Tiziano Sclavi

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Tiziano Sclavi (Broni, 3 aprile 1953) è uno scrittore e fumettista italiano.

Noto soprattutto per la creazione di Dylan Dog, una delle serie italiane di maggior successo, nel corso della sua carriera ha affrontato numerose e diverse forme di scrittura, spaziando dalla narrativa alle ballate e alle canzoni[1]; ha inoltre realizzato alcuni libri per bambini.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'infanzia e la prima giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Tiziano Sclavi nasce a Broni (Provincia di Pavia) il 3 aprile 1953[2] da madre insegnante e padre segretario comunale[1]. Vive l'infanzia e la prima giovinezza nella provincia di Pavia, principalmente a Stradella, Canneto Pavese, Certosa di Pavia[senza fonte], trasferendosi da una località all'altra a causa del lavoro del padre[1].

«Sono cresciuto in un paesino dove quando passava una macchina tutti si fermavano a guardarla, perché non succedeva mai niente. Fino a quattordici anni ho vissuto in un paesino [...] quando passavano le macchine si fermavano! La gente si fermava e tutti i ragazzini guardavano le macchine: le “1100”, cioè passava una 1100...! E allora mi fa paura, anche questa ripetizione, questa... non so, mio papà era impiegato, era segretario comunale... mi fa paura anche la burocrazia, mi fa paura la ripetizione delle cose, la noia, il non senso, poi in realtà ci sono tantissime altre cose! Più che l'ignoto mi fa paura l'ignoranza! Però, vabbe’ questo l'hanno detto altri prima di me, molto meglio!»[3]

Sclavi afferma di aver letto l'intera produzione di Edgar Allan Poe tra i sei e i sette anni[3] e che sin da bambino gli piacevano le storie che facevano paura. Ha letto poco dei soliti libri “per ragazzi” e pochissimi “classici” ma leggeva comunque molto e vedeva molti film: "si può dire che io sia nato al cinema: fin dai primi mesi, mia madre, grande appassionata, mi portava sempre al cinema". Col tempo ha sviluppato una preferenza per l’horror e la fantascienza.[2]

È molto giovane quando inizia a scrivere, vincendo un concorso di scrittura alle scuole medie con una serie di racconti intitolata "Storie Storte"[3].

Frequenta poi il liceo classico a Pavia[3], quando, grazie al suo professore di italiano, pubblica un racconto dal titolo "Lettere bianche" in una rivista scolastica, il cui animatore era il suo professore e,che, dopo aver letto tutto quello che scriveva Tiziano, fu tra i primi a credere nelle sue capacità di scrittore[2]. Nel frattempo collabora con una pubblicazione di fumetti e notizie rivolte ai più giovani: il Messaggero dei Ragazzi (1971) di Padova[3][2][1], scrivendo articoli e racconti[2] (alcuni firmati con lo pseudonimo di Francesco Argento, un omaggio a due personaggi da lui molto amati: Guccini, cantautore e a Dario, regista)[3][1], per l'interessamento di Grazia Nidasio, che lo presenta a Mino Milani[3]. Entrambi saranno suoi colleghi al "Corriere dei Piccoli[3]. Al Corriere dei piccoli pubblica racconti e fumetti[2].

Le collaborazioni per testate giornalistiche e fumettistiche[modifica | modifica wikitesto]

Finito il Liceo si iscrive all'università, facoltà di lettere moderne, ma dopo aver dato pochi esami si ritira: ''già lavoravo, intendo pagato, e di studiare non avevo più voglia. Ho dato tre o quattro esami, e ho smesso definitivamente quando sono stato assunto dall'"Editoriale Corriere della Sera" (...), come redattore al “Corriere dei ragazzi”. Con grande dolore di mia madre, non ho preso mai una laurea.''[2] Si trasferisce a milano su suggerimento di Mino Milani[3].

Scrive anche altre serie tra cui "Archivio zero" disegnato da Morisi[senza fonte].

Nel 1972 conosce Raffaele Crovi, grazie a Mino Milani, che successivamente diverrà prima agente e poi editore dei romanzi e dei racconti di Sclavi[3].

