Max Stirner

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« Io rifiuto un potere conferitomi sotto la speciosa forma di "diritti dell'uomo". Il mio potere è la mia proprietà, il mio potere mi dà la proprietà.
Io stesso sono il mio potere (...) e per esso sono la mia proprietà. »
(Max Stirner, L'unico e la sua proprietà)
Friedrich Engels, Ritratto di Max Stirner, profilo a matita (particolare, dal Ritratto dei "Liberi")

Max Stirner, pseudonimo di Johann Caspar Schmidt[1][2][3][4] (Bayreuth, 25 ottobre 1806Berlino, 26 giugno 1856), è stato un filosofo e anarchico tedesco, radicale sostenitore di posizioni anti-stataliste che danno importanza all'ateismo, all'individualismo, all'egoismo etico ed a un primordiale concetto di anarchismo.[5] Il nom de plume deriva da un soprannome che gli era stato dato dai compagni di scuola a motivo della sua alta fronte (da Stirn, che in tedesco significa appunto "fronte")[6].

Firma di Stirner col suo vero nome, Johann Caspar Schmidt

Giovane "hegeliano di sinistra", poi distaccatosi dal fronte idealista, viene considerato un precursore del nichilismo, dell'esistenzialismo e dell'anarco-individualismo, sebbene in senso stretto il suo anarchismo, inteso come ideologia a sbocco movimentista, non sia mai esistito in quanto le sue idee furono prettamente individualiste, né fondò mai alcun gruppo politico o lasciò indicazioni su un progetto sociale da attuare.[6] L'"Unico" stirneriano è semplicemente l'individuo che agisce per sé, che sia "anarchico" o meno: difatti in nessuna circostanza definí sé stesso "anarchico" e più che chiedere o ricercare l'abolizione dello Stato, come fece Proudhon e come farà Bakunin, egli semplicemente non ne riconosce la legittimità.[7][6]

Egli nega esplicitamente di sostenere una posizione filosofica assoluta, aggiungendo che dovendosi assegnare a un qualche "-ismo" sceglie che sia l'egoismo, parola che dal punto di vista filosofico non porta il significato negativo di persona che fa solo il suo interesse, danneggiando gli altri. L'Unico di Stirner agisce per sé, ma non crea apparati di governo e sopraffazione, né gruppi armati o pacifici di lotta, sebbene il suo pensiero abbia avuto una certa influenza sul movimento anarchico organizzato a partire dal secolo successivo. Stirner chiaramente aderisce sia all'egoismo psicologico sia all'egoismo etico, le antitesi di tutte le ideologie più tradizionali e di tutti gli atteggiamenti sociali come lui li concepiva.[6]

L'opera principale di Stirner è Der Einzige und sein Eigentum, tradotto come L'ego e la sua proprietà (o, più comunemente, L'Unico e la sua proprietà), pubblicata per la prima volta a Lipsia nel 1844 e comparsa in numerose successive edizioni e traduzioni.[6] Stirner proclama in esso che le religioni e le ideologie si fondano primariamente sopra delle superstizioni e di conseguenza denuncia come tali il nazionalismo, lo statalismo, il liberalismo, il socialismo, il comunismo e l'umanesimo.[6] In realtà non si esprime totalmente in contrasto assoluto con le lotte di alcune ideologie come il socialismo stesso, l'umanismo o diritti umani, ma ne combatte l'astrattezza giuridica ed ideale[8], mantenendo comunque una minima parte di etica e altruismo, se l'egoista ritiene giusto associarsi con altri.[9]

Stirner rimane ancor oggi al centro di un dibattito diffuso e animato: un'ampia letteratura secondaria compare in tedesco, italiano, francese e spagnolo, mentre in inglese vi sono solo interventi che sottolineano le interpretazioni anarchica ed esistenzialista del suo pensiero.[10] Il pensiero di Stirner ha cominciato ad avere effetto sulla filosofia politica solo a partire dagli inizi del XX secolo, sia nell'anarchismo sia altrove, come nel fascismo o talvolta anche nell'anarco-capitalismo di matrice libertariana, sul miniarchismo liberale e nell'individualismo senza ulteriori aggettivi, sottolineando spesso - secondo molti erroneamente - l'enfasi posta dallo stesso Stirner sull'importanza della proprietà e dell'individuo.[11]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Le informazioni sulla vita di Stirner sono poche e frammentarie; la maggior parte di esse si conoscono grazie a John Henry Mackay, che pubblicò nel 1898 la prima biografia del filosofo, raccogliendo informazioni da varie fonti, come documenti e testimonianze scritte e orali. Di lui manca qualsiasi fotografia o ritratto sicuro eseguito da contemporanei, se si esclude una caricatura del gruppo dei "Liberi" e un disegno, entrambi opere di Friedrich Engels su richiesta di Mackay, circa quarant'anni dopo[12], fatto che ha dato origine ad equivoci (spesso alcune foto di autori correlati al suo pensiero, come Benjamin Tucker, individualista americano, o perfino di altre persone come Marc Bloch o Rudolf Steiner, vengono confuse per immagini di Stirner).[13][14][15][16] Altri suoi ritratti vennero eseguiti sulla base degli schizzi di Engels, come quello di Félix Vallotton nel 1900[17] o molti dipinti e illustrazioni recenti.[18] Talvolta viene raffigurato con i capelli neri[19], ma in realtà era biondo, come risulta dalle testimonianze. Mackay raccolse infatti da conoscenti una sua descrizione fisica e caratteriale[20]:

