Delitto di Novi Ligure

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Il delitto di Novi Ligure fu un caso di cronaca nera avvenuto il 21 febbraio 2001 nella città italiana di Novi Ligure, in provincia di Alessandria[1].

Il delitto[modifica | modifica wikitesto]

Autori del delitto furono la sedicenne Erika De Nardo (Novi Ligure, 28 aprile 1984) e l'allora fidanzatino di lei Mauro "Omar" Favaro (Novi Ligure, 15 maggio 1983) di 17 anni, che uccisero premeditatamente a colpi di coltello da cucina la madre Susanna "Susy" Cassini (Novi Ligure, 15 settembre 1959), contabile di 41 anni, e il fratello undicenne Gianluca De Nardo (Novi Ligure, 27 novembre 1989)[2]. Secondo l'accusa i due giovani avevano progettato di uccidere anche il padre della ragazza, Francesco De Nardo (Maida, 19 giugno 1956), ingegnere e dirigente dell'azienda dolciaria Pernigotti, ma avrebbero poi desistito perché Omar, che si era anche ferito ad una mano nel corso del duplice delitto, era ormai stanco e aveva deciso di andarsene[3].

Secondo le sentenze, pur nell'apparente assenza di un comprensibile movente, l'ideazione dei delitti è da ascrivere a Erika, fermo restando il ruolo di Omar, che nello svolgersi del crimine acquisì progressivamente importanza fino a risultare paritario[4]. I giudici definirono la premeditazione del delitto (qualificato inoltre come uno degli episodi più drammaticamente inquietanti della storia giudiziaria italiana) lucida e utilitaristica, realizzata in piena capacità di intendere e di volere[5].

La dinamica del delitto acquisita agli atti processuali è essenzialmente desunta dalle ricostruzioni fornite dal RIS dei Carabinieri: minore importanza hanno le dichiarazioni rese dai due colpevoli, i quali una volta riconosciuti come tali adottarono una linea di difesa incentrata su vicendevoli accuse, senza mai delineare un quadro chiaro della vicenda[6]. In particolare, la versione di Erika, che tese ad addossare tutta la responsabilità su Omar, venne giudicata fortemente mendace[7]; per contro le affermazioni di Omar sono state maggiormente suffragate dalle ricostruzioni oggettive (per esempio è stato appurato che la ferita riportata da lui era da attribuirsi ad un morso di Gianluca come sostenuto da egli stesso, mentre Erika sosteneva che la ferita fosse dovuta ad una coltellata accidentale). Lo stesso Omar dimostrò inoltre un maggiore e immediato ravvedimento sulla gravità di ciò che era stato commesso (pur minimizzando il proprio ruolo)[6].

La dinamica[modifica | modifica wikitesto]

Intorno alle 19.30 del 21 febbraio 2001 la signora Susy Cassini e il figlio Gianluca De Nardo rientrano nella casa di famiglia sita al civico 12 di via don Beniamino Dacatra, nel quartiere novese del Lodolino.

Di lì a poco nella cucina dell'abitazione inizia un diverbio tra la Cassini e la figlia maggiore, Erika De Nardo: la causa sono i brutti voti scolastici della ragazza (studente all'Istituto San Giorgio dopo due anni molto deludenti al liceo scientifico) ed i timori della madre legati alle possibili cattive frequentazioni della figlia. È in questa circostanza che Erika, ancora a mani nude, afferra un coltello e sferra il primo fendente alla madre: immediatamente Omar (che fino ad allora si era nascosto nel bagno del pianterreno, dove aveva già indossato i guanti), accorre a dare manforte alla fidanzata, che a sua volta ha messo i guanti. I due ragazzi riescono ad aggredire Susy alle spalle: uno dei due le tappa la bocca con una mano e tutti insieme cominciano ad accoltellarla. l'altro comincia a colpire. La donna si dibatte e nel tentativo di sfuggire alla furia omicida dei due va a sbattere contro il tavolo della cucina, che per la violenza dell'urto si spezza in due: i giovani la riagguantano e continuano a sferrare fendenti, fino ad essere sicuri di averla uccisa. In totale Susy Cassini ricevette 40 coltellate[8]. Omar affermò che prima di morire Susy Cassini avrebbe gridato alla figlia il suo perdono, implorandola di risparmiare il fratello[9].

