Pet therapy

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Con il termine pet therapy si indica letteralmente la terapia dell'animale da affezione, dall'unione dei due termini: pet che significa animale da affezione e therapy che significa terapia o cura.

Per pet therapy, o anche zooterapia, si intende una co-terapia che si affianca a tradizionali cure, trattamenti ed interventi socio-sanitari già in corso.

Essa non rappresenta una terapia a sé, ma si identifica come un intervento sussidiario che aiuta, rinforza, arricchisce e coadiuva le tradizionali terapie e può essere impiegata su pazienti di qualsiasi età ed affetti da diverse patologie con l'obiettivo di miglioramento della qualità di vita dell'individuo e del proprio stato di salute rivalutando, nel contempo, il rapporto uomo-animale.

Ulteriore scopo di queste co-terapie è quello di integrarsi con le normali attività terapeutiche facilitando l'approccio delle varie figure medico-sanitarie e riabilitative soprattutto nel caso in cui il paziente non dimostri collaborazione spontanea.

La presenza di un animale permette in molti casi di consolidare il rapporto emotivo con il paziente favorendo il canale di comunicazione paziente-animale-medico e stimolando una partecipazione attiva del soggetto stesso.

La pet therapy viene intesa come un intervento dolce che stabilisce armonia tra uomo e natura[1] apportando grandi benefici all'uomo.

Il termine Pet Therapy, comunemente usato, è stato superato e oggi si parla di un complessivo progetto di Interventi Assistiti con gli Animali (IAA).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La storia dell'uomo e del suo rapporto con gli animali risale alle epoche preistoriche, periodi della vita umana dove l'individuo se ne serviva per lavorare, per procurarsi il cibo, per controllare i propri greggi ed armenti.

In altre epoche l'animale, portatore di grande energia e potere, veniva sfruttato per rituali di guarigione o in occasioni ludiche, sacre e religiose.

Nel 1792 in Inghilterra, presso il York Retreat Hospital, lo psicologo William Tuke incitò i pazienti malati mentali ad interagire e a prendersi cura di piccoli animali. Ciò favorì un migliore autocontrollo del paziente e scambio affettivo.[2]

A metà del 1800, in Germania, presso il Bethel Hospital, si studiarono i comportamenti di alcuni malati epilettici e disabili che nel loro quotidiano entravano in contatto con alcuni gatti, cani, cavalli e altri piccoli animali.

Nel 1875, in Francia, il medico Chessigne prescrive per la prima volta l'equitazione per persone affette da problemi neurologici. Entrati nel XX secolo la pet therapy cominciò ad assumere una certa importanza nel miglioramento del comportamento dei pazienti. Nel 1919, dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, negli Stati Uniti d'America, al St. Elisabeth's Hospital, vennero usati i cani per curare i malati di schizofrenia e depressione.[3]

Ma fu nel 1953 che lo psicoterapeuta Boris Levinson, proprietario del cane Jingles, rilevò, fortuitamente, i benefici su un bambino autistico nella sua relazione quotidiana con il cane stesso che gli apportava rilassamento e distrazione rispetto a quando non interagiva con l'animale. Questa esperienza segnò l'avvio di approfondite ricerche, studi ed attività molteplici. Nel 1961, il dottor Boris Levinson, pubblicò il suo famoso libro The Dog as Co-Therapist, in cui per la prima volta si fece cenno alla Pet Therapy, mentre nel 1975, i coniugi Corson, entrambi psichiatri americani, che avallavano le teorie e gli studi di Levinson, pubblicarono la Pet Facilitated Therapy.

Erika Friedman, nel 1977, rivolse particolare attenzione ad un gruppo di persone che avevano superato un infarto notando una positiva relazione tra chi possedeva un animale da compagnia e l'essere sopravvissuto all' attacco di cuore. La studiosa rilevò come la vicinanza dell'animale favorisse il rilassamento del soggetto diminuendo la possibilità di infarto cardiaco.

Nel 1997 venne fondata in Australia la Delta Society, che si occupa di studiare gli effetti terapeutici legati alla compagnia degli animali.[4]

La pet therapy prese piede in Italia verso la fine degli anni '80 con alcuni convegni e conferenze sul tema.

Nel 2002, venne pubblicata la Carta Modena: Carta dei valori e dei principi sulla pet relationship. Questo lavoro vide la partecipazione dei massimi esponenti, esperti ed Enti in materia di relazione uomo-animale e dei diritti da salvaguardare di entrambe le parti.