« Di media statura, Max Stirner era un uomo magro, poco appariscente. Vestiva semplicemente, ma sempre con grande cura (... ) senza alcuna pretesa (...) è stato descritto come un dandy, (...) quasi certamente non lo era. Piuttosto, egli aveva qualcosa del maestro di scuola superiore (...) e questa impressione è stata ulteriormente rafforzata dai suoi occhiali d'argento. Quando insegnava (...) si dice che indossasse "occhiali in acciaio sottile con piccole lenti" che, quando li toglieva, gli lasciavano un visibile segno sul naso. (...) Non era mai trascurato (...) portava corte basette bionde e baffi, mentre il suo mento era sempre ben rasato, e la sua morbida capigliatura, biondo-rossa, leggermente arricciata e tagliata corta, lasciava completamente libera la sua massiccia e ben visibile fronte, rotonda, e, abbastanza sorprendentemente, alta. Dietro gli occhiali, chiari occhi blu guardavano le persone e le cose con calma e delicatezza, né con aria sognante, né lo sguardo fisso. (...) La bocca con labbra sottili spesso aveva un sorriso amichevole, che con gli anni affilò e che tradiva un'ironia interiore. (...) Il suo naso era moderatamente grande, forte, (...) il mento era deciso. Le mani di Stirner erano particolarmente belle: bianche, ben curate, sottili, mani "aristocratiche". In breve dava una piacevole impressione. Sembrava sicuro di sé e tranquillo, non si muoveva mai in maniera frettolosa o di scatto.[20] »
« Conoscevo bene Stirner, ci davamo del tu, era una persona bonaria, di gran lunga non così terribile come si presenta nell'Unico. Aveva qualcosa di pedante, che gli veniva dagli anni dell'insegnamento. »
(Friedrich Engels)
Monogramma di Stirner da lui usato talvolta come autografo, composto dalle lettere M ed S componenti il simbolo del segno zodiacale del filosofo, lo Scorpione.

Di carattere riservato[12][21], condusse un'esistenza abbastanza appartata e solitaria (a parte qualche anno come membro del gruppo della sinistra hegeliana), non immune da eventi tragici e difficoltà.[12]

Giovinezza, studi e famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Johann Kaspar (o Caspar) Schmidt nacque a Bayreuth, nella Baviera settentrionale, il 25 ottobre del 1806, figlio di Albert Christian Heinrich Schmidt, un intagliatore di flauti, e di Sophia Eleonora Reinlein, una luterana.[6]

Casa natale di Stirner a Bayreuth

L'anno dopo la sua nascita il padre morì di tubercolosi, a soli 37 anni, e la moglie si risposò con un farmacista, Heinrich Ballerstedt. Successivamente, la famiglia si trasferì a Kulm, in Prussia.[6][22]

Nel 1819, a tredici anni, il giovane Schmidt ritornò alla sua città natale per studiare al prestigioso Gymnasium, vivendo con una zia. Dal 1826 frequentò l'Università di Berlino studiando filologia, teologia e filosofia: suoi maestri erano Friedrich Schleiermacher, Philipp Konrad Marheineke e il celeberrimo Hegel, per lui larga fonte di ispirazione.[6][23]

Continuò i suoi studi in due diverse università, quella di Erlangen e quella di Königsberg; ritornato a Berlino, vi concluse i suoi studi nel 1834. Nell'aprile dell'anno successivo, Stirner sostenne gli esami orali di filosofia, materia che intendeva insegnare.[6][24] Nel 1837 sposò la figlia di 22 anni della sua padrona di casa, Agnes Clara Burtz[25], che morì di parto solo un anno dopo, dando alla luce un figlio, nato prematuro e di cui non si sa nulla.[6][26] Da una nota dello stato civile di divorziato di Stirner, al momento della morte ("non madre, non moglie, non figli") si può dedurre che il figlio del filosofo non sia vissuto a lungo.[27]

Il suo patrigno, nel frattempo, era morto nel 1835 e nel 1839 sua madre fu ricoverata in un manicomio di Berlino, dove morì, secondo Mackay, nel 1859, secondo altri, invece, prima del figlio (come riportato nello stato civile citato).[28][29][6]

I Liberi: la sinistra hegeliana[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1839 ottenne la cattedra di insegnante di letteratura alla Lehr- und Erziehungsanstalt di Mme. Gropius, una scuola per ragazze dell'alta borghesia, situata al numero 4 del Köllnischer Fischmarkt, Berlino.[6] Nello stesso anno, frequentava un gruppo di giovani Hegeliani chiamati Die Freien ("i liberi"), tra cui figurano tanti nomi che avrebbero poi composto parte della filosofia tedesca del XIX secolo: Bruno Bauer, Arnold Ruge, Ludwig Feuerbach, Friedrich Engels e in seguito anche Karl Marx.[6][30] Stirner ed Engels erano molto amici, ma non è chiaro se egli frequentò mai di persona Marx, anche se ciò è probabile.[31]

I "Freien" erano soliti riunirsi da Hippel's, una birreria sulla Friedrichstraße. All'interno del gruppo strinse amicizia, oltre che con Engels, soprattutto con Bruno Bauer.[6][32]

