Mindfulness

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Per Mindfulness si intende comunemente una tecnica psicologica di meditazione, sviluppata a partire dai precetti del buddhismo ma privata della componente religiosa, volta a portare l'attenzione del soggetto in maniera non giudicante verso il momento presente. Diversi protocolli di trattamento psicologico basati su tale tecnica meditativa sono stati sviluppati e validati in ambito clinico, dove hanno mostrato benefici significativi per il trattamento di diverse patologie psicologiche ed anche il miglioramento di molti parametri ematici, ad esempio quelli legati a patologie infiammatorie.[1][2] Significativi miglioramenti nella percezione di benessere fisico e mentale, creatività, parametri ematici sono stati dimostrati anche in soggetti sani che praticano la tecnica.[3]

Il termine è la traduzione di "sati" che in lingua pāli, il linguaggio utilizzato dal Buddha per i suoi insegnamenti, significa essenzialmente consapevolezza, attenzione, attenzione sollecita, o piena consapevolezza mentale che sono qualità dell'essere che possono venire coltivate attraverso la meditazione. Nella tradizione buddhista la samma sati ("retta consapevolezza") è una delle vie del Nobile Ottuplice Sentiero, l'ultima delle Quattro Nobili Verità, e la meditazione specifica ad essa collegata è chiamata Vipassana. La moderna mindfulness è una tecnica psicologica basata su questa e altre tradizioni meditative.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il concetto di Mindfulness deriva dagli insegnamenti del Buddhismo Theravada (vipassanā), dello Zen (zazen), e dalle pratiche di meditazione Yoga, ma solo dagli anni 70 negli Stati Uniti per opera di un medico del Massachusetts, Jon Kabat-Zinn, questo modello è stato assimilato ed utilizzato come paradigma autonomo in alcune discipline mediche e psicoterapeutiche europee e d'oltre oceano.[4][5]

Mindfulness è quindi una modalità di prestare attenzione, momento per momento, nell'hic et nunc (qui ed ora), in modo intenzionale e non giudicante, al fine di risolvere (o prevenire) la sofferenza interiore e raggiungere un'accettazione di sé attraverso una maggiore consapevolezza della propria esperienza che comprende: sensazioni, percezioni, impulsi, emozioni, pensieri, parole, azioni e relazioni.

Migliorare questa modalità di prestare attenzione permette di cogliere, con maggiore prontezza, il sorgere di pensieri negativi che contribuiscono al malessere emotivo. La padronanza dei propri contenuti mentali e degli stili abituali di pensiero (capacità di automonitoraggio e metacognizione) permette maggiori possibilità di esplorazione, espressione e cambiamento di tali contenuti.

Una gran quantità di pensieri negativi deriva dalla critica che il soggetto fa a sé stesso per il fatto di sentirsi ansioso, depresso o a disagio. Ai pensieri negativi (primari) che alimentano i disagi emotivi, si aggiungono ulteriori pensieri improduttivi (secondari) su di sé. Questo meccanismo di autoaccusa e autobiasimo genera una spirale che dà origine al ruminìo depressivo. La persona si pone così in una condizione di nemica di se stessa, anziché di alleata di se stessa. L'allenamento della consapevolezza permette di affinare l'attenzione verso questi meccanismi che deteriorano l'umore e depotenziano le capacità di ripresa psicologica o la prevenzione delle recidive depressive[6].

La teoria della mindfulness parte dalla riscoperta di metodi di cambiamento psicologico improntati a modalità intuitive di conoscenza di sé, in integrazione a metodi discorsivi e verbali di risoluzione dei problemi. In altri termini, prima di promuovere la messa in discussione delle convinzioni erronee o irrazionali che generano la sofferenza, il terapeuta agisce aiutando innanzitutto la persona a cambiare la relazione con i propri contenuti mentali. Si è arrivati ad osservare che gran parte della sofferenza dipende infatti dall'identificazione coi pensieri ("io sono i miei pensieri", "i pensieri sono fatti"), mentre il primo passo verso il cambiamento avviene grazie ad un allontanamento cognitivo dalle esperienze che si impongono nel campo di coscienza ("io ho dei pensieri", "i pensieri sono ipotesi").

