Postmodernismo

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Postmodernismo come termine filosofico fu usato per la prima volta da Jean-François Lyotard nell'opera La Condition postmoderne: rapport sur le savoir pubblicata nel 1979.

Lyotard notava come gruppi diversi di persone utilizzano lo stesso linguaggio per indicare delle realtà molto diverse e soggettive. Ad esempio il termine "verità" assume significati molto diversi se chi lo usa sia un sacerdote, uno scienziato o un artista. Questo comporta che viene a mancare la visione unitaria di un mondo dove invece sono compresenti le più diverse interpretazioni.

Lo stesso termine postmodernismo si rifà a diversi significati e si esprime in vari ambiti culturali, facendo genericamente riferimento alla crisi della modernità nelle società a capitalismo avanzato, caratterizzate da un'economia e una finanza estese globalmente, dall'invadenza della pubblicità e della televisione nelle convinzioni personali, ormai incontrollabile e inverificabile in una condizione attuale dove «...internet è quanto di più postmoderno esista su questo pianeta. Il suo effetto più immediato in Occidente pare essere stato la nascita di una generazione che è maggiormente interessata ai social network che alla rivoluzione sociale» [1]. [2]

Definizioni[modifica | modifica wikitesto]

L'Opera House di Sidney

In contrapposizione alle ideologie moderniste e alle utopie illuministe, il postmodernismo ne dichiara la fine e avanza la necessità di una reinterpretazione della storia libera da ogni finalismo, rifacendosi in ambito creativo non tanto ad un nuovo stile quanto alla ripresa di forme estetiche del passato ritenendo degne di considerazione allo stesso modo le opere eminenti e quelle della cultura di massa.[3] Il termine compare nel saggio del 1934 dello spagnolo Federico de Onís Antología de la poesía española e hispanoamericana. 1882-1932, relativo alla poesia latino-americana e soprattutto nella produzione culturale statunitense.

In senso letterale il concetto di postmodernismo contiene il senso di una posteriorità nei confronti del moderno, ma non tanto in senso cronologico quanto vuole "indica[re] piuttosto un diverso modo di rapportarsi al moderno, che non è né di opposizione (antimoderno) né di superamento (ultramoderno)".[4] Il concetto viene applicato a diversi settori culturali: nella teoria critica, in filosofia, design, architettura, arte, musica, letteratura, religione, psicologia, sociologia, cinema ed anche videogiochi.[5][6]

Alcune definizioni di postmodernismo sono:

  • "La teoria del rifiutare le teorie", Tony Cliff
  • "La narrativa postmodernista si caratterizza per il disordine temporale, il disprezzo della narrazione lineare, la commistione delle forme e la sperimentazione nel linguaggio", Barry Lewis, Kazuo Ishiguro
  • "Il postmodernismo sguazza, si immerge, nelle frammentate e caotiche correnti del cambiamento come se non esistesse che cambiamento", David Harvey, The Condition of Postmodernity, Oxford, Basil Blackwell, 1989.[8][9][10]
  • "Si potrebbe dire che ogni era abbia la sua postmodernità, e che ogni era abbia la sua forma di manierismo (infatti, mi chiedo se "postmodernismo" non sia semplicemente una forma moderna di *Manierismo*...). Credo che ogni era raggiunga momenti di crisi come quelli descritti da Nietzsche nella seconda delle Considerazioni inattuali, quando tratta della pericolosità dello studio della storia (Storiografia). La sensazione che il passato ci stia incatenando, confondendo, ricattando", Umberto Eco, A Correspondence on Post-modernism con Stefano Rosso in Hoesterey, op. cit., pp. 242–3[8][11]
  • "[...] Credo tuttavia che il postmoderno non sia una tendenza circoscrivibile cronologicamente, ma una categoria spirituale, o meglio un Kunstwollen, un modo di operare", Umberto Eco[12]

Sguardo d'insieme[modifica | modifica wikitesto]

Accademici e storici per lo più descrivono il postmodernismo come una corrente di pensiero caratterizzantesi per la contrapposizione con il modernismo. Il pensiero modernista riconosce un'importanza suprema a ideali come la razionalità, l'oggettività, e il progresso, e ad altre idee di derivazione illuministica, idee caratterizzanti le correnti del positivismo e del realismo ottocentesco. Il postmodernismo si interroga sulla reale esistenza di tali ideali.

In estrema sintesi, l'argomentazione dei postmodernisti [13] sottolinea come le condizioni economiche e tecnologiche della nostra epoca abbiano plasmato una società decentralizzata e dominata dai media, nella quale le idee sono semplici simulacri e solo rappresentazioni autoreferenziali e copie tra di loro, mentre mancano fonti di comunicazione e di senso realmente autentiche, stabili o anche semplicemente oggettive. La globalizzazione, provocata dalle innovazioni nelle comunicazioni, nella produzione industriale e nei trasporti, è spesso citata come una forza che ha portato alla moderna cultura decentralizzata, creando una società globale, interconnessa e culturalmente pluralistica, priva di un reale centro dominante di potere politico, di comunicazione e di produzione intellettuale.

Gli aderenti al pensiero postmoderno spesso rintracciano la fonte dei propri ideali in particolari condizioni economiche e sociali, tra cui il cosiddetto "capitalismo maturo" e la crescita di importanza dei media, sostenendo che tali particolari condizioni abbiano segnato l'inizio di un nuovo periodo storico. In antitesi, numerosi autori sostengono invece che il postmodernismo sia al più un periodo, una variazione, una semplice estensione del modernismo, e non un periodo o un'idea realmente nuovi.