Risale al 6 febbraio 2003 l'accordo del Ministro della Salute, Le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano in materia di benessere degli animali da compagnia e pet therapy. Sempre nello stesso anno, la regione Marche dà inizio ai primi progetti sperimentali con la pet therapy, fino alla creazione della prima cooperativa sociale (la Pet Village)dedicata completamente a questo tipo di attività.[5]

Il 03 Gennaio 2005 venne emessa la Legge Regionale n. 3 riguardo le disposizioni sulle terapie complementari: terapia del sorriso e pet therapy.

Nel Maggio del 2005, la Regione del Veneto pubblicò le linee guida sugli Interventi Assistenziali e Terapeutici che prevedono il coinvolgimento degli animali.

Il 21 Ottobre 2005 venne pubblicato il documento del Comitato Nazionale di Bioetica: “Problemi bioetici relativi all'impiego di animali in attività correlate alla salute e al benessere umani”.

Tra le direttive più significative possiamo citare quelle del 2007 dall'IAHAIO che ha elaborato e approvato delle Linee guida scaturite dall'undicesima Conferenza mondiale sulle interazioni uomo-animale di Tokyo.[5]

Decreto 18 Giugno 2009, il Ministero del Lavoro , delle Politiche Sociali e il Ministero della Salute: “Istituzione di nuovi Centri di referenza nazionali nel settore veterinario”.

Il 25 Marzo 2015, vennee emesso l'Accordo, ai sensi degli articoli 2, comma 1, lettera b) e 4, comma 1 del decreto legislativo 28/08/1997, n. 281 tra il Governo, le Regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sul documento recante “Linee guida nazionali per gli interventi assistiti con gli animali (IAA)”.

Il 22 luglio 2016, il Ministero della Salute pubblicò il Piano Nazionale Integrato 2015-2018 sugli Interventi assistiti con gli animali ribadendo l'importanza di promuovere e potenziare i vari interventi e collaborazioni nella pet therapy.[6]

Oggi gli IAA trovano ampia applicazione in svariati settori socio-assistenziali, tra i quali: case di riposo, ospedali, comunità di recupero, centri socio-educativi e riabilitativi, carceri, comunità per minori, scuole di ogni ordine e grado, centri di aggregazione vari, centri di persone diversamente abili e con patologie psichiatriche e ludoteche.

Teoria di Levinson[modifica | modifica wikitesto]

Effetti terapeutici[modifica | modifica wikitesto]

Questa teoria nasce da un evento casuale e fortuito. Nel 1953, Levinson, aveva in cura un bambino autistico che era stato sottoposto a molte cure senza però trovare alcune risposte o progressi alla sua malattia. Un giorno, i genitori del bambino accompagnarono il figlio alla seduta con un leggero anticipo rispetto all'orario prefissato. In quel momento, Levinson, era talmente impegnato in un altro lavoro che fece accomodare la famiglia nel suo studio dimenticandosi di fare uscire il suo cane Jingles. Non appena il cane vide quel bambino, la bestiola, si diresse verso di lui e cominciò a leccarlo. Il piccolo non mostrò alcun tipo di timore o paura, ma anzi, ne fu talmente conquistato che cominciò ad accarezzarlo dolcemente. Alla fine di quell'incontro il bambino manifestò uno dei suoi pochi desideri espressi fino a quel momento della sua vita: tornare nello studio dello psichiatra per poter giocare di nuovo con il cane. Come spiega bene Levinson, e come scrive anche nell'articolo The dog as co-therapist (dove tra l'altro utilizzò per la prima volta l'espressione pet therapy), il bambino, nel tempo, continuò a giocare con Jingles e questo permise allo psichiatra di inserirsi nel gioco, creando così un rapporto col suo piccolo paziente. La presenza di un animale permetteva al bambino di esprimere le proprie difficoltà in modo indiretto senza essere intimorito dal rapporto diretto con Levinson. Dopo questo evento lo psichiatra sviluppò la teoria della pet oriented child psychotherapy, basata sull'idea che il bambino si identificasse frequentemente con l'animale, il quale diventa un sostegno grazie al quale il paziente riesce a parlare più tranquillamente della sua vita e delle sue inquietudini.[7]

Levinson constatò che prendersi cura di un animale può calmare l'ansia, può trasmettere calore affettivo e aiutare a superare lo stress e la depressione.[8]