Nel 1973 pubblica una serie di racconti polizieschi su Il Corriere dei Ragazzi firmandoli con lo pseudonimo di Francesco Argento[4].

I racconti scritti per il Corriere dei Piccoli vengono poi raccolti in volume, con il titolo “I misteri di Mystère”, dall'Editore Bietti nel 1974[3] e poi riediti dalla Mondadori[2]. Inizialmente è firmata con lo pseudonimo "Francesco Argento"[2] hanno per protagonista un investigatore privato francese di nome Jacques Mystère[4] che pochi anni dopo ispirerà il nome del famoso "Detective dell'Impossibile" Martin Mystère, creato da Alfredo Castelli nel 1982[3].

Nel 1974 pubblica il suo primo romanzo, "Film", dove si cerca di unire al genere horror splatter al grottesco[4]. per l'editore Il Formichiere, che vince il Premio Scanno[1].

Sempre nel 1974 entra nella redazione del Corriere dei Ragazzi come curatore della rubrica "Sottosopra"[4]. Qui conosce Alfredo Castelli, con cui collaborerà come ghost writer per "Gli Aristocratici" sceneggiandone molti episodi e poi incomincia a creare personaggi suoi come Altai & Jonson[1][2] (due detective di San Francisco) disegnati da Giorgio Cavazzano[4]. Nella prefazione alla nuova edizione del 2001 della prima serie di Sclavi, Castelli dice di lui: «Ho conosciuto Tiziano Sclavi all’inizio degli anni Settanta, quando, giovanissimo, cominciò a frequentare le mostre di fumetti… era di una bravura sorprendente».[1]

Nello stesso periodo inizia la collaborazione con la Rai grazie alla mediazione di Crovi e, insieme a Bianca Pitzorno, scrive i testi di "Gioco-città"[3].

Collabora anche con altre testate del gruppo "Corriere della sera": su una rivista femminile "Amica" tiene una rubrica umoristica e su "Salve" fa il critico cinematografico[3].

Collaborerà alla terza pagina dì Stampa Sera con racconti gialli e fantascientifici. A ventun anni presenta tutte le caratteristiche del grande creatore di narrativa popolare. È vorace e prodigo alla stessa misura.[senza fonte]

Nel 1975, pubblica ancora come "Francesco Argento" un romanzo giallo intitolato "Un sogno di sangue"[3][4] e proseguono tutte le sue collaborazioni anonime o firmate, cominciando a diventare un acquisto appetibile per l'industria culturale[senza fonte].

Nello stesso periodo scrive anche "Tre" e "Mostri", che saranno pubblicati solo 10 anni più tardi[3], nonostante Natalia Ginzburg li avesse segnalati alla Einaudi[1].

Dall'ottobre del 1975 all'ottobre del 1976 Sclavi inventa un personaggio simile a Groucho Marx, che sarà il futuro comprimario di Dylan Dog.[senza fonte]

Giornalista professionista dal 1976[5].

Si prende un periodo di pausa che userà per scrivere canzoni d'amore. [senza fonte]

Nel 1977 chiude il Corriere dei Ragazzi e Sclavi inizia a collaborare con Il Corriere dei Piccoli, creando serie a fumetti per ragazzi, come "Allister e Miki" e "Fantòm", parodia di Fantomas[3][4]. Altre serie del periodo sono "Sam Peck" disegnato da Colombi[senza fonte], “Johnny Bassotto”, "Il Cavallino Michele" ispirato a Mike Bongiorno[3], disegnato da Umberto Manfrin,[senza fonte] "La guerra nell'aria" disegnata da Peg e "Le pagine della Befana" disegnato da Maggioni.[senza fonte]

Con Maggioni realizza il fantascientifico racconto "Le avventure del professor Strano" e "Ufo Robot Raggi Cosmici" disegnati dai piccoli lettori del corriere. Scrive inoltre storie di avventura "John John va nel west" (disegnato da Michelini) in cui il protagonista Bart viaggia su un cavallo chiamato Zoccolone [senza fonte]

