Sante Pollastri

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Sante Pollastri nel 1959

Sante Pollastri, anche Pollastro (Novi Ligure, 14 agosto 1899Novi Ligure, 30 aprile 1979), fu un anarchico e fuorilegge italiano, divenuto già in vita oggetto di resoconti leggendari sulla sua persona e le sue attività; concittadino e amico d'infanzia del noto ciclista Costante Girardengo, alla relazione tra i due è ispirata la canzone Il bandito e il campione, ballata folk scritta da Luigi Grechi e portata al successo da suo fratello Francesco De Gregori nel 1993.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Sante Pollastri cominciò la sua carriera di ladro rubando carbone per proteggersi dal freddo.[1] Non si conoscono esattamente i motivi per cui Pollastri divenne un ricercato e un acerrimo nemico dei Carabinieri: tra le ipotesi vi è l'uccisione di un parente da parte dei militi dell'Arma - un cognato che con lui stava fuggendo dopo aver svaligiato un appartamento - o che la sorella, Carmelina, sia stata violentata da un carabiniere: Pollastri, nel 1918, avrebbe ucciso il presunto colpevole e si sarebbe dato alla macchia. Queste ipotesi non hanno trovato riscontro nei documenti e sono, almeno in parte, frutto delle leggende popolari nate intorno al bandito in epoca successiva.

Secondo una delle tante versioni popolari della storia di Pollastri [2], le sue simpatie anarchiche se le sarebbe guadagnate in seguito a un episodio molto particolare. Uscendo da un bar, una sera del 1922, sputò una caramella amara al rabarbaro. Questa cadde vicino agli stivali di due fascisti, che interpretandola come una sfida lo picchiarono a sangue. Esiste poi un ulteriore racconto, che insiste sulla provocazione, condita da insulti, da parte di tre fascisti alla volta di Sante, seguita da una rissa in piena regola.

Gli omicidi[modifica | modifica wikitesto]

Il 14 luglio 1922, Pollastri e la sua banda, alla quale si era unito l'anarchico Renzo Novatore, rapinarono un cassiere della Banca agricola italiana, Achille Casalegno, che portava una borsa piena d'oro: durante la colluttazione questi venne colpito da un proiettile al cuore e morì; al processo del 1931 il Pollastri avrebbe poi accusato il defunto Novatore dell'esplosione del colpo, anche se è possibile che con la sua testimonianza egli volesse scagionare se stesso o un terzo complice.[3][4].

Durante il periodo della latitanza, Pollastri uccise diversi militi delle forze dell'ordine, si rese infatti responsabile dell'omicidio, tra Piemonte, Liguria e Lombardia di cinque carabinieri, tra questi, enorme clamore suscitò nel giugno del 1926 l'uccisione, insieme a un complice, di due carabinieri presso Mede in Lomellina. Nel novembre dello stesso anno, uccise in uno scontro a fuoco due poliziotti, il maresciallo Giuseppe La Corte e il brigadiere Sebastiano Pulvirenti in un'osteria di via Govone, a Milano, dove si erano mescolati agli avventori per catturarlo, dopo una rapina compiuta qualche giorno prima dove era stato ucciso un gioielliere[5].

Verso la fine degli anni Venti era divenuto famoso anche all'estero, dove si era rifugiato in seguito agli ultimi omicidi.

Col tempo si guadagnò l'appellativo di Nemico pubblico numero uno. La sua fama crebbe, sostenuta non solo dalle rapine e dai furti messi a segno (tra cui quello alla prestigiosa gioielleria Rubel a Parigi), ma anche dalla sua peculiare personalità che, si racconta, lo portava a compiere atti di generosità a vantaggio dei più poveri e degli anarchici latitanti.

Sante Pollastri al processo di Parigi nel 1927.

L'arresto[modifica | modifica wikitesto]

Dopo gli omicidi degli ultimi due poliziotti, alla sua ricerca fu inviato il vicecommissario Rizzo della Squadra Mobile della Questura di Milano. Pollastri venne così arrestato a Parigi il 10 agosto 1927, nella metropolitana, con la collaborazione del commissario Guillaume (personaggio a cui Georges Simenon si ispirò per il suo commissario Maigret). Pare che Pollastri sia stato tradito da una confidenza di un informatore della polizia.