In questo gruppo conobbe anche Marie Dähnhardt (1818-1902), donna di buona famiglia che poi nel 1843 divenne la sua seconda moglie. Marie aveva un ruolo molto attivo nel gruppo, e si distingueva per le sue convinte teorie anarchiche.[6] Ernst Dronke, nella sua opera Berlin, in cui descrive il clima berlinese della metà degli anni quaranta del XIX secolo, rievoca la scandalosa scena del matrimonio, con gli amici che, incuranti, giocano a carte, gli sposi che si sono dimenticati gli anelli e Bruno Bauer che per rimediare ne toglie due di ottone dal suo borsellino.[6]

Forse durante questo periodo conobbe anche il giovane Michail Bakunin, che era a Berlino.[33]

La formazione e la piena compiutezza del suo pensiero avvennero però dopo il 1842, quando pubblicò due articoli sulla Rheinische Zeitung, testata giornalistica fondata da Karl Marx nello stesso anno: Das unwahre Prinzip unserer Erziehung (Il falso principio della nostra educazione) e Kunst und Religion (Arte e religione).[6]

L'ultimo domicilio di Stirner

Pubblicazione de L'Unico e ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Tomba di Max Stirner al cimitero protestante di Santa Sofia, nel quartiere Mitte di Berlino

La stesura della sua opera maggiore, L'Unico e la sua proprietà, iniziò già nel 1839, per poi completarsi attraverso le esperienze compiute nel gruppo dei Liberi, ma soprattutto tramite il confronto col pensiero dei suoi compagni, che Stirner non esitò a rinnegare e spesso scimmiottare nella sua opera, partendo da Marx e dal concetto stesso di comunismo[6]; ma, del resto, Marx ed Engels, nel postumo L'ideologia tedesca, impiegarono lo stesso numero di pagine de L'Unico, circa trecento, per confutare l'opera di Stirner usando un tono sarcastico e beffardo. L'Unico viene sequestrato dalla censura, ma subito dissequestrato poiché ritenuto dalle autorità così "incomprensibile" e "assurdo" da essere poco pericoloso.[6][34]

In questo periodo, Stirner continuò lavorare come insegnante nel collegio femminile, proprio mentre scriveva il suo maggior lavoro, che segna l'inizio della polemica con i giovani hegeliani, tra cui Ludwig Feuerbach e Bruno Bauer, ma anche contro i comunisti come Wilhelm Weitling e l'anarchico Pierre-Joseph Proudhon. Prevedendo forse le controversie di pubblicazione, e volendo avere piena autonomia, si licenziò però nel 1844 dall'incarico.[35]

Nel 1846 divorziò dalla sua seconda moglie, che lo aveva lasciato per un altro uomo ed era partita per l'Inghilterra e poi per l'Australia; scriverà poi a Mackay che "non aveva mai amato né rispettato" il marito (essendo lei divenuta poi una fervente credente cattolica, e andando a vivere in una comune), ed era perciò abbastanza riluttante a parlarne. Disse che Stirner era "astuto" e che la loro unione fu principalmente una coabitazione che un matrimonio.[36] Morirà a Londra nel 1902, dopo aver cambiato nome in Mary Smith.[37] Nonostante questo, la dedica de L'Unico è proprio a Marie, anche se qualcuno ha visto del sarcasmo in questa dedica.[38]

Successivamente Stirner, che aveva investito (in gran parte finanziato dalla moglie stessa) con scarso successo in un'impresa di trasporto e vendita del latte, finì due volte arrestato per debiti (dal 5 al 26 marzo 1853 e dal 1º gennaio al 4 febbraio 1854), e nemmeno il denaro della madre (peraltro scarso), entrato in suo possesso a causa dell'infermità mentale e fisica della donna, bastò a coprirli. Si mise allora a lavorare come traduttore.[39][6]

Dopo l'Unico, e le due repliche pubbliche ai suoi critici, l'attività pubblica di Stirner si ridusse difatti ad alcune traduzioni in tedesco di J.B. Say e Adam Smith; nel 1848 scrisse alcune cronache politiche per il Journal des österreichischen Lloyds, senza firmarsi. Scrisse anche una Storia della reazione sui movimenti reazionari del dopo 1848 in Germania.[6]

Max Stirner morì in povertà il 26 giugno 1856, a soli 49 anni, a causa di un'infezione mal diagnosticata e inizialmente non curata, probabilmente complicanza del morso di un insetto velenoso.[40][41] Pochi amici presenziarono al funerale: tra i giovani hegeliani solo Bruno Bauer.[6]

Fortuna postuma[modifica | modifica wikitesto]

L'Unico ebbe pubblicazioni postume in lingua non tedesca solo parecchi anni dopo, in Italia nel 1902, per una casa editrice di ispirazione anarchica e con prefazione del traduttore Ettore Zoccoli, che prendeva però le distanze dalle idee strettamente individualiste che venivano esposte nel volume.[42] Il primo famoso discepolo postumo di Stirner nonché suo biografo, il citato John Henry Mackay, oltre a diffonderne l'opera (fu il primo traduttore in inglese), la biografia e l'immagine, provvide a un'onorevole sepoltura del suo "maestro" nello stesso periodo, erigendo una lapide di pietra sopra il modesto sepolcro esistente, pagato da Bruno Bauer e da una colletta di amici e conoscenti (essendo Stirner morto in povertà) nel cimitero di Santa Sofia a Berlino, incidendo come epitaffio solo lo pseudonimo con cui era ormai conosciuto.[43][44]