Tale cambiamento genera la capacità flessibile di operare, quando necessario, un distacco dai contenuti mentali, che consente di osservarli con maggiore chiarezza. Questo distacco (detached mindfulness[7]) diminuisce la reattività automatica che conduce ogni essere umano a profondere rapidi sforzi per evitare la sofferenza. Questi sforzi, ironicamente, possono essere di per sé apportatori di ulteriore sofferenza, poiché si basano su ideali irrealistici di "trasparenza" emotiva, rimarcano l'inaccettabilità del momento presente e pongono gli obiettivi di felicità nel futuro. La mindfulness promuove esperienze di accoglimento del presente, di comprensione più ampia e delicata delle difficoltà e di tolleranza delle emozioni e delle percezioni negative quali esperienze da includere ed attraversare con equanimità nel proprio percorso esistenziale.

"Equanime è quello stato emotivo stabile, responsivo e non reattivo, propizio alla focalizzazione dell'attenzione sul momento attuale e caratterizzato da costanza dell'umore, distacco e serenità al cospetto delle cose e dei fenomeni effimeri[8]"

Tecnica meditativa[modifica | modifica wikitesto]

La meditazione mindfulness viene praticata sedendosi con gli occhi chiusi, a gambe incrociate su un cuscino o su una sedia, con la schiena dritta.[9] L'attenzione viene posta sul movimento dell'addome quando si respira[10] o sulla consapevolezza del respiro, mentre si espira e si inspira dal naso.[10] Se ci si distrae dal respiro, si nota passivamente che la mente vaga, ma in un modo accettante, non giudicante e quindi si torna a concentrarsi sul respiro.

I meditatori iniziano con brevi periodi di 10 minuti di pratica al giorno. Praticando regolarmente, diventa più facile mantenere l'attenzione focalizzata sul respiro[11]. Alla fine la consapevolezza del respiro può essere estesa alla consapevolezza dei pensieri, delle parole, dei sentimenti e delle azioni.[10] Un famoso esercizio integrativo di consapevolezza quotidiana, introdotto da Kabat-Zinn nel suo programma MBSR, è ad esempio la degustazione di uva passa, in cui viene assaggiato e mangiato con cura un chicco d'uva.[12]

Risvolti terapeutici[modifica | modifica wikitesto]

Gli interventi terapeutici mindfulness-based hanno portato allo sviluppo di diverse tecniche psicologiche validate in ambito clinico, di cui fanno parte

  • Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR)
  • Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT, una tecnica psicologica specificatamente sviluppata per diminuire le ricadute depressive) sviluppate da Jon Kabat-Zinn nel 1979 presso il Medical Center della University of Massachusetts.[13] [14]
  • Acceptance and commitment therapy sviluppata per aumentare l'elasticità psicologica dei soggetti e renderli più resilienti.
  • Dialectical behavior therapy sviluppata per il trattamento del disturbo border-line di personalità.
  • Mode deactivation therapy specificatamente sviluppata per il trattamento di adolescenti con problemi comportamentali e psicologici, anche legati ad eventi traumatici.[15]

Lo sviluppo della facoltà di mindfulness è affidato a momenti "formali" (il protocollo MBSR prevede cicli di otto settimane in cui si praticano otto differenti esercizi di meditazione della durata che va dai tre ai trenta minuti) e a momenti "informali", che consistono nel promuovere un abito mentale costante improntato alla continuità della consapevolezza nella vita quotidiana.

