Anedonia

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Anedonia
Specialitàpsichiatria, psicoterapia e psicologia clinica
EziologiaPsichiatrica
Classificazione e risorse esterne (EN)
MeSHD059445

In psicologia e psichiatria, il termine anedonia (parola greca composta dal prefisso negativo an e hēdonē, "piacere") si definisce l'incapacità, totale o parziale, di provare soddisfazione, appagamento od interesse, per le consuete attività piacevoli, quali il cibo, il sesso e le relazioni interpersonali. Il termine medico è stato coniato verso la fine del Novecento da Ribot, psicologo francese che definì l'anedonia come l'incapacità patologica di percepire piacere in ogni sua forma

“Anedonia” può essere utilizzato quale sinonimo di disinteresse verso il dormire, rilassarsi e vivere: è quindi chiaro come questa situazione rifletta disturbi mentali, depressione e psicosi croniche in generale.

Più in particolare, l'anedonia è definita “sociale” quando il disinteresse è mirato alle sole relazioni interpersonali, mentre è “fisica” quando il cibo, il sesso e le emozioni non procurano alcun piacere al soggetto. La definizione si affina in “anedonia sessuale” per indicare l'incapacità di godere nel mero atto sessuale, una sorta di anorgasmia.

L'anedonia potrebbe essere spia accesa di schizofrenia, morbo di Parkinson, depressione e disturbi dell'umore in generale. Secondo le stime, sembra che il 40% dei pazienti affetti da Morbo di Parkinson manifesti contemporaneamente anche anedonia. Per quanto riguarda il legame anedonia-schizofrenia, il pensiero degli psicologi e degli psichiatri non è univoco: alcuni considerano l'anedonia come sintomo della  schizofrenia, una sorta di marker della malattia, altri, invece, reputano la patologia anedonica come un tratto che predispone il soggetto alla manifestazione della psicosi schizofrenica.

  1. Tra i sostenitori della prima teoria, si ricordano il Dott. Carpenter e il Dott. Kirkpatrick, secondo i quali l'anedonia era “sintomo primario e duraturo”, elemento indispensabile per diagnosticare la schizofrenia nei pazienti; ancora, il Dott. Crow, psichiatra anglosassone, considerava l'anedonia come sintomo principale della schizofrenia.
  2. In opposizione a questa teoria, altri Studiosi rifiutano il concetto secondo cui l'anedonia rappresenta il marker della schizofrenia: il disturbo anedonico è paragonato ad una malattia trasmessa geneticamente, un carattere innato che pone le basi all'insorgere della manifestazione schizofrenica.

L'anedonia gioca un ruolo di notevole importanza anche nella depressione: negli stadi depressivi iniziali il soggetto lamenta incapacità di trarre soddisfazione dalle piccole attività quotidiane che, di norma, sono considerate piacevoli. Ciò che differenzia l'anedonia nel contesto schizofrenico da quella in ambito depressivo, è che in quest'ultimo caso la difficoltà di provare piacere nasce in un determinato momento, mentre nella schizofrenia, l'anedonia è stabile nel tempo e non insorge in un particolare stadio della malattia.

Cure[modifica | modifica wikitesto]

Considerando l'anedonia un disturbo mentale, le terapie sono pressoché identiche a quelle utilizzate per la cura della depressione e dei disturbi di natura psicologica: le sedute psichiatriche, il dialogo e, quando necessario, il supporto farmacologico, potrebbero diminuire la negatività derivata dal disturbo anedonico.

L'anedonia non è una patologia a sé stante, ma accompagna molti disturbi della personalità, peggiorandoli: lo specialista deve riuscire a capire il vero motivo che crea l'anedonia nel paziente e quale patologia nasconde per poterla curare al meglio.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stuart C. Yudofsky, Robert E. Hales e Laura Weiss Roberts, Manuale di psichiatria: American Psychiatric Publishing, Edra Masson, 2015, p. 1296, ISBN 9788821438837.
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