Pensiero politico e filosofico: l'Unico[modifica | modifica wikitesto]

Se Feuerbach prima di lui aveva criticato Hegel e la religione poiché sottraevano all'uomo il suo primato di essere sensibile e sociale, Stirner va oltre. A suo avviso Feuerbach cerca ancora l'essenza dell'uomo così come Hegel, infatti ha innalzato al posto del divino l'uomo come essere supremo.[6] L'io, però, non è l'uomo: secondo Stirner si deve superare l'uomo in generale, poiché l'io è un Unico.[6], un essere irripetibile e irriducibile, che non si deve lasciare sottomettere o strumentalizzare da scopi o fini che non siano i propri ed a causa dei quali non sarebbe più padrone di sé stesso.[6] Stirner pone l'individuo - né buono né cattivo, ma semplicemente sé stesso, spogliato d'ogni struttura - al centro del mondo di ognuno e questo individuo si assoggetta a regole altrui solo se lo ritenga conveniente per sé, se può avere dei vantaggi o evitare degli svantaggi (come rischiare la vendetta di altri individui), altrimenti è soggetto solo alle proprie "leggi" personali.[6]

La libertà, per essere veramente tale, non può derivare da una concessione altrui, ma essere il frutto di una propria conquista: “si può perdere la libertà, ma la libertà spetta solo a noi”, è una scelta revocabile che si presenta all'individuo in ogni momento della sua vita.

L'individuo deve avere la proprietà della libertà, non basta dirsi liberi, io devo poter fare o non fare ciò che desidero; a Stirner non interessa realizzare l'ideale della libertà, quello a cui punta è di avere la libertà, l'uomo diventa libero se riesce a sottoporre la libertà al proprio volere; non basta l'ideale e in questa concezione, l'altruismo risulta essere solo un egoismo mascherato, come nella Natura stessa.[6]

Se viene Stirner universalmente, a torto o a ragione, indicato come il vero precursore di Nietzsche (e di tutti coloro che a Nietzsche si sono ispirati), dell'anarco-individualismo e anche di gran parte del moderno esistenzialismo ateo, i precursori del pensiero stirneriano sono considerati alcuni pensatori libertini ed altri legati al movimento culturale tra l'ultimo illuminismo radicale e l'individualismo sfrenato di alcuni romantici: di volta in volta sono stati indicati il Marchese de Sade[45], Vittorio Alfieri[46], Lord Byron[47], P. B. Shelley[47] e William Godwin[47]; volendo guardare indietro nel tempo, c'è qualche somiglianza col cinico Diogene di Sinope.[48]

Individualismo, egoismo e anarchia[modifica | modifica wikitesto]

Un individuo è effettivamente libero solo se spetta a lui decidere se e quando limitare la propria libertà per fini a lui propri.[6]

Lettera autografa di Stirner
Friedrich Engels, Riunione del gruppo dei Liberi, con ritratto di Max Stirner (indicato dalla freccia)

Ad esempio, il fatto stesso di avere interazioni con altri individui rende impraticabile la libertà assoluta perché la libertà di un individuo non può coincidere con quella di un altro. L'importante per Stirner è che l'interazione e il conseguente sacrificio in termini di libertà costituisca una libera scelta da parte dell'individuo, finalizzata ad una maggiore utilità per sé medesimo non altrimenti realizzabile.[6] L'egoismo o individualismo di Stirner non coincide infatti né con il solipsismo, né con l'apologia di un'utopica libertà assoluta.[6]

Il rifiuto di Stato, Chiesa, religioni, istituzioni o società non è dovuto al fatto che tali entità "limitano la mia libertà, quanto al fatto che la limitano per fini che non mi appartengono".[6]

Di fronte al singolo tutto ciò che è in suo potere si connota come proprietà di esso: è una proprietà estendibile tanto quant'è il potere in possesso dell'unico.[6]

Per sfruttare il proprio potere l'unico può utilizzare ogni mezzo desideri, non esclusi l'ipocrisia e l'inganno, salvo che altri unici non riescano ad impedirglielo.[6] Dal punto di vista delle istituzioni politiche non vi può essere alcun rapporto tra istituzioni e libertà dell'individuo. Il Diritto, non essendo frutto della mia volontà, si pone al di fuori della mia individualità (in quanto è stato elaborato con strumenti che esulano, appunto, dalla mia individualità).[6]

I diritti mi sono stati concessi e non sono atto della mia libertà: basta ciò a Stirner per considerarli un qualcosa che la imbriglia: non è l'unico che si appropria dei diritti, questi sono qualcosa che gli altri concedono, importa poco se questa concessione avvenga ad opera di pochi, uno o molti.[6] Si tagliano, così, i ponti anche con una concezione politica ultrademocratica: la società democratica pretende anch'essa di annettere automaticamente tutti gli individui a prescindere dalla loro volontà. Un unico può accettare anche la democrazia, ma solo se gli conviene farlo e se ne ha la volontà.[6] L'unica forma di collettività accettabile per Stirner è difatti un'associazione di egoisti nella quale ciascun io entra solo per il proprio tornaconto. Un'associazione di tale tipo sarà basata sulla convergenza revocabile di più egoismi per scopi ben precisi.

