Strage di Erba

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Strage di Erba
Strage
Tipoomicidio multiplo
Data11 dicembre 2006
19:50 ca. – 20:20
LuogoVia Armando Diaz, 25 - Erba
StatoItalia Italia
Obiettivofamiglia Castagna
Responsabili
  • Olindo Romano
  • Rosa Bazzi
MotivazioneRapporti conflittuali tra i Castagna e i Romano
Conseguenze
Morti4
Feriti1

La strage di Erba è stato un omicidio multiplo commesso a Erba, in provincia di Como, l'11 dicembre 2006.

La strage fu compiuta dai coniugi Olindo Romano (Albaredo per San Marco, 10 febbraio 1962[1]) e Angela Rosa Bazzi (Erba, 12 settembre 1963[1])[2] che uccisero a colpi di coltello e spranga Raffaella Castagna, il figlio Youssef Marzouk, la madre Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini con il suo cane. Il marito di quest'ultima, Mario Frigerio, presente sul luogo, riuscì a salvarsi perché creduto morto dagli assalitori; si scoprirà in seguito che Frigerio aveva una malformazione congenita alla carotide che gli permise di non morire. La strage avvenne nell'abitazione dei Castagna alla quale fu appiccato il fuoco, in una corte ristrutturata nel centro della cittadina.

Il 3 maggio 2011, la Corte Suprema di Cassazione di Roma ha reso definitiva la sentenza che ha riconosciuto come autori della strage i coniugi Romano, già condannati all'ergastolo con isolamento diurno per tre anni il 26 novembre 2008 dalla Corte d'Assise di Como,[3] e il 20 aprile 2010 dalla Corte d'Assise d'Appello di Milano che confermò la medesima condanna.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La sera dell'11 dicembre 2006, verso le 20:20, in una vecchia corte ristrutturata al numero 25 di via Diaz a Erba, divampa un incendio all'interno di uno degli appartamenti di una delle palazzine che la compongono (condominio del Ghiaccio). Attirati dal fumo, due vicini di casa, dei quali uno è pompiere volontario, entrano per primi nella palazzina salendo le scale verso il primo piano dove è localizzato l'appartamento in fiamme. A ridosso del pianerottolo trovano un uomo ferito (Mario Frigerio), sdraiato con la testa dentro l'appartamento ed il corpo fuori, il quale viene trascinato per le caviglie nel punto più lontano dal fuoco. La porta dell'abitazione è socchiusa, per cui i soccorritori entrano scoprendo subito il corpo senza vita e in fiamme di una donna (Raffaella Castagna).

I primi soccorritori trasportano il corpo della donna, sempre prendendolo per la caviglie, sul pianerottolo, spegnendo le fiamme che lo avvolgono, e cercano quindi di "rinfrancare" il ferito. Dal piano superiore possono udire la richiesta di aiuto di una voce femminile. Mario Frigerio indica a gesti per due volte al soccorritore (avendo gravi ferite al collo che gli impediscono di parlare) che un'altra persona si trova di sopra. Ma il fumo si fa sempre più denso e questi primi soccorritori devono abbandonare gli ambienti, pur sapendo che Raffaella Castagna ha un bambino e che nell'appartamento di sopra vi è una donna che invoca aiuto. Dopo l'arrivo dei Vigili del Fuoco di Erba che riescono a domare l'incendio, vengono scoperti quattro corpi senza vita e un sopravvissuto, appunto Mario Frigerio, gravemente ferito, che viene trasportato d'urgenza all'Ospedale Sant'Anna di Como dove viene sottoposto a diversi interventi. Si risveglia dall'anestesia due giorni dopo.

Raffaella Castagna, di trent'anni, disoccupata - (ma volontaria in una comunità di assistenza a persone disabili), venne aggredita e colpita ripetutamente con una spranga e morì a causa delle lesioni alla testa, venne anche accoltellata 12 volte e poi sgozzata; all'interno dell'appartamento, nel corridoio prospiciente la camera del nipote, venne uccisa anche Paola Galli (60 anni), casalinga, madre di Raffaella, colpita da coltellate e sprangate e morta anch'essa per lesioni alla testa; il bambino invece morì dissanguato sul divano, dopo aver ricevuto un unico colpo alla gola che recise l'arteria carotide.

Nell'appartamento al piano superiore, nel sottotetto, venne invece scoperto il corpo esanime della vicina di casa Valeria Cherubini, cinquantacinquenne moglie di Mario Frigerio, una commessa accorsa al piano inferiore per prestare aiuto in quanto attirata dal fumo che usciva dall'appartamento. Valeria, come il marito sopravvissuto, venne aggredita (sulle scale secondo la tesi accusatoria, ma finita in casa, secondo la tesi difensiva) con un'arma da punta e taglio, gravemente ferita dopo una colluttazione con il suo/suoi aggressore/i (subendo 34 coltellate e 8 sprangate). All'arrivo dei primi soccorritori la donna era ancora viva e dal piano superiore dove era riuscita faticosamente a trascinarsi lanciò alcune grida di aiuto verso i due vicini che non poterono raggiungerla a causa del fumo. La signora Cherubini morì soffocata dal monossido di carbonio (concentratosi nella parte bassa dell'appartamento del sottotetto), prima che le ferite riportate durante l'aggressione potessero rivelarsi mortali.

Nell'appartamento localizzato nel sottotetto e abitato dai coniugi Frigerio, viene scoperto anche il cane di famiglia, ucciso dal monossido di carbonio, secondo quanto stabilito dall'esame effettuato dallo stesso medico legale che effettuò le autopsie sui corpi delle vittime. Il marito della Cherubini, Mario Frigerio, di 65 anni, venne percosso e accoltellato alla gola, ma riuscì a sopravvivere grazie a una malformazione congenita della carotide che gli impedì di dissanguarsi completamente. I rilievi evidenziarono che gli aggressori erano stati due, uno dei quali mancino, armati di due coltelli a lama corta e lunga, nonché di una spranga.

