Attacco di panico

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Avvertenza
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Attacco di panico
Specialitàpsichiatria e psicoterapia
Classificazione e risorse esterne (EN)
ICD-9-CM300.01
ICD-10F41.0
MeSHD016584
Sinonimi
Disturbo di panico

Gli attacchi di panico o disturbo da panico, classificati ed inseriti come "panic attack/s (PA/s)" o "panic disorder (PD)" nel DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), sono una classe di disturbi d'ansia caratterizzati da intensi stati di ansia accompagnati da altri sintomi psicologici e somatoformi.

Rappresentano uno dei più comuni disturbi psichiatrici e costituiscono un fenomeno sintomatologico complesso e piuttosto diffuso (si calcola che 10 milioni di italiani abbiano subito uno o più attacchi di panico).[1]

Il disturbo di solito esordisce nella tarda adolescenza o nella prima età adulta ed ha un'incidenza due a tre volte maggiore nelle donne rispetto agli uomini.

Non è infrequente che tale disturbo non venga riconosciuto dal paziente e di conseguenza non venga trattato. La terapia è sia di tipo psicologico che, nei casi più gravi, di tipo farmacologico a base di ansiolitici sedativi e non. La maggior parte delle persone guarisce mentre una minoranza sviluppa invece un disturbo da recidiva di attacchi di panico.

Sintomi[modifica | modifica wikitesto]

L'attacco di panico comporta l'insorgenza improvvisa di alcuni dei sintomi sotto elencati:

  • tremori alle braccia e/o alle gambe;
  • oppressione o fastidio al petto;
  • sensazione di asfissia o iperventilazione;
  • sensazioni di sbandamento, instabilità e svenimento;
  • palpitazioni o tachicardia sempre più forte;
  • paura di morire;
  • sensazioni di torpore o di formicolio;
  • paura di impazzire o di perdere il controllo;
  • nausea o disturbi addominali;
  • sensazioni di irrealtà, di stranezza, di distacco dall'ambiente e da sé stessi (derealizzazione e depersonalizzazione);
  • vampate o brividi;
  • forte aumento della pressione sanguigna (ipertensione) o, al contrario, rapido crollo (ipotensione);
  • paura di stare sempre peggio e di non riuscire a riprendersi;
  • sensazione di formicolio agli arti e alle mani (parestesia).
  • paura che qualcuno veda o osservi il vissuto di angoscia terrificante, un forte senso di fame d'aria e di cuore "impazzito" che fa credere imminente la morte, anche senza un nesso diretto con episodi drammatici. Si tratta di un'esperienza che sin dal primo esordio stravolge e condiziona la vita, vissuta con un profondo senso di insicurezza e di vergogna, con il terrore che possa ripetersi.[2]

Sebbene spiacevoli (a volte in grado estremo), gli attacchi di panico non sono pericolosi. Gli attacchi di panico e il disturbo da attacchi di panico possono essere talmente gravi e dirompenti da provocare depressione. In altri casi, questi disturbi d'ansia e la depressione possono coesistere (comorbilità), oppure la depressione può insorgere per prima e i segni e sintomi dei disturbi d'ansia possono manifestarsi successivamente. Stabilire se questi attacchi siano talmente gravi da configurarsi come disturbo è una decisione che dipende da numerose variabili e i medici divergono nel porre la diagnosi. Se causano molta sofferenza, interferiscono con il funzionamento e non cessano spontaneamente entro pochi giorni, è presente un disturbo d'ansia che merita una terapia.

La diagnosi di uno specifico disturbo d'ansia si basa in larga parte sui suoi segni e sintomi caratteristici. Un'anamnesi familiare di disturbi d'ansia (eccetto il disturbo post-traumatico da stress) è d'aiuto, poiché molti pazienti sembrano ereditare una predisposizione agli stessi disturbi d'ansia da cui sono affetti i propri familiari, così come una vulnerabilità generale ad altri disturbi d'ansia.

