Sottoconsumo

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Il termine sottoconsumo, in macroeconomia, indica una situazione nella quale la scarsità della domanda è causata da un livello troppo basso di consumo.

Basi teoriche del sottoconsumo[modifica | modifica sorgente]

Nel suo testo Merkantilisment: Ett led i den ekonomiska politikens historia (nell'edizione inglese Mercantilism, in italiano Il mercantilismo: una parte della storia dell'economia politica), l'economista svedese Eli Heckscher ricorda che già all'epoca del mercantilismo vi erano studiosi che attribuivano le cause della stagnazione e della disoccupazione allo scarso livello della domanda di beni di consumo. Tra i teorici citati da Heckscher, vi è Barthélemy de Laffemas, che nell'opera Les Trésors et richesses pour mettre l'Estat en splendeur et monstrer au vrai la ruine des François par le trafic et négoce des estrangers (in italiano I tesori e le ricchezze per dare splendore allo Stato e mostrare davvero la rovina che i traffici e commerci degli stranieri portano ai francesi) suggerisce di indirizzare la domanda verso i produttori francesi e condanna coloro che consumano poco. Altri economisti di epoca mercantilista, come William Petty, Nicholas Barbon e John Cary propugnavano le medesime idee.[1]

A dare man forte a queste teorie, venne il poemetto (la cui prima stesura apparve nel 1705) di Bernard de Mandeville La favola delle api, in cui veniva mostrato come l'avvento della virtù in un prospero alveare può portare, se per virtù si intendono il risparmio e la frugalità, alla rovina di una comunità.

In epoca più recente, è Sir Thomas Robert Malthus a criticare aspramente coloro i quali, come Adam Smith, sostenevano che ogni atto di risparmio del privato corrispondesse a un atto di accantonamento, e quindi a un aumento dello stock di ricchezza, per la società. Malthus non nega che un livello non eccessivo di accantonamento di ricchezza possa portare a un aumento del benessere per la società, ma critica l'estremismo di chi vede in ogni atto di risparmio un beneficio pubblico. Infatti, l'applicazione indiscriminata di questo principio porterebbe alla scomparsa dell'incentivo a produrre.[2]

Sottoconsumo, sottoinvestimento e sovrainvestimento[modifica | modifica sorgente]

Karl Marx nel libro terzo de Il Capitale, attribuisce le crisi del sistema capitalista alla legge della caduta tendenziale del saggio del profitto, ovvero alla tendenza naturale del sistema economico (basato, secondo Marx, sullo sfruttamento del pluslavoro e sul plusvalore) a vedere ridotto il rapporto tra il plusvalore e il capitale, ovvero il profitto. La caduta del saggio del profitto, quindi, rende gli investimenti eccessivi rispetto alla domanda di beni, dando origine a una situazione di sovrainvestimento. Il sottoconsumo, quindi, è un effetto del sovrainvestimento, non la causa delle crisi, in quanto i capitalisti cercano, per affrontare la crisi di sovrainvestimento e ristabilire un soddisfacente tasso di profitto, di ridurre i salari.[3]

John Maynard Keynes, che dedica un paragrafo della sua Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta a queste idee, vede le teorie del sottoconsumo come interessanti dal punto di vista della teoria economica, per la loro compatibilità con la teoria della domanda effettiva, ma fondamentalmente sbagliate, perché le cause della disoccupazione sono da ricercare nella carenza di investimenti, ovvero di acquisti di beni capitali. Nonostante gli errori, Keynes dà la sua preferenza a queste idee, piuttosto che a quelle dell'economia neoclassica, per le quali il risparmio si trasforma sempre in nuovo investimento, attraverso il ruolo equilibratore del tasso di interesse.[4]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Eli Heckscher, Mercantilism, 1931. 208-9, 290-1 citato in John Maynard Keynes in Terenzio Cozzi (a cura di), Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta, Torino, UTET, 2006, p. 553. ISBN 88-02-07355-4. . Testo originale: Eli Heckscher, Merkantilisment: Ett led i den ekonomiska politikens historia, Stoccolma, P. A. Norstedt and Söner, 1931.
  2. ^ Thomas Robert Malthus, Principî di economia politica considerati dal punto di vista della loro applicazione pratica, 1820. 8-9, citato in Keynes, op. cit., 556-557
  3. ^ Karl Marx in Maria Luisa Boggeri (a cura di), Il Capitale - libro III, vol. 3, Roma, Editori Riuniti, 1977, pp. 259-281. ISBN 88-02-07355-4.
  4. ^ Keynes, op. cit., 565

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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