Infine scrive la favola "Bizarro"[3] disegnata da Rizzo, in cui il protagonista Milo ha per amico un folletto chiamato appunto Bizarro (con una z sola).[senza fonte]

Mentre pubblica altri romanzi a metà via tra il mystery e l'horror, crea vari personaggi a fumetti per riviste per ragazzi come 'Corrier boy', 'Corriere dei piccoli' ed altre nuove storie.[senza fonte]

Sul “Messaggero dei Ragazzi” pubblica "Silas Finn" disegnata da Cavazzano[4], serie che verrà pubblicata anche in Germania; su “Alter (rivista)” viene pubblicato "Devoluzione" e "Steve Vandam" su “SuperGulp![3].

Nel 1978 vede la luce anche la prima versione di Apocalisse, allora intitolata "Guerre terrestri" (ambientato nella cittadina di Buffalora che verrà successivamente ripresa in Dellamorte Dellamore[senza fonte]), edita da Rusconi[3][4].

Collabora in telequiz per telespettatori ragazzi a Rai Uno e scrive libretti per bambini editi da Coccinella.[senza fonte]

Approdo nella Bonelli[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1979 inizia la collaborazione con a quella che oggi è la Sergio Bonelli Editore[3]. Quando il Corriere della Sera passò alla Rizzoli Editore, Sclavi voleva cambiare ambiente, anche per via dello scandalo della P2, e così si propose alla Bonelli come redattore[4] e, nel 1981, venne assunto, in qualità di correttore di bozze e di sceneggiatore di fumetti[3]. Lavorerà per le serie di personaggi quali Zagor, Mister No e Ken Parker e, successivamente, creerà propri personaggi[3].

Fra i primi lavori scrive due sceneggiature per Ken Parker (il n.35 "Il sentiero dei giganti" e il n.41 "Alcune signore di piccola virtù", entrambe su soggetto di Giancarlo Berardi)[4]

Dopo l'impegno per "Ken Parker" passa stabilmente su Zagor dove sostituisce ai testi il creatore del personaggio Guido Nolitta (pseudonimo di Sergio Bonelli. Il riscontro positivo delle prime prove convince Bonelli ad affidargli la sceneggiatura del n. 200 "Il tesoro maledetto". In queste prime storie non compare l'attribuzione esplicita a Sclavi, che verrà aggiunta nelle ristampe. È anche il curatore della testata. L'ultima storia di Zagor da lui scritta, "Incubi" (numeri dal 275 al 280) risale al 1988 e, oltre a risultare una delle storie più lunghe mai pubblicate dalla Bonelli, è anche una delle più famose dello "Spirito con la Scure"[4]. Ritorna a scrivere per Zagor nello speciale annuale fuori serie dedicato a Cico, spalla messicana di Zagor, intitilata "Horror Cico" del 1990[6][7].

Dal 1982, oltre che per Zagor, scrive alcune sceneggiature per "Mister No", caratterizzate da una contaminazione con il genere horror (come esempio si veda "Ananga" (numeri dal 90 al 92) e "Il fantasma dell'opera" (numero 97). Sclavi scriverà per due anni la maggior parte delle sceneggiature della serie[4].

Nel 1983 crea "Kerry il trapper", il suo primo personaggio per la Bonelli. Viene pubblicato in appendice al Comandante Mark e prosegue fino al 1985[3]. Si tratta di una serie di genere western ma con contaminazioni horror. Per alcuni critici la serie rappresenta una prova generale per Dylan Dog in quanto Sclavi vi sperimenta le sfaccettature del genere horror[4].

Dylan Dog[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1986 esordisce la serie del nuovo personaggio creato da Sclavi, Dylan Dog, noto anche come "l'indagatore dell'incubo"[3] e ideato graficamente da Claudio Villa, che sarà il copertinista dei primi 41 numeri della serie[8].

La serie è ambientato nella Londra contemporanea e ha per protagonista il personaggio di Dylan Dog, giovane "investigatore dell'incubo", età di circa 35 anni, con le sembianze dell'attore Rupert Everett. Ha un'assistente di cui si sa solo il nome proprio Groucho (sosia di Groucho Marx e simile a lui anche per l'abitudine di raccontare barzellette in ogni momento)[8].