Indagini[modifica | modifica wikitesto]

Azouz Marzouk[modifica | modifica wikitesto]

Le indagini, condotte inizialmente dai carabinieri di Erba con la supervisione del procuratore di Como Alessandro Lodolini, si concentrano su Azouz Marzouk, nato il 28 aprile 1980 a Zaghouan (Tunisia),[4] marito di Raffaella Castagna e padre di Youssef Marzouk che aveva precedenti penali per spaccio di droga ed era uscito dal carcere grazie all'indulto del 2006. Marzouk era in Tunisia in visita ai genitori al momento dei fatti; rientrato precipitosamente in Italia, viene interrogato dai carabinieri. Gli inquirenti confermano il suo alibi e iniziano a sospettare di un regolamento di conti compiuto contro di lui.

Olindo Romano e Rosa Bazzi[modifica | modifica wikitesto]

Tra le altre piste seguite viene subito segnalato il comportamento anomalo di due vicini di casa di Raffaella Castagna che in passato avevano avuto contenziosi legali con la defunta. Nonostante gli sconcertanti fatti accaduti, già dalle prime ore dopo gli omicidi i coniugi Romano si erano dimostrati disinteressati, diversamente dagli abitanti della corte, e a differenza dei condomini non avevano chiesto rassicurazioni alle forze dell'ordine. Questi sospetti portarono gli inquirenti a sequestrare alcuni indumenti dei coniugi e a metterne sotto controllo abitazione ed automobile. Ma nella prima notte dopo la strage altri fatti destarono l'attenzione degli inquirenti: il fatto che entrambi presentassero delle ferite (il marito una ecchimosi alla mano e una all'avambraccio, la moglie una ferita sanguinante ad un dito). Inoltre, alle domande di rito poste subito dopo la strage, i due mostrarono uno scontrino del McDonald's: ciò risulterà alquanto sospetto poiché si evince un tentativo immediato di apparire a tutti i costi estranei alla vicenda, quando i carabinieri non avevano posto alcuna domanda al riguardo.

Le intercettazioni ambientali aumentarono i sospetti in quanto fu subito chiaro che, mentre tutta la nazione era interessata a quanto accaduto, i coniugi Romano non affrontavano mai l'argomento nei loro colloqui. Le intercettazioni ambientali in auto, dove i due si sentivano più al sicuro, aumentarono ulteriormente i sospetti. Così il 26 dicembre vennero disposti accertamenti tecnici urgenti sulla loro automobile, che portarono gli inquirenti a scoprire una traccia di sangue nell'auto, poi attribuita a Valeria Cherubini. Questa traccia si trovava sulla pedana all'altezza dello sportello del guidatore e non era compromessa: il DNA non era decaduto ad esempio per la presenza dell'acqua usata dai vigili del fuoco per domare l'incendio, quindi doveva essere stata lasciata prima. È l'unico residuo ematico trovato nell'intera auto, nei vestiti, nell'abitazione e negli effetti personali dei Romano: la difesa sostenne si trattasse perciò di contaminazione, mentre per l'accusa è l'unico errore dell'accurata pulizia messa in atto dai coniugi.[5]

Il costante interesse degli investigatori con numerose audizioni in caserma e verifiche costanti sul loro alibi, intaccò la sicurezza dei coniugi Romano, che il 7 gennaio successivo, secondo quanto appurato nei processi, rischiarono di farsi scoprire esplicitamente durante una conversazione intercettata. Vennero fermati dai carabinieri il giorno successivo.

Il 9 gennaio 2007, dopo un lungo interrogatorio, i coniugi vengono arrestati. I due coniugi sono descritti come due persone molto chiuse ed isolate, morbosamente attaccati l'uno all'altra. Durante le indagini, alcuni familiari di Rosa Bazzi affermeranno che la donna avrebbe subito violenza sessuale da parte di un conoscente (o forse addirittura di un parente) all'età di dieci anni, peraltro senza mai ricevere alcun genere di assistenza o sostegno a seguito di ciò. Indagando nel passato di Olindo Romano verrà fuori, invece, una querela sporta contro di lui dal padre e dal fratello all'inizio degli anni ottanta, a seguito di una rissa per motivi familiari. Di fatto, all'epoca dell'arresto, i due avevano interrotto ormai da anni qualsiasi rapporto persino con i più stretti familiari; una psichiatra, consulente della difesa, affermò che era opportuno valutare il quoziente intellettivo della Bazzi, al fine di stabilirne la capacità di intendere e volere.[6]

L'uomo è accusato di omicidio plurimo pluriaggravato, la donna di concorso. Saranno i rilievi dei RIS a indicare la presenza di una seconda persona nella strage e mancina, come Rosa.

Gli inquirenti risalgono ai frequenti diverbi esistenti fra i Romano e Raffaella Castagna, sfociate anche in una lite la notte di Capodanno del 2005 e in una causa civile fra le parti, che avrebbe dovuto svolgersi due giorni dopo la strage: in quell'occasione, i coniugi Romano avevano aggredito e percosso la Castagna, che aveva sporto denuncia contro di loro per ingiurie e lesioni dopo un diverbio scoppiato quella sera, pur offrendosi di rimetterla in cambio di un risarcimento in denaro. L'episodio, comunque, era solo l'ultimo di una lunga lista di ostilità e sgarbi tra inquilini, frequentemente sfociati in diverbi e litigi. I due ribadiscono la loro innocenza e dichiarano di aver trascorso la serata in un McDonald's di Como, di cui hanno conservato anche lo scontrino, il cui orario è però due ore avanti rispetto alla strage e al consueto orario di cena dei due coniugi (secondo gli inquirenti si tratta di un tentativo maldestro di procurarsi un alibi).[7]

L'11 gennaio 2007, davanti ai magistrati Alessandro Lodolini, Simone Pizzotti, Mariano Fadda, Antonio Nalesso e Massimo Astori, i Romano ammettono, separatamente, di essere gli esecutori della strage, descrivendone con minuzia i singoli atti, uno dei quali, il fendente alla coscia di una delle vittime, inferto con una lama piccola, dal basso verso l'alto, coincide millimetricamente con le risultanze dell'autopsia. Ciascuno dei due si addossò l'intera responsabilità. Contro di loro anche la testimonianza di Mario Frigerio, unico sopravvissuto.