Nel frattempo il trambusto generatosi ha attirato Gianluca, che dal piano superiore dove stava preparandosi a fare il bagno (era appena tornato da una partita di pallacanestro, dove aveva corso e sudato) scende al pian terreno e assiste impotente e atterrito all'omicidio della madre[10]. Accortisi della sua presenza, i due fidanzatini rivolgono la loro furia contro di lui: Gianluca viene colpito una prima volta al piano terra dalla sorella, come dimostrato da uno schizzo di sangue del bambino rinvenuto sul cavo del telefono della cucina. Dopodiché i due accompagnano il ragazzo al piano superiore (come verrà provato dalle gocce di sangue della giovane vittima rinvenute anche sulle scale) cercando di calmarlo. Nella foga, i due assassini lasciano orme insanguinate sulle scale e manate sul muro, oltre a goccioline ematiche provocate dai coltelli. Erika sospinge il fratellino verso il bagno dicendogli di volerlo aiutare a lavarsi e medicargli la ferita, ma Gianluca è in preda al panico e cerca rifugio nella camera di Erika: senza via di scampo, viene raggiunto da ulteriori coltellate[11].

Nel frattempo, per evitare che i vicini udissero le grida, Erika alza al massimo il volume dello stereo, sulla cui manopola vengono rilevate altre tracce ematiche[10]. Nei piani dei due assassini probabilmente non vi era l'eliminazione di Gianluca, ma la sua presenza imprevista sulla scena del crimine e la sua reazione ne hanno fatto uno scomodo testimone. Forse dopo un veloce conciliabolo viene presa la decisione di eliminarlo. Nel frattempo Gianluca, con le poche forze rimaste, scappa e cerca rifugio nel bagno, ove viene preso in trappola dagli assassini: inizialmente Erika cerca di avvelenarlo facendogli bere della polvere topicida (di cui vennero poi repertate tracce vicino alla vasca da bagno, nel pianerottolo del piano superiore, e nelle scale), poi lo butta nella vasca piena d'acqua tentando di affogarlo. Nella frenesia, entrambi i tentativi falliscono, mentre Gianluca continua a difendersi disperatamente e morde Omar nella zona della prima piega interdigitale della mano destra, procurandogli una ferita sanguinante. A quel punto, avendo con sé ancora uno dei coltelli usati per uccidere Susy, ricominciano a colpirlo[11] per un successivo quarto d'ora (saranno 57 le coltellate complessivamente infertegli) fino a togliergli la vita[8].

Compiuto il crimine, i due ragazzi tornano al piano terra e tra i due scoppia una discussione circa l'opportunità di aspettare il rientro del padre della ragazza per uccidere anche lui. Erika insiste, ma Omar si sente troppo stanco e le intima di fare da sola. Dopodiché i ragazzi cercano di lavare il sangue dagli ambienti, senza riuscirvi; lavano comunque le armi per tentare di cancellare le impronte[11]. Un coltello viene gettato nei rifiuti chiuso in un sacchetto insieme a un paio di guanti, mentre l'altro resta nella casa, sul pavimento della cucina. Alle 20.50 Omar lascia la casa dalla porta principale e se ne va in motorino, venendo visto da un passante che, notandone i pantaloni insanguinati, l'indomani ne rende conto ai Carabinieri.[12].

Le indagini[modifica | modifica wikitesto]

Verso le ore 21.00 Erika esce dalla villetta passando dal garage e inizia a vagare lungo via Dacatra, invocando aiuto ad alta voce.

All'arrivo delle forze dell'ordine, allertate dai vicini, Erika disse che due malviventi extracomunitari (segnatamente albanesi, di cui fornì anche una descrizione sommaria) si erano introdotti in casa per una rapina e che la situazione era degenerata sfociando nel duplice omicidio[13]. Tale versione venne inizialmente presa per buona da inquirenti e stampa e fu ripresa dai principali organi d'informazione, causando manifestazioni di protesta contro gli immigrati in tutta Italia[14], Novi Ligure compresa[15]. Poche ore dopo un giovane albanese ritenuto somigliante all'identikit fornito dalla ragazza venne rintracciato e fermato, ma il suo alibi fu riscontrato come valido[14].

