Disturbo da alimentazione incontrollata

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Avvertenza
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Disturbo da alimentazione incontrollata
Specialitàpsichiatria, psicologia e psicoterapia
Classificazione e risorse esterne (EN)
ICD-10F50.8
MeSHD056912

Il disturbo da alimentazione incontrollata, generalmente noto come Binge Eating Disorder (BED), è un disturbo del comportamento alimentare (DCA) caratterizzato da episodi ricorrenti di abbuffate[1]- almeno una volta a settimana per tre mesi[2]- sempre accompagnati da una sensazione di perdita del controllo. A differenza della bulimia nervosa, però, alle abbuffate non seguono regolarmente comportamenti compensatori inadeguati.

Sintomatologia[modifica | modifica wikitesto]

Gli individui affetti da BED presentano ricorrenti episodi di alimentazione incontrollata (non per forza eccedono con il cibo in modo costante), ovvero abbuffate che presentano almeno tre delle seguenti caratteristiche:

  • mangiare più velocemente del normale
  • mangiare grandi quantitativi di cibo anche se non ci si sente fisicamente affamati
  • mangiare fino a sentirsi dolorosamente pieni
  • mangiare da soli e di nascosto, per via della vergogna che si prova per quanto si sta mangiando
  • sentirsi disgustati di sé, depressi o molto in colpa dopo un'abbuffata[1]

Le abbuffate degli individui affetti dal binge eating disorder sono tipicamente caratterizzate dalla presenza di due elementi in contemporanea:

  • il fatto di mangiare in un periodo definito di tempo una quantità di cibo nettamente maggiore di quello che la maggior parte delle persone magerebbe in quel lasso di tempo e in quelle stesse circostanze
  • la sensazione di perdita di controllo durante l'episodio (incapacità di controllare cosa si mangia e quanto, e incapcità di fermarsi)

L'abbuffata non è seguita da alcun comportamento compensatorio inadeguato, quali l'epurazione (vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici o clisteri), l'esercizio fisico eccessivo e/o il digiuno: questa è la principale differenza con la bulimia nervosa.

Ciò porta però coloro che soffrono di BED, nel corso del tempo, ad evolvere verso l'obesità, che può essere di grado variabile. Il 20-30% dei soggetti che richiedono un trattamento per l’obesità e il 5-8% degli obesi in genere soffre di un disturbo da alimentazione incontrollata.

I due DCA, disturbo da alimentazione incontrollata e bulimia, hanno però numerose caratteristiche in comune, come il fatto che il paziente tendenzialmente sia cosciente della sua situazione, ma se ne vergogni moltissimo e la viva con preoccupazione - sia relativa alla perdita di controllo che relativa alle conseguenze delle abbuffate sul peso corporeo e sulla salute.[2]

Cause[modifica | modifica wikitesto]

Non si può pensare di identificare una sola causa che spieghi l’insorgenza di un problema alimentare, è necessario considerare un insieme di fattori fisici, ambientali e di personalità.

I fattori di rischio sono gli stessi per tutti i disturbi del comportamento alimentare:

  • la presenza di un membro della famiglia a dieta per un qualsiasi motivo
  • critiche di familiari su alimentazione, peso o le forme corporee
  • episodi di vita in cui si è stati presi in giro sull’alimentazione, il peso o le forme corporee
  • obesità dei genitori
  • obesità personale nell’infanzia
  • frequentazione di ambienti che enfatizzano la magrezza (es. danza, moda, sport)
  • disturbi dell’alimentazione in famiglia

Esistono, inoltre, delle caratteristiche specifiche di personalità che si riscontrano nei pazienti affetti da disturbo dell’alimentazione. Queste aspetti di personalità vengono considerati come fattori di vulnerabilità individuale, ovvero fanno sì che coloro che ne sono portatori siano più esposti di altri a sviluppare un disturbo dell’alimentazione.

Una persona sarà tanto più a rischio se:

  • ha uno scarso concetto di sé (bassa autostima);
  • non ha fiducia in se stessa;
  • ha scarsa consapevolezza delle proprie emozioni;
  • è eccessivamente perfezionista;
  • tende ad estremizzare le cose, cioè “vede tutto bianco o tutto nero”;
  • manifesta comportamenti impulsivi o comportamenti ossessivi;
  • tende ad attribuire importanza eccessiva al peso ed alla forma del proprio corpo.[2]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Conseguenze fisiche[modifica | modifica wikitesto]

Il disturbo da alimentazione incontrollata può portare a complicazioni mediche vere e proprie, tendenzialmente dovute allo stato di obesità, come per esempio:

Di solito i problemi legati al fisico richiedono la normalizzazione del peso e dell’alimentazione.