Nella prima proposta per la nuova serie horror della Bonelli, avrebbe dovuto essere ambientata in America, ispirata al genere hard boiled e Dylan avrebbe dovuto essere un detective solitario, senza spalla comica. Si decise di ambientarlo a Londra discutendone con Bonelli perché in America, a New York, c’era già Martin Mystère e poi l’Inghilterra sembrava più adatta per l’horror per via delle sue antiche tradizioni. Sulla scelta di Groucho, per non rendere la serie troppo incentrata sulle indagini, si decise di affiancargli una spalla comica[9].

La gestazione del personaggio iniziò l'anno prima, quando, chiusa l'esperienza della “Bonelli-Dargaud”, Sergio Bonelli, proprietario della casa editrice, e Decio Canzio, direttore generale, decisero di tornare a occuparsi di fumetti tradizionali ed, eventualmente, di crearne di nuovi. Sclavi propose un fumetto horror, provvisoriamente chiamato “Dylan Dog[2].

Creato graficamente da Claudio Villa[8], Sclavi racconta che: «Quando ho inventato Dylan Dog, abbiamo chiamato un disegnatore che è Claudio Villa, e gli abbiamo detto fai delle prove. E lui ha fatto un personaggio che sembrava uno spagnolo, un ballerino spagnolo, […] e dico, no, non ci siamo, non ci siamo... Poi mi è venuto in mente, dico, guarda, ieri sera ho visto un film, che non c'entra assolutamente niente, Another Country - La scelta. […] Vai, vai al cinema, […] guarda il film, e tira giù quella faccia lì, che secondo me è una faccia interessante. Lui è andato al cinema, […] al buio ha fatto Rupert Everett. […] gli ho detto non farmelo così effeminato: un po' più "macho". Sebbene l'equivoco e l'ambiguità di Ruppert Everet, sia rimasta tutta in Dylan Dog».[3]

Ad ottobre del 1986 esce in edicola il primo numero di Dylan Dog, "L'alba dei morti viventi". L'esordio non è dei migliori tanto che, citanto le parole di Decio Canzio, all'epoca Direttore responsabile della testata: "Un paio di giorni dopo, il distributore telefonò «L'albo è morto in edicola, un fiasco». A Sclavi fu tenuta pietosamente nascosta l'orrenda notizia. Qualche settimana dopo, un'altra telefonata del distributore «È un boom, praticamente esaurito, forse dovremo ristamparlo»". Tuttavia il vero successo doveva ancora venire[4].

Nel giro di pochi anni, Dylan Dog diventa un best seller che lo porta, nel 1990, a vincere lo Yellow Kid, l’"oscar del fumetto" come miglior autore[1].

Nel 1990 sempre su "Comic Art", Sclavi pubblica una raccolta di tre storie brevi di Dylan Dog a colori ("L'inquilino del terzo piano", "L'appartamento n.13" e "L'incubo è finito"), disegnate da Corrado Roi, raccolte poi l'anno successivo nel volume "Gli Inquilini Arcani"[4].

Il 1991 è probabilmente il momento di maggior successo per la serie che, con il n.69 "Caccia alle streghe", arriva a superare Tex per numero di copie vendute, a cui vanno aggiunte le iniziative collaterali, come i diari scolastici e gli Horror Fest e per Sclavi stesso. Il romanzo "Dellamorte Dellamore" ottiene un vasto successo di pubblico e nel 1994 diventa anche un film, diretto da Michele Soavi e interpretato da Rupert Everett, l'attore che ha dato i tratti somatici a Dylan Dog[4].

Nel frattempo si continua a parlare insistentemente di film e serie televisive dedicate a Dylan Dog, ma non se ne farà mai niente[4][9].

