Disturbo d'ansia generalizzato

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Disturbo d'ansia generalizzato
Specialitàpsichiatria e psicologia
Classificazione e risorse esterne (EN)
MedlinePlus000917

Il disturbo d'ansia generalizzato, abbreviato anche DAG o GAD (dall'inglese Generalized anxiety disorder), è un disturbo d'ansia caratterizzato dai sintomi e psichici dell'ansia che non sono concentrati o dovuti ad una particolare causa o situazione (ovvero è aspecifica) e che causano un disagio significativo al soggetto.

Eventi casuali e difficoltà della vita quotidiana possono diventare fonte di estrema preoccupazione per il paziente, che tende a vivere in uno stato di allerta cronica, tanto da arrivare ad interferire con la sfera relazionale e lavorativa. Nel commentare le sue difficoltà, il paziente è di solito assai preciso e appropriato nel riconoscere la discrepanza tra dimensione reale delle difficoltà da affrontare e quota d'ansia che queste evocano e sente di temere per qualcosa ma senza essere capace di esprimere specificatamente di che paura si tratti.

I sintomi caratteristici sono quelli degli stati d'allarme, contraddistinti da una condizione psichica di generale attesa apprensiva, e da numerosi segni e sintomi fisici di attivazione vegetativa (hyperarousal): si può presentare emicrania, palpitazioni, vertigini e insonnia, difficoltà a concentrarsi, tensione muscolare, irrequietezza, disturbi del sonno. Oltre a questi sintomi, prettamente "fisici" se ne accompagnano di cognitivi quali ad esempio: sensazione di testa vuota, derealizzazione e depersonalizzazione.

È un problema che interessa prevalentemente le donne (1,5:1) e complessivamente il 3-5% della popolazione. Il disturbo può venir sottovalutato dai pazienti e diviene generalmente cronico[1]: di solito si presenta in età infantile, tanto che il paziente riferisce di essere ansioso "da sempre"[2].

Diagnosi[modifica | modifica wikitesto]

Criteri diagnostici secondo il Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5)[3]

  • Eccessiva ansia e preoccupazione, che si verificano nella maggioranza dei giorni, per almeno 6 mesi, riguardo numerosi eventi o attività (lavoro, scuola, vita sociale);
  • L'individuo trova difficile controllare la preoccupazione;
  • L'ansia e la preoccupazione sono associati a 3 o più dei seguenti sintomi:
    • Irrequietezza
    • Facile faticabilità
    • Difficoltà di concentrazione
    • Irritabilità
    • Tensione muscolare
    • Turbe del sonno
  • L'ansia, la preoccupazione o i sintomi fisici causano disagio clinicamente significativo o ostacolano le aree di funzionamento sociale o lavorativo;
  • Il disturbo non è attribuibile ad effetti fisiologici di sostanze o altra condizione medica;
  • Il disturbo non è meglio spiegato da sintomi di altri disturbi psichici.

Terapia[modifica | modifica wikitesto]

Psicoterapia[modifica | modifica wikitesto]

La terapia d’elezione per il disturbo d’ansia generalizzato è la psicoterapia, volta ad indagare le cause psicologiche del disturbo e affrontarle. Nel caso di disturbo grave e persistente, o qualora la psicoterapia non sortisca risultati consistenti può venire istituita una appropriata terapia farmacologica[senza fonte]. Le linee guida del NICE (National Institute of Clinical Excellence) raccomandano comunque l’associazione della psicoterapia al trattamento farmacologico, e raccomandano come forme di trattamento psicologico ad alta intensità, sulla base dell'evidenza scientifica analizzata, la psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT) e le tecniche di rilassamento applicate[4].

Farmacoterapia[modifica | modifica wikitesto]

La terapia si è avvalsa per molti anni delle benzodiazepine; per quanto farmaci sicuri e con pochi effetti collaterali, il loro limite è rappresentato dall'insorgenza di tolleranza (perdita di efficacia nel tempo) e dipendenza nell'uso a lungo termine.

Per tali motivi negli ultimi anni si è affermata la terapia del disturbo d’ansia generalizzato con altri composti ansiolitici ed anche antidepressivi.

Infatti, al di là del nome, molti farmaci approvati come antidepressivo esercitano anche effetti ansiolitici, spesso senza causare effetti collaterali di assuefazione e dipendenza tipici delle benzodiazepine. Attualmente tra i più utilizzati allo scopo ci sono gli antidepressivi SSRI (in particolare la fluvoxamina), anche se numerosi altri farmaci come quelle rientranti nella categoria degli antidepressivi atipici sono utilizzati con successo nel trattamento della patologia.