Inoltre, è stato studiato e confermato da numerose ricerche scientificamente fondate, pubblicate da riviste mediche tra le più accreditate («JAMA», «British Journal of the Royal Society of Medicine», «American Journal of Cardiology», «Journal of Nervousch&Mental») che il rapporto con gli animali può portare a: un aumento del tasso di sopravvivenza nei pazienti ricoverati con disturbi cardiaci; abbassamento della pressione sanguigna e della frequenza delle pulsazioni; calo dei valori del colesterolo nei pazienti di sesso maschile; riduzione nella percezione di problemi di salute minori e miglioramento della qualità della vita; decrescita delle spese per i farmaci; riduzione delle sensazioni di solitudine, depressione e paura; aumento dell'autostima, in particolar modo nei bambini; miglioramento dell'integrazione sociale dei bambini a scuola, degli anziani e delle persone con problemi fisici[9]

Le équipe coinvolte[modifica | modifica wikitesto]

« Gli IAA, in particolare, le TAA e le EAA, prevedono il coinvolgimento di un' équipe multidisciplinare in grado di gestire la complessità della relazione uomo-animale, comporta da diverse figure professionali, sanitarie e non e operatori che concorrono alla progettazione e alla realizzazione dell'intervento, ognuno per le proprie competenze, lavorando in stretta collaborazione. La scelta dell' équipe multidisciplinare rappresenta un momento fondamentale in quanto deve essere diversificata in base agli ambiti ed obiettivi dell'intervento, alle specifiche esigenze del paziente/utente e dell'animale impiegato.[10] »

Nella pet therapy si possono prevedere le seguenti figure:

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Le figure professionali coinvolte devono avere una preparazione specifica per quanto riguarda le caratteristiche generali degli animali coinvolti nella pet therapy, come la possibilità di zoonosi e l'etologia degli animali a disposizione. L'intervento degli enti pubblici, quali università e gli enti sanitari regionali, costituiscono oggigiorno l'unico modo per permettere una formazione il più possibile uniforme ed accessibile dal punto di vista economico, in modo da abbattere in parte gli esorbitanti costi della macchina della pet therapy. L'uomo ha come prolungamento involontario di sè, l'animale .Uno dei motivi principali per il quale l'uomo ha iniziato ad utilizzare il quadrupede per lavorare nel sociale è proprio per il fatto che suscita sentimenti positivi, la tenerezza, l'amore e rassicura l'individuo soprattutto se bambino.

Nel 2006 è stata fondata la Società internazionale per le terapie assistite con animali (ISAAT)per controllare lo sviluppo della pet therapy. Questa si prefigge i seguenti scopi:

  • controllo qualitativo delle istituzioni pubbliche e private che offrono una formazione nel campo della pet therapy e nelle attività assistite con gli animali;
  • riconoscimento ufficiale di: terapia assistita con animali, pedagogia assistita con animali, attività professionali assistite con animali;
  • promuovere il riconoscimento ufficiale degli operatori che portino a termine programmi di formazione in istituzioni accreditate;

Inoltre, il compito dell'ISAAT è quello di verificare che le istituzioni e i programmi di formazione in TAA/EAA/AAA possiedano gli standard riguardo a: requisiti di ammissione, qualifica dei docenti, adeguatezza del corso in tutti i suoi aspetti (contenuti interdisciplinari, teoria e attività pratica, numero di ore richieste), requisiti della relazione finale, norme per la verifica, esami da espletare per poter conseguire il diploma finale. Il corso comprende il seguente programma:

  • comunicazione uomo-animale e spiegazione teorica degli effetti somatici, sociali e psicologici delle AAA, EAA e TAA;
  • metodologie di lavoro pedagogico e terapeutico con animali da compagnia e da fattoria;
  • metodi di valutazione del processo e del risultato;
  • animali ed etica, benessere dell'animale e cura di esso;
  • etologia, comportamento animale, normale evoluzione e comportamento delle specie più utilizzate dalle AAA, EAA e TAA;
  • metodologie e teorie dell'apprendimento animale;
  • osservazione degli standard di igiene per l'uomo e per l'animale, piani di prevenzione dei rischi di infezione, allergie, zoonosi e gestione dei rischi in generale;
  • organizzazione dell'attività terapeutica con animali e conoscenze amministrative ed economiche di base;

Lo studente deve inoltre:

  • svolgere almeno 40 ore di lavoro pratico e scrivere una relazione in cui riporta le proprie esperienze e osservazioni;
  • stendere una relazione finale (minimo 80 pagine) su un argomento che possa collegare la propria conoscenza teorica con quella propria di pratica;[11]

Il 25 marzo 2015 la Conferenza Stato Regioni ha approvato l'Accordo e le Linee Guida in materia di interventi assistiti con gli animali che stabiliscono regole omogenee sul territorio nazionale e definiscono gli standard di qualità per la corretta applicazione di queste co-terapie.[12]

Le Linee Guida hanno lo scopo di armonizzare l'attività degli operatori che svolgono questo tipo di interventi e di garantire la tutela sia delle persone che degli animali impiegati.