I teorici del postmodernismo ritengono che una società così decentralizzata inevitabilmente generi percezioni e reazioni descritte come postmoderne, come ad esempio il rifiuto della unitarietà della metanarrativa e dell'egemonia, unitarietà vista come falsa e imposta; la rottura dei tradizionali steccati tra i generi, il superamento delle strutture e degli stili tradizionali; lo spodestamento di quelle categorie figlie del logocentrismo e il rifiuto delle altre forme di ordine artificialmente imposto.

I teorici che accettano l'idea della postmodernità come di un distinto periodo ritengono che la società abbia collettivamente rimosso gli ideali del modernismo, sostituendoli con ideali basati sulla reazione alle restrizioni e alle limitazioni di quelli, e per tale ragione sostengono la configurabilità dell'oggi come nuovo periodo storico. Sebbene i caratteri della cultura postmoderna siano talvolta difficili da individuare, i più tra i teorici postmodernisti guardano ai concreti cambiamenti tecnologici ed economici ritenendoli fonti e sintomi del nuovo pensiero.[14]

I critici del postmodernismo affermano che esso non rappresenta una liberazione, ma piuttosto una resa della creatività, e la sostituzione dell'organizzazione strutturale con il sincretismo e il bricolage. Descrivono i postmodernisti come oscurantisti, confusi, e asserenti in campo scientifico argomentazioni di cui si può dimostrare la falsità.

Tale dibattito si colora spesso di forti tinte politiche, atteso che si possono individuare i conservatori come i più feroci critici del postmodernismo. Il dibattito rimane molto serrato, soprattutto sulla configurabilità del periodo attuale come di un nuovo periodo storico distinto da quello moderno. Taluni, peraltro, si sono spinti oltre, sostenendo che la stessa postmodernità sia già finita, essendo definibile l'attuale periodo come post-postmoderno. Tra questi Alan Kirby, nel saggio The Death of Postmodernism, and Beyond[15], afferma la radicale novità della cultura odierna, che egli definisce "pseudo-modernismo" il quale muterà la condizione umana attuale caratterizzata dalla predominante tecnologia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Edward Docx, la Repubblica, 3 settembre 2011
  2. ^ «Se deprivilegiamo tutte le posizioni, non possiamo affermare alcuna posizione, pertanto non possiamo prendere parte alla società e quindi, in definitiva, un postmodernismo aggressivo diventa indistinguibile da una specie di inerte conservatorismo. La soluzione postmoderna non servirà più da risposta al mondo nel quale ci ritroviamo a vivere.» (in Edward Docx, op.cit)
  3. ^ Enciclopedia Treccani alla voce "Postmoderno"
  4. ^ Da G. Chiurazzi, Il postmoderno. Il pensiero nella società della comunicazione, Torino, Paravia, 1999, p. 9.
  5. ^ Postmoderno e videogiochi di Francesco Alinovi (Slideshare.net)
  6. ^ Super Mario Galaxy è il primo videogame postmoderno? di Gabriele Niola (WebNews)
  7. ^ La condizione postmoderna, Milano, Feltrinelli 1981, p. 6.
  8. ^ a b Alt.Postmodern FAQ
  9. ^ David Harvey, The Condition Of Postmodernity
  10. ^ http://www.drstevebest.org/papers/book_reviews/harvey.php
  11. ^ http://links.jstor.org/sici?sici=0190-3659(198323)12%3A1%3C1%3AACWUEG%3E2.0.CO%3B2-I
  12. ^ Umberto Eco, Postille a Il nome della rosa, Milano, Gruppo Editoriale Fabbri, 1980.
  13. ^ Scott Lash, Modernismo e postmodernismo. I mutamenti culturali delle società complesse, Armando Editore, 2000
  14. ^ F. Jameson, Il postmoderno o la logica culturale del tardo capitalismo, Milano, Garzanti, 1989.
  15. ^ The Death of Postmodernism, and Beyond

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (FR) Jean-Francois Lyotard, La Condition postmoderne: rapport sur le savoir, 1979; trad. di Carlo Formenti, La condizione postmoderna: rapporto sul sapere, Milano, 1981. ISBN 88-07-09006-6
  • (FR) J. F. Lyotard, Le Postmoderne expliqué aux enfants: Correspondance 1982-1985, 1988; trad. Il postmoderno spiegato ai bambini, Milano: Feltrinelli, 1987. ISBN 88-07-09015-5
  • (EN) Charles Jencks, The Language of Post-Modern Architecture, Rizzoli, NY 1977).
  • (EN) Charles Jencks, What is Post-Modernism?, London - New York, 1986 e 1987. ISBN 0-85670-937-9
  • (EN) Andrea Mura, The Symbolic Function of Transmodernity, in Language and Psychoanalysis, vol. 1, Autumn/Winter, 2012, pp. 68–87.
  • G. Chiurazzi, Il postmoderno. Il pensiero nella società della comunicazione, Torino, 1999.
  • Paolo Rossi, Paragone degli ingegni moderni e postmoderni, Il Mulino, Bologna 2009, ISBN 9788815128195.
  • Charles Jencks, Storia del Post-modernismo, Milano, 2014.
  • Umberto Eco, Postille a "Il nome della rosa", Milano, Gruppo Editoriale Fabbri, 1980, p. 529

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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