti dei sintomi.[5]

La malattia è riconosciuta nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Dal momento che un disturbo di personalità è una condizione pervasiva, duratura e inflessibile di esperienze interiori di disadattamento e un comportamento patologico, vi è una generale riluttanza nel diagnosticare questi tip di disturbi nella prima adolescenza.[6] Tuttavia, alcuni operatori sottolineano che, senza un trattamento precoce, i sintomi possono peggiorare.[7]

Vi è in corso un dibattito sulla terminologia di questo disturbo, in particolare l'idoneità della parola "borderline".[8][9] Il manuale ICD-10 si riferisce alla condizione come disturbo di personalità emotivamente instabile con, tuttavia, criteri diagnostici simili. Nel DSM-5, il nome della malattie è rimasto uguale alle precedenti edizioni.[6]

Epidemiologia[modifica | modifica wikitesto]

La prevalenza del disturbo borderline è stata inizialmente stimata tra l'1% e il 2% della popolazione generale[10][11] e si riscontra tre volte più frequentemente nelle donne rispetto agli uomini.[12][13] Tuttavia, la prevalenza una tantum della condizione riscontrata in uno studio condotto nel 2008 è risultato essere del 5,9% della popolazione generale, con il 5,6% degli uomini e il 6,2% delle donne.[14] In questo studio, la differenza nei tassi tra uomini e donne non è stato trovato per essere statisticamente significativa.[14]

Si stima che il disturbo borderline di personalità contribuisca al 20% dei ricoveri psichiatrici e si riscontri nel 10% dei pazienti ambulatoriali.[4]

Definizione e quadro generale[modifica | modifica wikitesto]

L'idea originaria era riferita a pazienti con personalità che funzionano "al limite" della psicosi pur non giungendo agli estremi delle vere psicosi (come ad esempio la schizofrenia). Questa definizione è oggi considerata più appropriata al concetto teorico di "Organizzazione Borderline", che è comune ad altri disturbi di personalità, mentre il disturbo borderline è un quadro particolare. O anche agli estremi dei vari sbalzi d'umore come la depressione.

Le formulazioni del manuale DSM IV e le versioni successive, come pure le classificazioni più moderne internazionali (ICD-10) hanno ristretto la denominazione di disturbo borderline fino a indicare, più precisamente, quella patologia i cui sintomi sono la disregolazione emozionale e l'instabilità del soggetto. È stato proposto perciò anche un cambio di nome del disturbo.

Il disturbo borderline di personalità è definito oggi come disturbo caratterizzato da vissuto emozionale eccessivo e variabile, e da instabilità riguardanti l'identità dell'individuo. Uno dei sintomi più tipici di questo disturbo è la paura dell'abbandono. I soggetti borderline tendono a soffrire di crolli della fiducia in se stessi e dell'umore, ed allora cadere in comportamenti autodistruttivi e distruttivi delle loro relazioni interpersonali. Alcuni soggetti possono soffrire di momenti depressivi acuti anche estremamente brevi, ad esempio pochissime ore, ed alternare comportamenti normali.

Si osserva talvolta in questi pazienti la tendenza all'oscillazione del giudizio tra polarità opposte, un pensiero cioè in "bianco o nero", oppure alla "separazione" cognitiva ("sentire" o credere che una cosa o una situazione si debba classificare solo tra possibilità opposte; ad esempio la classificazione "amico" o "nemico", "amore" o "odio", etc.). Questa separazione non è pensata bensì è immediatamente percepita da una struttura di personalità che mantiene e amplifica certi meccanismi primitivi di difesa.

La caratteristica dei pazienti con disturbo borderline è, inoltre, una generale instabilità esistenziale. La loro vita è caratterizzata da relazioni affettive intense e turbolente che terminano bruscamente, e il disturbo ha spesso effetti molto gravi provocando "crolli" nella vita lavorativa e di relazione dell'individuo.