Gli IAA hanno valenza terapeutica, riabilitativa, educativa e ludico-ricreativa e comprendono:

  • le Terapie Assistite con gli Animali (TAA), finalizzate alla cura di disturbi della sfera fisica, neuro e psicomotoria, cognitiva, emotiva e relazionale. Le TAA si prefiggono di raggiungere obiettivi specifici nelle sfere sopraindicate delle persone (fisica, sociali, emotive e cognitive) con la presenza di un professionista con esperienza specifica nel campo, nell'ambito della propria professione.[13] Queste tipo di attività sono quelle più mirate delle tre, perché richiedono un intervento progettuale personalizzato per ogni singolo paziente, possono essere svolte individualmente o in gruppo e vanno costantemente valutati e documentati. I suoi ambiti di applicazione principali sono: case di riposo o centri diurni per anziani, centri diurni e/o residenziali per persone disabili o affette da patologie psichiatriche, ospedali pediatrici, istituti riabilitativi e educativi, integrazione ai programmi di supporto psicologico o psicoterapeutico.[14]
  • l'Educazione Assistita con Animali (EAA), finalizzata a promuovere, attivare e sostenere le risorse e le potenzialità di crescita, relazione e inserimento sociale delle persone in difficoltà. Principalmente sono attività di tipo educativo e/o ludico-ricreativo effettuati, per l'appunto, con l'aiuto degli animali. A differenza delle AAA (punto successivo), le EAA hanno obiettivi specifici proposti da educatori e/o insegnanti in collaborazione con i conduttori e professionisti del benessere dell'animale. La differenza principale con le AAA sta nell'utenza: queste infatti sono principalmente rivolte a bambini e ragazzi in età scolare e prescolare. I suoi ambiti di applicazione principali sono: istituti scolastici, centri di aggregazione giovanile, ludoteche, centri socioeducativi, centri di aggregazione per bambini e adolescenti.[15]
  • le Attività Assistite con gli Animali (AAA), finalizzate al miglioramento della qualità della vita e della corretta interazione uomo-animale. Le AAA non necessariamente devono essere legati ad una terapi e non vengono dunque influenzati dalle condizioni mediche del paziente. È tuttavia preferibile che prima di essere messi in atto, vengano sottoposte ad una fase progettuale e organizzativa che tenga conto delle esigenze dell'utente. Generalmente, quindi, le AAA vengono proposte a piccoli gruppi di utenza, in strutture di vario genere e senza l'attivazione di richieste specifiche. Dato l'intervento molto generalizzabile e adattabile a varie tipologie di utenza, i suoi campi di applicazione possono essere: case di riposo, centri diurni per anziani, ospedali pediatrici, centri socioeducativi e riabilitativi diurni e/o residenziali, carceri e comunità per minori.[16]

Il 26 maggio 2016 il Ministero della salute ha emanato una nota esplicativa per il riconoscimento della formazione pregressa degli operatori.

In Italia siamo ad uno step superiore: a Luglio del 2015, infatti, sono state approvate le Linee Guida in materia di interventi assistiti con gli animali (IAA). l'Italia contraddistingue quale primo Paese al mondo ad avere stabilito una norma di riferimento nel contesto della mediazione uomo-animale. I documenti approvati stabiliscono regole omogenee sul territorio nazionale, definiscono gli standard di qualità per la corretta applicazione degli IAA e obbligano le organizzazioni alla pubblicazione annuale di dati riguardanti metodiche e risultati.[17]

Hanno inoltre lo scopo di armonizzare tali metodiche, garantire la tutela sia delle persone che degli animali coinvolti e favorirne la corretta interrelazione.[18]

Tra il conduttore e il cane serve complicità ma contemporaneamente serve complicità e armonia anche tra conduttore e operatore. L'AIUCA si occupa della formazione tra conduttore e animale dal 1998 assieme alla Delta Society che ha invece iniziato questo percorso nel 1990. Queste organizzazioni considerano i Progetti Assistiti degli Animali come un'arte che quindi va studiata e progammata assieme ad altri esperti del settore.