L'ipotesi di una rapina degenerata perse quasi immediatamente consistenza: nessuna porta o finestra della casa mostrava segni di forzatura, i due cani da guardia della famiglia non avevano abbaiato e nessun oggetto di valore era stato sottratto. In aggiunta i vicini di casa non avevano notato rumori insoliti o movimenti all'esterno della villa e le armi con cui erano state assalite e uccise le vittime appartenevano alla famiglia (due coltelli facenti parte del servizio da cucina). Sembrava pertanto improbabile che una rapina, che oltretutto non aveva nemmeno avuto luogo, potesse essere il movente di tanta ferocia.

I sospetti ricaddero quindi su Erika e Omar, che la sera del 22 febbraio vennero convocati e lasciati soli nell'anticamera della locale caserma dei Carabinieri nella quale erano installate microspie e telecamere nascoste, che intercettarono la conversazione tra i due adolescenti rendendone evidente la colpevolezza[6]. Mentre i due si confrontavano sugli identikit che la ragazza avrebbe dovuto disegnare per la Polizia, ad un certo punto Omar rimproverò ad Erika di aver tracciato un volto troppo somigliante a lui, ammonendola inoltre di non tracciarne neppure uno simile a quello di qualche suo compagno di scuola albanese. Nel prosieguo del dialogo i due ipotizzarono finanche di darsi alla fuga qualora su di loro si fossero addensati sospetti[16].

Le telecamere nascoste ripresero inoltre Erika che, a mo' di descrizione di quanto fatto quella sera, mimava il gesto di affondare una coltellata, domandando inoltre al fidanzatino (che l'apostrofava con l'epiteto "assassina" e le paventava i rischi di una pesante condanna penale) se si fosse divertito a uccidere Susy e Gianluca. Da ultimo la stessa Erika raccomandò ad Omar di vestirsi bene ai funerali delle loro vittime, previsti per il giorno successivo[17].

L'indomani, 23 febbraio, verso le ore 19:00 i due fidanzatini vennero definitivamente posti in stato di fermo e quindi condotti nel carcere minorile Ferrante Aporti di Torino[6]. Svelata come mendace la versione della rapina, Erika e Omar iniziarono a rinfacciarsi a vicenda la responsabilità del crimine.

Complice l'ostilità da parte delle altre detenute (per lo più recluse per reati minori) nei confronti di Erika e delle attenzioni a lei riservate, e a seguito della scoperta di un tentativo da lei attuato di contattare Omar per concordare una versione comune tale da alleggerire la posizione di entrambi, la ragazza venne trasferita al carcere minorile Cesare Beccaria di Milano.

Data la contraddittorietà delle versioni di Erika e Omar, a fare luce sulla dinamica dovettero provvedere i rilievi del RIS di Parma, che attribuirono in egual misura ad entrambi la responsabilità degli omicidi.

Le indagini evidenziarono l'esistenza di una situazione conflittuale e litigiosa tra Erika e la madre Susy, delusa dallo scarso rendimento scolastico della figlia e timorosa delle conseguenze del suo rapporto con Omar: i due infatti tendevano ad isolarsi dagli amici e la signora De Nardo temeva facessero uso di sostanze stupefacenti. Effettivamente gli inquirenti appurarono che in alcune occasioni i due giovani avevano fatto uso di cocaina e cannabinoidi quando erano insieme, ma esclusero che la coppia fosse tossicodipendente o in stato di alterazione provocato dall'uso di droga la sera del delitto[18].