I processi[modifica | modifica wikitesto]

Udienze preliminari[modifica | modifica wikitesto]

Il 10 ottobre successivo, di fronte al Gup che dovrà decidere se aprire o meno il processo, Olindo dichiara di essere innocente e ritratta infatti la sua confessione. Anche la moglie Rosa ritira le sue dichiarazioni. I parenti delle vittime insorgono in aula, il giudice è costretto a sospendere la seduta. Azouz Marzouk chiede la pena di morte per i due imputati, pur non essendo prevista nell'ordinamento italiano. L'accusa, rappresentata dal PM Massimo Astori, considera le ritrattazioni dei Romano come una semplice variazione della strategia difensiva.

Il 12 ottobre Olindo Romano e Rosa Bazzi sono rinviati a giudizio.

Primo grado[modifica | modifica wikitesto]

La prima udienza si tiene il 29 gennaio 2008; nonostante la folla presente, solo 60 persone sono ammesse nell'aula di giustizia. Per i giornalisti viene predisposta una sala collegata via video con l'aula; vengono ammesse solo le telecamere della trasmissione di Rai 3 Un giorno in pretura che potrà utilizzare le immagini del processo solo dopo la sentenza. Nel corso delle udienze, i coniugi Romano passano il tempo scambiandosi effusioni e ridacchiando tra loro, persino durante la proiezione in aula delle fotografie del cadavere del piccolo Youssef.

Il 18 febbraio 2008 Olindo accusa i carabinieri che l'hanno interrogato di avergli fatto il lavaggio del cervello e di averlo convinto a confessare, promettendogli in cambio pochi anni di carcere e l'immediata liberazione della moglie Rosa. Negli stessi giorni, i loro vicini di casa testimoniano davanti alla corte che i Romano avevano creato un clima di terrore nel condominio con liti furiose, minacce verbali, lanci di vasi nei terrazzi altrui, lettere di avvocati; più volte le forze dell'ordine erano dovute intervenire e diversi inquilini dello stabile avevano preferito trasferirsi altrove per evitare ulteriori litigi. Una vicina racconterà che, poco tempo prima della strage, Olindo Romano le aveva consegnato una mole di pagine manoscritte contenenti la loro versione delle liti con Raffaella Castagna e la sua famiglia, chiedendole il favore di dattiloscriverle per lui. La difesa tenta di sostenere che lo stesso giorno della strage un estraneo era presente nella casa di Raffaella Castagna.

Testimonianza di Mario Frigerio[modifica | modifica wikitesto]

Il 26 febbraio 2008 depone la propria versione dei fatti l'unico testimone oculare, Mario Frigerio che conferma che a compiere la strage sono stati Olindo Romano e una "seconda persona, una donna, quasi sicuramente Rosa Bazzi", particolare mai detto prima[senza fonte].

Nell'aula si verificano tensioni fra accusa e difesa, in particolare durante il controinterrogatorio di Frigerio da parte degli avvocati dei Romano: dopo alcune insistenti domande dei difensori che tentano di metterne in dubbio la credibilità e di dipingerlo come un teste falso, Frigerio si rivolge a loro esclamando "vergognatevi!" ed apostrofando come "assassino" Olindo Romano; il pubblico ministero interviene in difesa del teste e il giudice sospende l'udienza.

Ulteriori ritrattazioni dei Romano[modifica | modifica wikitesto]

Il 28 febbraio 2008 Olindo Romano rilascia una seconda dichiarazione spontanea, confermando il presunto lavaggio del cervello e dichiarando di essere stato "trattato come una bestia" nel carcere di Como; chiede di non venire separato dalla moglie. Le testimonianze dei carabinieri che lo hanno interrogato - e confermate dall'ascolto delle registrazioni effettuate - rivelano invece che Olindo e Rosa confessarono, dicendo loro di volersi liberare la coscienza. La moglie, che doveva anch'ella rilasciare dichiarazioni, rinuncia perché, secondo i legali, profondamente colpita dalle accuse rivoltele da Frigerio. Rosa parlerà al processo, nella successiva udienza del 3 marzo 2008: nella sua deposizione dichiara di aver confessato dietro la promessa degli arresti domiciliari. Inoltre afferma di non essere mai salita nella casa di Raffaella Castagna e smentisce di aver mai avuto diverbi con lei, sostenendo anzi che cercava di aiutarla, quando aveva bisogno, circostanza falsa e smentita anche da alcuni amici della Castagna, che riferirono anche che Raffaella gli aveva raccontato di un pedinamento da parte dei coniugi Romano persino pochi giorni prima della strage; i coniugi avevano assolutamente smentito di averla voluta pedinare, ma l'accusa usò poi questo avvenimento come la prova dell'inizio di un'escalation intimidatoria nei confronti della Castagna.

Il 31 marzo 2008 la difesa, invocando il cosiddetto legittimo sospetto chiede di spostare il processo lontano da Como perché i media locali avrebbero un atteggiamento ostile nei confronti degli imputati. L'istanza è respinta. Il 2 aprile 2008 viene fatta ascoltare in aula la prima dichiarazione di Mario Frigerio, che, pur gravemente ferito, descrive con precisione la dinamica della strage. Viene interpretata come una conferma della colpevolezza dei Romano. La difesa, allora, chiede la ricusazione dei giudici, sostenendo che avrebbero posizioni pregiudiziali nei confronti degli imputati. Il processo è nuovamente sospeso.

