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Stato civile

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Lo stato civile, in diritto, è l'insieme delle condizioni personali di rilievo amministrativo (cittadinanza, nascita, matrimonio e morte), nonché la funzione volta ad accertare e dare pubblicità ai fatti relativi a dette condizioni.[1][2][3]

Modulo del 1939 per i registri degli atti di nascita.

La cooperazione internazionale a livello multilaterale, per l'esercizio di tale funzione, è propiziata dalla Commissione internazionale dello stato civile.

La registrazione dei nati, sposati e morti è tradizionale responsabilità delle parrocchie. Il Concilio di Trento, con il decreto Tametsi approvato nella sessione XXIV nel 1563, rese obbligatoria la tenuta dei registri matrimoniali, estesi poi anche ad altri atti sacramentali; la disciplina venne successivamente definita nel Rituale Romanum, ponendo le basi per la conservazione sistematica dei dati demografici nella Chiesa.[4][5]

La nascita dello stato civile laico in Italia si lega all’esperienza delle amministrazioni napoleoniche. Con il Codice Napoleonico e con provvedimenti introdotti nei territori del Regno Italico tra il 1806 e il 1810 fu stabilita la tenuta di registri civili nei Comuni, separati da quelli ecclesiastici, con ufficiali incaricati della redazione degli atti di nascita, matrimonio e morte.

Il modello napoleonico si è poi generalizzato in tutti gli ordinamenti amministrativi del mondo contemporaneo. Tuttavia, Più di 100 paesi in via di sviluppo non dispongono ancora di sistemi funzionanti in grado di supportare una registrazione efficiente delle nascite e di altri eventi della vita, come matrimoni e decessi. In tutto il mondo, quasi 230 milioni di bambini sotto i cinque anni non sono registrati. L’Africa subsahariana ospita 85 milioni di questi bambini, mentre 135 milioni vivono in Asia e nel Pacifico. A livello globale, i progressi nella registrazione dei decessi sono stati molto più lenti. Nei paesi che hanno maggiore bisogno dei sistemi di registrazione civile e statistiche vitali (CRVS), fino all’80% dei decessi che avvengono al di fuori delle strutture sanitarie e due terzi di tutti i decessi a livello mondiale non vengono conteggiati[6].

La struttura documentaria delle prime registrazioni di stato civile, introdotte da Napoleone nella Penisola, è oggi conservata in gran parte presso gli archivi comunali e negli archivi di Stato.[7][8]

Con l’unità nazionale l’ordinamento fu, con difficoltà, esteso a tutto il Regno. Il regio decreto 15 novembre 1865, n. 2602 attribuì al sindaco la qualifica di ufficiale dello stato civile e regolò l’obbligo di registrazione degli atti relativi alle nascite, ai matrimoni e ai decessi.[9][10]

Il governo Mussolini diede un netto contributo emanando il nuovo ordinamento dello stato civile nel luglio 1939, riunendo le novelle del precedente ventennio e introducendo nuove disposizioni per la ripartizione delle competenze, solidificando le regole sulla tenuta degli atti e registri, che rimarranno in vigore fino al 2001. I moduli e le formule approvati con decreto ministeriale nello stesso anno, invece, saranno sostituite nel 1958.[11][12]

Nella seconda metà del Novecento si verificò la progressiva integrazione tra stato civile e anagrafe: successive riforme amministrative definirono competenze e procedure, mentre lo sviluppo della normativa demografica rese più uniforme il trattamento dei dati personali. Le trasformazioni istituzionali e l’evoluzione del diritto di famiglia influiscono tuttora sulle funzioni degli uffici competenti.[13][14]

Verso il XXI secolo, le riforme della pubblica amministrazione, incluse le cosiddette leggi Bassanini, hanno condotto alla riformulazione delle norme sullo stato civile, ragguagliate in un regolamento delegato nel 2000; ma l'eccessiva semplificazione scelta dal governo Amato II fu oggetto di critiche già all'epoca dell'emanazione.[2]

Il governo Renzi nel 2015, sorpassando il dispositivo del detto regolamento, approvò delle modifiche all'articolo 62 del codice dell'amministrazione digitale, prevedendo la formazione degli atti dello stato civile in un archivio informatico nazionale tenuto presso il Ministero dell'interno.[15][16]