I processi[modifica | modifica wikitesto]

Il 14 dicembre 2001 Erika De Nardo e Omar Favaro vennero condannati dal Tribunale per i Minorenni di Torino rispettivamente a 16 e 14 anni di reclusione[19]. In seguito, le condanne sono state confermate, prima dalla Corte d'Appello di Torino il 30 maggio 2002 e poi, in via definitiva, dalla Corte di Cassazione il 9 aprile 2003[20]. Durante i tre gradi di giudizio Erika fu difesa dagli avvocati Mario Boccassi e Cesare Zaccone mentre Omar fu difeso dagli avvocati Vittorio Gatti e Lorenzo Repetti. La difesa puntò sulla seminfermità mentale.[21] I ragazzi furono dichiarati capaci di intendere e di volere. [22] Il Pubblico Ministero Livia Locci aveva chiesto pene più severe per i due ragazzi, ovvero 20 anni di reclusione per Erika e 16 per Omar.[23]

Sviluppi successivi[modifica | modifica wikitesto]

L'attenzione dei mezzi di comunicazione per il delitto e i suoi protagonisti si protrasse anche dopo la conclusione del processo.

Durante la detenzione Erika intraprese una fitta corrispondenza con un musicista veronese, Mario Gugole, che alcune testate indicarono come suo nuovo fidanzato[24]: il giovane, assecondando l'attenzione della stampa, rilasciò diverse interviste e partecipò ad alcuni salotti televisivi[25]. Gugole morirà poi nell'ottobre 2008 in un incidente stradale[26][27].

Nel maggio 2006 suscitò polemiche un'uscita temporanea di Erika dal carcere nel quadro di un programma di recupero dei detenuti, con disputa di una partita di pallavolo amatoriale. La pubblicità all'evento da parte di televisione e giornali venne da più osservatori ritenuta eccessiva e fuorviante.

Il 3 marzo 2010 Omar venne scarcerato, a seguito dei benefici dell'indulto e di sconti comminatigli per la buona condotta. Il giovane si è stabilito in Toscana ed ha iniziato a lavorare come barista, dichiarando di essere intenzionato a concludere gli studi, di voler formare una famiglia con la sua nuova fidanzata e di non voler più pensare ad Erika, verso la quale affermò comunque di non portare alcun rancore[28].

Il 5 dicembre 2011 venne disposta la scarcerazione di Erika, la quale, dopo aver conseguito la laurea in Filosofia nell'aprile del 2009, ha dichiarato di volersi rifare una vita, dichiarandosi ancora innocente ed accollando ad Omar l'intera responsabilità della strage.[29] Il giorno successivo la De Nardo ha lasciato la Comunità Exodus di Lonato (BS) di don Antonio Mazzi ed è ritornata una persona libera. Don Mazzi ha dichiarato che la giovane sarebbe "cambiata" durante la detenzione e che la responsabilità del delitto sarebbe dovuta all'abuso di stupefacenti, anche se a suo tempo fu escluso che la ragazza avesse fatto uso di droghe, se non sporadicamente. Poco dopo la scarcerazione, dopo aver incontrato la nuova moglie del padre - che nel corso della detenzione le è sempre rimasto vicino, affermando di averla perdonata e di doverla proteggere dalle conseguenze di quanto accaduto - si è trasferita in una casa di proprietà a Lonato e ha espresso il desiderio di andare ad insegnare in una scuola del Madagascar[30].

Nel gennaio 2013 Erika è stata intervistata da diversi quotidiani, lamentando di non riuscire a trovare lavoro perché tutti la riconoscono e la ricollegano al massacro di dodici anni prima, ottenendo l'offerta di un impiego a tempo indeterminato come segretaria in una industria edile a Rieti, fatto che ha alimentato polemiche.

A partire dal settembre 2013 e fino al marzo 2015, la giovane ha lavorato in un negozio di dischi e strumenti musicali (successivamente chiuso) nei pressi di Lonato, appartenente ad un musicista della zona, presentato dai mass media come il suo nuovo fidanzato.

Influenze nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

A questo fatto di cronaca sono ispirate le canzoni di Fabri Fibra Cuore di latta e in parte Questa vita , Gonfio così e Venerdì Diciassette , la canzone dei Subsonica Gente tranquilla (contenuta in Amorematico), la canzone di debutto dei Truceboys Il dramma, la canzone 300 Days To Consciousness dei Motherstone contenuta in Biolence del 2008, lo spettacolo teatrale Le mani forti e nel 2014 la canzone di LowLow e Mostro Erika e Omar.

Omar ed Erika vengono citati nel brano S.E.N.I.C.A.R. di Marracash, nel brano Hip hop bang bang dei Club Dogo e nel brano Feelin' Good di Noyz Narcos. Erika e Omar vengono citati anche nel singolo Killer Star di Immanuel Casto[31].