Intanto Sclavi attraversa, ma questo si saprà con precisione solo in seguito, una grave crisi creativa e personale che lo allontana da Dylan Dog, nonostante in questo periodo escano due capisaldi come "Il lungo addio" e "Johnny Freak", entrambi su soggetto di Mauro Marcheselli, all'epoca curatore della serie. La firma di Sclavi diventa sempre meno frequente fino a scomparire per i mesi precedenti e successivi il n.100, "La storia di Dylan Dog", in cui Sclavi tenta di porre fine alla storyline di Xabaras. Da questo punto in poi, le storie firmate da Sclavi perdono l'impronta splatter che ne aveva caratterizzato gli inizi e si concentreranno maggiormente sull'aspetto surreale e grottesco, con incursioni nel sociale e nella fantascienza[4].

Negli anni 2000 Sclavi rimane supervisore di Dylan Dog ma abbandona progressivamente il ruolo di sceneggiatore. In questo periodo non pubblica neanche una riga (con l'eccezione di una lettera in occasione del n.200). Poi, nel 2005, con un'intervista a "Il mucchio selvaggio", annuncia di aver terminato una nuova sceneggiatura per Dylan Dog. La notizia è presto confermata ed ampliata: le storie terminate sono tre, e saranno pubblicate nel 2006.[4]

Nel 2016, in occasione delle celebrazioni per il trentennale, dopo nove anni di assenza, sul numero 362 di Dylan Dog viene pubblicata una nuova storia scritta da Sclavi. Intitolato ''Dopo un lungo silenzio'', l'albo è disegnato da Giampiero Casertano, tratta il tema dell’alcolismo[10] e presenta una copertina completamente bianca, fatte salve la testata e l'indicazione "SCRITTO DA TIZIANO SCLAVI" sotto la testata stessa[9]. Una seconda storia viene preannunciata dallo stesso sclavi in un'intervista: ''[...] è composta da due storie intrecciate: su un serial killer e su un barbone che prevede il futuro''[9].

I lavori extra-Bonelli[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1982 e il 1984 collabora con "Il Giornalino" sul quale pubblica "Agente Allen" e "Vita da cani"[3].

Nel 1984 gli viene proposto di dirigere la “Bonelli-Dargaud” (una casa editrice metà italiana e metà francese). Insieme a Federico Maggioni in veste di art director, dirige l'edizione italiana della rivista francese "Pilot" che negli intenti della casa editrice doveva affiancare la prestigiosa "Orient Express", da poco passata alla Bonelli, che voleva affiancare al fumetto popolare quello autoriale[4] e che verrà chiusa nel 1985 dopo aver pubblicato quindici numeri[4]. A seguito del mancato successo di questa esperienza, l'editore decise di tornare a occuparsi di fumetti tradizionali[4].

Dal 1987 al 1991 sulla rivista Comic Art vengono pubblicate tre avventure di "Roy Mann"[3] disegnata da Attilio Micheluzzi e che disegnerà anche il secondo numero speciale di Dylan Dog, "Gli orrori di Altroquando". In questa serie Sclavi racconta le avventure di uno sceneggiatore di fumetti che,a causa dell'esplosione di una caffettiera, si ritrova in un universo parallelo[4]. Parodia tra l'altro di Flash Gordon di Alex Raymond e del romanzo Assurdo universo di Fredric Brown.[senza fonte] Nel personaggio si ritrovano elementi rintracciabili in Dylan Dog e in alcuni romanzi di Sclavi, ma con molte più contaminazioni con elementi umoristici, fantastici e paradossali[3].

Nel "tempo libero" lasciato da Dylan Dog, c'è il lavoro per la casa editrice per bambini La Coccinella.[3]

Nel 1999 Sclavi partecipa alla realizzazione del videogioco "Dylan Dog Horror Luna Park"[11].

Attività di romanziere[modifica | modifica wikitesto]

Sclavi riesce a portare avanti attività di romanziere insieme a quella di sceneggiatore di fumetti[4].

Nel 1974 aveva già pubblicato il suo primo romanzo, "Film", dove si cerca di unire al genere horror splatter al grottesco. Risulta essere un'opera "difficilmente inseribile all'interno di un genere o di una corrente romanzesca, e anzi […] difficilmente limitabile nella categoria stessa del romanzo"[3].

Nei primi anni 80 scrive i racconti raccolti in "Sogni di sangue" e tre romanzi: "La circolazione del sangue" (1982), "Dellamorte Dellamore" (1983) e "Nero." (1984), senza però pubblicarli in questo periodo[3].