Nel 2023 l'archivio è stato attivato, come parte dell'Anagrafe nazionale della popolazione residente. L'adesione, inizialmente facoltativa, è stata poi resa obbligatoria per tutti i comuni italiani, entro il 30 dicembre 2026. Dalla data dell'adesione i registri cartacei sono chiusi, e gli atti sono formati solo tramite il portale ministeriale.[3][17][18]

L'informatizzazione di questo genere di atti è stata fortemente criticata dagli archivisti, dagli impiegati comunali, ricevendo un riscontro negativo anche nella società civile. Secondo costoro, essa rischia di mettere in pericolo l'esistenza stessa delle registrazioni demografiche, non essendovi più degli atti materiali, e di mettere a rischio la riservatezza dei dati, come per ogni infrastruttura digitale. Nessun comune si è opposto, né le procedure sono state interrotte, nonostante le contestazioni.[19][20]

In ogni comune esiste un ufficio dello stato civile, governato dal sindaco o da un ufficiale delegato; l'ufficio è responsabile della tenuta dei registri dello stato civile, in conformità alle disposizioni legislative, contenute principalmente nel decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396, adottato ai sensi della legge 15 maggio 1997, n. 127.[1]

Per ogni nascita, morte, matrimonio, o conferimento di cittadinanza, l'ufficiale dello stato civile stende o trascrive un atto pubblico nei registri suddetti; questo fa prova, fino a querela di falso, di ciò che il pubblico ufficiale attesta essere avvenuto; diversamente, le dichiarazioni dei comparenti fanno fede fino a prova contraria. Le indicazioni estranee all'atto - cioè quelle non previste espressamente dal diritto particolare - non hanno alcun valore.[21]

Gli ufficiali devono compiere negli atti le indagini loro domandate, e rilasciare gli estratti e i certificati nelle forme prescritte dalla legge.[22]

I registri dello stato civile sono pubblici.[22]

Nessuna annotazione può essere fatta sui registri, se non per disposizione di legge o dell'autorità giudiziaria.[2][23]

Il procuratore della Repubblica, motu proprio o su istanza di parte, può ordinare la rettificazione dei registri quando degli atti sono andati perduti o distrutti, o quando non sono stati formati, o indebitamente registrati. Senza necessità del procedimento di rettificazione, l'ufficiale dello stato civile può correggere, anche d'ufficio, gli errori materiali di scrittura presenti negli atti, dandone notizia al prefetto, al procuratore, e agli interessati.[2]

La regolare tenuta dei registri è soggetta a verificazione, da parte del prefetto, almeno una volta ogni anno.[24]

I comuni devono rilasciare, su richiesta di chiunque, certificati ed estratti per riassunto di un atto dello stato civile. Il certificato è un'attestazione autonoma riguardante fatti o qualità relativi ai soggetti; l'estratto è la riproduzione totale o parziale dell'atto. La fornitura di questi documenti senza dover specificare il motivo è la fondamentale espressione del principio di pubblicità degli atti dello stato civile.[1][22]

Tuttavia, non sono tenuti a rilasciare l'estratto per copia integrale, a meno che non sia richiesto da una persona menzionata nell'atto o da un terzo portatore di interesse.

È consentito inoltre ottenere un estratto per riassunto dell'atto di nascita secondo il modello internazionale previsto nella convenzione di Vienna. Tale estratto può essere prodotto all'estero senza né legalizzazione né traduzione.[25]

Stato coniugale

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Quello che è noto all'estero come marital status, cioè stato coniugale, in Italia è noto, analogamente alla funzione sopra descritta, come "stato civile".