Il disturbo compare nell'adolescenza e concettualmente ha aspetti in comune con le comuni crisi di identità e di umore che caratterizzano il passaggio all'età adulta, ma avviene su una scala maggiore, estesa e prolungata determinando un funzionamento che interessa totalmente anche la personalità adulta dell'individuo. Il disturbo borderline di personalità è stato spesso, e non a torto, associato a eventi traumatici subiti nell'infanzia, quali abusi sessuali o fisici, ma non è detto che ciò sia sempre vero.

Diagnosi secondo il DSM IV-TR[modifica | modifica wikitesto]

Il disturbo di personalità borderline è un disturbo dell'area affettiva, cognitiva e comportamentale. Le caratteristiche essenziali di questo disturbo sono una modalità pervasiva di instabilità delle relazioni interpersonali, dell'immagine di sé e dell'umore, ed una marcata impulsività; tali caratteristiche compaiono nella prima età adulta e sono identificabili, secondo il DSM IV-TR, in presenza di cinque (o più) dei seguenti elementi:

  1. sforzi disperati di evitare un reale o immaginario abbandono;
  2. un quadro di relazioni interpersonali instabili e intense, caratterizzate dall'alternanza tra gli estremi di iperidealizzazione e svalutazione;
  3. alterazione dell'identità: immagine di sé e percezione di sé marcatamente e persistentemente instabili;
  4. impulsività in almeno due aree che sono potenzialmente dannose per il soggetto (quali spendere oltre misura, sessualità promiscua, abuso di sostanze, guida spericolata, eccessi alimentari etc.);
  5. ricorrenti minacce, gesti, comportamenti suicidari o comportamento automutilante;
  6. instabilità affettiva dovuta a una marcata reattività dell'umore (es. episodica intensa disforia o irritabilità e ansia, che di solito durano poche ore e, soltanto più raramente più di pochi giorni);
  7. sentimenti cronici di vuoto;
  8. rabbia immotivata ed intensa o difficoltà a controllare la rabbia (es. frequenti accessi di ira o rabbia costante, ricorrenti scontri fisici etc.);
  9. ideazione paranoide o gravi sintomi dissociativi transitori, legati allo stress.

Diagnosi differenziali[modifica | modifica wikitesto]

Trattamento[modifica | modifica wikitesto]

È indispensabile un trattamento psicoterapico, anche se è molto difficile portare a termine tale trattamento a causa dei frequenti abbandoni da parte del paziente. Tali trattamenti possono durare anni. Il livello dell'assistenza va dal trattamento ospedaliero al trattamento ambulatoriale. Possono essere adottate psicoterapie individuali, terapie cognitivo-comportamentali, terapie di gruppo interpersonale, terapie familiari.

È consigliabile un approccio integrato tra psicoterapia e farmacoterapia, quest'ultima a base di stabilizzatori dell'umore (al litio si preferisce il valproato) ad ansiolitici, se necessari, ed antidepressivi, i quali andranno sospesi al minimo sospetto dell'inizio di un periodo di mania. Sono stati dimostrati dei benefici anche con la schema therapy.[15]

Antidepressivi[modifica | modifica wikitesto]

Gli SSRI si sono dimostrati efficaci nell'alleviare l'ansia e la depressione, come la rabbia e l'ostilità, associati in alcuni pazienti affetti da questa patologia. È necessario un periodo maggiore affinché gli effetti benefici dei medicinali appaiano, piuttosto che nella depressione.

