Enrico Vanzina

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Enrico Vanzina (Roma, 26 marzo 1949) è uno sceneggiatore, produttore cinematografico e giornalista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Primogenito del regista e sceneggiatore Steno e di Maria Teresa Nati, nonché fratello maggiore del regista e produttore Carlo Vanzina, ha frequentato il Lycée Chateaubriand di Roma[1].

Si laurea nel 1970 in Scienze Politiche alla Sapienza di Roma

Ha vinto molti premi tra i quali una Grolla D'oro, il premio De Sica, il premio Flaiano, il Nastro d'Argento, il premio Charlot, il Telegatto e il Premio America della Fondazione Italia USA.

Nel 2015 gli viene assegnato il Premio Agnes per il giornalismo.

Ha lavorato con quasi tutti i più importanti attori italiani Diego Abatantuono, Gian Maria Volonté, Sergio Castellitto, Renato Pozzeto, Paolo Villaggio, Gigi Proietti, Vincenzo Salemme, Christian De Sica, Michele Placido, Giancarlo Giannini, Virna Lisi, Monica Vitti, Monica Bellucci e tanti altri. Ha scritto anche per molti grandi attori internazionali Faye Dunaway, Rupert Everett, Carol Bouquet, Elliot Gould, Jean Rochefort, Leslie Nielsen, Susannah York, David Warner, Michel Serrault, Dean Jones, Daryl Hannah, Matthew Modine.

Ha inoltre prodotto molti programmi televisivi, tra cui le serie I ragazzi della 3ª C (1987-1989), Amori (1989), Anni '50 (1998), Anni '60 (1999) e Un ciclone in famiglia (2005-2008).

È stato consulente generale e capo della produzione Penta Film di Mario e Vittorio Cecchi Gori nel biennio 1990-1991.

Autore della commedia teatrale Bambini cattivi, messa in scena da Giuseppe Patroni Griffi, ha pubblicato anche i romanzi Colazione da Bulgari (Salerno Editrice), La vita è buffa (Gremese), Le finte bionde e Una famiglia italiana (Mondadori), Commedia all'italiana, Il gigante sfregiato Il mistero del rubino birmanoe " La donna dagli occhi d'oro" (Newton Compton) "La sera a Roma (Mondadori

Dopo aver collaborato per sette anni al Corriere della Sera, dal 1998 cura una rubrica settimanale di costume per Il Messaggero.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fonte: MYmovies. [1]. Vedi anche un suo intervento sul Corriere della Sera del 2 ottobre 1993. [2]

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