L'egoismo etico stirneriano[modifica | modifica wikitesto]

« Se vi prendete il godimento, esso è un vostro diritto; ma se lo agognate soltanto, senza prendervelo, esso resterà quel che era prima: un "diritto meritatamente acquisito" di chi ha il provilegio di godere. Resterà un suo diritto, così come diventerebbe vostro se ve lo prendeste. »
(da L'Unico e la sua proprietà)
Felix Vallotton, Max Stirner

L'egoismo etico stirneriano è più di tutto un individualismo caratterizzato dall'amore per sé stessi, non dalla volontà di danneggiare altri. Stirner è stato ritenuto, per le sue provocatorie e paradossali prese di posizione, un asociale-solipsista che esalta la figura dell'individuo in lotta contro tutto e tutti, ad esempio da George Woodcock.[49] In realtà Stirner riconosce la socialità innata nell'uomo ed il bisogno dell'uomo di vivere con gli altri: «la condizione originaria dell'uomo non è l'isolamento o la solitudine, ma la vita sociale».[50]

Stirner considera positivo l'associarsi per libera scelta, mentre considera in modo negativo quelle società basate sulla costrizione, l'abitudine, in quanto società rigide e sacrali. Per Stirner è normale e legittimo che nell'atto di associarsi si rinunci ad alcune libertà, ciò che Stirner non accetta è la limitazione della propria individualità che si ritrova nello Stato e nella società rigida, in nome di un patto sociale eterno e sottoscritto da altri (qua è evidente l'influenza di Godwin).[49] La differenza tra Stato ed Associazione non sta quindi nella limitazione della libertà, ma nel differente rapporto che si instaura tra l'individuo e le suddette forme sociali: «L'una è una astrazione che esige la nostra adorazione in spirito e in verità, l'altra è una mia opera e una mia creazione. (...) Lo Stato soffoca l'individuo e lo possiede, mentre in una associazione è lui a possederla, in breve la società è sacra, l'associazione ti appartiene, la società si serve di te, mentre sei tu che ti servi dell'associazione».[51]

Stirner respinse anche la presunta vicinanza delle sue teorie con il liberismo: «Nella concorrenza certamente ciascuno è solo. Ma quando forse un giorno la concorrenza scomparirà, perché si riconoscerà che l'azione comune è più profittevole dell'isolamento, non accadrà allora che ognuno sarà ugualmente egoista e alla ricerca del proprio utile?».[52]

Secondo Stirner colui che non pensa ad altro che a sé è «un uomo che non conosce e non sa apprezzare nessuna delle gioie provenienti dall'interesse e dalla stima che si ha per gli altri».[53] Esclude poi categoricamente ogni forma di dipendenza e schiavitù che nulla hanno a che vedere con la sua associazione degli egoisti.[49]

L'egoismo di Stirner stesso, se inteso in senso cristiano, e quindi in senso negativo, può tranquillamente essere messo in discussione dal momento che egli, nei suoi testi, pare avere come primario intento quello di sobillare le individualità alle quali si rivolge, affinché esse dispongano di una strumentazione linguistica che consenta loro di emanciparsi e di divenire altrettanto "egoiste".[49] Evidenziando inoltre quell'aspetto dell'uguaglianza nella diversità in un pensiero (in questo, paradossalmente, democratico) che il filosofo rivolge a "tutti"[49]: «Sono forse realmente degli egoisti coloro che sono associati in un organismo in cui uno è schiavo o servo di un altro? [...] Gli schiavi non hanno ricercato questa società per egoismo, ma essi sono nel loro cuore egoista contro queste belle associazioni. Queste non sono "associazioni di egoisti", ma società religiose, comunità tenute in sano rispetto del diritto e della legge».[54]

Differenze sostanziali con la concezione fascista e collettivista[modifica | modifica wikitesto]

« Lo Stato si fonda sulla schiavitù del lavoro. Se il lavoro diventerà libero, lo Stato sarà perduto. »
(da L'Unico e la sua proprietà)

Stirner teorizza una sorta di libera cooperazione e libera competizione tra egoismi, senza teorizzare, come vorrebbero alcune riletture di estrema destra - quale fu, distorcendo sia Stirner sia Nietzsche, l'interpretazione fascista mussoliniana - il conseguente ineluttabile innalzamento di un io più forte che estende il proprio dominio su tutti gli altri. Per il fascismo l'io innalzato, cioè il Duce o condottiero, diventa intoccabile in quanto guida spirituale protetta dallo Stato, in maniera sacrale e quasi hegeliana; per gli stirneriani tale "condottiero" può salire al comando, ma non ne ha il diritto eterno (autoritarismo o führerprinzip che sia), ossia chiunque può scalzarlo o disobbedirgli se ritiene di farlo, in quanto ogni potere imposto sull'unico è un abuso.[6]

