Menscevismo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
I menscevichi Aksel'rod, Martov e Martynov a Norra Bantorget, Stoccolma, Svezia, maggio 1917.

I menscevichi furono una fazione del movimento rivoluzionario russo che emerse nel 1903 dopo una disputa tra Lenin e Julius Martov, entrambi membri del Partito Operaio Socialdemocratico Russo.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Al secondo congresso del POSDR (30 luglio-23 agosto 1903), Lenin argomentò a favore di un partito che dirigesse la classe operaia nella sua lotta rivoluzionaria. A tale scopo potevano farne parte solo elementi coscienti, devoti e fidati, « senza concessioni alla borghesia a scapito degli interessi del proletariato ». Un tale partito avrebbe avuto un numero minore di militanti, ma sarebbe stato formato da rivoluzionari di professione e da operai fortemente politicizzati, con una rete di cellule legali e illegali nel territorio, evitando l'ingresso nel partito di possibili « avventurieri, intriganti, parolai e opportunisti ».[1]

La formulazione del 1° paragrafo dello statuto proposta da Lenin così recitava:

« Si considera membro del partito operaio e socialdemocratico russo chiunque ne accetti il programma e sostenga il partito stesso sia con mezzi materiali che partecipando personalmente a una delle sue organizzazioni »

Martov era in disaccordo, ritenendo che fosse necessario ampliare il partito, rendendolo un'organizzazione di massa. La formulazione da lui proposta al paragrafo dello statuto sembrava sostanzialmente eguale:

« Si considera membro del partito operaio e socialdemocratico russo chiunque ne accetti il programma e sostenga il partito stesso sia con mezzi materiali che lavorando sotto il controllo e la direzione di una delle sue organizzazioni »

ma rendeva facoltativa la partecipazione personale alla vita del partito. Aksel'rod, sostenitore della proposta di Martov, ammetteva l'iscrizione al partito di chiunque dichiarasse di volerne far parte, e Trockij, allora vicino a Martov, sosteneva che qualunque operaio in sciopero potesse essere considerato un membro del partito. Anche la recente corrente « economicista », che mirava a trasformare il partito in un'organizzazione sindacale, era favorevole alla tesi di Martov.[2]

Anche se la maggioranza dei membri del Partito era d'accordo con Martov, questi formavano una minoranza fra i delegati al congresso perché i delegati del Bund, l'associazione socialdemocratica ebraica che voleva una forma federale per il partito, abbandonarono i lavori, e quindi a questo si deve il nome di menscevichi che in russo significa "minoritari", mentre i sostenitori di Lenin presero il nome bolscevichi, che significa "maggioritari".

I menscevichi giocarono un ruolo guida nella Rivoluzione russa del 1905 e furono particolarmente attivi nei Soviet e nell'emergente movimento sindacale.

Le divisioni tra le due correnti erano di lunga data, e avevano a che fare sia con questioni pragmatiche basate sulla storia della fallita rivoluzione del 1905, sia su questioni teoriche sulla leadership delle classi, le alleanze tra classi e la democrazia borghese. I bolscevichi ritenevano che la classe operaia dovesse guidare la rivoluzione in alleanza con i contadini, dove il ruolo del partito era quello di agire come estrema opposizione rivoluzionaria, mentre la visione dei menscevichi era quella di una rivoluzione liberale borghese. La visione menscevica era quella di uno stato più simile alle democrazie occidentali, e di un approccio graduale al socialismo.

Molti menscevichi lasciarono il partito dopo la sconfitta del 1905 e si unirono a organizzazioni di opposizione più legali. Dopo un certo periodo, Lenin accentuo' il conflitto ideologico, e nel 1908 chiamò i menscevichi "liquidazionisti", e portando i bolscevichi a formare un loro partito nel 1912. I Menscevichi si divisero ulteriormente nel 1914 con l'avvento della prima guerra mondiale. La maggior parte dei menscevichi si opponeva alla guerra, ma una rumorosa minoranza di destra la appoggiava in termini di "difesa nazionale". Dopo la rivoluzione del 1917, molti menscevichi supportarono lo sforzo bellico sotto lo slogan "difesa della rivoluzione". La sinistra del partito, guidata da Martov, era fortemente critica su questa posizione, e rimase completamente sbigottita dalla decisione del partito di unirsi a una coalizione di governo borghese-socialista.

Le posizioni più radicali di Lenin crebbero in popolarità durante la prima guerra mondiale mentre la rabbia montava contro il regime zarista, e molti dei principali esponenti dei menscevichi, come Trockij e Alexandra Kollontai si unirono ai bolscevichi.

La divisione nel partito danneggiò seriamente la sua popolarità, e questi ricevette meno del 3% del voto rispetto ai bolscevichi. La destra dei menscevichi appoggiò le forze borghesi contro i bolscevichi, mentre la sinistra, a quel punto la maggioranza dei menscevichi, li appoggiò nella guerra civile.

I bolscevichi vinsero la guerra e assoggettarono i menscevichi a una dura repressione. Il menscevismo venne infine reso illegale dopo la rivolta di Kronstadt del 1921. Un numero di dirigenti menscevichi emigrò subito dopo. Martov andò in Germania, dove morì nel 1923.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lenin, Il congresso della Lega estera della socialdemocrazia rivoluzionaria russa, in Opere, vol. 7., 1959, p. 73.
  2. ^ V. I. Nevskij, Storia del Partito bolscevico. Dalle origini al 1917, 2008, pp. 241-242.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]