La nascita della casa editrice "Camunia", fondata da Raffaele Crovi, porta Sclavi a ricominciare a pubblicare romanzi[3].

Nel 1985 pubblica "Nero." e una versione ridotta di "Mostri" su "Il belpaese" n. 2 (nel quale il concetto di "mostro" viene ribaltato sulla base dell'idea che "I mostri siamo noi" e che verrà approfondito su Dylan Dog[4]). Da questo momento non scrive più romanzi fino alla seconda metà degli anni 90 quando pubblica "Le etichette delle camicie" (1996) e "Non è successo niente" (1998)[3].

Nel 1988 esce "Tre"[3].

Nel 1991 viene pubblicato "Dellamorte Dellamore", che ne decreta un certo successo come narratore[3]. Come raccontato nella rubrica della posta di un numero di Dylan Dog, il romanzo risaliva a diversi anni prima, prima della creazione di Dylan Dog. Il manoscritto era andato perduto e Sclavi, anni dopo, ne aveva riesumato il protagonista, Francesco Dellamorte, custode del cimitero di Buffalora, per scrivere il terzo numero speciale della serie, "Orrore Nero", facendone l'alter ego dell'indagatore dell'incubo. Il romanzo venne poi ritrovato permettendone la pubblicazione. Il personaggio di Dellamorte rappresenta per Sclavi una prova generale per Dylan Dog. Dellamorte affronta infatti un'orda di zombi affiancato da una spalla grottesca, Gnaghi, e passa il tempo costruendo un vecchio teschio, il corrispettivo del galeone di Dylan[4].

Nel 1992 viene dato alle stampe "Sogni di sangue" e ripubblicato "Nero."[3][4].

Nel 1993 viene dato alle stampe la seconda edizione di "Apocalisse""[3][4].

Nel 1994 viene dato alle stampe la seconda edizione di "Mostri"[3].

Nel 1995 viene dato alle stampe "La circolazione del sangue"[3].

Queste erano tutte opere scritte molti anni prima il cui successo come autore di fumetti ha permesso la pubblicazione e, sull'onda di questa affermazione, nel 1995 Sclavi riprende a scrivere romanzi. Nel 1996 esce "Le etichette delle camicie"[1][3].

Nel 1997 viene stampata la versione integrale di "Tre". Natalia Ginzburg, dopo aver letto questa versione, aveva telefonato a Sclavi per comunicargli il suo apprezzamento[3][4].

Nel 1998 l'ultimo romanzo è "Non è successo niente", pubblicato nella collana "Letteratura Contemporanea" di Mondadori viene ristampato negli Oscar Mondadori l’anno seguente[1].All'epoca venne considerato l'ultimo romanzo di Sclavi in quanto egli stesso dichiarò di non avere più nulla da raccontare[1]. È un romanzo autobiografico in cui Sclavi si racconta attraverso tre personaggi: Tiz (sceneggiatore di successo), Tom (alcolista, depresso, in crisi creativa e soggetto a tentazioni suicide) e Cohan (che rappresenta lo Sclavi attuale, che ha raggiunto un equilibrio e una serenità affettiva, ma ha perso la vena creativa). Intorno numerosi personaggi in cui si possono riconoscere i colleghi della Sergio Bonelli Editore e le dinamiche della vita in redazione[4][3].

Intervistato su Il Mattino, nel 1999, afferma che: "In questo periodo non scrivo neanche le parole incrociate. Ho il cosiddetto blocco dello scrittore, sia per i romanzi sia per i fumetti"[2]. Annuncia il proposito di non scrivere più romanzi anche a causa del risultato poco soddisfacente delle vendite dell'ultima fatica[2]. Anche relativamente alla sua attività di sceneggiatore, nella stessa intervista, afferma di essere in "aspettativa" e di ricevere buste paghe con l'indicazione: "Netto in busta: zero"[2]

Invece ne 2006 esce un nuovo romanzo Il tornado di Valle Scuropasso (Mondadori), un "thriller ufologico" in cui Sclavi racconta fobie e orrori del quotidiano, con lo stile ironico di sempre[4].