F. Engels, Profilo di Max Stirner

Una parte importante de "L'Unico e la sua proprietà" dimostra come non esiste una vera e assoluta "libera concorrenza" in presenza di uno Stato. La libera concorrenza significa "egalité" (dal francese, uguaglianza) davanti allo Stato. L'uguaglianza di fronte al "fantasma" di uno Stato dissolve quella che è la concezione stirneriana dell'Unico come differenza assoluta, e non differenza "da". Si concorre sempre e solo con la grazia dello Stato. Lo Stato, in altre parole, concede diritti (tra i quali quello di potere essere in concorrenza) solo per formarsi dei "servi".[6] L'unica forma possibile per la liberazione dell'io dalle autorità e dalle istituzioni che cercano di renderlo schiavo e di limitarlo è la rivolta individuale, non una rivoluzione.[6]

Tramite la filosofia di Stirner è possibile giungere a un ripudio teorico del medesimo agire prodotto dall'Individuo stesso: «la nostra azione dovrebbe tendere al posizionamento del punto in tutti gli (infiniti) spazi che compongono il segmento, dal momento che ogni posizionamento ha una sua logica, ogni posizionamento potrebbe garantirci un livello di gratificazione superiore al massimo livello raggiunto in precedenza».[55].

Rivoluzione e rivolta[modifica | modifica wikitesto]

Stirner cerca di differenziare più volte la rivoluzione dalla rivolta; la rivoluzione, quale quella teorizzata da Marx, è del popolo, mentre la rivolta, o ribellione individuale, è del singolo. Questa svalutazione del concetto di rivoluzione è in qualche modo pensata anche da Pierre Klossowski, filosofo francese vicino alle concezioni stirneriane.[6]

L'Unico di Stirner non è quindi, secondo il pensatore, l'ennesimo fantasma della metafisica occidentale, analizzata e confutata nella prima parte del libro: non c'è un'essenza umana, un modello a cui l'Unico si deve adeguare o con il quale deve fare i conti, poiché l'unico si autofonda.[6]

Da ciò deriva che non si deve lottare, in linea di massima, secondo Stirner, per il "diritto" collettivo alla libertà (di stampa, di parola ecc...), poiché essi sono già intima proprietà dell'unico, il quale li deve solo esercitare; al massimo si devono difendere questi diritti dalla coercizione altrui.[6]

Influenze[modifica | modifica wikitesto]

Il pensiero di Stirner avrà influenza principalmente sul movimento anarchico del XX secolo, prima incentrato solo sui teorici classici come Proudhon e Bakunin (secondo alcuni, Bakunin fu il primo a unire, nelle proprie teorie, l'anarchismo di Proudhon e Godwin con quello di Stirner[11]).

La filosofia di Stirner - spesso espressa provocatoriamente in iperboli non sempre letterali, al fine di spiegare meglio il proprio pensiero[11] - ha suscitato a sua volta accesi dibattiti, che hanno coinvolto personaggi di estrazione ideologica molto diversa tra loro, come Karl Marx (che, come Stirner stesso, fu un membro della sinistra hegeliana, ma lo contestò fortemente nelle sue opere scritte con un altro ex appartenente al gruppo, Friedrich Engels), Søren Kierkegaard, Benjamin Tucker, John Henry Mackay (biografo di Stirner), Carl Schmitt, Benito Mussolini, Dora Marsden, Robert Anton Wilson, Albert Camus, Michel Onfray, Pierre Klossowski, Renzo Novatore e i situazionisti.[11] C'è anche chi ha avvicinato Stirner alle ispirazioni di certi libertariani o anarco-capitalisti come Nozick, Rothbard, Rand, Spooner[56], ma spesso questa derivazione, seppur le idee di Stirner siano state interpretate anche come individualiste in questo preciso senso, è negata sia dagli anarchici (ribadendo l'avversione di Stirner al capitalismo borghese) sia dai liberali, evidenziando la mancanza di rispetto tributata da Stirner ai diritti naturali, specie alla proprietà privata altrui, che non è "proprietà dell'Unico", e la sua indifferenza beffarda verso il principio di non aggressione.[57]

A livello popolare, in particolare musicale, il cantautore Fabrizio De André rivelò la sua ammirazione giovanile per Stirner, uno dei motivi per cui si dirà anarchico.[58]

Stirner e Nietzsche[modifica | modifica wikitesto]

Bernd Laska sostiene che Friedrich Nietzsche, che a Stirner si ispirò, non riconobbe esplicitamente i suoi debiti nei confronti di Stirner, e anzi confidò ad alcuni suoi allievi il timore di essere accusato di plagio nei suoi confronti. Negò di aver mai letto il suo libro, cosa che invece risultò alcuni anni dopo la sua morte.[59] Questa opinione di Laska è però confutata da altre fonti: nei commentari dell'edizione critica Colli-Montinari e nelle numerose biografie sul filosofo non risulta che Nietzsche abbia mai espresso alcun timore di plagio con i suoi allievi, anche perché negli anni in cui Nietzsche insegnò non scrisse se non quelle opere iniziali che precedettero le opere della maturità, le quali non riportano somiglianze con Stirner. Inoltre Nietzsche non era in possesso di alcun libro di Stirner[60], quindi non possiamo sapere se l'abbia o meno letto. L'opinione di Laska si basa invece sul fatto che Adolf Baumgartner, allievo di Nietzsche, aveva preso in prestito L'Unico dalla biblioteca universitaria di Basilea e tal proposito, Franze Camille Overbeck, un teologo protestante e amico intimo di Nietzsche (fu lui che si accorse dello stato mentale alterato di Nietzsche a Torino), e sua moglie sostennero che Nietzsche stesso aveva consigliato a Baumgartner tale lettura: «Una volta, quando mio marito era uscito, [Nietzsche] si intrattenne un attimo con me e fece il nome di due tipi originali, che lo stavano occupando e nei cui scritti coglieva un’affinità con se stesso. Come sempre quando acquistava consapevolezza di relazioni interiori, era su di morale e felice. […] “Stirner… quello sì!” E comparve un tratto solenne sul suo viso. Mentre osservavo con apprensione quel suo atteggiamento, questo si mutò nuovamente, egli fece con la mano un movimento come per scacciare qualcosa, difensivo, e mi sussurrò: “Ora Ve l’ho pure detto, ma non volevo parlarne. Lo dimentichi di nuovo. Si parlerà di un plagio, ma Voi non lo farete, lo so».[61]