Antipsicotici[modifica | modifica wikitesto]

I nuovi antipsicotici atipici sono noti per avere degli effetti migliori di quelli tipici. Gli antipsicotici sono anche usati per trattare distorsioni del pensiero o false percezioni. L'uso degli antipsicotici è generalmente di breve termine. Quattro test non-controllati e otto casi, suggeriscono che parecchi antipsicotici atipici come la clozapina, l'olanzapina, la quetiapina e il risperidone, possono aiutare i pazienti affetti dal DBP con sintomi para-psicotici, impulsivi e intenti suicidari. Tuttavia, ci sono molti effetti collaterali attribuibili agli antipsicotici atipici, quali la discinesia tardiva, il forte aumento di peso corporeo e tutto ciò che ne consegue.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b American Psychiatric Association, 2013, p. 645.
  2. ^ American Psychiatric Association, 2000.
  3. ^ Linehan, 1993, p. 146.
  4. ^ a b BPD Fact Sheet, National Educational Alliance for Borderline Personality Disorder, 2013.
  5. ^ F. Leichsenring, Borderline personality disorder, in The Lancet, vol. 377, nº 9759, 2011, pp. 74–84, DOI:10.1016/s0140-6736(10)61422-5.
  6. ^ a b American Psychiatric Association, 2013, p. 646–9.
  7. ^ Linehan, Comtois, Murray, Brown, 2006, pp.757–66.
  8. ^ Borderline Personality Disorder: Proposal to include a supplementary name in the DSM-IV text revision, Borderline Personality Today. URL consultato l'8 February 2010.
  9. ^ Borderline personality disorder, Mayo Clinic. URL consultato il 15 May 2008.
  10. ^ Oldham, Borderline Personality Disorder: An Overview, in Psychiatric Times, July 2004.
  11. ^ Estimating the Prevalence of Borderline Personality Disorder in the Community, in Journal of Personality Disorders, vol. 4, nº 3, 1990, pp. 257–272, DOI:10.1521/pedi.1990.4.3.257.
  12. ^ Skodol AE, Bender DS, Why are women diagnosed borderline more than men?, in Psychiatr Q, vol. 74, nº 4, 2003, pp. 349–60, DOI:10.1023/A:1026087410516.
  13. ^ Korzekwa MI, Dell PF, Links PS, Thabane L, Webb SP, Estimating the prevalence of borderline personality disorder in psychiatric outpatients using a two-phase procedure, in Compr Psychiatry, vol. 49, nº 4, 2008, pp. 380–6, DOI:10.1016/j.comppsych.2008.01.007.
  14. ^ a b Grant BF, Chou SP, Goldstein RB, Prevalence, correlates, disability, and comorbidity of DSM-IV borderline personality disorder: results from the Wave 2 National Epidemiologic Survey on Alcohol and Related Conditions, in J Clin Psychiatry, vol. 69, nº 4, April 2008, pp. 533–45, DOI:10.4088/JCP.v69n0404.
  15. ^ Giesen-Bloo J, van Dyck R, Spinhoven P, van Tilburg W, Dirksen C, van Asselt T, Kremers I, Nadort M, Arntz A, Outpatient psychotherapy for borderline personality disorder: randomized trial of schema-focused therapy vs transference-focused psychotherapy, in Arch. Gen. Psychiatry, vol. 63, nº 6, 2006, pp. 649–58, DOI:10.1001/archpsyc.63.6.649, PMID 16754838.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Otto F. Kernberg, Disturbi gravi della personalità, Torino, Bollati Boringhieri, 1987, ISBN 978-88-339-5410-3.
  • John Clarkin, Frank E. Yeomans; Otto F. Kernberg, Psicoterapia delle personalità borderline, Milano, Raffaello Cortina, 2000, ISBN 978-88-7078-647-7.
  • M. Ammaniti (a cura di), Manuale di psicopatologia dell'adolescenza, Milano, Raffaello Cortina, 2002, ISBN 978-88-7078-782-5.
  • Jean Bergeret, La personalità normale e patologica. Le strutture mentali, il carattere, i sintomi, Milano, Raffaello Cortina, 2002, ISBN 978-88-7078-770-2.
  • John Gunderson, La personalità borderline. Una guida clinica, Milano, Raffaello Cortina, 2003, ISBN 978-88-7078-796-2.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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