Mindfulness e cervello[16]

Queste tecniche, derivate sostanzialmente dalla terapia cognitiva classica, sono asservite al trattamento di molteplici patologie, fra cui: depressione, disturbo borderline, ansia, attacchi di panico, disturbi con componenti psicosomatiche, ossessivo-compulsivi, alimentari, insonnia, fibromialgia[17] e disturbi dell'umore.[18][19] La meditazione di mindfulness trova applicazione anche in quei disagi esistenziali non direttamente ascrivibili a disturbi o patologie vere e proprie, ma avvertiti come "eccesso di pensiero" o neoplasia cognitiva.[20]

Effetti salutari[modifica | modifica wikitesto]

Di notevole interesse è la mole di evidenze scientifiche che attestano gli effetti della pratica meditativa assidua su alcune strutture anatomiche chiave del cervello[21][22] adibite alla regolazione delle emozioni e sull'attività cellulare e metabolica di interi distretti dell'organismo che si riflettono, oltre che in un cambiamento in senso positivo del funzionamento del cervello, anche degli effetti salutari estesi all'intero organismo, misurabili anche attraverso parametri ematici, che non sono ottenibili con altre tecniche di rilassamento.[2]

Questi effetti includono:

  • incremento e rimodulazione dell'attività del lobo prefrontale sinistro, un'area del cervello implicata nel processare le emozioni positive;[23]
  • incremento e rimodulazione dell'attività dei nuclei profondi dell'emisfero destro (parte intuitiva e digitale dell'esperienza esistenziale e percettiva) e dell'amigdala[24] (struttura cerebrale collegata all'esperienza della paura);
  • intervento neuro-modulato da citochine e altri neuromodulatori e glucocorticoidi sugli assi ipofisiari e sulla secrezione di cortisolo;[25]
  • Diminuzione dei marker infiammatori, come le interleuchine-6;[26]
  • modulazione adattiva dell'immunità cellulo mediata;[27]
  • effetti protettivi sul DNA, mediati da un aumento dell'attività della telomerasi;[28]
  • diminuzione dei segni di invecchiamento a livello cerebrale[29] e cellulare;[30]
  • migliorare il decorso di lacune patologie invalidanti.[2]

Questi effetti si riflettono in diversi effetti psicologici quali aumento delle capacità attentive e di gestione delle stress,[31] prevenzione delle ricadute depressive, gestione dell'ansia, della tensione[32] e dell'emotività,[33] aumento della creatività[34] e della sensazione di felicità.[35]

Tali effetti sono ottenibili a partire da 8 settimane di sedute di meditazione di almeno 10 minuti al giorno, ma degli studi indicano che tali benefici possano essere ottenuti anche con 4 sedute settimanali da 20 minuti ciascuna. Effetti calmanti specie nei confronti della rabbia si ottengono invece sin dalla prima sessione di meditazione.[36]

Gli ambiti di studio ed applicazione della mindfulness intersecano le scienze cognitive e le neuroscienze e ambiti della medicina quali la medicina comportamentale, la riabilitazione, la ginecologia, l'oncologia, l'endocrinologia, la cardiologia, l'immunologia, l'algologia e la medicina psicosomatica.

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni appunti mossi alla Mindfulness, si riferiscono al fatto di rappresentare la terza generazione della Terapia Cognitiva (Third Generation CBT – Cognitive Behavioral Therapy) e di trarre le sue origini da tecniche meditative diffusamente conosciute e praticate da secoli; su un piano prettamente terapeutico però, essa non ricalca nessuna delle filosofie e religioni da cui sembra prendere limitati spunti di base.