Film tratti dalle sue opere[modifica | modifica wikitesto]

Da alcuni suoi romanzi sono stati tratti dei film: "Nero", del 1992, regia di Giancarlo Soldi, del quale ha scritto la sceneggiatura e "Dellamorte, Dellamore", del 1993, regia di Michele Soavi, con Rupert Everett[1][4]. Di quest'ultimo Sclavi si è detto entusiasta: "Secondo me quel film è un piccolo gioiello di umorismo nero e grottesco. Posso dirlo tranquillamente, dato che io ho solo venduto i diritti e non ho fatto altro. La sceneggiatura era dello stesso Michele Soavi e di Giovanni Romoli. Quando l’ho letta ho telefonato a Michele con grande entusiasmo: era molto meglio del mio libro! In un altro caso, quello di “Nero.” (con il punto, notare), film diretto da Giancarlo Soldi, ho scritto io la sceneggiatura (che poi ho trasformato in romanzo), e quindi non posso esprimere giudizi».[2]

Intervistato poi su quale altro suo libro vorrebbe vedere trasposto al cinema, Sclavi ha affermato che secondo lui, “Le etichette delle camicie” e “Non è successo niente” gli sembrano adatti sia per il cinema che per il teatro[2].

Sclavi paroliere[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1993 viene pubblicato Nel buio, una raccolta di ballate nello stile di Guccini, De André e Lolli, non poesie, come sottolineato dallo stesso Sclavi, ma componimenti in versi nati per essere musicati. Alcuni di questi, I miei sette figli e Sotto il segno della volpe, sono divenute canzoni di Tiziano Cantatore apparse nel disco È sparita l'orsa maggiore (Eleven, Fonit Cetra, 1978)[3].

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

  • É un collezionista di dischi e cd, arrivando ad avere in casa dodicimila compact disc, che successivamente ha in parte regalato ad amici e colleghi perché in casa non c’era più posto e non riusciva neanche ad ascoltarli[12].
  • Nel 2005 Sclavi dona oltre 8.000 volumi alla Biblioteca comunale di Venegono raccolti e conservati nel “Fondo Sclavi” che raccoglie un migliaio di volumi su cinema, musica, una vasta collezione di fumetti e libri sul fumetto, narrativa di genere (giallo, noir e fantascienza), studi sull’occultismo e i fenomeni paranormali, volumi fotografici e testi di grafica[13][14].
  • Non legge autori italiani, solo stranieri. Tra i suoi preferiti c'è Stephen King. Gli piacciono storie dove ci sia un mistero da chiarire o un assassino da scoprire[9].
  • È anche un appassionato di enigmistica oltre che collezionista di giochi da tavolo.[15][16]
  • Si definisce un fanatico della tecnologia. Ha in casa decine di computer, senza contare tablet e smartphone vari[5].
  • Adora David Copperfield «perché riesce a far sparire, e a sparire», e cita spesso Woody Allen: «credo nel sesso e nel decesso». [senza fonte]
  • In molte interviste ha sempre sottolineato che:«l'occulto, il misterioso, il demoniaco vanno benissimo per le opere di fantasia, ma che la realtà è ben altra cosa. Nella serie ho inserito un personaggio, il professor Adam, che è un po' il simbolo del CICAP [...]. Se devo fare un'eccezione, la faccio per gli UFO: non ci credo, ma ci spero. Tutto il resto è accettabilissimo nelle storie di fantasia, non certo se serve per spillare soldi alla gente, come nel caso dei "maghi" a pagamento, dei "guaritori"»[17][18].
  • È membro del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale)[18][17].
  • Vive in una villa a Venegono in provincia di Varese ed esce raramente di casa «per pigrizia. Per paura del mondo. Perché non guido quasi più. Perché con l'ecommerce mi portano tutto a casa. E soprattutto per i miei cani: quando ne hai sette spostarsi è un problema. E poi la mia casa mi piace, qui ho i miei libri e i miei film, i miei computer, i miei gadget»[5].
  • Non rilascia molte interviste. Ci sono poche sue foto in circolazione e per questo viene spesso rappresentato tramite alcuni disegni di Angelo Stano e una vecchia caricatura di Castelli[19], anche se lui sostiene che "non è affatto una caricatura, ma un ritratto iperrealista"[20].
  • Sclavi è comparso più volte come personaggio negli stessi albi di Dylan Dog, ad esempio è uno degli invitati che viene ucciso dalla signora con la falce nell'albo Attraverso lo specchio (Dylan Dog - Serie regolare - n. 10). Afferma di sentirsi "eccessivo", a partire dalla sua descrizione fisica che ha emanato in alcune sue note personali: "altezza: 1,82. Larghezza: 1,82. Profondità: 1,82. Sostiene di avere il doppio dei suoi anni, perché ognuno ha l'età che si sente...".[senza fonte]
  • Il suo tempo libero lo passa leggendo, guardando film, ascoltando musica, giocando ai Videogame[2].