Cause[modifica | modifica wikitesto]

Le cause dei disturbi d'ansia come gli attacchi di panico e il disturbo da attacchi di panico non sono completamente note, ma sono implicati fattori fisiologici e psicologici. Dal punto di vista fisiologico, tutti i pensieri e i sentimenti possono essere concepiti come risultanti da processi elettrochimici cerebrali; tuttavia ciò dice poco sulle complesse interazioni tra i più di 200 neurotrasmettitori e neuromodulatori del cervello, nonché sull'ansia e sullo stato di allarme normale e patologico. Dal punto di vista psicologico, gli attacchi di panico e il disturbo da attacchi di panico sono considerati una risposta ad agenti stressanti ambientali, come l'interruzione di una relazione significativa o l'esposizione a un disastro potenzialmente letale.

Il sistema d'ansia di una persona di solito compie passaggi adeguati e impercettibili dal sonno, attraverso lo stato di allarme, sino all'ansia e alla paura. I disturbi d'ansia si manifestano quando il sistema d'ansia funziona in modo inadeguato oppure, a volte, quando è sopraffatto dagli eventi.

I disturbi d'ansia possono essere dovuti a un disturbo fisico oppure all'uso di una sostanza legale o illecita. Per esempio, l'ipertiroidismo oppure l'uso di corticosteroidi o cannabinoidi possono produrre segni e sintomi identici a quelli di alcuni disturbi d'ansia primari.

Terapia[modifica | modifica wikitesto]

Il disturbo deriva da una disfunzione che è al tempo stesso biologica e psicologica; la terapia farmacologica e quella comportamentale di solito aiutano a controllare i sintomi. Oltre alle informazioni circa il disturbo e il relativo trattamento, il medico può fornire una realistica speranza di miglioramento e un sostegno basato su un rapporto di fiducia con il paziente. La psicoterapia di sostegno è parte integrante del trattamento di tutti i disturbi d'ansia. La terapia individuale, di gruppo e familiare può aiutare a risolvere i problemi associati a un disturbo di lunga data.

I farmaci che possono venire utilizzati per il trattamento del disturbo da attacchi di panico che non risponde efficaciemente alla terapia psicologica sono gli ansiolitici e gli antidepressivi (che al di là del nome possiedono anche effetti ansiolitici). Questi farmaci possono prevenire o ridurre di molto l'ansia anticipatoria, l'evitamento fobico e la frequenza e intensità degli attacchi di panico.

Numerose classi di antidepressivi (i triciclici, gli inibitori delle monoaminossidasi, gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina SSRI, gli antidepressivi atipici) sono efficaci. Gli antidepressivi sono preferiti quando si necessita un trattamento prolungato allo scopo di evitare le recidive e diminuire le intensità degli attacchi. la tollerabilità di alcuni di essi potrebbe non essere però ottimale a causa degli effetti collaterali, può perciò renderesti necessario in alcuni pazienti testare più farmaci prima di trovare quello ottimale. In alternativa agli antidepressivi possono essere a volte utilizzati gli ansiolitici atipici che possiedono un diverso profilo di effetti collaterali. Questi farmaci non sono adatti all’uso al bisogno perché il loro effetto si instaura gradualmente nel corso delle prime settimane di trattamento.

Le benzodiazepine hanno un effetto più rapido degli antidepressivi (spesso pochi minuti) ma hanno maggiore probabilità di indurre dipendenza fisica ed effetti collaterali, come sonnolenza, atassia e problemi di memoria. Sono perciò utili per un trattamento sintomatico e al bisogno ma non sono però adatte ad una assunzione prolungata.

Il trattamento farmacologico deve essere a lungo termine perché quando i farmaci vengono sospesi, spesso gli attacchi di panico ricominciano.