La corrente della Mindfulness si divide tra "radicali" e "incorporazionisti". I primi promulgano un significato e un valore della proposta terapeutica come un percorso innovativo e autonomo. I secondi, invece, desiderano integrare le tecniche di meditazione all'interno di un più ampio percorso psicoterapeutico.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Jenny Gu, Clara Strauss e Rod Bond, How do mindfulness-based cognitive therapy and mindfulness-based stress reduction improve mental health and wellbeing? A systematic review and meta-analysis of mediation studies, in Clinical Psychology Review, vol. 37, pp. 1–12, DOI:10.1016/j.cpr.2015.01.006. URL consultato il 07 agosto 2017.
  2. ^ a b c (EN) Neurobiological changes explain how mindfulness meditation improves health, in ScienceDaily. URL consultato il 07 agosto 2017.
  3. ^ (EN) Richard Bränström, Larissa G. Duncan e Judith Tedlie Moskowitz, The association between dispositional mindfulness, psychological well-being, and perceived health in a Swedish population-based sample, in British Journal of Health Psychology, vol. 16, nº 2, 1° maggio 2011, pp. 300–316, DOI:10.1348/135910710X501683. URL consultato il 07 agosto 2017.
  4. ^ Langer, Ellen J. (1989). Addison Wesley, Reading, MA. ISBN 0-201-52341-8
  5. ^ Langer, Ellen J. (2009). Counter clockwise: mindful health and the power of possibility. Ballantine Books, New York. ISBN 978-0-345-50204-9
  6. ^ Zindel V. Segal, J. Mark G. Williams, John D. Teasdale, MindFulness. Al di là del pensiero, attraverso il pensiero. (Ed. it. a cura di Fabio Giommi), Torino, Bollati Boringhieri, 2006.
  7. ^ Wells A., Detached Mindfulness in Cognitive Therapy: A Metacognitive Analysis and Ten Techniques, in Journal of Rational-Emotive and Cognitive- Behavior Therapy, vol. 3, 337-355.
  8. ^ Ennio Preziosi, Corso di Meditazione di Mindfulness. Conosco, conduco, calmo il mio pensare (con 8 brani per la pratica da scaricare online), Milano, Franco Angeli, 2014, ISBN 978-88-917-0737-6.
  9. ^ A. Kormakoff, Does "mindfulness meditation" really help relieve stress and anxiety?
  10. ^ a b c Wilson, Jeff (2014), Mindful America: Meditation and the Mutual Transformation of Buddhism and American Culture, Oxford University, p. 20
  11. ^ Pickert K (February 2014). "The art of being mindful. Finding peace in a stressed-out, digitally dependent culture may just be a matter of thinking differently". Time. 183 (4): 40–6.
  12. ^ Eating One Raisin: A First Taste of Mindfulness
  13. ^ Kabat-Zinn J., (2005). Coming to Our Senses: Healing Ourselves and the World Through Mindfulness. Hyperion Books, New York.
  14. ^ Spagnulo P., (2009) Mindfulness - La meditazione per la salute. Ecomind Ebook, Salerno. ISBN 978-88-87795-44-8
  15. ^ (EN) Joan Swart e Jack Apsche, Family mode deactivation therapy (FMDT) mediation analysis., in International Journal of Behavioral Consultation and Therapy, vol. 9, nº 1, pp. 1–13, DOI:10.1037/h0101009. URL consultato il 07 agosto 2017.
  16. ^ Vago DR and Silbersweig DA (2012) Self-awareness, self-regulation, and self-transcendence (S-ART): a framework for understanding the neurobiological mechanisms of mindfulness. Front. Hum. Neurosci. 6:296. doi: 10.3389/fnhum.2012.00296, journal.frontiersin.org
  17. ^ D. von Weiss, Use of mindfulness meditation for fibromyalgia (2002), Am. Fam. Physician., 65 (3), Feb. 1: 380-384
  18. ^ Kabat-Zinn J., Lipworth L., Burney R., (1985) "The clinical use of mindfulness meditation for the self-regulation of chronic pain". J. Behav. Med. 8, pp. 163-190.
  19. ^ Montano A., (2007) Mindfulness. Guida alla meditazione di consapevolezza Ecomind Ebook, Salerno. ISBN 978-88-87795-31-8
  20. ^ Ennio Preziosi (2014), Corso di Meditazione di Mindfulness. Conosco, conduco, calmo il mio pensare (con 8 brani per la pratica da scaricare online ), Milano, Franco Angeli, ISBN 978-88-917-0737-6.