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Fumetti[modifica | modifica wikitesto]

Narrativa[modifica | modifica wikitesto]

Raccolta di testi di canzoni[modifica | modifica wikitesto]

Narrativa per l'infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Sceneggiatore[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q NOUVALIS, Milano - www.nouvalis.it, Tiziano Sclavi - Biografia, su www.italialibri.net. URL consultato il 06 ottobre 2016.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s uBC: Intervista a Tiziano Sclavi (pubblicata in origine sul quotidiano "Il Mattino" di Napoli il 4 Agosto 1999, su www.ubcfumetti.com. URL consultato il 06 ottobre 2016.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai aj ak al am an ao ap aq ar as at au av aw ax ay az ba bb bc bd be bf bg bh bi bj Tiziano Sclavi: un profilo bio-bibliografico | Andrea Neri | Griselda Online, su www.griseldaonline.it. URL consultato il 06 ottobre 2016.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai aj ak al am an Tiziano Sclavi - uBC Fumetti, su www.ubcfumetti.com. URL consultato il 06 ottobre 2016.
  5. ^ a b c Tiziano Sclavi - la Repubblica.it, in Archivio - la Repubblica.it. URL consultato l'11 ottobre 2016.
  6. ^ Horror Cico. URL consultato il 07 ottobre 2016.
  7. ^ FFF - ZAGOR Speciale CICO, su www.lfb.it. URL consultato il 07 ottobre 2016.
  8. ^ a b c Dylan Dog, fumetto cult ed horror d'autore, su www.slumberland.it. URL consultato il 10 ottobre 2016.
  9. ^ a b c d e Tiziano Sclavi e la fatica essere Dylan, in l'Espresso, 26 settembre 2016. URL consultato il 10 ottobre 2016.
  10. ^ Alessandro Fulloni, Tiziano Sclavi torna a scrivere Dylan Dog «dopo un lungo silenzio», corriere.it. URL consultato il 06 ottobre 2016.
  11. ^ Dylan Dog Horror Luna Park, in Lo Spazio Bianco, 22 luglio 2004. URL consultato il 10 ottobre 2016.
  12. ^ Tiziano Sclavi: vi racconto la musica di Dylan Dog, su LaStampa.it. URL consultato l'11 ottobre 2016.
  13. ^ Con Dylan Dog arriva "Una biblioteca da paura" - VareseNews, in VareseNews, 19 gennaio 2016. URL consultato l'11 ottobre 2016.
  14. ^ Noir, fumetti e tanto cinema: ecco il Fondo Tiziano Sclavi - VareseNews, in VareseNews, 1° ottobre 2005. URL consultato l'11 ottobre 2016.
  15. ^ Il Fondo Sclavi - Fondo Sclavi, in Fondo Sclavi. URL consultato l'11 ottobre 2016.
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  28. ^ Carlo Alberto Michelini e Tiziano Sclavi, Tocca qui, La Coccinella, 1° gennaio 1999, ISBN 887703002X. URL consultato il 10 ottobre 2016.
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  30. ^ a b catalogo su www.coccinella.com (PDF), coccinella.com.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore vincitori Premio Scanno per la narrativa Successore
- 1974 Claudio Angelini e Giuseppe Scapucci
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