La terapia di esposizione, un tipo di terapia comportamentale in cui il paziente viene messo a confronto con ciò di cui ha paura, spesso aiuta a ridurre tale paura. Per esempio, ai pazienti che hanno paura di svenire viene chiesto di roteare su una sedia o di iperventilare fino a sentirsi svenire, per apprendere così che non perderanno i sensi quando avranno questo sintomo nel corso di un attacco di panico. Una respirazione lenta e superficiale (controllo respiratorio) aiuta a padroneggiare l'iperventilazione. Anche la psicoterapia cognitiva, in cui vengono trattati i pensieri distorti e le convinzioni erronee, può essere efficace.

Negli ultimi decenni in Italia si è sviluppata, tra le possibilità di cura, anche l'ipotesi psicodinamica che fa riferimento alla Teoria della Nascita di Massimo Fagioli. Secondo questa teoria, l'Io si forma dal momento in cui un essere umano viene al mondo e con esso si forma alla nascita un'immagine di sé che, non essendo ancora identità, ha bisogno di continue conferme nel rapporto con gli adulti di riferimento, perché possa svilupparsi in modo valido e in parallelo con il benessere materiale derivante dall'essere nutrito e scaldato. Nel neonato, il rapporto valido con la madre favorisce lo sviluppo fisiologico, migliorando nel tempo la sua capacità di vedere sia fisica che psichica, fino ad acquisire certezza e consapevolezza di sé, degli altri e del mondo, realizzando così lo sviluppo di un "vero sé".[3] Qualora le dinamiche di rapporto non si svolgano in modo fisiologico, c'è il rischio di un'evoluzione inizialmente carente e poi patologica dell'immagine di sé, che non consente al neonato di realizzare a pieno le sue potenzialità umane. Qualora la madre sia solerte e accudente rispetto ai bisogni del neonato, ma non riesca a cogliere le esigenze del vissuto interno e le reazioni rispetto al mondo, possiamo ipotizzare che il bambino si sentirà confermato rispetto alla propria realtà fisica, ma non in quella psichica. Il bambino, non ancora certo di sé, tenderà ad operare una scissione tra mente e corpo, che allo svezzamento evolverà in senso patologico come scissione tra mente cosciente e mente non cosciente. La realtà cosciente, non avendo più una guida interna non cosciente, si forgerà su ciò che viene dall'esterno: pensieri, regole, stereotipi, sviluppando nel corso del tempo una modalità razionale staccata da un proprio senso interno. Un processo che contribuisce attivamente allo sviluppo di un "falso sé". Il secondo tratto patologico del disturbo di panico, la tipologia alessitimica, deriva appunto dalla scissione tra mente e corpo che porta a ritenere importanti solo i bisogni del corpo, eliminando gradualmente l'attenzione verso la realtà interna non materiale ed è per questo motivo che molti pazienti in cura per attacchi di panico riferiscono di un'assenza dell'attività onirica.[4] Il rapporto psicoterapico, con particolare riferimento alla psicoterapia di gruppo, permette al paziente di aumentare la vitalità attraverso il rapporto interumano e con essa di realizzare la propria immagine di essere umano. Sarà quindi in grado di far sparire il "falso sé" e di ritrovare quella propria realtà di affetti, curiosità e desiderio di conoscenza che gli consentirà di completare lo sviluppo parziale del primo anno di vita e di consolidare un'identità certa di sé e autonoma, quindi in grado di continuare ad evolversi per tutto l'arco della vita.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Attacchi di panico per 10 milioni italiani. Nel 20% dei casi è un problema grave - Repubblica.it
  2. ^ Attacchi di panico. La cura c'è, senza farmaci, in Left, 12 gennaio 2018, p. 61.
  3. ^ Claudia Dario, Riccardo Saba e Luana Testa, Attacchi di panico, in Bios Psychè, Adolescenza, L'asino d'oro, 2017, pp. 97-100.
  4. ^ Attacchi di panico, L'asino d'oro, pp. 101-104.
  5. ^ Attacchi di panico, L'asino d'oro, pp. 115-116.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàGND (DE4224266-6