Boris Levinson, neuropsichiatra infantile, è stato il rivelatore e diffusore di questi Progetti Assistiti scoprendo per caso il beneficio portato da un cane ad un bambino affetto da autismo con cui il medico stava lavorando.[19]

Un altro importante contributo, al quale non si può non fare riferimento, è quello di Alberto Dal Negro[20] che si è occupato per 15 anni alla realizzazione di percorsi di formazione per persone con problemi di inclusione sociale. Nel libro "Il potere terapeutico degli animali" vengono riportate diverse esperienze importanti che fanno comprendere in prima persona il benessere che porta l'animale all'assistito e alla famiglia, ci permette di vivere in prima persona le emozioni che nascono e anche le difficoltà che molto spesso si riscontrano all'inizio del percorso ma che poi con grande stupore e magia si migliorano. Nella prefazione di Stefano Cattinelli[21] viene spiegato quanto potente sia l'approccio terapeutico con l'animale piuttosto di quello psicologico perché esso si muove in maniera molto più profonda andando oltre il ragionamento; l'animale ha questo potere che dev'essere , a sua volta, accettato anche dall'altra parte. Il coadiutore a sua volta deve riuscire ad utilizzare con saggezza e intelligenza lo "strumento" animale.

Come dice il Professor Cattinelli : " Chi ha la possibilità di indirizzare le forze di guarigione disponibili all'umanità in questo periodo storico è l'uomo"

Animali coinvolti nella pet therapy[modifica | modifica wikitesto]


Fondamentale è individuare l'animale corretto per il singolo paziente in base alle preferenze personali, alle capacità psico-fisiche, all'analisi delle eventuali fobie specifiche, alle allergie e in base alla risposta emotiva nelle prime sedute. Ad esempio nel caso si dispongano di più cani si deve definire l'abbinamento cane-paziente tenendo conto della taglia del cane, dell'indole, del tipo di pelo e così via.

Viene evidenziata la necessità di utilizzare animali detti da affezione e non animali selvatici perché come stabilito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'animale quest'ultimi si sono evoluti in ambienti naturali e non antropici come quelli in cui interviene la Pet Therapy quindi l'utilizzo di animali non di affezione rappresenterebbe una privazione della libertà.

Nella pet therapy è possibile utilizzare anche altri animali come:

Film[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Scheggi 2006, p. 191.
  2. ^ F. Allegrucci e B. Silvioli, Il mondo sconosciuto della Pet Therapy, in: "Babele 35", Anno VIII, 2007, 35 gennaio-aprile, 77-79, su www.diregiovani.it
  3. ^ Reginella e Pergolini 2009, p. 24.
  4. ^ Sito ufficiale della Delta Society
  5. ^ a b Reginella e Pergolini 2009, p. 31.
  6. ^ Centri di Referenza Nazionali (CRN), Interventi assistiti con gli animali (pet therapy), 22 luglio 2016, su http://www.salute.gov.it/pianoNazionaleIntegrato2015/dettaglioPianoNazionaleIntegrato2015.jsp?cap=capitolo2&sez=pni-cap2-lnr&id=1116
  7. ^ Reginella e Pergolini 2009, pp. 9-10.
  8. ^ B. M. Levinson, Pets, child development, and mental illness, J Am Vet Med Assoc. 1970 Dec 1;157(11):1759-66.
  9. ^ Reginella e Pergolini 2009, p. 10.
  10. ^ Presidenza del Consiglio dei Ministri, Linee guida nazionali per gli Interventi Assistiti con gli Animali
  11. ^ Reginella e Pergolini 2009, pp. 10-13.
  12. ^ Ministero della salute, Animali Terapeuti, 2006.
  13. ^ Delta Society, 1992, pp. 1-8
  14. ^ Reginella e Pergolini 2009, pp. 37-41.
  15. ^ Ivi, pp.35-36
  16. ^ Ivi, pp.32-33
  17. ^ Matteo Stievano, HDPsicologia.it, Pet Therapy:ultime ricerche riguardo la sua specificità
  18. ^ www.izsvenezie.it/wp-content/uploads/2015/07/accordo-linee-guida-iaa.pdf.
  19. ^ Atti dei Convegni 2011 e 2015, Interventi Assistiti con gli Animali: problemi e prospettive di riflessione e di lavoro, a cura di Mariateresa Cairo.
  20. ^ https://www.gruppomacro.com/blog/autori/alberto-dal-negro
  21. ^ https://www.stefanocattinelli.it/chi-sono

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Scheggi (a cura di), Pet therapy: i soggetti, le terapie, le esperienze cliniche, Sesto Fiorentino, Olimpia, 2006, ISBN 88-253-0119-7.
  • Alberto Dal Negro, Il Potere Terapeutico degli Animali, Storie ed Esperienze reali di vita Cesena, Gruppo Editoriale Macro, 1987.
  • Rino Reginella, Lorenzo Pergolini (a cura di), Educazione e riabilitazione con la pet therapy, Trento, Erickson, 2009, ISBN 978-88-6137-486-7.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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