Il 17 novembre 2008 la Corte di cassazione respinge la ricusazione dei giudici. Il processo riprende con la requisitoria del pubblico ministero Massimo Astori; il magistrato ripercorre tutte le tappe della vicenda descrivendolo come un "viaggio dell'orrore". Vengono esibite le prove contro i Romano, a partire dalla tracce di sangue con il DNA di una delle vittime. Al termine della requisitoria, Astori chiede il massimo della pena per i due coniugi: ergastolo senza attenuanti con l'isolamento diurno per tre anni. Per il PM, la strage di Erba è stato uno dei crimini più atroci della storia d'Italia.

Il 19 novembre 2008 Olindo rilascia la sua terza dichiarazione spontanea, sostenendo di aver recitato fino a quel momento la parte del mostro, e che in questa recita rientrava la confessione rilasciata ad uno psichiatra e le frasi lasciate appositamente su una Bibbia in suo possesso, contenenti ingiurie ed invettive contro le vittime, dichiarazioni d'amore alla moglie e poesie. Le parti civili chiedono complessivamente otto milioni di euro come risarcimento.

Sentenza[modifica | modifica wikitesto]

In seguito Olindo rilascia la quarta dichiarazione spontanea, ribadisce la sua innocenza e quella della moglie ed esprime cordoglio per i familiari delle vittime.

La Corte d'Assise pronuncia il 26 novembre 2008 la sentenza di primo grado: i coniugi Romano sono condannati all'ergastolo con l'isolamento diurno per tre anni. La corte inoltre stabilisce come risarcimento una quota di 500 000 euro per i Frigerio, 60 000 euro a Marzouk, 20 000 per i suoi genitori residenti in Tunisia.

Secondo grado e ricorso[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 aprile 2010 la Corte d'Assise d'Appello di Milano ha confermato l'ergastolo ai coniugi Rosa Bazzi e Olindo Romano, con la misura afflittiva supplementare dell'isolamento diurno per tre anni, il massimo consentito dalla legge[8].

Terzo grado e condanna definitiva[modifica | modifica wikitesto]

Il ricorso in cassazione della difesa ha portato, il 3 maggio 2011 — dopo circa 4 ore di camera di consiglio — alla conferma definitiva della sentenza[9][10]. Il Procuratore Generale presso la Corte aveva chiesto la conferma della condanna già inflitta in secondo grado, ricostruendo il movente basandosi sul fatto che «i Romano non sopportavano la confusione che fino a tarda notte proveniva dalla casa di Raffaella Castagna», né tolleravano «i movimentati rientri a tarda notte di suo marito, il pregiudicato tunisino Azouz Marzouk»[11].

La Corte di legittimità affermava — in ultima istanza — che dovevano essere respinti tutti gli argomenti difensivi, dal momento che non era possibile intaccare «la solidità dello zoccolo su cui era stata ricostruita la dolorosissima vicenda»[nota 1].

Il Supremo Collegio stabiliva — in estrema sintesi — che «le tesi sostenute [dalla difesa] non [avevano avuto] (...) la forza di mettere in dubbio le prove che addossano a Rosa e Olindo la responsabilità dell'omicidio. A inchiodarli ci sono una macchia di sangue nella macchina di Romano, la testimonianza di Mario Frigerio, unico sopravvissuto alla strage e, soprattutto, il loro comportamento, confessione e ritrattazioni comprese»[12].

In particolare:

  • la circostanza che l'unico testimone della strage, Mario Frigerio, non abbia subito riconosciuto Olindo non costituisce — per la Corte — un indice sicuro ed inoppugnabile della sua inattendibilità, dovendosi considerare altresì che[nota 2]:

«(...) la Corte territoriale non si è affatto nascosta che nella prima parte il Frigerio avesse manifestato difficoltà a ricordare, avesse fornito dati confusi e contraddittori sull'identità del suo aggressione (peraltro mai indicato come soggetto di origine nordafricana, quanto indicato come soggetto dalla carnagione olivastra, con occhi scuri, capelli folti e neri), ma ha compiutamente argomentato come il teste abbia plausibilmente spiegato le sue difficoltà non tanto nel fare affiorare il ricordo momentaneamente offuscato a causa del trauma, quanto la sua difficoltà a credere che ad inveire su di lui fosse stato il Romano, suo vicino di casa che riteneva persona per bene (...) la spiegazione fornita dal testimone va esente da qualsivoglia censura di implausibilità (...) [poiché sussiste] un solidissimo ancoraggio che non poteva ammettere letture alternative al fatto che il Frigerio ebbe a riconoscere subito il Romano»

  • le domande poste a Mario Frigerio — secondo la difesa "suggestive", nel senso di voler indurre Frigerio ad attribuire il nome di Olindo alla figura che egli aveva visto la sera della strage — non rilevano ai fini della attendibilità della testimonianza dell'unico sopravvissuto[nota 3]:

«(...) anche ammesso il carattere suggestivo delle domande rivolte dai Carabinieri, il teste sia avanti i pubblici ministeri, che avanti ai giudici, ha sempre tenuto fermo di aver avuto distinti in mente i tratti del Romano come suo aggressore, ma di aver esitato a menzionarlo ab initio, perché voleva capire come fosse stato possibile che un normale condomino, con cui non aveva mai avuto nessun contrasto, si fosse accanito così brutalmente su di lui e su sua moglie. La valorizzazione di questa versione non espone la motivazione della sentenza ad alcuna seria critica di illogicità o contraddittorietà.»

