Menscevismo

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I menscevichi Aksel'rod, Martov e Martynov sulla Norra Bantorget di Stoccolma nel maggio 1917

I menscevichi furono una fazione del movimento rivoluzionario russo che emerse nel 1903 dopo una disputa tra Lenin e Julij Martov, entrambi membri del Partito Operaio Socialdemocratico Russo. Altri importanti esponenti del movimento furono Georgij Plechanov, Pavel Aksel'rod, Aleksandr Martynov, Vera Zasulič, Aleksandr Nikolaevič Potresov.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Che fare? e il II Congresso del POSDR[modifica | modifica wikitesto]

La spaccatura fra menscevichi e bolscevichi si formò nella polemica scoppiata intorno al Che fare? di Lenin[1], pubblicato nel 1902. In questo testo Lenin proponeva la formazione di un partito rivoluzionario che costituisse l'avanguardia della classe operaia e fosse composto da rivoluzionari di professione. Lenin riteneva, infatti, che la classe operaia, spontaneamente, sarebbe arrivata solo ad una coscienza tradunionista, e che solo un partito rivoluzionario avrebbe potuto dirigere una rivoluzione socialista "scientifica": secondo Lenin la coscienza di classe poteva essere portata solo "dall'esterno".

Al secondo congresso del POSDR (30 luglio-23 agosto 1903), Lenin argomentò a favore di un partito che dirigesse la classe operaia nella sua lotta rivoluzionaria. A tale scopo potevano farne parte solo elementi coscienti, devoti e fidati, « senza concessioni alla borghesia a scapito degli interessi del proletariato ». Un tale partito avrebbe avuto un numero minore di militanti, ma sarebbe stato formato da rivoluzionari di professione e da operai fortemente politicizzati, con una rete di cellule legali e illegali nel territorio, evitando l'ingresso nel partito di possibili « avventurieri, intriganti, parolai e opportunisti ».[2]

La formulazione del 1° paragrafo dello statuto proposta da Lenin così recitava:

« Si considera membro del partito operaio e socialdemocratico russo chiunque ne accetti il programma e sostenga il partito stesso sia con mezzi materiali che partecipando personalmente a una delle sue organizzazioni »

Martov era in disaccordo, ritenendo che fosse necessario ampliare il partito, rendendolo un'organizzazione di massa. La formulazione da lui proposta al paragrafo dello statuto sembrava sostanzialmente eguale:

« Si considera membro del partito operaio e socialdemocratico russo chiunque ne accetti il programma e sostenga il partito stesso sia con mezzi materiali che lavorando sotto il controllo e la direzione di una delle sue organizzazioni »

ma rendeva facoltativa la partecipazione personale alla vita del partito. Aksel'rod, sostenitore della proposta di Martov, ammetteva l'iscrizione al partito di chiunque dichiarasse di volerne far parte, e Trockij, allora vicino a Martov, sosteneva che qualunque operaio in sciopero potesse essere considerato un membro del partito. Anche la recente corrente « economicista », che mirava a trasformare il partito in un'organizzazione sindacale, era favorevole alla tesi di Martov.[3]

La proposta di Martov fu perciò accolta dalla maggioranza dei delegati (28 voti contro 23)[4]. Tuttavia, dopo che sette delegati avevano abbandonato il Congresso, cinque dei quali rappresentanti del Bund che lasciavano per protesta contro il fatto che la loro proposta di dare una forma federale al partito fosse stata bocciata[4], i sostenitori di Lenin ottennero una maggioranza risicata ma decisiva, che si rifletté nella composizione del Comitato Centrale e degli altri organi centrali eletti al Congresso. Di qui derivarono i nomi delle due fazioni: menscevichi in russo significa infatti "minoritari", mentre bolscevichi significa "maggioritari"[5]. Nonostante l'esito del Congresso, negli anni successivi i menscevichi raggiunsero un notevole seguito fra gli iscritti al Partito.

La rivoluzione del 1905 ed il IV Congresso del POSDR[modifica | modifica wikitesto]

I menscevichi giocarono un ruolo guida nella Rivoluzione russa del 1905 e furono particolarmente attivi nei Soviet e nell'emergente movimento sindacale.

La Rivoluzione russa del 1905 confermò la spaccatura fra le due correnti del POSDR. In effetti entrambe le posizioni furono sconfitte, dal momento che la rivoluzione fallì[1].

Nella primavera del 1906 si svolse il IV Congresso del POSDR, per trarre le conclusioni politiche della rivoluzione fallita. Il primo argomento di polemica fra le due correnti fu il rapporto da tenere con i contadini ed il loro partito. I menscevichi proponevano l'assegnazione della terra in proprietà ai villaggi (alle autorità comunali), i quali avrebbero poi assegnato gli appezzamenti alle singole famiglie. In subordine Plechanov preferiva la distribuzione della terra direttamente ai contadini. Entrambe le soluzioni avrebbero evitato un eccessivo accentramento di potere nello stato, che creava il rischio di tirannide. E si rendevano conto che la linea di Lenin in favore della nazionalizzazione di tutta la terra, era collegata al progetto bolscevico di conquista del potere da parte del partito di rivoluzionari professionisti[1].

