Operación Ogro

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Targa ricordo apposta dal regime franchista a un anno dall'attentato in ricordo di Carrero Blanco sul luogo dell'esplosione

La Operación Ogro (basco Ogro operazioa), o Operazione Orco, fu il nome in codice di un'azione compiuta nel 1973 dall'organizzazione autonomista basca dell'ETA che consisté in un attentato dinamitardo nel centro di Madrid nel quale fu ucciso l'allora primo ministro spagnolo del regime franchista, l'ex ammiraglio Luis Carrero Blanco.

Quadro storico[modifica | modifica wikitesto]

La Spagna era una dittatura militare, fin dal 1939 retta dal caudillo Francisco Franco, che nel 1973 era ormai ottantenne. Franco assommava le cariche di capo di Stato e di presidente del consiglio.

Luis Carrero Blanco (n. 1904), definito un «fedelissimo»[1] di Franco, aveva fatto carriera in seno alla Marina militare spagnola fino al grado di ammiraglio e, secondo le parole della comunista catalana Eva Forest, anche nota con lo pseudonimo di Julen Agirre, «[Carrero Blanco] incarnava meglio di chiunque altro la figura del "franchismo puro" che, senza legarsi ad alcuna corrente, perseguiva la presa del potere in Spagna da parte dell'Opus Dei. Uomo senza scrupoli, aveva creato un suo stato nello Stato, una rete di informatori dentro ministeri, esercito e Falange così come nell'Opus Dei stessa. Divenne presto elemento centrale del sistema e pedina fondamentale dell'oligarchia, personaggio insostituibile per le sue capacità di manovra e ai fini degli equilibri di potere»[2].

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Luis Carrero Blanco.

Nel giugno 1973 Franco cedette la presidenza del consiglio a Carrero Blanco, tenendo per sé la carica di capo dello Stato[3]; Carrero Blanco aveva speso i sei anni precedenti come sostanziale vice del caudillo[4], dando così continuità a un regime repressivo di ogni opposizione e libertà civile[5]. Carrero Blanco fu visto, quindi, come il naturale successore di Franco anche alla massima carica dello Stato, alla morte di quest'ultimo[4].

L'attentato[modifica | modifica wikitesto]

I giorni in cui maturò l'attentato si caratterizzavano per la celebrazione di un processo a carico di nove sindacalisti delle Commissioni Operaie accusati di «attività sovversive» (passato alla storia come Processo 1001 )[1]. Il 20 dicembre 1973 Carrero Blanco, come faceva giornalmente, stava recandosi al suo ufficio dopo essere uscito dalla chiesa gesuita di san Francesco Borgia[1], dove era uso attendere la messa; pochi istanti dopo essere salito sulla sua vettura di servizio, una Dodge Dart[1] blindata prodotta dalla consociata Barreiros per il mercato iberico, una carica di circa un quintale di esplosivo (che in seguito si appurò essere dinamite) piazzata sotto il piano stradale esplose, proiettando la vettura oltre il tetto di un limitrofo palazzo di sei piani e facendola atterrare su un balcone al secondo piano di un cortile interno[1].

L'esplosione provocò la distruzione delle facciate di due edifici, della citata chiesa e l'incendio di almeno trenta autovetture nelle immediate vicinanze[1], nonché la morte istantanea dell'autista e dell'agente di scorta di Carrero Blanco. Questi fu invece estratto agonizzante dal veicolo[1], per poi morire pochi minuti dopo all'ospedale "1º Ottobre" (così chiamato in onore dell'entrata in carica di Franco come dittatore spagnolo, e oggi ribattezzato "12 Ottobre")[1].

Monumento commemorativo a Santoña, città natale di Luis Carrero Blanco

L'attentato fu prontamente rivendicato dall'organizzazione indipendentista basca ETA[1]; al riguardo, anni più tardi si appurò che Carrero Blanco non era nel mirino esclusivo di tale organizzazione perché anche una cellula anarchica aveva pianificato un attentato simile, da compiersi circa sei mesi prima, poco dopo la sua investitura a primo ministro[6], anche se il piano fu abortito per motivi di sicurezza[6].

Il commando dinamitardo apparve poco più di una settimana dopo in Francia, il 30 dicembre successivo: alcuni membri dell'ETA, che dichiararono di non essere nell'elenco dei nomi sospettati dalla polizia spagnola, tennero nei pressi di Bordeaux un'improvvisata conferenza stampa[7] di fronte ad alcuni giornalisti che erano stati condotti, bendati, in una località segreta e in un luogo privo di contrassegni onde non permetterne l'identificazione[7].

Gli autonomisti dell'ETA riferirono ai giornalisti che il commando, spacciandosi per una squadra di muratori ed elettricisti che stava effettuando lavori di ristrutturazione in un palazzo lungo la strada dove avvenne l'attentato, nelle tre settimane precedenti al fatto avevano piazzato circa 45 kg di dinamite in uno stretto tunnel di servizio sotto il piano stradale[7], usando la copertura da elettricisti per poter stendere i cavi dei relativi detonatori[7] e stare a una distanza di sicurezza di circa cinquanta metri; inoltre una Morris 1300[7], anch'essa armata con 25 kg di dinamite circa, fu lasciata in seconda fila in prossimità della carica sotterranea, per far sì che la Dodge di Carrero Blanco vi passasse proprio sopra[7].