  • le eventuali doglianze sulla presenza della macchia di sangue sull'auto dei coniugi Romano — in particolare, sulla possibilità di "contaminazione" (nel senso che qualcun alcun altro, che in precedenza si trovasse sulla scena del delitto, avrebbe potuto trasportare il materiale ematico sull'autovettura) e sulla carente documentazione scientifica relativa alle operazioni dei rilevamenti esperiti dalla Polizia Giudiziaria — sono del tutto infondate[nota 4]:

«(...) deve essere rilevato che la presenza di traccia sul battitacco della portiera dell'auto dei due imputati è un dato storico, raccolto il 26.11.2006, che i giudici di merito non potevano sottovalutare e che la traccia era particolarmente nitida, tanto da consentire di esaltare con estrema puntualità il profilo genetico. Il vettore della traccia è stato plausibilmente ritenuto il Romano, per il semplice fatto che solo lui ebbe a salire a bordo dell'auto lato guida, se non prima (...) i controlli di polizia sull'auto vennero sempre effettuati senza salirvi a bordo in ragione delle modeste dimensioni dell'auto stessa (trattandosi di SEAT Arosa) (...) il dato storico era inconfutato (presenza della traccia sull'auto dell'imputato), ragion per cui nel presente contesto non era indispendabile individuare con certezza assoluta il mezzo di veicolazione della traccia per poterne apprezzare la portata probante (...) la nitidezza della traccia induceva ad opinare nel senso che la stessa fosse stata portata direttamente dal luogo del delitto, escludendo che potesse essere frutto di contaminazione dal luogo del delitto (...) il verbale della perquisizione [fu] di fatto sottoscritto da operatori che pur avendo partecipato alle complesse operazioni che si resero necessarie dopo il massacro, non operarono direttamente al'atto perquisizione (...) per quanto discutibile come prassi, la corte territoriale ha ritenuto che tale modus operandi fosse comprensibile in ragione della concitazione del momento (...)»

  • in merito alle confessioni dei due imputati — secondo la difesa pesantemente influenzate dall'operato dei Carabinieri e dei pubblici ministeri, e pertanto inattendibili — la Corte osserva che[nota 5]:

«(...) sul fatto che le confessioni rese dai due imputati siano state frutto di una deliberazione non coartata, ancorché necessitata dalla incombenza degli eventi, i giudici di merito hanno fornito nella sentenza esaustiva motivazione (...) se è vero, come la corte ha osservato, che indubitatamente gli imputati siano stati sottoposti ad una pressante ma non vietata sollecitazione a fornire quanto a loro conoscenza, attesa la gravità dei fatti che imponeva venisse fatta piena luce, dall'altro non può essere ritenuto che sia stata operata pressione psicologica tale da limitare la libertà di autodeterminazione (...) [non rileva neppure] il fatto che nelle conversazioni in carcere tra i due, prima della decisione di confessare, i medesimi abbiano ribadito la loro innocenza, trattandosi di colloquio condotto nella piena consapevolezza di essere ascoltati a distanza (...) non è consentito parlare di ricadute in termini di corretto contraddittorio e di corretta formazione della prova, proprio in ragione del fatto che i contributi dichiarativi del Romano sono stati accompagnati da annotazioni vergate di proprio pugno a pieno contenuto confessorio (...) [altri elementi che depongono in favore dell'attendibilità delle confessioni sono] le annotazioni sulla Bibbia vergate dal Romano, in cui lo stesso manifestava l'acredine verso la famiglia Marzouk-Castagna, ma chiedeva perdono per quanto fatto (...) entrambe le sentenze di merito hanno dimostrato, con incedere logico ed argomentativo ineccepibile, la gravosità del compendio probatorio portato dall'accusa che inevitabilmente si opponeva alle comprensibili proteste di innocenza elevate nelle primissime fasi procedimentali ed in quella processuale, successiva all'udienza preliminare dai due imputati.»

  • in merito alla circostanza per cui le due corti di merito abbiano sottovalutato piste alternative, la Corte rileva che[nota 6]:

«(...) è stata fornita adeguata motivazione sulla impraticabilità di alternativi fronti di indagine per la insussistenza di concreti spunti investigativi attesa la inconsistenza del dato riferito da Menzen e Chemcoum, quanto alla presenza di un terzetto davanti a via Diaz, 28, ancorché detto terzetto comprendesse il fratello di Raffaella Castagna, che non aveva rapporti facili con la sorella, poiché nulla di più era emerso. Veniva aggiunto che occorreva ad estranei alla corte disporre delle chiavi per accedere alla palazzina teatro del massacro, attesa l'insussistenza di segni di scasso della serratura (...) i giudici hanno, con opinare del tutto lineare, sostenuto l'implausibilità del fatto che gli aggressori siano stati uditi dall'inquilino del piano sottostante, per la semplice ragione che gli aggressori in attesa della preda ben difficilmente avrebbero fatto notare la loro presenza a chi abitava nell'alloggio sottostante (...) era stato considerato anche l'ambiente insano frequentato dal Marzouk, coinvolto in traffici di stupefacente, come luogo di germoglio dell'azione criminosa, ma nessuno spunto emerse per accreditare questa ipotesi.»

Sviluppi seguenti: Sintesi e descrizione analitica[modifica | modifica wikitesto]

Rosa Bazzi sta scontando la pena nel carcere di Bollate, mentre Olindo Romano sta scontando la pena nel carcere di Opera; i due sono autorizzati a incontrarsi una volta al mese.