Il buspirone, ansiolitico della classe degli azapironi, ha nel GAD una delle sue indicazioni elettive. È un agonista serotoninergico (5-HT1A) e antagonista dopaminergico presinaptico. Analogamente viene utilizzato il Tofisopam e altri ansiolitici che rientrano della definizione di ansiolitici atipici. Rispetto alle BZD hanno come vantaggi la selettiva azione ansiolitica, l'assenza di effetti di sommazione con l'alcol, l'assenza di sedazione e miorilassamento, l'assenza di depressione respiratoria e l'impossibilità di dare dipendenza.

L'effetto ansiolitico di tali composti però, a differenza delle benzodiazepine che agiscono molto velocemente, compare spesso dopo alcuni giorni di somministrazione continua, in genere una settimana; ciò non li rende quindi utili nell’utilizzo al bisogno.

Terapie complementari[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni studi sembrano indicare l'agopuntura come in grado di ridurre i sintomi di ansia generalizzata, principalmente attraverso i suoi effetti di stimolazione del sistema parasimpatico[5][6], ma sono ancora necessari studi controllati randomizzati con numerosità campionarie adeguate per supportare tale dato[7].

Fattori di rischio[modifica | modifica wikitesto]

Una rassegna sistematica della letteratura scientifica condotta nel 2014 ha individuato alcuni fattori di rischio per lo sviluppo del disturbo[8]; in particolare:

  • Per quanto riguarda i fattori socio-demografici, si è riscontrato come l'età matura, l'essere non sposato/a, divorziato/a o vedovo/a e uno status socio-economica basso
  • Per quanto riguarda i fattori ambientali, si è riscontrato come l'aver esperito durante l'infanzia degli eventi di vita stressanti si associa a una maggior probabilità di sviluppare il GAD[9][10][11], laddove per eventi di questo tipo si intendono eventi come morte, separazione o divorzio dei genitori prima dei 10 anni d'età.
  • Per quanto riguarda i fattori familiari, si è riscontrato come abbiano maggior probabilità di sviluppare il GAD quegli individui i cui genitori presentino a loro volta nella propria storia clinica una diagnosi di GAD[10], ma anche episodi di depressione[12], o altri problemi di salute mentale[13].
  • Per quanto riguarda i fattori psicologici, si è riscontrato come alcuni tratti di personalità, misurati in qualsiasi momento della vita della persona, sono stati associati a una maggior probabilità di sviluppare il GAD: nevroticismo[13], inibizione comportamentale, evitamento del danno e dipendenza dalla ricompensa[10]. Inoltre, sono fattori che aumentano il rischio di rispondere ai criteri diagnostici del GAD anche il soffrire di un altro disturbo d'ansia, di un disturbo di personalità, del disturbo bipolare, di depressione maggiore, di depressione o di disturbi del sonno.

Altri fattori, come disabilità, personalità/stile dei genitori e tabagismo, hanno portato a risultati contrastanti in diversi studi, e meritano quindi un approfondimento scientifico[8].

Fisiopatologia[modifica | modifica wikitesto]

A livello neurochimico, alcuni studi hanno associato il disturbo a specifiche alterazioni dei neurotrasmettitori:

A livello neurostrutturale, alcuni studi hanno associato il disturbo a specifiche alterazioni cerebrali:

  • Un aumentato volume dell'amigdala[16][17];
  • Un aumentato volume della corteccia prefrontale dorsomediale (DMPFC)[17].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Kimberly A. Yonkers, Ingrid R. Dyck e Meredith Warshaw, Factors predicting the clinical course of generalised anxiety disorder, in British Journal of Psychiatry, vol. 176, n. 6, 2000-06, pp. 544–549, DOI:10.1192/bjp.176.6.544. URL consultato il 2 settembre 2023.
  2. ^ Generalized anxiety and generalized anxiety disorder: description and reconceptualization, in American Journal of Psychiatry, vol. 143, n. 1, 1986-01, pp. 40–44, DOI:10.1176/ajp.143.1.40. URL consultato il 2 settembre 2023.
  3. ^ (EN) Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, su DSM Library. URL consultato il 2 settembre 2023.
  4. ^ Recommendations | Generalised anxiety disorder and panic disorder in adults: management | Guidance | NICE, su www.nice.org.uk, 26 gennaio 2011. URL consultato il 2 settembre 2023.
  5. ^ Wen-zheng Luo, Hai-jing Liu e Shang-ying Mei, Clinical study on "Jin's three-needling" in treatment of generalized anxiety disorder], in Zhongguo Zhong Xi Yi Jie He Za Zhi Zhongguo Zhongxiyi Jiehe Zazhi = Chinese Journal of Integrated Traditional and Western Medicine, vol. 27, n. 3, 2007-3, pp. 201–203. URL consultato il 26 agosto 2019.
  6. ^ https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/18180890/?i=10&from=anxiety%20generalized%20and%20acupuncture
  7. ^ Meichen Li, Xin Liu e Xinyi Ye, Efficacy of acupuncture for generalized anxiety disorder: A PRISMA-compliant systematic review and meta-analysis, in Medicine, vol. 101, n. 49, 9 dicembre 2022, pp. e30076, DOI:10.1097/MD.0000000000030076. URL consultato il 2 settembre 2023.
  8. ^ a b Patricia Moreno-Peral, Sonia Conejo-Cerón e Emma Motrico, Risk factors for the onset of panic and generalised anxiety disorders in the general adult population: A systematic review of cohort studies, in Journal of Affective Disorders, vol. 168, 15 ottobre 2014, pp. 337–348, DOI:10.1016/j.jad.2014.06.021. URL consultato il 2 settembre 2023.
  9. ^ R. C. Kessler, M. Gruber e J. M. Hettema, Co-morbid major depression and generalized anxiety disorders in the National Comorbidity Survey follow-up, in Psychological Medicine, vol. 38, n. 3, 30 novembre 2007, pp. 365–374, DOI:10.1017/s0033291707002012. URL consultato il 2 settembre 2023.
  10. ^ a b c Katja Beesdo, Daniel S. Pine e Roselind Lieb, Incidence and Risk Patterns of Anxiety and Depressive Disorders and Categorization of Generalized Anxiety Disorder, in Archives of General Psychiatry, vol. 67, n. 1, 1º gennaio 2010, pp. 47, DOI:10.1001/archgenpsychiatry.2009.177. URL consultato il 2 settembre 2023.
  11. ^ TERRIE E. MOFFITT, AVSHALOM CASPI e HONALEE HARRINGTON, Generalized anxiety disorder and depression: childhood risk factors in a birth cohort followed to age 32, in Psychological Medicine, vol. 37, n. 03, 4 gennaio 2007, pp. 441, DOI:10.1017/s0033291706009640. URL consultato il 2 settembre 2023.
  12. ^ Roselind Lieb, Barbara Isensee e Michael Höfler, Parental Major Depression and the Risk of Depression and Other Mental Disorders in Offspring, in Archives of General Psychiatry, vol. 59, n. 4, 1º aprile 2002, pp. 365, DOI:10.1001/archpsyc.59.4.365. URL consultato il 2 settembre 2023.
  13. ^ a b (EN) R. C. Kessler, M. Gruber e J. M. Hettema, Co-morbid major depression and generalized anxiety disorders in the National Comorbidity Survey follow-up, in Psychological Medicine, vol. 38, n. 3, 2008-03, pp. 365–374, DOI:10.1017/S0033291707002012. URL consultato il 2 settembre 2023.
  14. ^ D. J. Nutt, Neurobiological mechanisms in generalized anxiety disorder, in The Journal of Clinical Psychiatry, 62 Suppl 11, 2001, pp. 22–27; discussion 28. URL consultato il 2 settembre 2023.
  15. ^ Timothy D. Brewerton, Toward a unified theory of serotonin dysregulation in eating and related disorders, in Psychoneuroendocrinology, vol. 20, n. 6, 1995-01, pp. 561–590, DOI:10.1016/0306-4530(95)00001-5. URL consultato il 2 settembre 2023.
  16. ^ Amit Etkin, Katherine E. Prater e Alan F. Schatzberg, Disrupted Amygdalar Subregion Functional Connectivity and Evidence of a Compensatory Network in Generalized Anxiety Disorder, in Archives of General Psychiatry, vol. 66, n. 12, 1º dicembre 2009, pp. 1361, DOI:10.1001/archgenpsychiatry.2009.104. URL consultato il 2 settembre 2023.
  17. ^ a b Anne Schienle, Angelika Köchel e Franz Ebner, Neural correlates of intolerance of uncertainty, in Neuroscience Letters, vol. 479, n. 3, 2010-08, pp. 272–276, DOI:10.1016/j.neulet.2010.05.078. URL consultato il 2 settembre 2023.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Daniele La Barbera, Salvatore Varia, Percorsi clinici della psichiatria, Palermo, Medical Books, 2003
  • American Psychiatric Association, Ed. it. Massimo Biondi (a cura di), DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2014

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