Identificazione proiettiva
Il concetto di identificazione proiettiva fu introdotto dalla psicoanalista Melanie Klein in Note su alcuni meccanismi schizoidi (1946). Si tratta di un meccanismo di difesa tipico della posizione schizo-paranoide, nel quale il soggetto immagina di inserire parti scisse di sé nell’oggetto (madre o caregiver) con lo scopo inconscio di possederlo e controllarlo. Questo porta a una forma particolare di identificazione.
Successivamente, il concetto è stato ripreso da vari autori: Herbert A. Rosenfeld e Hanna Segal ne hanno studiato le implicazioni cliniche, mentre Wilfred Bion ne ha evidenziato il ruolo nella comunicazione interumana.
Origini teoriche
[modifica | modifica wikitesto]La Klein colloca l’identificazione proiettiva nel contesto della primissima infanzia, dominata da pulsioni di vita e di morte e dal bisogno di coesione dell’Io. Nei primi mesi, il bambino sperimenta ansie persecutorie legate alla separazione e alla frustrazione dei bisogni. Il seno materno, primo oggetto d’amore, viene scisso precocemente in “seno buono” e “seno cattivo”. Tale scissione alimenta il gioco tra proiezione e introiezione, processo fondamentale per la formazione dell’Io e del Super-Io.
L’introiezione di un oggetto buono permette lo sviluppo di relazioni stabili, mentre gli oggetti persecutori vengono scissi e proiettati all’esterno. Se la scissione diventa massiccia, l’Io rischia di frammentarsi. La capacità materna di accoglienza e comprensione può modulare questi processi, attenuando le angosce psicotiche.
Funzionamento del meccanismo
[modifica | modifica wikitesto]Nella fantasia inconscia il bambino espelle parti di sé considerate cattive o pericolose e le deposita nell’oggetto. Quest’ultimo diventa così un “rappresentante dell’Io”, investito di tratti aggressivi o distruttivi. Il soggetto tenta di controllare l’oggetto per evitare la sua vendetta, ma ciò genera legami confusi e angosce persecutorie. La dinamica proiettiva si accompagna all’identificazione per introiezione, basata sulla fantasia di incorporare aspetti dell’oggetto.
Questi meccanismi, se equilibrati, contribuiscono alla crescita psichica. Se invece sono eccessivi, alimentano un circolo vizioso tra scissione, proiezione e angoscia.
Relazioni oggettuali schizoidi
[modifica | modifica wikitesto]Klein descrive la posizione schizo-paranoide come uno stadio precoce dello sviluppo in cui l’Io, ancora fragile, affronta la minaccia di frammentazione attraverso difese primitive: scissione, proiezione, diniego, idealizzazione e identificazione proiettiva. In questo contesto, l’oggetto materno può essere percepito come svuotato, invaso o distrutto. Tale vissuto produce angosce di persecuzione e rafforza il bisogno di controllare l’oggetto, compromettendo la possibilità di separarsene.
Se la posizione schizo-paranoide non viene superata, il soggetto rischia di consolidare vissuti psicotici e disturbi nella capacità di distinguere oggetti buoni e cattivi, con impoverimento dell’Io.
Aspetti psicopatologici
[modifica | modifica wikitesto]L’identificazione proiettiva gioca un ruolo centrale in vari disturbi mentali, in particolare nelle psicosi e nei quadri paranoidi e schizofrenici. Scissione e proiezione eccessive possono condurre a:
- percezione frammentata di sé e degli altri;
- vissuti persecutori intensi;
- dipendenza da oggetti esterni idealizzati o temuti;
- annullamento della propria individualità.
Klein osserva che gli stessi meccanismi primitivi presenti nella schizofrenia e nella paranoia sono già attivi nella prima infanzia. La proiezione eccessiva, ad esempio, produce un mondo interno popolato da oggetti persecutori, mentre l’introiezione massiva può generare vissuti di invasione o voracità.
Conclusione
[modifica | modifica wikitesto]L’identificazione proiettiva, se da un lato costituisce una difesa primitiva per contenere l’angoscia, dall’altro rappresenta un nucleo potenzialmente patologico, che può ostacolare lo sviluppo dell’Io. La capacità del bambino di interiorizzare un “oggetto buono” stabile costituisce il fattore protettivo essenziale, capace di trasformare la dinamica proiettiva in un processo evolutivo anziché disintegrante.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Voce Archiviato il 25 ottobre 2013 in Internet Archive. in Dizionari Simone online
- (EN) Jean Laplanche, Jean-Bertrand Pontalis, Projective Identification, p. 356
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