Già nell'aprile del 2011 Marzouk aveva cambiato idea sostenendo che i Romano non siano i colpevoli.[9]

Nel 2012 Azouz Marzouk, risposatosi nel frattempo in Tunisia, sempre ritenendo che i Romano non siano i colpevoli, afferma di volere per loro la revisione del processo,[13] si scopre poi successivamente che lo stesso Azouz Marzouk è stato querelato dalla famiglia delle vittime per aver violentemente apostrofato, con termini non gentili e non corretti, la stessa famiglia delle vittime.[14]

Nel settembre 2012, Azouz Marzouk intenta un ricorso presso la Corte Europea dei diritti dell'Uomo,[15] in quanto avrebbe rilevato quelli che afferma essere numerosi vizi processuali in cui sarebbero incorsi i giudici in tutti e tre i gradi del giudizio. La Corte europea dichiara non ammissibile del ricorso.[16][17] Appellato nuovamente dinanzi alla medesima Corte, viene nuovamente, per le medesime motivazioni, dichiarato non ammissibile.[17]

Nel settembre 2012 i due condannati ricorrono dinanzi alla Corte CEDU,[15] la quale respinge il ricorso per assoluto difetto di giurisdizione. Rinunciano all'appello.

Nel 2013 il pool di difesa dei coniugi Romano intenta il ricorso volto alla revisione del processo di colpevolezza[18] in base alla normativa vigente prevista in materia di revisione del processo dal codice di procedura penale.

Nell'agosto 2014 termina per i due coniugi l'isolamento diurno che era stato inflitto loro nei tre gradi di giudizio.[19]

Il 16 settembre 2014 muore, in una casa di cura ed all'età di 73 anni, Mario Frigerio, dopo qualche mese dalla diagnosi di una malattia terminale.[20]

Il 25 maggio 2018 muore, a 74 anni, Carlo Castagna, marito, padre e nonno delle vittime.

Nel maggio 2019, con sentenza della Corte di Cassazione, l'istanza di avvio del processo di revisione della condanna definitiva e passata in giudicata inflitta ad Olindo e Rosa, viene dichiarata non escussibile e non ammissibile per manifesta infondatezza del ricorso.

La successiva vicenda giudiziaria[modifica | modifica wikitesto]

Il ricorso alla Corte europea dei Diritti dell'Uomo[modifica | modifica wikitesto]

Nel settembre 2012 il Corriere di Como riporta la notizia del ricorso — già annunciato dopo la condanna definitiva in Cassazione[15] — esperito dai due condannati alla Corte europea dei Diritti dell'Uomo nel marzo dello stesso anno, in cui, a detta della difesa, rilevano numerosi vizi processuali in cui sarebbero incorsi i giudici in tutti e tre i gradi di giudizio,[17][16] lesivi del diritto di difesa degli imputati nel corso del procedimento penale. In realtà, come evidenziato dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, il diritto all'effettività di difesa viene declinato autonomamente nei vari ordinamenti giuridici interni, pertanto non è possibile procedere alla disapplicazione della norma vigente nell'ordinamento giuridico interno in favore della norma della Convenzione, in quanto per la sua applicazione [ndr, della norma sovranazionale], la medesima convenzione si richiama all'ordinamento giuridico interno dei singoli Stati.[21][22][23][24] Il ricorso sarà dichiarato non ammissibile per assoluto difetto di giurisdizione. La difesa rinuncia al ricorso successivo presso la medesima corte in quanto non ritiene probabile un esito favorevole del medesimo. Si sono pertanto esaurite le possibilità di ricorso presso gli ordinamenti sovranazionali.

Pochi mesi prima anche Azouz Marzouk — reputando contraddittori alcuni passaggi delle sentenze di condanna — aveva dato mandato al suo avvocato di esperire ricorso presso la medesima Corte. In due differenti sentenze, la Corte CEDU ha dichiarato non ammissibile il ricorso presentato dal legale di Azouz Marzouk per esercizio abusivo del diritto di agire, in quanto non figura come parte lesa, ed ai sensi dell'ordinamento CEDU, possono ricorrere alla CEDU solo coloro che ritengano di essere vittima di una violazione da parte dello Stato di uno dei diritti e delle garanzie riconosciuti dalla Convenzione o dai suoi protocolli,[25] inoltre ha dichiarato non ammissibile il successivo ricorso alla medesima corte per le medesime motivazioni. Si sono pertanto esauriti le possibilità di esperire ulteriori ricorsi, da parte di Azouz Marzouk, sia nell'ordinamento CEDU che nell'ordinamento giuridico italiano, dove tale diritto è riconosciuto solo per le persone offese.[26]

La richiesta di revisione del processo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2013 il pool difensivo dei Romano — composto dagli avvocati Fabio Schembri e Luisa Bordeaux — manifesta la possibilità di richiedere la revisione del processo, in base alla normativa vigente prevista dal codice di procedura penale,[18] in particolare, a detta della difesa:

  • sulla base delle dichiarazioni di Azouz Marzouk che, dopo il processo, ritenne la coppia condannata ingiustamente,[13][27] provocando, tra l'altro, l'indignazione del parente delle vittime Carlo Castagna;[28]
  • sulla pista — mai battuta in precedenza — che vede come colpevoli della strage persone appartenenti a cosche della criminalità organizzata ('ndrangheta), comunque di nazionalità non araba. Questa ipotesi venne riferita alla madre di Azouz Marzouk da un uomo, all'epoca non meglio identificato, che andò in Tunisia a riferire questa particolare circostanza;[29]
  • sulla base delle sommarie informazioni (mai prese in considerazione) rese dal testimone Ben Brahim Chemcoum,[30] all'epoca dei fatti escusso dai Carabinieri di Erba, che riferiva — cinque giorni dopo la strage — di «aver visto, intorno all'ora della mattanza, due persone di fronte alla corte di via Diaz dove, dopo gli omicidi, era stato appiccato il fuoco».[31] Il giorno di Natale, tale Chemcoum era tornato dai Carabinieri raccontando di «aver visto "un tunisino e un italiano" con "una berretta", voci che gridavano "assassino" e "aiutatemi", di un uomo dal "passo affrettato" che gli pareva un "matto" e di "benzina". Il tunisino indicò addirittura una delle persone viste, senza farne il nome, come "il fratello della morta" e cioè di Raffaella Castagna, moglie di Azouz».[31]