Il numero 404 del fumetto Alan Ford dal titolo Enrika colpisce ancora è sempre ispirato a questa vicenda.

Trasmissioni tv dedicate al delitto di Novi Ligure[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A sangue caldo
  2. ^ Erika De Nardo libera da domani, LaPresse.it, 5 dicembre 2011
  3. ^ Erika De Nardo è libera (le prime foto). Natale con papà. Ma prima scrive a Omar, Oggi.it, 6 dicembre 2001
  4. ^ «Erika e Omar non sono pentiti, restino in carcere», Il Corriere della Sera, 31 luglio 2002
  5. ^ "Erika e Omar in carcere finché non capiranno l'orrore", La Repubblica, 30 luglio 2002
  6. ^ a b c d Puntata di History Channel intitolata Il delitto di Novi Ligure: Erika Omar; la si può vedere integralmente qui
  7. ^ «È stato un agguato, così Omar ha ucciso mamma», Il Corriere della Sera, 26 febbraio 2001
  8. ^ a b Assumereste Erika De Nardo? Io sì, Il Messaggero, 14 gennaio 2013
  9. ^ «La madre disse: Erika ti perdono, salva tuo fratello», Il Corriere della Sera, 23 ottobre 2001
  10. ^ a b P. De Pasquali, Figli che uccidono. Da Doretta Graneris a Erika & Omar, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2002, p. 138
  11. ^ a b c «Il massacro, poi lavarono i coltelli» Novi Ligure, la ricostruzione degli investigatori. Erika e Omar non premeditarono il delitto, Il Corriere della Sera, 27 maggio 2001
  12. ^ Erika e Omar: 97 coltellate. Gli “assassini di Novi Ligure”... e la chiamano normalità
  13. ^ Madre e figlio uccisi dai banditi, La Stampa, 22 febbraio 2001
  14. ^ a b Delitto di Novi Ligure, Erika è libera dopo quasi 11 anni, SKY TG24, 4 dicembre 2001
  15. ^ Le fiaccolate di Novi Ligure, IlPost.it, 21 febbraio 2001
  16. ^ Novi Ligure, 21 febbraio 2001. I protagonisti: Erika De Nardo e Omar Favaro da Il Giornale del Friuli, 4 marzo 2010
  17. ^ Claudio Giacchino "Doretta & Erika", ed. Marsilio, 2007
  18. ^ Una ragazzina gelosa e ribelle e dietro l'ombra della droga, La Repubblica.
  19. ^ Sentenza del GUP
  20. ^ Cronologia della vicenda giudiziaria
  21. ^ Gli avvocati di Erika ed Omar puntano sulla seminfermità, repubblica.it, 12 dicembre 2001. URL consultato il 7 settembre 2015.
  22. ^ http://www.repubblica.it/online/cronaca/novinove/sentenza/sentenza.html
  23. ^ «Vent’anni per Erika, 16 per Omar», unita.it, 12 dicembre 2001. URL consultato il 7 settembre 2015.
  24. ^ Ecco il fidanzato segreto di Erika. "Ci amiamo e lei vuole un figlio", La Repubblica.
  25. ^ Il «fidanzato» appare ancora in tv. E da Vespa gli ospiti lo attaccano, Corriere della Sera. (archiviato dall'url originale il ).
  26. ^ Novi, Erika De Nardo: la 'maledizione' continua, voceditalia.it.
  27. ^ Verziano, la prima laureata è Erika, quibrescia.it.
  28. ^ Delitto di Novi Ligure, Omar esce dal carcere: «Ora voglio stare tranquillo», corriere.it.
  29. ^ Erika De Nardo, che uccise la madre ed il fratellino a Novi Ligure, sarà libera tra un anno e pensa già ad un bambino :: VIP
  30. ^ Massacro di Novi Ligure, Erika è una persona libera
  31. ^ IMMANUEL CASTO: guarda il video di "Killer Star" il nuovo singolo!, Rock Rebel Magazine, 19 settembre 2011. URL consultato il 5 gennaio 2015.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]