Modello svedese

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Cartina geografica della Svezia

Per modello svedese, modello scandinavo o, più in generale, modello nordico si intende il peculiare sistema socio-economico affermatosi progressivamente in Svezia e negli altri Paesi nordici (Norvegia, Finlandia, ma anche Danimarca e Islanda). Sebbene ci siano differenze significative tra i Paesi nordici, tutti condividono alcuni tratti comuni.

Questo sistema intende proteggere i propri cittadini "dalla culla alla tomba", cioè durante l'intero arco di vita, attraverso uno stato sociale equo ed efficiente che garantisca un livello elevato di qualità della vita ed un livello elevato di protezione sociale; tale spesa è sostenuta tramite una corposa tassazione, pur in contesto di mercato fortemente liberalizzato e disintermediato dallo stato[1].

In questo senso, il modello svedese è considerato una sintesi di successo tra le caratteristiche dei sistemi socialdemocratici e quelle dell'economia liberista[1].

Il modello economico svedese non è da confondere col cosiddetto "modello svedese" in materia di prostituzione, in vigore dagli anni '90 e 2000 in Svezia, Islanda e Norvegia, per il quale è opportuno parlare di modello abolizionista o neo-proibizionista, in quanto si pone l'obiettivo di abolire la prostituzione, vietando l'acquisto di prestazioni.

Panoramica[modifica | modifica wikitesto]

Il sistema presenta tali caratteristiche:

  • programmi universalistici di welfare nazionali (assistenza sanitaria universale, diritto all'istruzione gratuita, sistema previdenziale)[1];
  • alta spesa pubblica causata dal numero molto elevato di dipendenti pubblici, trasferimenti pubblici[non chiaro], come le indennità di disoccupazione e i pensionamenti anticipati e assicurazioni sociali collegate al reddito[1]; i disoccupati sono in grado di ricevere indennità per molti anni prima delle riduzioni, rispetto alle riduzioni veloci delle indennità degli altri Paesi; la spesa pubblica per la sanità e l'istruzione è significativamente più alta in Danimarca, Svezia e Norvegia rispetto alla media OCSE;
  • politica fiscale egualitaria[1]; la pressione fiscale complessiva è fra le più alte al mondo; l'imposizione fiscale è progressiva, cioè i redditi più elevati pagano una percentuale di imposte più che proporzionale rispetto ai redditi più bassi, anche al fine di ridistribuire il reddito;
  • attiva politica di occupazione finalizzata al pieno impiego; politiche del lavoro finalizzate all'incremento della mobilità occupazionale ed estesi programmi di formazione[1];
  • bassa regolamentazione del mercato, grande facilità d'impresa e basse barriere al libero commercio, combinati con i meccanismi collettivi di “condivisione dei rischi” che proteggono i cittadini contro le conseguenze negative della concorrenza straniera e della nuova tecnologia[1];
  • posizione forte dei sindacati[1]; partnership tra datori di lavoro, sindacati e il governo, per cui i termini per regolare il lavoro sono negoziati tra queste parti sociali, piuttosto che essere imposti dalla legge;
  • bassi livelli di corruzione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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