Nel 2014, gli stessi difensori affermano di aver raccolto sufficienti elementi, sulla base dei quali chiedere la riapertura del processo.[senza fonte]

Gli avvocati presentano un'istanza per chiedere nuovi accertamenti, ma le procure di Como e Brescia si dichiarano "non competenti".[32] Nell'aprile del 2017 la Cassazione ammette il riesame di sette elementi di prova presso la corte d'appello di Brescia concedendo a tale corte la facoltà di effettuare un incidente probatorio. Dopo che il legale chiede la proroga sulla distruzione delle prove, il pubblico ministero chiede invece a luglio la distruzione di tali reperti non esaminati, che viene bloccata però dal tribunale su sollecitazione dell'avvocato dei Romano. Nella mattinata del 12 luglio 2018, sulla base di una ordinanza emessa dalla Corte di Cassazione, la totalità dei reperti non ancora analizzati, parte di questi, quelli in custodia presso l'Ufficio corpi di reato del Tribunale di Como, vengono conferiti da un cancelliere ad un inceneritore del capoluogo che, contestualmente, ne effettua la distruzione.[33] Una parte dei reperti, in possesso della difesa, è stata conservata presso l'Università di Pavia.[34] In varie sentenze del 2018, la Corte di Cassazione ha ripetutamente rigettato la richiesta di procedere all'esame dei reperti mai analizzati,[35] pertanto l'istanza di avvio del processo di revisione è stato dichiarata non escussibile e non ammissibile per manifesta infondatezza del ricorso.[senza fonte]

Le vittime[modifica | modifica wikitesto]

  • Paola Galli (60 anni), madre di Raffaella Castagna e suocera di Azouz Marzouk
  • Raffaella Castagna (30 anni), moglie di Azouz Marzouk
  • Youssef Marzouk (2 anni), figlio di Raffaella Castagna e di Azouz Marzouk
  • Valeria Cherubini (55 anni), vicina di casa e moglie di Mario Frigerio

Influenze nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Olindo e Rosa vengono inoltre citati nei brani:

Note[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Così, p. 40 della sentenza della Suprema Corte.
  2. ^ Così, pp. 42-43 della sentenza della Suprema Corte.
  3. ^ Così, p. 45 della sentenza della Suprema Corte.
  4. ^ Così, pp. 46-47 della sentenza della Suprema Corte.
  5. ^ Così, pp. 48-50 della sentenza della Suprema Corte.
  6. ^ Così, pp. 56-57 della sentenza della Suprema Corte.

Riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b OLINDO E ROSA Identikit di due futuri assassini - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 13 febbraio 2019.
  2. ^ ,Il Messaggero Archiviato il 3 febbraio 2015 in Internet Archive.
  3. ^ Rosa e Olindo, dalla cena al fast food dopo la strage alla condanna all'ergastolo - Corriere della Sera, su www.corriere.it. URL consultato il 13 febbraio 2019.
  4. ^ Corte di Como, Sentaneza del 25 febbraio 2009 (PDF), in ANSA.it, 25 febbraio 2009.
  5. ^ SPECIALE STRAGE DI ERBA - 5. La macchia sull'auto di Olindo, su Oggi - Attualità. URL consultato il 13 febbraio 2019.
  6. ^ Strage Erba: Presidio di Azione Giovani davanti al tribunale. Si avvicina l'ipotesi di una perizia psichiatrica per i Romano, su web.archive.org, 13 agosto 2016. URL consultato il 13 febbraio 2019 (archiviato dall'url originale il 13 agosto 2016).
  7. ^ Strage Erba, fermati i vicini di casa - Corriere della Sera, su www.corriere.it. URL consultato il 13 febbraio 2019.
  8. ^ Rosa e Olindo, ergastolo confermato. Lei piange, Azouz: «È solo un'attrice», in La Stampa, 20 aprile 2010. URL consultato il 21 febbraio 2019 (archiviato il 21 febbraio 2019).
  9. ^ a b Strage di Erba, la Cassazione conferma l’ergastolo. Marzouk non voleva la condanna dei Romano, in Il Secolo XIX, 3 maggio 2011. URL consultato il 21 febbraio 2019 (archiviato il 21 febbraio 2019).
  10. ^ Cass. pen., sez. 1, 03 maggio 2011, n. 33070 (PDF), su Diritto penale contemporaneo, Università degli Studi di Milano-Università commerciale Luigi Bocconi, 3 maggio 2011. URL consultato il 21 febbraio 2019 (archiviato il 15 aprile 2018).
  11. ^ Strage di Erba, per Olindo e Rosa. La Cassazione conferma l'ergastolo, in la Repubblica, 3 maggio 2011. URL consultato il 21 febbraio 2019 (archiviato il 21 febbraio 2019).
  12. ^ Rosa e Olindo: odio, grettezza e individualismo ma piena capacità di intendere e volere, in Il Sole 24 ORE, 5 settembre 2011. URL consultato il 21 febbraio 2019 (archiviato il 21 febbraio 2019).
  13. ^ a b Gabriele Moroni, Delitto di Erba, Azouz insiste: «Olindo e Rosa non sono i killer», su Il Giorno, 11 dicembre 2012. URL consultato il 20 febbraio 2019 (archiviato il 20 agosto 2015).
  14. ^ Strage di Erba: Azouz Marzouk è nei guai. Spiegazioni, su velvetgossip.it.
  15. ^ a b c Dario Campione, Strage di Erba, «Olindo e Rosa logicamente colpevoli», in Corriere di Como, 7 settembre 2011. URL consultato il 20 febbraio 2019 (archiviato il 20 febbraio 2019).
  16. ^ a b Carlo Verdelli, Olindo e Rosa: otto anni dopo, il grande mistero dei mostri perfetti, in la Repubblica, 16 settembre 2014. URL consultato il 20 febbraio 2019 (archiviato il 20 febbraio 2019).
    «Su tutta la vicenda pende da due anni un ricorso alla Corte di Strasburgo».
  17. ^ a b c Anna Campaniello, Strage di Erba: «La Corte europea non cambierà il finale», in Corriere di Como, 14 settembre 2012. URL consultato il 20 febbraio 2019 (archiviato il 20 febbraio 2019).
  18. ^ a b Erba, Olindo e Rosa lavorano su revisione, in ANSA, 20 marzo 2013. URL consultato il 20 marzo 2019 (archiviato il 20 febbraio 2019).
  19. ^ Il Giornale: ergastolo definitivo Olindo e Rosa, su ilgiornale.it.
  20. ^ Strage di Erba, morto il supertestimone Mario Frigerio - Primopiano, su ANSA.it, 16 settembre 2014. URL consultato il 13 febbraio 2019.
  21. ^ Sentenza numero 170/1984 della Corte Costituzionale: giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 3 del DPR 22 settembre 1978, n. 695 (Modificazioni alle disposizioni preliminari alla tariffa dei dazi doganali di importazione della Repubblica Italiana), in riferimento agli artt. 189 e 177 del Trattato di Roma, su giurcost.org.
  22. ^ Lex posterior derogat priori, su federica.unina.it.
  23. ^ Sentenza della corte del 15 luglio 1964 - Flaminio Costa contro l'ENEL - (domanda di pronunzia pregiudiziale, proposta dal giudice conciliatore di Milano) - causa 6/64, su eur-lex.europa.eu.
  24. ^ Sentenza Frontini: sentenza 183/1970 in merito ai giudizi riuniti di legittimità costituzionale dell'art. 2 della legge 14 ottobre 1957, n. 1203, che ha reso esecutivo in Italia il Trattato istitutivo della Comunità economica europea, su giurcost.org.
  25. ^ Ricorso alla CEDU - Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, su www.cittadinanzattiva.it. URL consultato il 19 maggio 2019.
  26. ^ Testo della Costituzione Italiana (PDF), su cortecostituzionale.it.
    «(…) Articolo 24: Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione. La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari».
  27. ^ Strage di Erba, Marzouk parla in esclusiva: «Non sono loro i colpevoli», in Libero, 3 dicembre 2013. URL consultato il 20 febbraio 2019 (archiviato il 20 agosto 2015).
  28. ^ Strage di Erba, la nuova verità di Azouz: «Olindo e Rosa sono innocenti, voglio i colpevoli», in TGcom24, 11 dicembre 2012. URL consultato il 20 febbraio 2019 (archiviato il 20 febbraio 2019).
  29. ^ Felice Manti, «Strage di Erba, Olindo e Rosa innocenti»: torna il superteste che può riaprire il caso, in Il Giornale, 13 agosto 2013. URL consultato il 20 febbraio 2019 (archiviato dall'url originale il 17 febbraio 2019).
  30. ^ Gabriele Moroni, Strage di Erba, identificato il testimone che scagionerebbe Olindo e Rosa, in Il Giorno, 27 novembre 2013. URL consultato il 20 febbraio 2019 (archiviato il 28 giugno 2016).
  31. ^ a b Felice Manti, Strage di Erba, riappare un altro teste che scagionerebbe gli assassini, in Il Giornale, 3 settembre 2013. URL consultato il 20 febbraio 2019 (archiviato il 20 agosto 2015).
  32. ^ Strage di Erba, le ultime novità dopo l'istanza respinta, su cronacaedossier.it. URL consultato il 13 febbraio 2019.
  33. ^ Strage di Erba, hanno bruciato i reperti prima della sentenza della Cassazione, in LiberoQuotidiano.it, 7 agosto 2018. URL consultato l'8 agosto 2018.
  34. ^ Strage di Erba, l'ipotesi sconvolgente, su Blitz quotidiano, 19 ottobre 2018. URL consultato il 13 febbraio 2019.
  35. ^ Strage di Erba: per Rosa e Olindo è finita, altro no dei tribunali. [collegamento interrotto], su urbanpost.it.
  36. ^ IMMANUEL CASTO: guarda il video di "Killer Star" il nuovo singolo!, Rock Rebel Magazine, 19 settembre 2011. URL consultato il 5 gennaio 2015 (archiviato dall'url originale il 5 gennaio 2015).
  37. ^ Lewandowski II, su youtube.com.
  38. ^ Tutta la verità, in esclusiva sul Nove la serie che racconta i più controversi casi di cronaca del nostro paese: da Erba ad Avetrana, Il Fatto Quotidiano, 10 Aprile 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pino Corrias, Vicini da morire. La strage di Erba e il Nord Italia divorato dalla paura, Milano, Mondadori, 2007, ISBN 978-88-04-57300-5.
  • Felice Manti ed Edoardo Montolli, Il grande abbaglio, Aliberti, 2008.
  • Edoardo Montolli, L'enigma di Erba, RCS, 2010
  • Paolo Moretti e Stefano Ferrari Trenta passi. La vera storia della strage di Erba, 2010
  • Cristiana Cimmino Finché morte non ci separi. Olindo Romano e Rosa Bazzi visti da vicino, La Riflessione, 2010
  • Stefania Panza e Paola D'Amico, Una strage imperfetta. Erba, analisi di un delitto, TuttiAutori, 2011. ISBN 978-88-488-1219-1
  • Luca Steffenoni, Nera. Come la cronaca cambia i delitti. Casa editrice San Paolo, 2011, ISBN 978-88-215-7198-5
  • Roberta Bruzzone, Chi è l'assassino. Diario di una criminologa, Mondadori, 2013, ISBN 9788804613046.
  • Andrea Jelardi, Bianco, Rosso e...Giallo. Piccoli e grandi delitti e misteri italiani in venticinque anni di cronaca nera (1988-2013), Napoli, Kairòs, 2014, ISBN 978-88-98029-87-7.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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