Conseguenze psicologiche[modifica | modifica wikitesto]

I soggetti affetti da BED, dal punto di vista psicologico, sono tipicamente depresse o stressate a causa del proprio problema alimentare. Spesso questa sensazione si traduce in isolamento sociale, poiché essi si vergognano del proprio stile alimentare o della propria condizione di soprappeso o obesità.

Terapia[modifica | modifica wikitesto]

Come tutti i disturbi del comportamento alimentare, il BED necessita di un approccio multidisciplinare che preveda una collaborazione tra psichiatra, internista, dietologo e psicologo. Si hanno quindi a disposizione diversi tipi di trattamento, ciascuno focalizzato su aspetti specifici del problema e su modalità peculiari di intervento.

Tuttavia, il disturbo da alimentazione incontrollata sembra rispondere meglio ai trattamenti sia rispetto all’anoressia nervosa che alla bulimia nervosa.

Trattamento dimagrante convenzionale[modifica | modifica wikitesto]

Un trattamento dimagrante convenzionale ha efficacia a breve termine nel ridurre le abbuffate, ma la probabilità di ricaduta è estremamente alta, poiché non si va ad intervenire in alcun modo sui meccanismi disfunzionali che in primo luogo hanno generato il problema.

Auto-aiuto con manuali[modifica | modifica wikitesto]

L’auto-aiuto con i manuali, si è riscontrato utile nelle forme più lievi.[2]

Psicoterapia[modifica | modifica wikitesto]

  • La terapia cognitiva-comportamentale è il metodo maggiormente studiato e supportato dagli specialisti per la cura dei DCA; si pone come scopo quello di aiutare chi soffre di un disturbo dell’alimentazione a imparare a gestire il proprio sintomo, a sostituirlo con comportamenti più adeguati e soddisfacenti, e a identificare e modificare alcune modalità di pensiero problematiche che favoriscono il mantenimento della patologia alimentare. Il trattamento prevede tre fasi per una durata complessiva di almeno un anno.[1]
  • La terapia ad orientamento sistemico-relazionale cerca di intervenire sul problema attraverso la modificazione delle relazioni familiari problematiche all’interno del nucleo familiare, e presuppone dunque che sia l'intera famiglia a sottoporsi al trattamento
  • Il counselling dietetico-nutrizionale, attraverso il monitoraggio quotidiano dell’alimentazione mediante un diario alimentare dove la persona annota cosa ha mangiato durante il giorno, permette nei casi meno gravi di modificare le abitudini nutrizionali scorrette.[2]

Sia la terapia cognitivo-comportamentale che la psicoterapia interpersonale danno dei tassi di remissione ≥ 60%; il miglioramento solitamente è ben mantenuto nel lungo termine. Tali trattamenti non producono però una significativa perdita di peso nei pazienti obesi, se non abbinati anche ad uno specifico piano alimentare.[1]

Terapia farmacologica[modifica | modifica wikitesto]

  • farmaci antidepressivi - come gli inibitori della ricaptazione della serotonina. Hanno un'efficacia a breve termine nell'eliminare le abbuffate, ma quella a lungo termine non è nota.
  • lisdexamfetamina - approvata per il trattamento del disturbo da moderato a grave. Può ridurre il numero di giorni di abbuffata e sembra causare una lieve perdita di peso, ma la sua efficacia a lungo termine è sconosciuta.
  • farmaci che sopprimono l'appetito (come per esempio il topiramato)
  • farmaci dimagranti (come per esempio l'orlistat).[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Disturbo da alimentazione incontrollata - Disturbi psichiatrici, su Manuali MSD Edizione Professionisti. URL consultato il 4 agosto 2019.
  2. ^ a b c d e Terzocentro, Disturbo da alimentazione incontrollata, su Terzocentro Psicoterapia Cognitiva Roma, 26 novembre 2015. URL consultato il 4 agosto 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]