Si passava così al secondo punto di scontro, quello del ruolo del partito nella rivoluzione. I menscevichi ritenevano che la rivoluzione in atto in Russia non potesse che essere una rivoluzione borghese, secondo lo schema marxista che distingue nettamente la fase della rivoluzione borghese da quella della rivoluzione socialista. Gli operai avrebbero dovuto sostenere la rivoluzione borghese ed allearsi con i liberali per abbattere l'assolutismo zarista: gli operai come classe più che il Partito. I menscevichi ritenevano questa loro ricostruzione l'unica davvero marxista ed accusavano i bolscevichi di essere giacobini, populisti e blanquisti[1].

Alla luce di questa valorizzazione della classe più che del partito, si comprende perché l'esperienza del soviet fosse nata in ambito menscevico, e perché i menscevichi dessero ai sindacati un'importanza pari a quella del partito.

La differenza di fondo con i bolscevichi riguardava perciò la natura del partito. I menscevichi ritenevano, infatti, che il partito operaio dovesse partecipare al parlamento borghese nella fase fra la rivoluzione borghese e quella socialista, e che questo servisse ad educare politicamente tutte le masse operaie in vista della rivoluzione; perché la rivoluzione avrebbe dovuto essere realizzata dalla massa abituata alla democrazia, non dai quadri del Partito, come invece sostenuto dai bolscevichi: altrimenti, profetizzava Rudenko, abolita la tirannide zarista sarebbe rinato un nuovo assolutismo[1].

La rottura definitiva con i bolscevichi al V Congresso del POSDR[modifica | modifica wikitesto]

Molti menscevichi lasciarono il partito dopo la sconfitta del 1905 e si unirono a organizzazioni di opposizione più legali.

La rottura definitiva fra menscevichi e bolscevichi avvenne nel 1907, al V Congresso del POSDR che si tenne a Londra. La sconfitta dei menscevichi in questo congresso fu determinata dalla convergenza dei bolscevichi con gli "astri nascenti" del partito, Rosa Luxemburg e Trockij, rimasti estranei alle due correnti[1].

La discussione assunse toni fortemente polemici. Axel'rod paragonò lucidamente la parabola dei populisti a quella dei socialdemocratici: l'intelligencija rivoluzionaria dei narodniki aveva inizialmente proclamato che solo la massa contadina poteva fare la rivoluzione e che il compito degli intellettuali era solo quello di educare i contadini, ma dopo un decennio i populisti avevano affermato che invece i contadini sarebbero apparsi sulla scena solo dopo che gli intellettuali stessi avessero fatto la rivoluzione. Così anche nella socialdemocrazia si era inizialmente teorizzato che la rivoluzione l'avrebbero fatta gli operai, ma poi di fatto gli intellettuali (con evidente riferimento ai bolscevichi) avevano finito per identificarsi con la classe operaia e perciò, concludeva Axel'rod, il POSDR non era l'organizzazione rivoluzionaria degli operai, ma dei piccoli borghesi[1].

Per quanto riguardava la posizione di Rosa Luxemburg, che aveva contribuito ad emarginare i menscevichi al V Congresso, senza rendersi conto di cosa stesse preparando Lenin, Plechanov la definì "una Madonna di Raffaello, sulle nuvole di piacevoli fantasticherie"[1].

Dopo un certo periodo, Lenin accentuo' il conflitto ideologico, e nel 1908 chiamò i menscevichi "liquidazionisti", e portando i bolscevichi a formare un loro partito nel 1912. Nel 1912 avvenne la scissione definitiva del POSDR, in seguito alla quale i bolscevichi operarono come Partito Operaio Socialista democratico Russo (bolscevico) e i menscevichi come Partito Operaio Socialista Democratico Russo (menscevico)[6].

I Menscevichi si divisero ulteriormente nel 1914 con l'avvento della prima guerra mondiale. La maggior parte dei menscevichi si opponeva alla guerra, ma una rumorosa minoranza di destra la appoggiava in termini di "difesa nazionale". Dopo la rivoluzione del 1917, molti menscevichi supportarono lo sforzo bellico sotto lo slogan "difesa della rivoluzione".

La prima Guerra mondiale e la Rivoluzione del 1917[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la Rivoluzione di Febbraio del 1917, i menscevichi, guidati da Iraklij Tsereteli, chiesero al governo di cercare una "pace senza annessioni", ma nello stesso tempo sostenevano lo sforzo militare in nome della "difesa della rivoluzione".

Insieme ai socialrivoluzionari (эсеры), i menscevichi erano a capo della rete dei Soviet, in particolare del Soviet di Pietrogrado, per buona parte del 1917. In particolare da febbraio ad ottobre 1917 il Comitato Esecutivo del Soviet di Pietrogrado fu presieduto dal menscevico Nicolaj Čcheidze[7].