Sempre secondo le medesime testimonianze, Nietzsche avrebbe definito l’opera di Stirner come «la più temeraria e consequenziale dai tempi di Hobbes». Ne L’Unico Nietzsche intravide un nucleo su cui costruire il proprio nichilismo, e da Stirner egli trasse spunti per la sua "filosofia con il martello".[61]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • L'Unico e la sua proprietà[62] Reclam, 1981 ISBN 3-15-003057-9 (Prima edizione 1845 [1844])
  • Scritti minori con l'aggiunta degli ultimi ritrovamenti[63], 2012, pp. 270
  • Geschichte der Reaktion. 2 volumi, Berlino 1852 (Storia della reazione)
  • Parerga, Kritiken, Repliken. (A cura di Bernd A. Laska), Nürnberg 1986. ISBN 3-922058-32-9
  • Kleinere Schriften und seine Entgegnungen auf die Kritik seines Werkes: 'Der Einzige und sein Eigentum', Aus den Jahren 1842-1847. (A cura di John Henry Mackay), Berlino 1898.
  • Replica a Feuerbach, Bauer, Hess, (1845)[64]
  • I falsi principi della nostra educazione ovvero Umanesimo e Realismo (A cura di John Henry Mackay), Charlottenburg 1911[65]
  • La società degli straccioni. Critica del Liberalismo, del Comunismo, dello Stato e di Dio, a cura di Fabio Bazzani, Firenze, Editrice Clinamen 2013.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ come riportato dalla sua firma autografa; a volte il secondo nome viene scritto "Kaspar"
  2. ^ Max Stirner - Stanford Encyclopedia of Philosophy
  3. ^ Steve J. Shone, American Anarchism, capitolo VIII, google books, ed. Brill, 2013
  4. ^ Christopher John Murray, Encyclopedia of the Romantic Era, 1760-1850, Volume 2, pag. 1095, google books, ed. Taylor & Francis, 2004
  5. ^ David Leopold, Stanford Encyclopedia of Philosophy: Max Stirner, life and work
  6. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai aj ak al am an ao ap aq Leopold, op. cit.
  7. ^ Tranne nel caso singolo, non codificabile a priori, che possa rivelarsi favorevole all'Unico, allora costui può temporaneamente accordare una qualche legittimità allo Stato), proprio come la corrente dell'anarchismo filosofico che fece capo a William Godwin
  8. ^ Egli vi pone al centro l'individuo e non il collettivo "sacralizzato", fatto che lo rende diverso dagli individualisti di stampo liberale, come gli anarco-capitalisti, ma anche dalle teorizzazioni "superomistiche" del fascismo: «Io non sono affatto contro il socialismo, ma contro il socialismo consacrato; il mio egoismo non si oppone all'amore...; né è nemico del sacrificio, né dell'abnegazione...; e meno che mai del socialismo, - insomma, non è nemico dei veri interessi; esso si ribella non contro l'amore, ma contro l'amore sacro, non contro il pensiero, ma contro il pensiero sacro, non contro i socialisti, ma contro il socialismo sacro.» (Lettera a Moses Hess); riportato in: La lotta operaia secondo Max Stirner, p.12
  9. ^ D.A. Ridgely, Selfishness, Egoism and Altruistic Libertarianism, 24 agosto 2008. URL consultato il 24 agosto 2008.
  10. ^ Stirner tra rifiuto dell'essenzialismo e l'esistenzialismo
  11. ^ a b c d Max Stirner su Jadawin di Atheia
  12. ^ a b c Mackay, p.7
  13. ^ Find about: Max Stirner
  14. ^ Max Stirner biography
  15. ^ Max Stirner biografia
  16. ^ Copertina edizioni stella nera de Il falso principio della nostra educazione di Stirner
  17. ^ Ritratto di Stirner, opera di F. Valloton
  18. ^ Ritratto di Federico Penteado e Ritratto per l'edizione turca de L'Unico
  19. ^ Immagine
  20. ^ a b Mackay, 85-86
  21. ^ Mackay, 91
  22. ^ Mackay, 27-28
  23. ^ Mackay, 29-33
  24. ^ Mackay, 36 e segg.
  25. ^ Mackay, 50
  26. ^ Mackay, 50-51
  27. ^ Max Stirner, di Paolo Malerba
  28. ^ Mackay, p. 207
  29. ^ Mackay, p.15-16 e 49
  30. ^ Mackay, 56 e segg.
  31. ^ Gide, Charles & Rist, Charles. A History of Economic Doctrines from the Time of the Physiocrats to the Present Day. Harrap 1956, p. 612
  32. ^ Mackay, 57
  33. ^ Vita e opere di Stirner
  34. ^ L'unico e la sua proprietà - L'opera e le edizioni storiche