  21. ^ Davidson R. (2005), Meditation and Neuroplasticity: training your brain, in Explore, 1(5), 380-388.
  22. ^ B. Rael Cahn e John Polich, Meditation states and traits: EEG, ERP, and neuroimaging studies, in Psychological Bulletin, vol. 132, nº 2, March 2006, pp. 180–211, DOI:10.1037/0033-2909.132.2.180. URL consultato il 07 agosto 2017.
  23. ^ Shimomura T., Fujiki M., Akiyoshi J., Yoshida T., Tabata M., Kabasawa H., Kobayashi H., Functional brain mapping during recitation of Buddhist scriptures and repetition of the Namu Amida Butsu: a study in experienced Japanese monks, in Turk. Neurosurg., 18(2), 134-141.
  24. ^ Desbordes G., Negi L.T., Pace T.W., Wallace B.A., Raison C.L., Schwartz E.L. (2012), Effects of mindful-attention and compassion meditation training on amygdala response to emotional stimuli in an ordinary, non-meditative state, in Front. Hum. Neurosc., vol. 6, nº 292.
  25. ^ Brand S., Holsboer-Trachsler E., Naranjo J.R., Schmidt S. (2012), Influence of mindfulness practice on cortisol and sleep in long-term and short-term meditators, in Neuropsychobiology, 65 (3), 109-18.
  26. ^ (EN) Neurobiological changes explain how mindfulness meditation improves health, in ScienceDaily. URL consultato il 07 agosto 2017.
  27. ^ Davidson R.J., Kabat-Zinn J., Schumacher J., Rosenkranz M., Muller D., Santorelli S.F., Urbanowski F., Harrington A., Bonus K., Sheridan J.F. (2003), Alterations in brain and immune function produced by mindfulness meditation, in Psychosom. Med, 65(4), 564-70.
  28. ^ Jacobs T. e coll. (2011), Intensive Meditation Training, Immune Cell Telomerase and Psychological Mediator, in Psychoneuroendocrinology, 36(5), 664-681.
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  30. ^ Elissa Epel, Jennifer Daubenmier e Judith T. Moskowitz, Can meditation slow rate of cellular aging? Cognitive stress, mindfulness, and telomeres, in Annals of the New York Academy of Sciences, vol. 1172, 2009-8, pp. 34–53, DOI:10.1111/j.1749-6632.2009.04414.x. URL consultato il 07 agosto 2017.
  31. ^ Heleen A Slagter, Antoine Lutz e Lawrence L Greischar, Mental Training Affects Distribution of Limited Brain Resources, in PLoS Biology, vol. 5, nº 6, 2007-6, DOI:10.1371/journal.pbio.0050138. URL consultato il 07 agosto 2017.
  32. ^ (EN) B. Rael Cahn e John Polich, Meditation states and traits: EEG, ERP, and neuroimaging studies., in Psychological Bulletin, vol. 132, nº 2, pp. 180–211, DOI:10.1037/0033-2909.132.2.180. URL consultato il 07 agosto 2017.
  33. ^ (EN) Richard Chambers, Barbara Chuen Yee Lo e Nicholas B. Allen, The Impact of Intensive Mindfulness Training on Attentional Control, Cognitive Style, and Affect, in Cognitive Therapy and Research, vol. 32, nº 3, 1° giugno 2008, pp. 303–322, DOI:10.1007/s10608-007-9119-0. URL consultato il 07 agosto 2017.
  34. ^ Viviana Capurso, Franco Fabbro e Cristiano Crescentini, Mindful creativity: the influence of mindfulness meditation on creative thinking, in Frontiers in Psychology, vol. 4, 10 gennaio 2014, DOI:10.3389/fpsyg.2013.01020. URL consultato il 07 agosto 2017.
  35. ^ Wataru Sato, Takanori Kochiyama e Shota Uono, The structural neural substrate of subjective happiness, in Scientific Reports, vol. 5, 20 novembre 2015, DOI:10.1038/srep16891. URL consultato il 07 agosto 2017.
  36. ^ Alexander B. Fennell, Erik M. Benau e Ruth Ann Atchley, A single session of meditation reduces of physiological indices of anger in both experienced and novice meditators, in Consciousness and Cognition, vol. 40, 1° febbraio 2016, pp. 54–66, DOI:10.1016/j.concog.2015.12.010. URL consultato il 13 agosto 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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