Noe Žordania, primo ministro menscevico della Georgia

Nella primavera del 1917 i menscevichi diedero un appoggio condizionato al nuovo Governo provvisorio russo, a maggioranza liberale. Dopo la crisi del primo governo provvisorio, il 2 maggio 1917, avvenuta sul tema delle annessioni, Tsereteli convinse i menscevichi a sostenere il governo allo scopo di "salvare la Rivoluzione" e ad entrare nel governo Kerenskij insieme ai socialrivoluzionari ed ai liberali, governo in cui ebbero due ministeri. La sinistra del partito, guidata da Martov, fu fortemente critica su questa posizione, e rimase completamente sbigottita dalla decisione del partito di unirsi a una coalizione di governo borghese-socialista.

I socialdemocratici che tornavano dall'esilio nella primavera-estate 1917 dovevano scegliere se schierarsi con i menscevichi o con i bolscevichi. Alcuni scelsero i menscevichi. Altri, come Alexandra Kollontai che era stata fino ad allora menscevica, divennero bolscevichi. Un numero significativo, fra cui Trockij, entrarono nel gruppo non schierato ma contrario alla guerra detto dei Mežrajoncy, che confluirono nei bolscevichi solo in agosto. Un piccolo ma influente gruppo di seguaci di Maxim Gorkij e collaboratori del suo giornale, la Novaja Žizn ("Vita nuova"), rifiutò di schierarsi con una delle due fazioni.

Il 25 ottobre 1917 al Congresso dei Soviet i 110 delegati menscevichi abbandonarono la sala al momento della ratifica della Rivoluzione di Ottobre, per denunciare il "colpo di stato bolscevico".

La Rivoluzione di Ottobre, realizzata dai soli bolscevichi, corrose la popolarità dei menscevichi. Alle elezioni della Assemblea Costituente, nel novembre 1917, essi ottennero solo il 3,2% dei voti, contro il 25% dei bolscevichi e il 57% dei socialrivoluzionari. Tuttavia in Transcaucasia i menscevichi ebbero il 30,2% dei voti, ed in particolare in Georgia circa il 75%[8].

Durante la guerra civile i menscevichi sostennero i bolscevichi, tuttavia alcuni membri del partito, soprattutto nella regione del Volga, si allearono all'Armata Bianca per combattere i bolscevichi. Tuttavia il Comitato Centrale del Partito condannò formalmente queste iniziative.

I menscevichi si opposero al comunismo di guerra e nel 1919 elaborarono un programma alternativo[9].

La Repubblica Democratica di Georgia fu la roccaforte dei menscevichi. Nelle elezioni tenute il 14 febbraio 1919 essi ottennero l'81,5% dei voti, ed il loro capo Noe Žordania divenne primo ministro. Dopo l'occupazione della georgia da parte dell'Armata Rossa nel 1921, molti menscevichi, a partire da Žordania, andarono in esilio in Francia, a Leuville-sur-Orge, dove stabilirono un governo della Repubblica Democratica della Georgia in esilio.

Coerentemente con la loro critica al regime bolscevico, i menscevichi sostennero la rivolta dei marinai di Kronstadt nel marzo 1921. In conseguenza della repressione della rivolta, i menscevichi furono messi fuori legge.

I menscevichi, anche quelli che si erano riavvicinati al governo bolscevico, furono perseguitati, incarcerati e condannati a morte durante le purghe staliniane. Quelli che erano riusciti a fuggire, si stabilirono a Berlino intorno a Martov ed al giornale Socialističeskij Vestnik ("Messaggero socialista"). Nel 1933, con l'avvento del Nazismo al potere, abbandonarono Berlino per Parigi. Nel 1939 si trasferirono a New York, dove il giornale proseguì le pubblicazioni fino al 1965[10].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h Vittorio Strada, La polemica tra bolscevichi e menscevichi in Storia del Marxismo, Torino, Einaudi, 1979. Vol 2°, pagg. 443-492
  2. ^ Lenin, Il congresso della Lega estera della socialdemocrazia rivoluzionaria russa, in Opere, vol. 7., 1959, p. 73.
  3. ^ V. I. Nevskij, Storia del Partito bolscevico. Dalle origini al 1917, 2008, pp. 241-242.
  4. ^ a b V.I Lenin, Second Congress of the League of Russian Revolutionary Social-Democracy Abroad, Mosca, 1903, pp. 26–31, 92–103.
  5. ^ Johnpoll, Bernard K. The Politics of Futility; The General Jewish Workers Bund of Poland, 1917-1943, Ithaca, N.Y., Cornell University Press, 1967. pp. 30-31
  6. ^ (RU) Ju. G. Korgunjuk, S. E. Zaslavskij, Rossijskaja mnogopartijnost'. Stanovlenie, funkcionirovanie, razvitie [Il multipartitismo russo. Formazione, funzionamento, sviluppo], Mosca, Indem, 1996, p. 22.
  7. ^ Biografia di Nicolaj Čcheidze.
  8. ^ Oliver Henry Radkey, The Election to the Russian Constituent Assembly
  9. ^ What is to be done: The Menshevik Programme July 1919 | Spirit of Contradiction
  10. ^ Kowalski, Werner, Geschichte der sozialistischen arbeiter-internationale: 1923 - 19, Berlino, Dt. Verl. d. Wissenschaften, 1985. pp. 336-337

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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