  35. ^ The Encyclopedia of Philosophy, volume 8, The Macmillan Company and The Free Press, New York 1967
  36. ^ Mackay, p.10 e segg.
  37. ^ Mackay, p.190
  38. ^ Franco Volpi, Il vagabondo della critica filosofica
  39. ^ Mackay, 202
  40. ^ Mackay, 205-206
  41. ^ Max Stirner su Anarchopedia
  42. ^ «Se nell'editore della presente traduzione io avessi veduto l'intento palese, o anche semplicemente tacito, di rendere, come si dice, popolare l'opera dello Stirner, non avrei assolutamente aderito alla domanda di scrivere questa introduzione. E per due ragioni; prima di tutto perché, in simile caso, avrei dovuto preoccuparmi di opporre allo Stirner un contradditorio, ciò che è difficilissimo in molte pagine e impossibile in poche; e secondariamente perché, quanto più le forze di uno studioso sono modeste, tanto meno ha il dovere di rendersi responsabile della diffusione di dottrine, alle quali la propria coscienza gli comanda nel modo più assoluto di non partecipare. (...) Egli ci trasporta nel centro di una così assurda concezione della vita, che raggiunge, prima di tutto, e come mai nessuno meglio ha saputo, lo scopo immediato di disorientare la mente del lettore. Tutti senza eccezione gli studiosi dello Stirner, anche i non deliberatamente apologetici, tradiscono questo strano asservimento alla attrazione allucinatoria che si dilata dalle dottrine di lui». (E. Zoccoli)
  43. ^ Introduzione di Ettore Gambigliani Zoccoli a L'Unico e la sua proprietà, XIV, 1902, edizione F.lli Bocca
  44. ^ Mackay, 9; 209-213
  45. ^ Maurice Schuhmann, Max Stirner, the successor of the Marquis de Sade
  46. ^ Piero Gobetti, L'uomo Alfieri
  47. ^ a b c Diego Gabutti, Millennium: da Erik il rosso al cyberspazio: avventure filosofiche e letterarie degli ultimi dieci secoli, pag. 107
  48. ^ Nicola Durante, Max Stirner e la controcultura hacker
  49. ^ a b c d e Max Stirner su anarcopedia
  50. ^ L'Unico e la sua proprietà
  51. ^ L'Unico e la sua proprietà
  52. ^ L'Unico e la sua proprietà
  53. ^ L'Unico e la sua proprietà
  54. ^ L'Unico e la sua proprietà
  55. ^ Citato in Danilo Marotta, "Azione, Io e Logos" dal sito ateo-agnostico "Jàdawin di Atheia" , riportato qui
  56. ^ David S. D'Amato, Egoism in Rand and Stirner
  57. ^ Guglielmo Piombini, Stirner, nemico dell'individuo
  58. ^ Luigi Viva, Non per un dio ma nemmeno per gioco. Vita di Fabrizio De André, Milano, Feltrinelli, 2000, ISBN 88-07-81580-X., pag. 66 e segg.
  59. ^ Bernd A. Laska: La crisi iniziale di Nietzsche (in séguito a confronto con Stirner). Orig.: Nietzsches initiale Krise. Germanic Notes and Reviews, vol. 33, n. 2, fall/Herbst 2002, pagg. 109-133
  60. ^ Come testimonia il saggio di Oehler dal titolo Nietzsches Bibliothek ([Weimar], Gesellschaft der Freunde des Nietzsche-Archivs, 1942, VIII + 56 S., [5] Bl)
  61. ^ a b Bernoulli C.A., Franz Overbeck und Friedrich Nietzsche. Eine Freundschaft, Jena, 1908; cit. in Safranski R., Nietzsche. Biografia di un pensiero, Milano, 2001.
  62. ^ Der Einzige und sein Eigentum
  63. ^ Edizioni Anarchismo
  64. ^ Recensenten Stirners
  65. ^ Das unwahre Prinzip unserer Erziehung oder der Humanismus und Realismus

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Leonardo Vittorio Arena, Note ai margini del nulla, ebook, 2013.
  • Fabio Bazzani, Unico al mondo. Studi su Stirner, Firenze, Editrice Clinamen 2013, pp. 160.
  • Alfredo M. Bonanno, Max Stirner, Edizioni Anarchismo, 2003 (II. ed.), pp. 420
  • Alfredo M. Bonanno, Teoria dell'individuo. Stirner e il pensiero selvaggio, Edizioni Anarchismo, 2004 (II ed.), pp. 390
  • Carlo Di Mascio, Stirner Giuspositivista. Rileggendo l'Unico e la sua proprietà, 2 ed., Edizioni Del Faro, Trento, 2015, pp. 253, ISBN 978-88-6537-378-1
  • John Henry MackayMax Stirner. Vita e Opere, traduzione integrale di C. Antonucci, Bibliosofica Editrice, Roma, 2013, prima edizione 1894
    • John Henry Mackay, Max Stirner. His Life and His Works, Peremptory Publications, 2005.

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