Gli status ottenibili sono: celibe o nubile, coniugato, vedovo, divorziato.[26][27]

Ai sensi del testo unico in materia di documentazione amministrativa - su documenti d'identità e di riconoscimento, l'indicazione dello stato civile è facoltativa - ma resta d'obbligo in alcune circostanze.[28]

  1. 1 2 3 Art. 449 codice civile - Registri dello stato civile, su Brocardi. URL consultato il 27 novembre 2025.
  2. 1 2 3 4 DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 3 novembre 2000, n. 396, su Normattiva. URL consultato il 27 novembre 2025.
  3. 1 2 Guida all'ANSC, su Anagrafe nazionale. URL consultato il 29 novembre 2025.
  4. I registri dei battesimi e dei matrimoni, su Cultura Trentino. URL consultato il 29 novembre 2025.
  5. Anagrafe ecclesiale, su Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato il 29 novembre 2025.
  6. "Global Civil Registration and Vital Statistics". World Bank. 2014.
  7. Stato civile napoleonico, su Sistema Archivistico Nazionale. URL consultato il 29 novembre 2025.
  8. Il Codice Napoleonico e lo Stato Civile in Italia, su Fatti per la Storia. URL consultato il 29 novembre 2025.
  9. Regio decreto 15 novembre 1865, n. 2602, su Normattiva, 15 novembre 1865. URL consultato il 29 novembre 2025.
  10. Stato civile (1865), su Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato il 29 novembre 2025.
  11. REGIO DECRETO 9 luglio 1939, n. 1238, su Normattiva. URL consultato il 29 novembre 2025.
  12. DECRETO MINISTERIALE 11 luglio 1939, in Gazzetta ufficiale, 239 S.O., Ministero di grazia e giustizia, 12 ottobre 1939. URL consultato il 29 novembre 2025.
  13. Anagrafe, su Treccani. URL consultato il 29 novembre 2025.
  14. Lo stato civile: informazioni, su Ministero dell'Interno - DAIT. URL consultato il 29 novembre 2025.
  15. Articolo 62, comma 2-bis del DECRETO LEGISLATIVO 7 marzo 2005, n. 82, su Normattiva. URL consultato il 29 novembre 2025.
    «L'ANPR contiene altresì l'archivio nazionale informatizzato dei registri di stato civile tenuti dai comuni e fornisce i dati ai fini della tenuta delle liste di cui all'articolo 1931 del codice dell'ordinamento militare (...)»
  16. Articolo 10, comma 1 del DECRETO-LEGGE 19 giugno 2015, n. 78, su Normattiva. URL consultato il 29 novembre 2025.
  17. I servizi demografici nella storia d'Italia (PDF), su Bacchilega Editore. URL consultato il 29 novembre 2025.
  18. ANSC - Archivio Nazionale informatizzato dei registri dello Stato Civile, su ANUSCA. URL consultato il 29 novembre 2025.
  19. Attuazione dell’Archivio Nazionale informatizzato dei registri dello Stato Civile (ANSC): data di messa a disposizione dei servizi dell’Archivio Nazionale, su La Posta del Sindaco, 4 luglio 2025. URL consultato il 6 novembre 2025.
  20. ANPR: oltre il 50% dei Comuni italiani ha aderito allo Stato Civile digitale, su Dipartimento per la trasformazione digitale, 24 ottobre 2025. URL consultato il 6 novembre 2025.
  21. Art. 451 codice civile - Forza probatoria degli atti, su Brocardi. URL consultato il 27 novembre 2025.
  22. 1 2 3 Art. 450 - Pubblicità dei registri dello stato civile, su Brocardi. URL consultato il 27 novembre 2025.
  23. Art. 453 codice civile - Annotazioni, su Brocardi. URL consultato il 27 novembre 2025.
  24. Ai sensi dell'articolo 104 del regolamento per la revisione e la semplificazione dell'ordinamento dello stato civile di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 396/2000 (v. supra).
  25. Articolo 8 della convenzione relativa al rilascio di estratti plurilingue di atti di stato civile, ratificata con LEGGE 21 dicembre 1978, n. 870, su Normattiva. URL consultato il 27 novembre 2025.
    «Gli estratti portano la data del loro rilascio e sono muniti della firma e del timbro dell'autorità che li ha rilasciati. (...) Gli estratti sono accettati nel territorio di ciascuno degli Stati legati dalla presente Convenzione senza legalizzazione o formalità equivalente.»
  26. Circolare del Ministero dell'Interno n. 09605006-15100/4571 del 13 settembre 1996.
  27. Dalla circolare del Ministero dell’Interno n. 11 del 15 luglio 1997.
  28. Decreto del presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, articolo 35, in materia di "Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa"

Voci correlate

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Altri progetti

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