Dopo l'esplosione, aiutati da amici portoghesi, gli esecutori dell'attentato passarono la frontiera in prossimità di Salamanca e si recarono a Coimbra da dove si imbarcarono per la Francia nascosti nella stiva di un bastimento e, successivamente, sbarcarono clandestinamente nei pressi di Nantes[7].

Tra i sospettati della polizia spagnola figurava l'indipendentista basco Iñaki Pérez Beotegui, detto "Wilson" o "l'Inglese" per via di un suo precedente attentato incendiario all'ambasciata spagnola di Londra[8]. Intervistato dal quotidiano El Mundo nel 2006, Beotegui disse che il piano originale dell'ETA era quello di rapire Carrero Blanco (ancora definito a più di trent'anni dalla morte «Luisito, ese hijo de puta», «figlio di puttana»[8]) ma, quando divenne primo ministro, ne fu deciso l'assassinio («a este hijo de puta es mejor matarlo»[8]). Beotegui aggiunse, inoltre, di avere sempre ritenuta errata l'opzione dinamitarda, avendo l'ETA la possibilità di uccidere Carrero Blanco con un fucile di precisione di fronte casa sua[8].

Dell'attentato furono accusati, oltre allo stesso "Wilson", anche José María Beñaran Ordeñana detto "Argala"[9], José Ignacio Abaitua detto "Marquin", Javier María Larreategui detto "Atxulo"[9], José Antonio Urruticoechea detto "Josu Ternera"[9] e Juan Bautista Eizaguirre detto "Zigor"[9]. Di questi, "Argala", che in basco significa "magro", fu ucciso nel 1978 ad Anglet, in Francia, in un attentato dinamitardo ordìto dalla formazione paramilitare di estrema destra Batallón Vasco Español, formato da fuoriusciti delle forze armate spagnole del periodo franchista[9]; quanto invece a "Josu Ternera", "Wilson" lo definì, nella citata intervista, un inetto e un codardo, che non partecipò all'azione e che più in generale lavorava sempre in retroguardia, mai in prima linea[8].

Per quanto riguarda eventuali corresponsabili o sostenitori esterni dell'attentato, inoltre, "Wilson" negò recisamente che tra i collaboratori a qualsiasi titolo vi fosse il partito comunista spagnolo («Se l'attentato non lo facevamo noi, non lo faceva nessuno»[8]), ritenuto inaffidabile in quanto, a suo giudizio, composto da «quattro ragazzini con troppi grilli per il capo»[8]; a livello logistico, tuttavia, la citata militante comunista barcellonese Eva Forest/Julen Agirre fornì denaro e informazioni su come muoversi a Madrid, funse da staffetta portaordini tra i vari commando e i gradi superiori dell'organizzazione e favorì la fuga dalla città degli attentatori[10]; il suo Operación Ogro: Cómo y por qué ejecutamos a Carrero Blanco, edito in clandestinità in Francia nel 1974 e pubblicato in italiano nel 1975[11], è di fatto una chiamata a correo in quanto l'autrice rivendica un ruolo nell'organizzazione dell'attentato. Il governo spagnolo tentò di ottenere l'estradizione dei rifugiati baschi e della stessa Forest da parte delle autorità d'oltreconfine, ma la Francia non rispose[10]. Tutte le accuse caddero, comunque, quando il parlamento spagnolo, nel frattempo tornato alla democrazia dopo la morte di Franco, promulgò un'amnistia generale nel 1977.

Impatto sulla cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i Alfredo Venturi, Madrid: un'esplosione uccide il "premier" Carrero Blanco, in La Stampa, 21 dicembre 1973, p. 1. URL consultato il 20 febbraio 2013.
  2. ^ Agirre
  3. ^ Franco, dittatore dal '36, cede i poteri di governo, in La Stampa, 9 giugno 1973, p. 1. URL consultato il 20 febbraio 2013.
  4. ^ a b Sandro Viola, Chi è Carrero Blanco, ammiraglio, 70 anni, in La Stampa, 9 giugno 1973, p. 1. URL consultato il 20 febbraio 2013.
  5. ^ Aldo Garosci, Ma la libertà per nessuno, in La Stampa, 9 giugno 1973, p. 1. URL consultato il 20 febbraio 2013.
  6. ^ a b (ES) Un comando anarquista intentó matar a Carrero Blanco en Dos Hermanas, según uno de sus miembros, in 20 minutos, 11 gennaio 2007. URL consultato il 20 febbraio 2013.
  7. ^ a b c d e f g Loris Mannucci, Gruppo di baschi incappucciati racconta l'attentato di Madrid, in La Stampa, 30 dicembre 1973, p. 14. URL consultato il 20 febbraio 2013.
  8. ^ a b c d e f g (ES) Matías Antolín, "Josu Ternera" es un inútil y no estuvo en el atentado de Carrero, in El Mundo, 15 maggio 2006. URL consultato il 20 febbraio 2012 (archiviato dall'url originale il 14 febbraio 2009).
  9. ^ a b c d e Benegas, pag. 424
  10. ^ a b (ES) Informo sobre la vida del almirante y encargo duran a "Carcel" para occultarle secuestrado (PDF), in ABC, 16 novembre 1974, p. 49. URL consultato il 20 febbraio 2013.
  11. ^ Agirre

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Julien Agirre, Operazione Ogro. Come e perché abbiamo giustiziato Carrero Blanco, Firenze, Alfani, 1975 [1974].
  • (ES) José María Benegas, Diccionario Espasa terrorismo, Madrid, Espasa, 2004, p. 652, ISBN 84-670-1609-4.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]