Tra i nomi degli autori della "soffiata", fu ipotizzato quello del suo luogotenente Peotta, di una ballerina [6], e anche quello di Costante Girardengo. I due concittadini – che si conoscevano dall'infanzia e dalla comune frequentazione con il massaggiatore Biagio Cavanna – si incontrarono durante una sei giorni nella capitale francese. Girardengo in realtà era più grande di sei anni e nel 1913, quando Pollastri era adolescente, aveva già preso parte al suo primo giro d'Italia. In seguito, questo incontro fu oggetto di una testimonianza di Girardengo al processo a carico di Pollastri.

« La loro avventura parte nell'Italia della miseria. Erano entrambi figli di contadini poverissimi. Non si sa con certezza se siano stati anche amici, certamente si incontrarono più volte, perché legati dalla passione comune per la bicicletta: un mezzo di riscatto per tutti e due. Se infatti Girardengo - continua l'autore - diventerà il mito del grande ciclismo, Pollastri diventerà il più famoso bandito degli anni venti[7] »

All'interrogatorio dopo la cattura il magistrato chiese a Pollastri se avesse idee anarchiche. Egli rispose: "Ho le mie idee". Intervistato in seguito da Ferdinando Castelli, che stava scrivendo il libro I cavalieri del nulla, dichiarò di aver compreso di essere stato anarchico solo dopo aver saputo da Renzo Novatore cosa significasse anarchia.

La condanna[modifica | modifica wikitesto]

Estradato in Italia, fu condannato all'ergastolo, e inviato a scontare la pena sull'isola di Santo Stefano. Fu in cella con numerosi famosi criminali, fra cui Ezio Barbieri e Giuseppe Mariani.

Dopo aver scontato 32 anni di carcere, fu graziato nel 1959 dal presidente Giovanni Gronchi e passò gli ultimi 19 anni della sua vita a Novi, praticando l'attività di commerciante ambulante di stoffe.

Morì ottantenne nella cittadina piemontese. Pollastri è sepolto al cimitero di Novi Ligure, suo paese natale.

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

È nota la sua conoscenza con il ciclista Costante Girardengo e la sua compagnia d'azione con l'anarchico Renzo Novatore. La storia di questi "strani legami" ha ispirato l'autore Luigi Grechi per la composizione della canzone Il bandito e il campione portata al successo dal fratello Francesco De Gregori.

Dopo il successo della canzone e del libro omonimo di Marco Ventura è stata prodotta anche una miniserie televisiva Rai La leggenda del bandito e del campione, con Beppe Fiorello nel ruolo di Sante Pollastri [8], trasmessa in prima visione il 4 e 5 ottobre 2010.

È invece del 2011 lo spettacolo teatrale Quella sera al Vel d'Hiver, scritto e interpretato da Massimo Poggio e Davide Iacopini, che narra l'incontro di Pollastri e Girardengo alla Sei giorni di Parigi.

Nel 2017 esce "Sante Pollastro e le storie del Borgo" di Maria Angela Damilano. L'antologia di 12 racconti ripercorre, romanzandola, la vita di Pollastri attraverso altrettanti episodi che lo hanno visto coinvolto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Rizzo, I segreti della polizia, Milano, Rizzoli, 1953.
  • Giovanni Luigi Brignoli, Le confessioni di Pollastro. L'ultimo bandito gentiluomo, Bergamo, Vulcano, 1995.
  • Marco Ventura, Il campione e il bandito. La vera storia di Costante Girardengo e Sante Pollastro, Milano, Il Saggiatore, 2006, ISBN 88-428-1246-3.
  • Luigi Balocchi, Il diavolo custode, Padova, Meridiano Zero, 2007.
  • Pino Cacucci, Nessuno può portarti un fiore, Feltrinelli, 2012.
  • Maria Angela Damilano, Sante Pollastro e le storie del Borgo, Novi Ligure, Epoké, 2017, ISBN 978-88-98452-38-5.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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